L’autunno del PD

Due rapide osservazioni. Tanto per riprendere il discorso. Sul PD. Naturalmente. Nel frattempo , cioè nel tempo che è trascorso dall’ultimo post, mi sono dedicato a lavori manuali. Alcuni pesanti: tipo vangare l’orto. Tanto per mettersi “avanti coi lavori” per dirla con il simpatetico lessico del prossimo segretario del PD. Del resto, a fine settembre, la natura impone atti dovuti che vanno compiuti in tempi certi. Costi quel che costi. Non vorrei mai che il generale inverno non trovasse zolle opportunamente rivoltate, esposte alla sua benefica e gelida morsa. La schiena comunque ne risente. Per cui mi accomodo,stracco, davanti alla tivvu. Anno zero con quel saraffo di Santoro che , per non saper né leggere né scrivere, mette in onda un largo stralcio della conferenza stampa di Berlusconi insieme al malcapitato Zapatero. La gente può così vedere dal vivo il Berlusconi ruspante che non aveva visto nei tiggì ormai tutti di regime, i quali avevano dedicato all’episodio una striminzita e depurata manciata di secondi. E dunque , pensa Santoro , o almeno io credo pensi, che in questo modo la suddetta gente si può fare un’opinione più verace del miglior presidente del consiglio in cui l’Italia abbia mai avuto la ventura d’incappare dalla sua nascita come stato unitario ai giorni nostri. Sul momento trovo la trovata impeccabile. Impossibile infatti protestare contro una conferenza stampa riproposta senza commenti. Invece no. Leggo sui giornali di oggi (solo i titoli per carità) che il governo apre un’inchiesta sulla trasmissione Anno zero. Mah. Al Berlusca, comprensibilmente stressato dalla campagna di Repubblica, dev’essere caduta la catena. E’ uscita dal rocchetto e adesso pedala in folle. Ma , attenzione: in queste condizioni più pedala e più s’incazza. Fossi nel PD , e fortunosamente non lo sono, non sottovaluterei per nulla al mondo un tal stato d’animo. L’uomo è capace di tutto. E’ di quelli che non molla. Mai. L’uomo di Arcore è un tale (mi si perdoni la metafora poco elegante e ancor meno profumata) che più sprofonda in quella tal vischiosa materia e più si fa un punto d’orgoglio nel cercar di spiegare agli italiani che son tutte rose e fiori. E il bello (si fa per dire) è che spesso ci riesce. E alla grande. Alla campagna anglosassone di Repubblica Lui oppone un appello al popolo che tocca corde (in verità pance e sottopance) profonde. Un solo esempio. Lui dice che non ha mai avuto bisogno di pagare una donna poiché altrimenti non ci sarebbe gusto. Della serie non sono un puttaniere ma un tomber de femmes. Vabbè lasciamo pure da parte Tarantini o Tarantino che invece pagava eccome. E lasciamo anche da parte il povero Boffo sputtanato da Feltri con la qualifica di omosessuale che ancor oggi orrorifica la stragrande maggioranze di maschi e femmine italiane, compresi quei maschi che (secondo ogni statistica) non disdegnano d’accompagnarsi (passivamente o meno)con trans, ad ogni buon conto, superdotati. Lasciamo da parte tutto. Anche perché ciascuno è , (o dovrebbe esser libero) di far ciò che vuole, salvo non far del male ad alcuno. Ma almeno comprendiamo , ovvero il PD capisca, che è guerra aperta da quando il segretario pro tempore del PD Ezio Mauro (Maurizio Crozza dixit) ha aperto le ostilità sollevando coltri e cortine. L’attacco ad Anno Zero assume così un significato inequivoco. Vuol dire : adesso basta. In Italia comanda Lui. Ed è in grado di