Voto utile.

Non credo di esagerare se affermo che la prossime elezioni europee avranno, forse per la prima volta, un peso rilevante del definire il destino stesso dell’attuale Unione Europea.

Nel passato in Italia come altrove i temi europei sono sempre passati in secondo piano nelle contese elettorali europee.

Stavolta invece , in virtù (si fa per dire) delle politiche austeritarie in vigore che hanno messo in ginocchio a tempo indefinito le economie di molti paesi e che di fatto mettono in discussione l’intero processo politico di costruzione dell’edificio europeo, l’attenzione dell’opinione pubblica appare assai più elevata.

Il rischio evidente e concreto è che si attui, insieme ad un forte astensionismo, una sorta di referendum pro o contro l’Unione Europea in quanto tale.

Se l’Europa è questa beh allora è meglio affossarla, magari insieme all’Euro.
Tale è lo stato d’animo, purtroppo ben giustificato, alla luce dei disastrosi risultati, di settori assai rilevanti dell’elettorato dei paesi dell’Unione.

L’unico modo per arrestare un euroscetticismo ormai dilagante caratterizzato in Francia come altrove da un ritorno di fiamma dei nazionalismi e, specie nell’est europeo, da suggestioni autoritarie e parafasciste è quello di ammettere un fallimento.
Come condizione per ripartire.
Precisamente il fallimento del lungo processo che iniziò con la dichiarazione di Laeken, in Belgio sul “futuro dell’Unione” nel 2001 e che proseguì l’anno successivo con la Convenzione Europea per le riforme istituzionali.

L’Idea era quella, nientemeno, che di dare una Costituzione all’Europa, consapevoli che un’unione economica tramite la costruzione di un mercato europeo e l’avvento della moneta unica unitamente all’allargamento previsto dopo la riunificazione tedesca presupponeva una riforma profonda delle istituzioni europee.

Quel processo è miseramente fallito.

Un fallimento sancito dal trattato di Lisbona nel quale anche l’asse Franco –tedesco, che più aveva trainato speranze e illusioni sul nuovo assetto istituzionale, s’era da tempo reso latitante.

La situazione attuale è troppo nota perché vi si debba ritornare nel dettaglio.

La si riassume comunque in una totale quanto stupefacente subalternità dell’intera classe politica europea alle politiche neoliberiste e monetariste giunte fino a imporre quell’aberrazione economica e sociale che va sotto il nome di fiscal compact.

Una camicia di forza imposta su qualsiasi prospettiva di crescita e sviluppo a medio e lungo termine.

L’esatto opposto di ciò che s’era solennemente dichiarato in termini di obiettivi a Lisbona 1, laddove si proclamava l’obiettivo di fare dell’Europa lo spazio economico più competitivo al mondo , con nuovi e migliori posti di lavoro e con uno sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile.
Parole,che si son rilevate pura propaganda.

L’attuale andazzo guidato dagli interessi della Germania, basato esclusivamente sul rigore di bilancio, dettagliato in folli regoli di austerità tradotte in ulteriore deregolazione del mercato del lavoro, in tagli costanti e progressivi alla spesa pubblica, s’è tradotto in bassa crescita,alta disoccupazione , netto aumento del debito pubblico , redistribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto, impoverimento di tutta la classe media.

L’opposizione a queste politiche non c’è di fatto stata per la semplice ragione che fallito il processo di costituzionalizzazione dell’Europa ogni governo, non solo del nord Europa, pensava di trarne un qualche vantaggio marginale sulla scia della centralità della Germania .

Insomma ad un certo punto s’è verificata una sorta di tana libera tutti.

La Germania ne ha giustamente , dal suo punto di vista , profittato facendosi pagare a caro prezzo la rinuncia al marco tedesco.

Si rischia così, grazie anche ad un allargamento improvvisato e frettoloso fortemente consigliato dagli USA che hanno interesse ad espandere la Nato verso est, di tornare indietro nel tempo , all’epoca della vecchia Europa delle nazioni.

Faccio quest’affermazione apparentemente azzardata – permanendo comunque una rete fitta di legami intergovernativi sanciti nei trattati e tradotti nella pratica da un’altrettanto fitta trama di relazioni istituzionalizzate – poiché ho ben pochi dubbi, che dopo una avanzata delle forze di destra, euroscettiche e nazionaliste, diventa inevitabile la discesa su di un piano inclinato in fondo al quale non si troverà nulla di buono.

Il primo atto sarà la chiusura a difesa dell’Europa che c’è da parte delle principali forze europee: PPE e PSE.

