Africa?

Rispondendo ad un articolo molto critico di Marco vitale sul Corriere, il direttore generale del ministero degli esteri, spiega che il G8 dell’Aquila “ha posto il tema dello sviluppo in Africa con un approccio innovativo”. Tale approccio sarebbe incentrato sul sempre celebrato “sistema paese”. In burocratese si tratterebbe di un “approccio integrato e sistemico” per mobilitare le risorse nazionali, sotto forma di investimenti privati a favore di progetti di sviluppo nei punti più critici, per paesi e per settori economici. Non capisco cosa ci sia di innovativo in un approccio siffatto. Da un bel paio di decenni ,infatti ogni paese con le sue imprese, va per la sua strada nel cercare di sfruttare al meglio le opportunità che può fornire il continente africano. Dal commercio , al saccheggio delle materie prime. L’esempio della RDA (Repubblica democratica del Congo) è a tal proposito emblematico. Se ho ben compreso, Vitale parlava della necessità di un intervento generalizzato nella logistica, come ad esempio la grande potenzialità data dalla mobilità fluviale e anche dalla necessità di far confluire , indirizzandole opportunamente, le risorse private verso l’obiettivo strategico del diritto all’acqua. Da un tale contesto, che richiederebbe interventi finalizzati e strettamente coordinati, i singoli sistemi paese si sono sempre sottratti. Certo l’UE con il suo sistema di APS(aiuto pubblico allo sviluppo) e con la procedura delle cosiddette “preferenze generalizzate” nell’ambito dei rapporti commerciali ha svolto un ruolo di una certa importanza in passato. Non può esser ,tuttavia ipocritamente ignorato che nell’ambito di una tale politica unitaria verso tutti i paesi ACP(Africa, Caraibi, Pacifico) la parte del leone in termini di convenienze nazionali l’hanno sempre fatta un gruppo ristretto di “sistemi paese” , a partire dal regno Unito e dalla Francia e, a seguire, il Belgio e l’Olanda. Più recentemente due novità di rilievo sono intervenute a modificare lo status quo coincidente con uno stallo drammatico nell’efficacia delle politiche di sviluppo. La prima consiste nella decisione, conseguente alle nuove regole del commercio globale dettate dall’organizzazione mondiale del commercio( WTO o OMC come volete voi), volte a liberalizzare gli scambi commerciali in tutta l’area ACP. Questo dopo che il FMI ha messo letteralmente in ginocchio una moltitudine  di paesi , a partire quelli più poveri dell’area sub-sahariana, con le sue politiche di privatizzazione e liberalizzazione selvaggia. Tutti sanno di cosa si è trattato. Vuoi un prestito per sopravvivere? In questo caso metti il tuo paese nelle nostre mani. Ti dettiamo noi l’agenda del tuo sviluppo. Il risultato , com’è noto, è stato catastrofico. Comunque ,adesso l’UE , per rientrare nelle regole del commercio mondiale, deve sostituire progressivamente il complesso degli interventi ( peraltro dimostratisi inefficaci nel lungo periodo) con un altro tipo di presenza . Da qui, a suo tempo, l’idea di Mandelsson (ex braccio destro di Blair e Commissario europeo al commercio) di istituire con la collaborazione del Commissario per gli aiuti allo sviluppo le cosiddette aree di libero scambio entro la zona ACP. Si tratta ,in sostanza di costituire mercati regionali integrati con l’aiuto dell’UE nell’ambito di accordi di partenariato economico (APE o EPA ). Solo che tali accordi prevedono una ristrutturazione complessiva dei rapporti commerciali tra UE e ACP che vanno ad incidere fortemente su quell’asimmetria che era conseguente al vecchio sistema e che consentiva ,con gli introiti di dazi e dogane, ai paesi poveri di sbarcare il lunario. Ecco perché gli africani sono tutt’ora alquanto riottosi ad aderire agli accordi di partenariato. Subodorano la fregatura. E , di conseguenza, cercano di allungare il brodo almeno per ciò che riguarda i tempi d’applicazione degli APE. D’altro canto la promessa del round di Doha ( ristrutturazione del commercio mondiale) che doveva finalizzare il commercio allo sviluppo facendone una leva per l’auto-sviluppo dei paesi più poveri, non è stata fino ad ora mantenuta. Le trattative proseguono solo formalmente tra un rinvio e l’altro nel contrasto tra UE, USA, Brasile e Cina. Quest’ultima costituisce  la seconda novità in Africa. Con la sua  presenza massiccia e molto articolata approfitta dello stallo per penetrare in molte aree regionali attraverso accordi bilaterali con singoli paesi. La Cina non proclama obiettivi di sviluppo: propone affari, commercia, costruisce le infrastrutture necessarie allo sviluppo del proprio business. Gli africani, immagino, penseranno che piuttosto che niente è meglio piuttosto. In altri parole valutano in termini di costi-benefici l’agguerrita presenza cinese. Obama , naturalmente è consapevole di tutto ciò e intensifica la propria attenzione verso il continente africano. Anche per un’altra ragione che attiene all’urgenza di arginare la crescita esponenziale dell’integralismo islamico in Africa. Siamo al punto che in Nigeria , grazie alle malefatte delle multinazionali del petrolio e ad un governo da sempre corrotto fino al midollo, i guerriglieri islamici della setta Boko Haram si definiscono come i nuovi talebani. La definizione della setta ,non per caso sembra significhi: “l’educazione occidentale è un peccato”. D’altro canto la Nigeria è uno dei principali produttori di petrolio ma anche un paese poverissimo dominato da un sistema criminale. Proprio l’altro giorno il numero due della setta appena catturato dalle forze governative è morto “in condizioni di detenzione”. Dunque è ormai urgente, per tutto l’occidente farsi carico dei problemi del continente africano anche cessando di rendersi complici delle peggiori oligarchie che spadroneggiano in molti paesi. Ma , appunto , in assenza di un approccio globale condiviso, i “sistemi paese” dell’occidente non vanno troppo per il sottile per continuare a portare a casa il malloppo, come hanno fatto sempre . In tutto ciò il sistema Italia appare come un piccolo guscio in balìa dei marosi. Fatta esclusione per l’Agip che, tuttavia, non sembra (proprio in Nigeria), caratterizzarsi in modo sufficientemente autonomo rispetto alle logiche di pura rapina delle altre principali multinazionali. Morale della favola. Il G8 dell’Aquila: solo fuffa.

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