promettere(o prevedere o minacciare) pubblicamente ben 18 anni di galera ad una cosiddetta escort senza che nessuno sollevi il benché minimo problema. Come ai bei tempi. Ergo cari amici ed ex compagni del PD o siete in grado d’organizzare un colpo di palazzo (in parlamento naturalmente) oppure non vi resta che andare in guerra. Muro contro muro. E al bando le mezze misure. In quest’ultimo caso bisogna però aver il coraggio d’esporre i petti al fuoco dell’avversario, e più di qualcuno è destinato a cadere. Come in tutte le guerre. Decidete voi. Se conservate ancora la lucidità per farlo. Per conto mio il fine vale il mezzo . In ogni caso. Bisogna far presto però.
Seconda osservazione: elezioni in Germania. L’esito era scontato , ovviamente. Perché mai gli elettori avrebbero dovuto votare per l’SPD un partito che è apparso, ed è in effetti stato, del tutto subalterno alla Merkel? Di solito non si vota per i portatori d’acqua. Sì d’accordo l’analisi è leggermente brutale ma la sostanza non cambia. Lo dico perché sento già le sirene del PD, il partito nuovo per eccellenza, suonare a distesa in vista dell’imminente congresso. “Vedete, il socialismo europeo è colpito a morte, giace agonizzante anche in Germania e dunque bisogna andar oltre, presto e in fretta. Avevamo ragione noi a scappar via dal secolo maledetto, breve o lungo che sia stato. Via , via da tutto, dal socialismo, dalla sinistra, dall’illuminismo. Via da concetti obsoleti partoriti in un’epoca morta e ormai sepolta dalla Nuova Storia. Via dalle ideologie e già che ci siamo dalle idee. Da ogni idea. Chi ha un’idea dev’esser guardato con circospezione se non con sospetto. E’ un tizio che s’immagina, o cerca di farlo, un altro mondo. Un mondo che non c’è. In sostanza è un matto. Un disadattato. Uno che deve andare a “morir ammazzato” come dice il teorico Brunetta, vero gigante del pensiero e dell’azione.” Bene. Fin qui la mia libera interpretazione del “pensiero” dei padri fondatori del PD italiano. Salvo Bersani che ha intuito da tempo , forse fin dall’inizio, che proprio questa “terza via” di giddensiana memoria avrebbe comportato , a breve e a medio termine una dura replica, se non della storia , almeno della cronaca elettorale. E forse (va mò là) l’ha pensato anche prima di D’Alema che ha il difetto umano( troppo umano) di cadere vittima di fascinazioni diverse , da Blair alla non rimpianta Rice. Solo che il nostro (Bersani intendo) appare sempre un tantino attardato e torpido (non torbido) nel far appello ad un partitone che non c’è e non ci sarà mai più. Naturalmente Parigi val bene una messa. Capisco. E, tuttavia non è più tempo di messe ,cantate o meno. Vasco (inteso come Rossi) non basta a dare un senso a questa storia. Ci vorrebbe un atto di coraggio. Non un occhettiano beau geste, per carità. Ma, almeno scrollarsi di dosso quella ormai pesante palandrana di cautelose metafore padane, quel dico e non dico, ma lascio intendere a tutti quel che ognuno, singolarmente, vuole e ama intendere. Per far cosa? Intanto per prender atto che nella crisi dell’SPD cresce la Die Linke che diventa, per la prima volta, in Germania la terza forza. Preso atto di questo dato (al momento mi baso su sondaggi e proiezioni) si potrebbe , forse , giunger a comprendere che costruire un PD più moderato e centrista dell’SPD e in genere della socialdemocrazia europea è una strategia politica perdente in partenza. Soprattutto in Italia.

