SINISTRA

Beh , non è andata male .
La manifestazione di ieri sera, dico.
L’altra Europa con Tsipras ha riportato in piazza la sinistra.
Forse una nuova sinistra.
Lo auspico e lo spero.

Qualche ingenuità.
Tipo annunciare 15000 partecipanti, quando un tempo con una piazza così se ne sarebbero annunciate 20000.

Altri tempi.

Secondo la mia esperienza eravamo 10-12000.

Ma insomma , tenendo conto della partecipazione di circa 1000 persone affluite dal nord Italia e altre 1000 dalla regione diecimila bolognesi si sono radunati sotto le bandiere rosse dell’altra Europa.
Bandiere rosse.
Sinistra e basta.
Sinistra senza aggettivi.
Era ora.

Va dato atto a Sel di aver rinunciato a segnare una presenza partitica e poco importa se qualcuno è riuscito a trovare ben una, dico una, bandiera di rifondazione comunista.

Va dato anche atto a Repubblica locale di aver riconosciuto il risultato. Ieri aveva chiarito che per riempire la Piazza Maggiore sarebbero occorse ben 18000 persone.
Per la serie provateci.
Ci abbiamo provato e ci siamo riusciti.

Il Resto del Carlino invece , come sempre, sta con la questura: 8000 partecipanti.
Sempre meglio del Corriere che scrive di alcune migliaia.
E meglio del TG regionale che ieri ha dato parole e immagini a tutti fuorchè all’evento serale, con massimo sprezzo di qualsivoglia minimo criterio di libera informazione.

In verità al di là della consueta guerra delle cifre , ieri sera la sinistra bolognese s’è ritrovata nell’Altra Europa.
E’ un fatto.
Ed è un fatto nuovo.
Rilevante.

Oggi intanto il Presidente della Repubblica, cui va il mio rispetto istituzionale, torna ad indicare , con ciò intervenendo nella campagna elettorale a piedi pari, di pericoli derivanti dai populismi e dai nazionalismi.
Lo fa invocando la solita trita e triste retorica europeista.

Quell’insulsa e furba retorica che ha gonfiato le vele di tutti i populismi e consentito una ripresa in grande stile dei nazionalismi.

Nessuno che parli dell’Europa.

Delle cause profonde , lontane e annose che hanno portato alla situazione attuale.

Non lo fa anzitutto Schulz che oggi su Repubblica si spertica a lodare l’articolessa di domenica scorsa di Scalfari. Il quale chiarisce, in lunga premessa, che Renzi è il peggiore dei mondi possibili ma che votare lui significa votare lo stesso Schulz.

E cioè l’uomo che con ogni probabilità, è il prediletto dalla Merkel.
Sissignore.

La cancelliera del quarto Reich economico , nei giorni scorsi , ha chiarito che ci vorrà tempo per interpretare l’esito del voto europeo, “molte settimane” e che il parlamento europeo dovrà esser consultato.

Consultato?

Ma non s’era detto a Lisbona (vedi trattato) che era il parlamento ad eleggere il presidente della Commissione dopo che il Consiglio europeo lo aveva indicato “tenendo conto del risultato del voto”.

Ma la Signora Merkel sa come va il mondo.
Sa che il PSE arriva secondo.
Sa però anche che la sua miglior carta, in tempi di euroscetticismo, è proprio il signor Schulz che oltre ad essere tedesco e a governare con lei in Germania può proteggere i suoi fianchi proseguendo quel governo di larga intesa austeritaria che è tutt’ora in vigore in Europa.

Non è Schulz forse genericamente critico delle politiche d’austerità?
Tanto basta.

Certo. Molto genericamente critico.

Tanto genericamente e vagamente che non se ne conoscono proposte alternative. Anzi proprio oggi loda apertamente Mario Draghi l’uomo che (per statuto naturalmente) foraggia le banche e non i governi degli Stati in difficoltà.

Schulz e il PSE .

Coloro che non hanno battuto ciglio di fronte all’imposizione del pareggio di bilancio in Costituzione , o comunque nella legislazione ordinaria. Con l’effetto come ha più volte reiterato un premio nobel (Paul Krugman), assieme a vari altri, di liquidare per sempre lo stato sociale: “ L’inserimento del pareggio di bilancio nella legislazione o peggio nelle Costituzioni porta inevitabilmente alla dissoluzione dello Stato Sociale”.

Già.

E’ questo il risultato che si prefigge il Signor Schulz, tedesco di Germania prima che socialista?

Sembra di sì.
Nei fatti .
A parte qualche operazione cosmetica che anche a loro appare indispensabile.
Dato che i socialisti non si son opposti a quel fiscal compact che L’altra Europa con Tsipras propone invece di sospendere per indire una conferenza europea per la ristrutturazione del debito costruito nel tempo dal pagamento degli interessi in buon a parte dovuti alla speculazione finanziaria.

Né si son particolarmente distinti nel porre rimedio a quel “deficit democratico” dell’Europa di cui in tempi assai lontani parlava, ogni due per tre, anche Napolitano quand’era presidente della Commissione del parlamento europeo per gli affari istituzionali.

E adesso , a parte Tsipras, nessuno segnala più l’urgenza di democratizzare le istituzioni europee.

Renzi, tanto per fare un esempio, non ne sa mezza e niente ne vuol sapere.

Eppure vi fu un tempo , nel Dicembre del 2001 in cui si varò a Laeken in Belgio una Dichiarazione solenne per convocare una Convenzione Europea con il compito di riunire in una sorta di testo unico i trattati in vigore verso un Trattato per “una Costituzione Europea”.

S’era consapevoli che dopo il mercato unico e la moneta bisognava correre ai ripari e dotare l’Europa dell’Euro di una forte governance economica e politica.

