Fede e Sviluppo

Quel falsone di Blair , reduce dal meeting di CL in quel di Rimini è ospitato da Repubblica dove spiega l’importanza del dialogo interreligioso e delle religioni in generale. In particolare la tesi avanzata in quest’articolo (stralcio della sua allocuzione ad una serie di seminari organizzati dalla Tony Blair Faith Fundation) è –sfrondando il nocciolo dai paludamenti lessicali- che per combattere la povertà nel mondo attuale bisogna indagare il rapporto tra fede e sviluppo. Sfrondando ancora:laddove sono attive comunità religiose ,al netto di “quelle ideologie religiose che negano il valore stesso dello sviluppo” e qui Blair cita Ratzinger,è più facile farsi carico dei problemi dello sviluppo. Naturalmente l’uomo è tutt’altro che sprovveduto e dunque si dilunga a spiegare ,laicamente, la differenza tra comunità di fede e ong, laddove le comunità religiose ,infatti, s’impegnano “nell’assistenza sanitaria e nella scuola a motivo della loro particolare spiritualità, o in nome di quella che ritengono una semplice esigenza di giustizia. Il loro obbligo è di rendere conto a Dio o ai Maestri fondatori del loro culto.” Alla fine , Blair, citando un giudizio di Willy Brandt, secondo cui a proposito dello sviluppo ci sono “ Troppi economisti e pochi antropologi” lo traduce nel seguente modo: “ignorare la pervasività delle idee e pratiche religiose nei paesi emergenti vuol dire compromettere l’efficacia di qualsiasi progetto di sviluppo”. Orbene – e tralasciando il fatto che Blair è attualmente strapagato per cercare una soluzione alla questione mediorientale per conto del cosiddetto Quartetto (USA, UE, ONU, Russia) e che non sta facendo , a tal proposito, un beneamato cavolo- la mia personale impressione è che un tal discorso è ormai ampiamente superato dagli eventi. Infatti,come denuncia Alex Zanotelli l’Africa intera è sottoposta attualmente alle logiche rapaci delle multinazionali e delle grandi potenze, Cina e Usa in testa, che stanno comprando milioni di ettari di quel continente. Avanza- aggiungo io- un neocolonialismo di rapina che non esita a ridurre in condizioni di schiavitù interi gruppi di popolazione. Grandi corporations della sicurezza sono al lavoro per intimidire e non di rado bastonare nottetempo quanti si oppongono alla rapina: dal Congo alla Nigeria e per ogni dove. Ci s’impadronisce dell’acqua e del territorio. Non si esita neppure di fronte all’assassinio per impadronirsi a bassissimo costo delle risorse dell’Africa: dal Coltan ,all’oro, ai diamanti, al petrolio. Tutto questo Blair lo sa. Ma si guarda bene dal dirlo. Lui, sveltamente sottrattosi all’agone politico nel momento in cui il suo New Labour precipitava al minimo storico, si occupa ora di temi più elevati. Fede e Sviluppo, appunto. Quanto al dialogo interreligioso, nonostante gli sforzi lodevoli di coloro che , come la comunità di Sant’Egidio, cercano di andare controcorrente, a me sembra che la partita sia ,almeno temporaneamente, perduta. La povertà estrema, assieme alla corruzione dei governanti che hanno aperto da tempo la svendita dell’Africa, genera ormai ,diffusamente, una spinta all’integralismo religioso difficile da arginare. La sciagurata guerra infinita al terrorismo aperta dal non compianto Bush, ha fatto il resto. Tutto ormai sembra precipitare verso la guerra di religione. Non verso il dialogo. La religione diventa l’ultimo rifugio. Di nuovo ,come un tempo. Mera falsa coscienza. Persa ogni speranza in una possibile e terrena emancipazione la religione non funge più da antidoto alla violenza e alla guerra ma si muta spesso nel suo contrario, nella forma dell’integralismo fondamentalista, e diventa così velenosa pozione inoculata strumentalmente nel corpo esausto dei dannati della terra. In parole povere, troppi furbi- tra politicanti , preti, e rispettabili esponenti del banditismo economico- si dedicano ad inoculare un tal veleno per nascondere le cause materiali di un conflitto mai rimosso ed anzi destinato ad acutizzarsi. Il rischio è evidente. O si svela l’arcano materiale che genera il conflitto globale tra i poveri e i ricchi del pianeta ,oppure presto, molto presto, le religioni non costituiranno più un mezzo (semmai lo sono state) per la soluzione del problema dello sviluppo ma diverranno parte integrante del problema stesso. Tutto ciò senza nulla togliere a quella moltitudine di religiosi che impegnano la propria intera esistenza per recare sollievo, confortare e aiutare, verso i quali, da ateo, nutro stima e rispetto.

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