Annunci

22 Risposte to “L’autunno del PD”

  1. Andrea Ventura Says:

    Non voglio entrare nei fatti italiani, perché sto dall’altra parte: non come luogo per me ideale, ma in quanto opposto alla sinistra italiana, che aborro tutta intera.
    Manca, in questo articolo, l’analisi geopolitica, come spesso accade, e la SPD io l’avrei votata, non per simpatie veterosocialiste o neosocial-liberali o per una maggiore giustizia sociale, ma in quanto unica possibilità di rafforzare “uma tentativa de amor” con la Federazione Russa e rafforzare un po’ sia il multipolarismo che la presa di distanza (almeno simbolica) dagli Stati Uniti.

  2. Antonello Says:

    Manca anche una lettura attenta della geografia della via lattea e delle profezie di Nostradamus. Concordo con Ventura. Anche io avrei votato SPD: in caso di invasione aliena o di catastrofe naturale (non si sa mai, il 2012 si avvicina, ed io non ho ancora deciso per quel giorno cosa mettere) potremmo utilizzarli in qualche modo, magari come paracarri.

  3. Andrea Ventura Says:

    Insomma, la socialdemocrazia europea, volendosi riprendere (ma vuole riprendersi?) quanto è suo storicamente (ma ci tiene veramente?), dovrebbe iniziare ad imporsi il coraggio (ma il coraggio uno non può imporselo, già scrisse il Manzoni) di contestare la propria fortuna octroyé (graziosamente concessa…) dagli angloamericani, che imposero lo scambio: al potere si ma evirati dai residui marxisti e soprattutto da proiezioni geopolitiche euroasiste.
    Tutto qui… L’ispiratore della strategia americana fu il geografo britannico fondatore della geopolitica Halford John Mackinder.
    Punto irrinunciabile era ed è impedire qualsiasi avvicinamento fra Russia e Germania, dando luogo ad un superstato allargato con enormi risorse.
    Secondo questo autore – faro della politica angloamericana- importante per dominare lo scacchiere mondiale è dominare il centro. Il centro è definito Heartland ed è situato nell’Europa orientale.
    In sintesi, la tesi di Mackinder è così riassumibile:
    1) Chi controlla l’Europa orientale domina l’Heartland;
    2) Chi controlla l’Heartland domina il blocco eurasiatico-africano;
    3) Chi domina il blocco eurasiatico-africano domina il mondo.
    Altre cose più serie di questa, per la SPD in particolare, non vi sono!
    Essendo il PD una creatura dei poteri “forti” italioti, fiduciari locali degli angloamericani, per me il discorso non si pone neppure.

  4. Andrea Ventura Says:

    Dato che sono nel sito di un complottista moderato, se non faccio troppo casino posso essere ospitato anch’io, che sono un complottista radicale!
    Oltre a ciò, questo è un sito per “zavorrati”, come dice Anderlini, e anche questo fa per me, non sempre leggero come una nuvola.

    Come sempre, Londra dice che a sparare per primi sono stati i tedeschi. Peer Steinbruck, il ministro delle Finanze (adesso sconfitto alle elezioni) in una intervista allo “Spiegel” ha accusato il Regno Unito di “fare di tutto per sabotare le proposte di più severe regolamentazioni finanziarie” che gli europei presentano al G-20 (1).

    “Stanno tramando oscuri poteri in Gran Bretagna”, ha detto il ministro (questa è per Anderlini!). “C’è una lobby a Londra che vuol difendere il suo vantaggio competitivo con le unghie e coi denti. Del resto, i britannici traggono il 15% del loro prodotto interno lordo dalla finanza speculativa, la Germania il 6%”.

    Londra, ha aggiunto Steinbrueck, che con la sua City altamente deregolata è la grande responsabile (insieme agli americani) della tragedia economica in corso, è contro tutto il resto d’Europa; non vuole “condividere il peso” della crisi che ha provocato “in forma di una tassa sugli scambi” finanziari (sembra che intenda la Tobin Tax, che la Merkel propone insieme a Sarkozy).

    Ma, come disse Aldous Huxley, l’impero britannico è un “impero della mente”, un impero sulle menti.

    Le nostre comprese. Ed è difficile liberarsi da un impero che abbiamo nella testa, sotto forma di pensiero unico.

    Ancora Wim Wenders fece dire circa la stessa cosa ad uno dei due protagonisti maschili del suo migliore prodotto (“Nel corso del tempo”): “gli americani ci hanno colonizzato l’inconscio”.

    E’ un pensiero ricorrente.

    1) Ambrose Evans-Pritchard, “Germany declares economic war”, Telegraph, 23 settembre 2009.

  5. Andrea Ventura Says:

    E’ scomparso “Ambaradam”!
    E’ la prima volta che un articolo scompare da un sito!
    Certo che il titolo faceva supporre qualcosa di angoscioso…
    Chi l’ha visto?