Seppur in modo non esplicito si prendeva atto che il metodo funzionalista dei padri fondatori a partire da Jean Monnet, secondo cui passo dopo passo sarebbe venuta al traino dell’economia anche l’Europa politica, era giunto al suo esaurimento.

Occorreva un salto di scala.

Si trattava di potenziare enormemente il carattere democratico dell’Unione. Rimediare al deficit democratico accentuato con il “Patto di stabilità e crescita” firmato a Maastricht nel lontano 1992.

Ma era tardi.

Le case non so costruiscono dal tetto.
La mancanza di solide fondamenta politiche, democratiche e di governo comunitario dell’economia, aveva ormai suscitato un distacco di larghi settori sociali, dall’idea stessa di un Europa coesa e solidale.
I referendum di qualche anno dopo in Francia e in Olanda confermarono ciò che oggi si definisce comunemente euroscetticismo.

Una bocciatura dell’intera classe dirigente europea, peraltro appena in via di formazione.

E così si è giunti dopo una “pausa di riflessione” durata un biennio al Trattato di Lisbona che ha affondato ogni residua speranza.

A ciò ha contribuito anche , e in modo determinante, il grande e accelerato allargamento all’est europeo effettuato in modo scriteriato per ragioni anzitutto ideologiche.

La maggioranza di quei paesi non volevano certo sentir parlare di cessione di sovranità dopo che non ne avevano goduto per oltre un quarantennio. Volevano la Nato (prima) e L’Europa (dopo) per avere maggiori opportunità di competere nel mercato unico senza cedere di un millimetro nelle proprie prerogative statali.

Anche per questo l’Europa politica ha fallito fino al punto da divenire totalmente subalterna alle ragioni del pensiero unico neoliberista.

Fino al punto da votare e imporre un “patto fiscale” nell’eurozona i cui contenuti sono semplicemente irrealizzabili.

Che in vent’anni sia possibile portare il rapporto debito/Pil sotto la soglia del 60% è una pura scemenza.

Se davvero si pretendesse di attuare questo percorso il risultato sarebbe semplicemente la dissoluzione di ciò che resta dell’Europa e forse una nuova guerra civile europea.

Qualche buontempone che si fregia di una laurea in economia ci vien a dire che tutto sommato sto’ fiscal compact, che allo stato attuale vale per l’Italia dai 40 ai 50 miliardi di euro ogni anno, si potrebbe pur affrontare senza colpo ferire: basterebbe aumentare il denominatore.

Insomma con una crescita del 2,5% ogni anno per vent’anni, tenuto conto che si parla del Pil reale più l’inflazione, andremmo in carrozza.

Trattasi di persone da TSO (trattamento sanitario obbligatorio) dato che , intanto siamo in piena deflazione e poi una crescita di quel tipo non è neppur lontanamente alla nostra portata.
In più se si guarda all’universo mondo, tassi stabili di crescita in Europa e in occidente di quel livello non son ipotizzabili se non dopo una terza guerra mondiale.

Quel che viene in campo prepotentemente , come questione di storica attualità è semmai una redistribuzione della ricchezza e il progetto generale di nuove politiche pubbliche tali da dar luogo ad una ritrovata coesione sociale.

Il resto è solo becchime per gonzi.
Ovvero politiche demagogiche e populiste alla Renzi volte a sbarcare i lunari elettorali, come la grande bellezza degli 80 euro.
Si capirà presto che metterti soldi in una tasca e sfilarteli con destrezza dall’altra non è poi così commendevole né troppo desiderabile.

A dimostrazione , in questi giorni arriva un avviso ai cittadini che recita così: “Informiamo che dal 1° gennaio la vecchia tassa di smaltimento rifiuti (TARSU) è stata sostituita dalla nuova Tassa sui rifiuti(TARI) che, insieme all’Imposta municipale propria(IMU) e al tributo per i servizi indivisibili (TASI) , è una componente dell’Imposta unica comunale(IUC)”.

Ergo intanto paga un acconto TARI in attesa della definizione della normativa e poi pagherai successive rate di TARI nei prossimi mesi.

Tutto chiaro?
Mica tanto.

E’ solo chiaro che Renzi scarica, con molta abbondanza, sugli enti locali il costo degli 80 euro.

E per quanto riguarda l’Europa , frega niente a nessuno, né a Renzi , né a Grillo, loro giocano solo il loro smisurato ego in campo nazionale.

Peccato che il destino delle nazioni , oggi più che mai dipenda strettamente, dal resto del mondo e dalla possibilità di bloccare e poi invertire le politiche d’austerità in Europa insieme ad un pensiero unico che ha fallito clamorosamente in ogni sua promessa.

Solo Tsipras ne parla.

Solo l’Altra Europa avanza idee nuove, proposte realistiche e praticabili e al tempo stesso radicali.
Che vanno cioè alla radice dei problemi.
Tsipras: “ siamo radicali nell’approccio con l’Europa , perché la realtà è radicale”.

Già.

Tutto il resto è fuffa: nella versione di una decrepita retorica europeista , in quella di un nazionalismo , razzista e xenofobo , e in quella di un populismo tanto becero quanto cinico che non disdegna affatto i motivi della reazione nazionalista.

Vedete un po’ voi.

Secondo me c’è bisogno di SINISTRA, in Italia e in Europa.
E i tempi cominciano ad esser maturi.
A SINISTRA , adesso con IL GRECO, domani si vedrà.

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2 Risposte to “SINISTRA”

  1. Filippo Argenti Says:

    Ucraina

  2. Paolo Papi Says:

    Grande pezzo di Mauro Zani. Non sapevo se continuare a votare pd per fermare il pazzoide di grillo o votare tsipras per seguire le mie idee. Mi ha convinto Zani. Grazie compagno

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