Una grande coalizione corrispondente ad un arrocco senza serie prospettive di cambiamento dati i rapporti di forza tra i singoli stati. Vi sarà una certa dose di maquillage. Nulla più.
La Germania e il PPE avranno sempre la forza politica e la “potenza” per diluire , come fino ad ora è avvenuto, le richieste di allentamento delle politiche austeritarie da parte del PSE.

Un PSE che non ha contestato in radice e per tempo queste politiche e che anzi le ha di fatto supportate troppo a lungo sulla base di una divisione interna esattamente coincidente con gli interessi delle varie nazionalità.

E’ in una tale impasse che la Germania ha potuto dettar la propria legge quasi avesse prevalso anche nella psicologia della sua classe dirigente una sorta di Quarto Reich economico tedesco.

Guardiamo all’Italia in questo contesto.

Solo adesso che s’avvicinano le elezioni ci s’accorge che il patto fiscale è un anacronismo da superare. Si chiude la stalla, a parole, quando ormai i buoi sono in libertà.

Intanto , senza batter ciglio, s’è messo in costituzione il bilancio in pareggio e prima ancora s’è distrutto il sistema pubblico di previdenza sociale, col bel risultato d’aver portato la disoccupazione e la povertà (relativa e assoluta) a livelli intollerabili con un contemporaneo e netto aumento del debito pubblico.

Un capolavoro d’idiozia sullo stile montiano.

A questo punto c’è bisogno di provare ad affermare un’alternativa all’Europa che c’è, per salvare la stessa idea di Europa.

Una terza via, tra distruzione di qualsiasi possibile patto sociale e ri-avvento dell’Europa delle nazioni.

Questa strada la vedo descritta nei dieci punti che formano la piattaforma politica per la candidatura di Tsipras alla presidenza della Commissione europea.

Non la vedo altrettanto nettamente altrove.

Lo stesso PSE ha bisogno di un’alleanza europeista a sinistra se davvero ritiene di rovesciare indietro le politiche neoliberiste.

Così come, in Italia il M5S ha bisogno di tradurre in risultati, anche in termini di più vaste alleanze europee, le proprie istanze di cambiamento. E bene ha fatto Barbara Spinelli ad aprire una tal prospettiva ,e comunque andare a vedere le carte di Grillo.

Non capisco dove stia lo scandalo, dopo che Grillo ha rifiutato il reiterato invito della Le Pen.

Non vedo perché la lista italiana di Tsipras dovrebbe rinunciare a far politica , a cercare di produrre risultati politici relazionandosi con una forza magmatica come il Ms5 che, al di là della propaganda, non ha ancora imboccato una sua via per l’Europa.

C’è bisogno di mettere in campo una massa critica sufficiente ad influenzare il PSE e tutte le altre residue forze europeiste, nel momento in cui un intero ciclo europeo s’è concluso e un altro, inevitabilmente dopo molte convulsioni, s’aprirà.

Si tratta di vedere quale sarà la direzione di marcia.

Ad influenzarla è necessario un voto utile.

Non ne vedo uno più utile di quello per la lista del greco.

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6 Risposte to “Voto utile.”

  1. Rudi Says:

    Mi fa molto piacere che a un’analisi così corrispondano queste conclusioni.
    Perché altri concorderanno con larga parte dell’analisi e concluderanno che “bisogna dare tempo a Renzi”, come se Renzi non fosse perfettamente coerente con chi l’ha preceduto, o abbia anche solo criticato “quell’aberrazione economica e sociale che va sotto il nome di fiscal compact. Una camicia di forza imposta su qualsiasi prospettiva di crescita e sviluppo a medio e lungo termine”.

    Il Pd ce l’avrà sempre sulla coscienza, questa follia.
    E pretendere l’ennesima apertura di credito, mi sembra grottesco.
    Semmai, mi chiedo chi sarà chiamato a gestire la fase lacrime e sangue che sta per arrivare. Se Renzi sia abbastanza affidabile. Io che credevo non ci fosse nessuno più affidabile di Letta, per quel ruolo, credo che avremo le idee più chiare dopo il voto alle Europee.

  2. saint-Just Says:

    …Lucidissimo…il voto al greco è il modo migliore per entrare nella partita europea e provare a condizionare il Pse..