  6. maurozani Says:

    Boh. Non so precisamente. Avevo letto in un vecchio libro che l’inventore della geopolitica fu un tal generale Haushofer il quale sproloquiava intorno al rapporto tra Stato e spazio. Da qui forse l’idea nazista del lebensraum (chiedo a Ventura se l’ho scritto correttamente) di cui abbiamo , a nostra volta, sproloquiato in altra sede. Comunque quando Ventura cita è prudente astenersi dal contestare. Resta qualche analogia tra questo concetto di “cuore della terra” e quello di “spazio vitale”. Per il dominio del mondo entrambi hanno bisogno di un’integrazione marittima come ben intuiva lo stesso Hitler quando vagheggiava un’alleanza di civiltà con l’Inghilterra nel cui ambito lui si sarebbe incaricato di ridurre in schiavitù l’immenso territorio orientale. E fortuna che c’era Winston Churcill…Che poi, in seguito, gli americani ci abbiano colonizzato l’inconscio e non solo quello non mi sento di escluderlo a priori. C’è tuttavia ancora in vita quell’ircocervo istituzionale e politico che si chiama UE sul quale varrebbe la pena tornare a riflettere ben più che su di un’asse russotedesco il quale per taluni aspetti è già, inevitabilmente operante. Varrebbe la pena, ai fini dell’avvento del famoso mondo multipolare che in molti auspichiamo, riflettere sul reiterato sabotaggio della costruzione politica dell’Europa. Ben due tentativi di riforma dei Trattati sono stati messi in mora negli ultimi dieci anni. Forse è qui che è caduta la socialdemocrazia tedesca e anche quella europea. Poco coraggio e troppe mediazioni.

  7. maurozani Says:

    Tempestivo. Sì è scomparso e mai più ritornerà.

  8. Andrea Ventura Says:

    “Ambaradam” aveva fatto qualcosa di male? Era nata filologicamente corretta, povera stella, poi, in una caverna, è stata violentata da un giornalista democratico e fu rinominata Ambàra Dan (ebrea, a questo punto! Ebrea russa, per la precisione… e menscevica!).

  9. Andrea Ventura Says:

    Ricordati che il rimosso ritorna… soprattutto per quei forti, così forti, che non possono pemettersi nemmeno un umanissimo e pubblico “uffa!” o un: “Hai ragione. Come sempre”.

  10. Andrea Ventura Says:

    Oltre al fatto che, fra il serio e il faceto, ti ho gratuitamente mostrato come si può creare dal nulla una filogenesi ebraico-etiopica o ebraico-russo-khazara, direttamente legata al nome di una delle dodici tribù d’Israele.
    Comunque, Julii Martov e Fiodor Dan furono due leader storici della socialdemocrazia russa, marxisti antibolscevichi, esiliati dal regime che fu instaurato dopo il colpo di mano dell’ottobre 1917. Ebrei.
    I menscevichi, infatti, di tutti i partiti che prosperavano prima del “magico” Ottobre, furono quelli con la più accentuata presenza ebraica al loro interno, in quanto, oltre al fatto che erano affiliati ad essi sia il Bund che il nascente sionismo socialista, l’elaborazione marxista in Russia fu, a parte Plechanov e pochissimi altri, opera loro.

  11. maurozani Says:

    Non sono nè forte , nè debole. Per il momento sono. E basta. E della geopolitica cosa mi dici?

  12. Andrea Ventura Says:

    Ci sono cose che si possono trasmettere gratuitamente, per amicizia, altre no.
    Questa è no.
    Desidero solo dirti che studiare è dura, ma se si è intelligenti, costa meno fatica. Se non si è intelligenti è un’attività inutile e controproducente.
    So di essere oracolare, ma con le tue tagliole troppo visibili e arrugginite non rimane che questo.

  13. maurozani Says:

    Nessuna tagliola. Volevo solo sapere se anche tu ritieni , dopo aver “studiato”, che il tuo Mackinder non sia stato l’inventore della geopolitica. Io quando sbaglio lo ammetto. Magari poi lo cancello. Non sempre, peraltro.
    PS. A volte sai essere davvero sgradevole. Anche quando non ce nè alcun bisogno.
    PS 1. Pan per focaccia. Studiare è dura : grazie al cazzo!!!!
    PS2 .E adesso dimmi pure che sono volgare.

