la strage

La proposta avanzata da Aldo Balzanelli per ricordare in diverso modo il 2 agosto 1980 circolava da molto tempo negli ambienti della politica bolognese. Ma , se ben ricordo, nessuno l’ha mai avanzata con la necessaria chiarezza. La manifestazione nella piazza della stazione non si poteva discutere. Un tabù. Da quando abbiamo giustamente giurato e deciso di “non dimenticare”. Solo che si può ricordare in modi diversi e diversamente efficaci. Per molti anni ho camminato in quel corteo lungo via Indipendenza. Sono salito su quel palco nella piazza della stazione. Sempre con uno stato d’animo particolare. Anche quando ricoprivo cariche istituzionali mi appartavo, con il pretesto dell’ennesima sigaretta, nelle ultime file per non confondermi con il nutrito drappello di colleghi che, con aspra destrezza, cercava un posto ben esposto al sole: nel passaggio delle telecamere. Quella ressa mi sembrava sconveniente. E non vedevo l’ora che tutto finisse per togliermi di mezzo. Il più rapidamente possibile. Poi da un paio d’anni, per una ragione o per l’altra, non sono più andato. Si trova sempre una ragione per schivare un disagio. Anno dopo anno, dopo quel 2 agosto, a ritrovarsi insieme, sempre gli stessi. Ad ascoltar discorsi sempre uguali e a scambiar pettegolezzi del più vario tipo. Un’occasione per salutarsi prima delle ferie estive. Non molto di più. Certo la ragion politica consigliava di fronte ai reiterati tentativi di rimettere in discussione la sentenza sulla strage fascista, di rimandare una decisione resa difficile anche di fronte alla sensibilità dei familiari delle vittime. Tuttavia restava il disagio e anche un senso d’impotenza. Adesso leggo Roversi e Balzanelli e penso che finalmente l’anno prossimo , nel 30° della strage qualcosa può cambiare . Non più discorsi. Tutte le parole sono già state pronunciate. Non più dispute e trattative diplomatiche per decidere quale esponente del governo accogliere su quel palco. Invece, un messaggio forte e (mi si scusi il termine reboante) imperituro. Si può fare: “zittire ogni suono e ripetere ad alta voce il nome dei martiri”. Cosa c’è di più forte di quel silenzio duro e compatto nel minuto che segue le 10,25? Si può fare in uno dei modi che indica Balzanelli e in altri ancora. La prima volta che vidi il lungo muro nero dei caduti americani in Vietnam, rimasi colpito e commosso dalla essenzialità e dall’efficace semplicità di quel modo di ricordare. Scolpire il ricordo nella mente di chi guarda e suscitare riflessione in chi quel tempo o quell’evento tragico non ha vissuto. E’ il
contrario di una rinuncia. E si può fare. Anzi si deve.

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3 Risposte to “la strage”

  1. Fausto Anderlini Says:

    Caro Mauro, mi introduco ancora nel tuo blog e fra i tuoi amici restando in tema con ‘Delitto e memoria’ sul blog di quarantena

    http://quarantenopoli.blogspot.com/

    Infatti il riformismo ‘rituale’ che ti accomuna a Balzanelli, pure situazionale, fila troppo liscio e lascia il sospetto di non avere adeguato pescaggio.
    Ciao Fausto

  2. maurozani Says:

    Infatti come puoi leggere nel mio ultimo post, il mio “riformismo” NON situazionale e ancor meno rituale non pesca granchè. D’altro canto non si pesca granchè quest’anno. Speriamo nell’anno che verrà. Come il venditore di almanacchi.

  3. Lorenzo B Says:

    Ricordo ancora quando guazzaloca chiese di manifestare “senza fare rumore”. in silenzio. dopotutto non è la stessa cosa? anche ai cortei sindacali ci sono sempre le stesse persone, si fanno 4 chiacchiere, tutto molto rituale.. una sigaretta e ci si sfila.

    provocatoriamente,potrei dire con brunetta,che ci sono anche altri modi di manifestare e scioperare. per esempio lo sciopero virtuale,ricordiamo?

    spero che la manifestazione continui ad esserci,a fare tanto rumore perchè si senta la memoria.

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