Abbiamo sbagliato tutto

Prodi dice che “abbiamo sbagliato tutto”. Esatto. La sinistra riformista in Europa e in Italia da quindici anni a questa parte si è accodata, portando anzi un suo contributo nient’affatto originale, alle teorie balzane e alla prassi del neoliberismo. Tutti ad inchinarsi di fronte agli imperativi assoluti del mercato. Tutti a cianciare di PIL e di innovazione. La strada l’ha aperta quel falso socialista di Tony Blair. Sì, l’ho già detto ma giova ripeterlo. In Italia , in particolare, tutti a discutere di compatibilità e competitività. Idoli. Categorie astratte, concetti banali, ripetuti all’infinito per plasmare il senso comune. Cazzate insomma. Robaccia maleodorante da ammannire al solito popolo bue. E con che scioltezza la sinistra riformista ha aderito a questo cumulo di bugie e luoghi comuni. Da qui , adesso , è ora di ripartire. Dicendo pane al pane e vino al vino. Caro Bersani tu che sei generalmente apprezzato per la tua competenza e moderazione presso i più qualificati ambienti imprenditoriali e contemporaneamente interprete della tradizione popolare degli ex DS, che fai ? Dopo lo “sfogo” di Prodi, intendo. Leggo che la Bindi , democristiana integrale e coerente, si fa garante per la tua corrente: “la mia presenza è garanzia per un PD che non sarà mai socialista”. Ma proprio qui è il punto. Ben vero che tutto il centrosinistra europeo- come dice Prodi- si è limitato ad inseguire gli avversari sul loro proprio terreno. Ma qualsiasi imbecille oggi vede che la logica perversa di una società dedicata interamente e totalitariamente al mercato è qualcosa che contrasta aspramente con qualsiasi possibilità di miglioramento della condizione umana nel terzo millennio. Non è forse giunta l’ora di divenire davvero e fino in fondo pragmatici , cioè capaci di prendere atto del fallimento di quel riformismo ideologico che ha improntato di sé tutta la sinistra europea? Beh! Allora ci vuole coraggio, lungimiranza, capacità di scorgere nella crisi attuale nuove forme di organizzazione della società degli umani. “ Pensieri lunghi” in altri termini. Il mondo cambia e cambierà. Scorciatoie non se ne vedono. L’abilità e la tattica e persino l’intelligenza individuale non bastano. Neppure Vasco Rossi può bastare per dare un senso a ciò che (il PD) un senso non ce l’ha mai avuto, se non quello di completare un lungo ciclo di assenza di pensiero davvero innovativo, per approdare alfine ad una normalizzazione culturale in base alla quale basta definirsi “democratici” con l’aggiunta di “riformisti” per far sbarcare il lunario ad una classe dirigente del tutto imbelle, preoccupata solo dei propri destini. Caro Bersani, fai attenzione, o trovi il coraggio (posto che tu ne abbia la convinzione, e me lo augurerei) di dire che il re è nudo , o la scissione silenziosa dalla politica e da quel poco di sinistra che continua a sopravvivere, per lo più nelle coscienze, non sarà mai riassorbita. Neppure da un congresso nel quale, senza dubbio, uscirai da trionfatore. Non basta vincere un congresso. Per quanto ciò non sia certo disprezzabile in politica. Importa però vincere ipocrisia e pavidità. Troppi e troppo grandi sono stati gli errori del passato. Anche quando , naturalmente erano il risultato , scontato, di convinzioni politiche e culturali. Ci vuole un atto di vera rottura. Non so se Prodi si prefiggeva questo nel suo articolo su il Messaggero. Certo si è messo (almeno) in sintonia con ciò che da tempo pensa quella vasta platea di cittadini elettori che non parteciperanno a congressi democratici e a primarie ugualmente democratiche. Gente che ne ha piene le palle di comparsate, più o meno riuscite, nei talk show. E’ ora di sapere se il malnato e peggio vissuto PD vuole aprire una stagione di riflessione critica sul passato della sinistra riformista in Italia e in Europa, o se vuole semplicemente introdurre qualche correttivo alla sua sbiadita immagine di partito color pastello, tanto per accontentare ,momentaneamente, militanti ed elettori che non sanno più dove sbattere la testa. C’è poco da fare , e ancor meno da cincischiare. Siamo(siete) a Rodi. E’ ora di fare il grande salto. Verso dove? Semplice: verso l’affermazione di un’idea diversa di società nella quale la democrazia non sia una vuota affermazione retorica, e pesante coltre ideologica per far mercato e guerre. La questione è tutta e sempre qui. Si chiama stallo della democrazia, suo svuotamento da parte di altri e immensamente più forti poteri informali. Bisogna decidersi. O si fa ginnastica nelle primarie, tanto per rimanere alle forme, oppure si mette in causa con un progetto politico di stampo socialista, l’ancora(forse) resistibile evoluzione della democrazia nella plutocrazia. Più prosaicamente dopo esser stati proni per troppo tempo è ora di mettersi di traverso. Se lo si farà tornerà la fiducia. Si comincerà ad intravedere una via nuova. Viceversa la festa è finita.

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3 Risposte to “Abbiamo sbagliato tutto”

  1. giorgio lombardi Says:

    una curiosita’ :in quale organizzazione politica concreta presente ora nel globo terracqueo ravvisi l’esistenza di un corretto progetto strategico per l’affermazione dello sviluppo sociale , economico e della civilta’ dei rapporti umani ??

  2. maurozani Says:

    Curiosità per curiosità: cosa diavolo vuol dire,in italiano corrente, “un corretto progetto strategico”? In ogni caso e per mutuare il tuo linguaggio io “ravviso”già ora, qui e altrove ,un pò ovunque in giro per il mondo, tanti segni di rescipiscenza rispetto ad un ventennio di appecoronamento nei confronti di ideologie tanto nefaste quanto nocive. Per parlare seriosamente, l’esempio del Giappone mi sembra rilevantissimo. Anche in Germania il falso riformismo di uno Schroeder ,oggi primo consulente della Gazprom, non sembra molto apprezzato dagli elettori. Non ti dice nulla , a tal proposito,il risultato ottenuto dalla Die Link dopo aver avanzato nella campagna elettorale recente ,la semplice e vecchia idea novecentesca della giustizia sociale?
    Tra questi segnali di fumo,sempre più densi ma non fumosi, annovero appunto quel “abbiamo sbagliato tutto” pronunciato da Romano Prodi. Se poi il tuo commento vale a richiamarmi alla dura(o magari dolce ed eutanasica) necessità di una resa senza condizioni allo stato di cose esistente, beh allora è la politica che muore. Insieme alla curiosità. Ti ringrazio comunque per la tua curiosa critica. E, alla prossima..

  3. maurozani Says:

    Dimenticavo.E’ sempre difficile per me rispondere a domande retoriche come quella riportata qui sopra. Tali interrogativi contengono già la risposta di chi li ha avanzati. Tuttavia in riferimento all’implicita e granitica perentorietà di quella risposta dirò che da sempre m’ispiro a quell’antico greco che trangugiò la cicuta ( la cui reale esistenza noi occidentali diamo idealmente per scontata), secondo cui, (cito all’incirca) ” l’unica cosa che conosco è l’ampiezza della mia ignoranza”.
    Stando così le cose si continua a cercare e a pensare…….

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