Democratici e democrazia

Riprendiamo col PD. Da dove l’avevo lasciato. Nei pressi della democrazia. Ho sempre trovato sconcertante fin dall’inizio (la falsa partenza) che al varo di un partito democratico non s’accompagnasse una base teorica, o più modestamente di riflessione, approfondimento e pubblico dibattito sui temi relativi alla democrazia nell’epoca odierna. Ci si è limitati a un percorso procedurale sulle elezioni primarie affiancandolo con un progetto per la riforma del sistema politico in senso bipartitico. Subito (quest’ultimo) abbracciato da Berlusconi. Anche adesso mentre infuria la contesa interna a nessuno sembra venir in mente che forse solide e durature basi per un partito democratico dovrebbero edificarsi , progressivamente (per carità) proprio da un aggiornamento del discorso pubblico sulla democrazia. Da quando Norberto Bobbio ha sviluppato la sua analisi intorno alle promesse non mantenute della democrazia, in Italia si è fatta ben poca strada. Non ho ,naturalmente , la pretesa di pormi a quell’altezza. Mi permetto solo di richiamare attenzione sul vero punto critico del progetto iniziale del PD. Le promesse non mantenute nei sistemi democratici, dopo che lo spauracchio delle “democrazie socialiste” è da tempo alle nostre spalle, dovrebbero esser oggetto di analisi , elaborazione per dar luogo a quella credibilità di programma di lungo periodo indispensabile a definire l’identità di un partito nuovo. Sempre che non voglia semplicemente (questo partito) vivere, indefinitamente come nuovo partito d’opposizione. Ricorderete certamente: ci avevano spiegato che non di un nuovo partito si trattava ma di un “partito nuovo”. (Togliattiano? Veniva spontaneo ironizzare). Ma lasciamo perdere. Ora ,secondo Bobbio la democrazia è difficile proprio in virtù della sua incompletezza, per gli ostacoli che continuamente si frappongono ad un pieno dispiegamento delle sue potenzialità. Da qui -senza adesso svolgere tutto il percorso che mi porta a quest’affermazione – ne viene la necessità di indicare nell’utopia democratica l’orizzonte ideale, irrinunciabile per un partito nuovo. Non si tratta di superare la democrazia difficile , di andar oltre. Questo lo sappiamo già. Da un sacco di tempo. Si tratta bensì di tenerla in tensione continua, di opporsi ai processi che negli ultimi cinque lustri rischiano di trasformare la democrazia difficile in una democratura . Dove la fanno da padroni le grandi lobbies del turbo capitalismo, l’enorme potere della finanza globalizzata, il potere dei media (la notizia è il fatto e il fatto è la notizia, scrive Massimo Fini nel suo ultimo libro), e dove viene continuamente rovesciata indietro proprio quella consapevolezza culturale e tutti quei processi sociali concreti che hanno dato luogo ad un’evoluzione continua dei diritti umani: dal diritto naturale alla libertà, a quelli storici alla vita, alla salute, all’ambiente e alla sicurezza economica. Su quest’ultimo aspetto, in particolare, casca l’asino di una democrazia che da normalmente difficile diviene straordinariamente impervia nella misura in cui non accoglie, anzi respinge istanze tipiche di una società evoluta come quelle del socialismo liberale. In breve, e a rischio di fraintendimento , da una tal riflessione (che non posso riportare tutta qui) mi venne in mente la definizione politica di demosocialismo per caratterizzare un progetto democratico avanzato, all’altezza (almeno in potenza) delle nuove sfide. Non , badate , un progetto socialdemocratico. Non il passato, ma l’intuizione di un futuro possibile dove la democrazia accoglie appieno dentro di sé (come condizione per la propria sopravvivenza) l’idea del socialismo liberale. Come aveva già argomentato Bobbio, il socialismo è del tutto compatibile con il liberalismo (non liberismo). E tale compatibilità si alimenta e cresce proprio sul terreno di una sintesi democratica avanzata. Salto una serie di passaggi e arrivo al punto che dovrebbe esser messo a tema dal processo di formazione di un partito democratico di tipo nuovo: quello del rapporto tra democrazia e capitalismo. Ne vogliamo, anzi ne volete, parlare? Avete presente l’accusa di socialismo che viene mossa in questi giorni ad Obama mentre sfida il capitalismo americano sulla riforma sanitaria? Poiché di questo si tratta. Obama propone una riforma del capitalismo. Altro che riformismo. Forse ci rimarrà sotto, come già tutti i suoi predecessori a partire da Truman. In ogni caso va al cuore della questione.
PS. So bene che nei dintorni del PD questi temi sono stati oggetto, in vario modo, di riflessione. Ma non sono mai divenuti fondamenti della condizione esistenziale primaria di un partito democratico. Si è solo perso tempo, credibilità e fiducia sproloquiando di “un grande partito riformista”. Così s’amministra solo una rendita per classi dirigenti, vecchie o nuove , non importa.

Ps 2. Bersani,mozione:

“Non si dica che i nostri problemi sono venuti dal presunto tradimento di un’ispirazione originaria.

Sono venuti dal non aver collocato il progetto su basi solide. Questo è il nodo che il Congresso deve

sciogliere. Un Congresso, quindi, fondativo del nostro partito.”

Ah ecco. Dunque non avevamo torto a parlar di falsa partenza ben due anni orsono. E’ adesso che si terrà il congresso fondativo del PD. Mi pareva bene. Se me lo dicevi prima….

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2 Risposte to “Democratici e democrazia”

  1. Fausto Anderlini Says:

    Caro Mauro, sull’argomento sopra trattato, o almeno su una sua parte, sempre citandoti a pretesto, dunque a sproposito, ti rinvio, magari volessi incazzarti un altro po’ per l’ennesima esibizione di cinismo ironico (disgustoso retaggio del defunto pensiero critico), a quanto postato su

    http://quarantenopoli.blogspot.com/

    dal titolo: “Il partito degli aggettivi”. Ciao Fausto

  2. maurozani Says:

    Realisticamente democratici e non più iperdemocratici. Con tutto ciò che ne segue e consegue. Assai probabile. A me non piace questa storpiatura innovativo/nuovista della vecchia DC. Esattamente come non mi piaceva lo scimmiottamento(patetico) del partito democratico USA o le lodi ad uno dei partiti più corrotti al mondo come il Partito del congresso indiano. Non prevedo tuttavia rotture, scissioni e così via. Del resto non le ho mai previste. Prevedo solo che non risulterà efficace sul “mero” piano non tanto della della conquista, ( pro-tempore e democratica beninteso) del potere statale, quanto della sua gestione. Per gestione intendo ciò che un tempo poteva definirsi come il governo di un’intera fase. Insomma un ciclo di governo che duri un pò più di mezza legislatura. Se Berlusconi collassa con una situazione a destra ancora molto confusa, Il PD può persino vincere, con le opportune alleanze (già peraltro opportunamente preconizzate da Bersani) ma senza un progetto (ancora questa parola desueta) non si dura.
    PS. Avrei fatto questo commento sul tuo mirabolante sito ma non si capisce come diavolo fare!

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