democrazia da esportazione

Se gli USA fossero quella grande democrazia da esportazione celebrata almeno dal 1945 ad oggi, Bush Cheney e compagnia di giro dovrebbero essere portati davanti ad un tribunale e processati per aver violato la legge americana che non consente l’uso dell’assassinio politico. Se poi gli USA avessero aderito ,cosa che si sono ben guardati dal fare, alla Corte Penale Internazionale, tutta la banda neocon sarebbe imputata di una lunga serie di reati: dalla violazione dei diritti umani fondamentali, all’ aperta e sprezzante violazione di almeno un paio di Convenzioni di Ginevra per aver consentito, in via del tutto normale , ordinaria e generalizzata l’uso della tortura contro i propri nemici , veri o presunti. Il fatto , nudo e crudo, però è che nel mondo attuale vale la regola della forza e non del diritto. Ironia della storia, i rivoluzionari neocon hanno riscoperto il vecchio Marx: “l’arma della critica non sostituisce la critica delle armi.” Si sono dimenticati che però “ l’arma della critica diviene forza materiale non appena s’impadronisce delle masse”. Infatti in Irak, dopo aver provocato oltre 100.000 morti e scatenato la Fitna, come dice Kepel, (una guerra civile infinita nel mondo islamico), hanno contemporaneamente offerto fior di munizioni alla guerra santa del loro ex amico Bin Laden. Quello stesso bin Laden nei confronti del quale fu emesso un mandato di cattura internazionale da Gheddafi all’inizio degli anni ’90. Gli americani se ne fregarono allegramente. Of course. Adesso o riescono ad ammazzarlo o son guai. Se non muore subito,capace che si mette a spiegare per filo e per segno il come e il quando gli USA, tramite i servizi pakistani, lo pagavano per far tagliare le teste a ragazzi di diciannove vent’anni inviati in Afghanistan con l’ex armata rossa.(E’ in quella campagna che gli integralisti hanno restaurato il rituale della decapitazione) . Capace che vien fuori che il terrorismo internazionale di matrice islamica è stato foraggiato, incentivato e adeguatamente armato e addestrato dai consiglieri della CIA. Gli stessi che hanno addestrato alla tortura (vedi “La ballata di Abu Ghraib” di Gourevitch e Morris edizioni Einaudi) i carcerieri made in USA. In ogni caso a far fuori , prima o poi , bin Laden deve semmai pensarci qualcun altro ,dato che in Arabia saudita e altrove una parte non secondaria dell’establishment s’ islamico s’incazzerebbe di brutto. Qualcun altro appunto. Oggi sappiamo che tal Dostum ,signore della guerra afghano, portato in palmo di mano dagli USA, scava alacremente fosse comuni per interrare i talebani . Un paio di migliaia, si dice. D’altro canto la pratica dello sterminio sistematico praticata dagli amici degli USA non è nuova. Già nella prigione di Mazar –i –sharif i talebani e malcapitati generici furono mitragliati con le mani legate dietro la schiena. Altri furono arrostiti dentro containers opportunamente esposti al caldo sole afghano. Crimini di guerra? Per carità si tratta sempre di “nemici combattenti”.Gente cui non può esser applicata alcuna legge o convenzione o statuto giuridico. Possono , anzi debbono esser massacrati all’ingrosso . Dietro congruo compenso, dato che i signori della guerra, non conoscono né democrazia né terrorismo, ma solo il color verde dei dollari. Leggo che l’ottimo analista pakistano Ahmed Rashid, i cui libri tradotti in italiano mi permetto di segnalare a chi non li avesse ancor letti, dice che “non è questo il momento di sbarazzarsi dei signori della guerra”. Non farebbe bene all’elezione di Karzai, che è un suo buon amico di lunga data. Sarà. Ma davvero i Talebani sono peggio degli uzbeki di Dostum e delle altre bande di assassini e tagliagole amici degli USA? La scelta è solo tra costoro? Forse bisogna prenderla più alla larga. Forse anche per Obama la via obbligata è quella di togliere di mezzo per sempre la sanguinosa idiozia di Bush il texano che ha inventato la guerra infinita al terrorismo al solo scopo di far passare in secondo piano il declino dell’impero nella sua organica incapacità a fronteggiare la grande crisi economica i cui effetti stanno appena adesso per abbattersi in modo devastante sulla vita delle persone. Insomma non basta la promessa di un’inchiesta, che comunque ben venga. E’ urgente prender atto che le possibilità per un cittadino dell’occidente di cadere vittima del terrorismo internazionale è pari a quella di venir colpito da un fulmine, come spiega nel suo ultimo libro,in modo ben documentato, Loretta Napoleoni. Cambiare radicalmente dunque agenda e priorità per fronteggiare la crisi globale. Intanto , anche in Italia , sarebbe utile piantarla con la caterva di stupidaggini propagandistiche sulla presenza dei “nostri ragazzi” in Afghanistan magari in attesa di celebrar loro solenni esequie. Per aiutare Obama a capire che dopo l’Irak anche in Afghanistan la partita non può esser giocata e vinta sul piano militare. E forse, almeno nel breve periodo, neppure più su quello politico.
PS. Se poi nel PD i vari candidati alla segreteria avessero qualcosa di men che banale e rituale da dire sulla vicenda afghana…..Le sfighe di Berlusconi non sono sufficienti a rimettere in asse un progetto deragliato a inizio corsa. Ne riparleremo.

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