  3. Giovanni Says:

    Premesse e analisi tutte condivise da tempo.Mal’idea che i rapporti di forza tra le nazioni in europa possa mutare con la candidatura del Greco alla presidenza in alternativa al Tedesco, mi lascia di stucco
    I rapporti di forza all’interno dell’unione trovano il loro fondamento nel diverso peso economico e politico dei paesi che la compongono
    Questo e’un dato ineludibile della realtà
    Succede allora che i paesi più forti soggiogano i più deboli,come e sempre successo nella storia ed a rovesciare questa questa logica non sarà certo sufficiente enunciare l’idea di un’altra europa,l’Europa dei popoli e di un unione più progressiva
    Se è vero che la Germania ha tratto grande profitto dall’unione commerciale e monetaria a scapito dei paesi più deboli ed i ricchi ne hanno tratto profitto ai danni dei ceti medi e dei poveri,significa che è giunto il momento per pronunciare un forte no a questa Europa
    Perché ,a mio modesto avviso,oggi a temere la disgregazione dell’Europa sono la Germania e l’Inghilterra
    L’Italia e la stragrande maggioranza degli italiani non possono temere di perdere le proprie catene
    Soltanto i tedeschi possono rinunciare ad una parte della torta ,noi non siamo nelle condizioni di pretender la,tanto meno schierando sul campo di battaglia il Greco che ha le sue gatte da pelare in patria
    Le elezione del 25 maggio dunque necessariamente devono essere un referendum contro questa europa
    Un referendum contro i neoliberisti che governano l’Europa senza distinzione di latitudine e di colore politico e senza badare agli enormi costi sociali
    Per il momento e’realistico programmare qualche passo indietro del mercantilismo e della finanza per vedere un europa diversa ci affidiamo alle idee dei padri fondatori dell’unione

  4. claudiopagani Says:

    Aggiungo alle considerazioni di Giovanni che ,fondamentalmente, condivido quanto segue;
    1) la UE che si è fattualmente realizzata , al di là dei e dei principi e dei valori fondanti, è una maionese impazzita che massimizza gli interessi del nord e della Germania a scapito ,essenzialmente, del sud mediterraneo; ora ,come ben noto , le maionesi impazzite si buttano e si ricomincia , magari con gli stessi ingredienti in quantità diverse e con cuoco + abile.
    2) non si vede come la grande Germania , supportata dai paesi del nord, debba abbandonare il modello austeritario che le conviene tanto , o “spontaneamente” o perchè “spaventata” da 15 20 deputati di Syriza international; non credo che nessuno possa davvero credere a questo , soprattutto se minimamente conosce la politica internazionale
    3) Leggo ,tra le righe dell’intervento di Mauro l’auspicio di un governo europeo di sinistra- centro ( in luogo dei governi di larga intesa che governano l’UE da decenni) che condivido; tuttavia , sulla base dei numeri dei parlamentari previsti dai sondaggi bisognerebbe aggiungere ai 220 deputati previsti per il PSE , almeno altri 150 deputati di sinistra; si aggiungano pure i 60 previsti per il gruppo verde, i 20 di Tsipras , ma ne mancano almeno 70; quindi si tratta di una prospettiva di lungo- lunghissimo periodo e , come diceva Lord Keynes , nel medio periodo siamo tutti morti
    4 ) in virtu di quanto detto in precedenza, non esiste alcuna prospettiva di “riforma dell’Europa” a tempi brevi , per via politica ordinaria.
    L’unica speranza è che alcuni shocks in paesi chiave dell’Europa , possano ammorbidire i teutonici e i loro alleati; uno di questi si sta producendo in Francia ,purtroppo di segno fascista: ma è bastato il primo accenno in elezioni amministrative parziali ,perchè Weidmann , governatore della BundesBank, come ha già scritto Giovanni,annunciasse un primo ammorbidimento:
    5) quindi , chiudendo, io auspico che anche in Italia si produca uno shock alle Europee; oltre a tutto , come ho già detto + volte, un tale shock aumenterebbe considerevolmente il potere contrattuale del governo italiano ( chiunque sia il premier) nel rinegoziare i trattati e , magari, proclamare ,unilateralmente l’uscita dal fiscal compact e l’annullamento del pareggio di bilancio in Costituzione( come suggeriscono perfino i piddini Fassina e La Torre)

  5. maurozani Says:

    Già in base a queste considerazioni, è necessario che Grillo prenda un voto in più del PDR. Non la ritengo una cosa possibile. Personalmente auspico che la somma di M5S e Tspiras arrivi almeno alle calcagna del PDR. Insomma, in una campagna elettorale uno contro uno il duello (Grillo- Renzi) lo vince Renzi . A meno che non accada qualcosa di imponderabile.

  6. Milli Says:

    In Valle D’Aosta oggi il Pd aiuta a raccogliere firme per la lista Tsipras. Forse non hanno capito di far parte del PDR o lo hanno capito troppo bene. E per le strade della Valle si canta così:

    http://m.youtube.com/watch?v=KhoJvDtMlYg

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