  14. Andrea Ventura Says:

    Affermativo.
    A volte sono sgradevole.
    Affermativo anche su Mackinder.
    “Ambaradam” eri tu al meglio, fiducioso.
    Non si cancella nulla!
    Non l’hai ancora appreso?
    Altrimenti, si fa come me vent’anni fa e si va da un buon analista: risparmiai tanto tempo successivamente!
    Anche il mitico La Forgia si fece una bella analisi sul finire degli ottanta!
    Ho spesso l’impressione (la certezza) che tu sia quasi sempre combattuto e disorientato nell’intimo: da un lato l’affetto non ti basta mai, dall’altro lo disprezzi. Se qualcuno (molti, presumo) ti hanno tradito, riguarda la vastità del costume di tradire e non la natura della fedeltà, che non scompare nel mondo degli uomini solamente perché è negletta.
    Mi spiace perché noi tre (ci metto anche Fausto e spero che mi sia grato di ciò) avremmo potuto intenderci molto bene fino a non moltissimi anni fa e in parte ci intendiamo pure ora, ma con sospetto, molto sospetto, anche mio, che dopotutto, sono un ospite (non ingrato) in un “mare” a me ormai estraneo se non ostile, di cui conoscevo bene (e conosco ancora) la lingua dei naviganti.

    Per una versione ufficiale c’è: Manuale di geopolitica / Carlo Jean. – Roma : Editori Laterza, 2003. – XIV, 347 p;
    Per una versione ancora ufficiale c’è la rivista “Limes”;
    Per una versione eretica c’è la rivita “Eurasia”;
    Per una versione approfondita del ruolo dei poteri militari americani c’è il sito belga dedefensa.org (in francese, con molto inglese).

  15. Andrea Ventura Says:

    Sempre in segno di amicizia, ti faccio omaggio di un articolo tratto dal miglior sito italiano di controinformazione, da cui ho cancellato l’autore, che è il direttore. E’ un sito cattolico tradizionalista e di destra ed è un sito a pagamento (ne vale la pena!).
    Non potrei farlo in base alle leggi sul copyright ma infrango volentieri queste norme per darti un esempio di ciò che significa fare vero girnalismo.

    L’Islanda ripudia il debito e altre notizie

    Il parlamento islandese ha preso una decisione epocale: pagherà i suoi debiti ai creditori esteri solo nella misura del 6% della crescita del suo prodotto interno lordo; e se crescita non ci sarà, comè probabile data l’attuale depressione, non pagherà nulla.

    L’Islanda, a causa dei suoi banchieri che hanno gestito da folli le sue banche appena privatizzate, deve 2,6 miliardi di euro alla Gran Bretagna e 1,3 all’Olanda, le quali hanno garantito i depositanti delle fallite istituzioni bancarie Kaupthink e Landsbanki, che in gran parte erano inglesi e olandesi.

    Un debito schiacciante per un Paese di 320 mila abitanti, in piena crisi economica per le follie dei suoi speculatori ubriacati dal dogma di liberismo senza regole.

    Per pagare i debiti, il Paese dovrebbe prendere altro denaro a prestito, oppure vendere (magari ai creditori) i suoi attivi nazionali: le quote-pesca, l’alluminio, l’elettricità geotermica. L’Islanda verrebbe espropriata, come già tanti Paesi africani e del Terzo Mondo che si sono visti imporre «austerità» predatorie a favore dei banchieri creditori.

    La società islandese non essendo africana, ma civile, sviluppata e democratica (ha da poco fatto cadere il governo che aveva provocato il disastro) ha scelto la terza soluzione: non pagare. O rimborsare solo una percentuale sulla crescita reale della sua economia.

    L’Islanda risponde così ad un vero e proprio ricatto che le viene imposto dall’Unione Europea: per sperare di entrare nella UE e nel suo mercato comune, deve onorare i suoi debiti verso Londra e L’Aja.

    La pretesa ha del surreale: da una parte, la UE pretende che uno Stato possa entrare nella comunità solo se il suo debito pubblico non supera il 60% del PIL; dall’altra, il debito estero dell’Islanda, se il piccolo Paese accettasse di onorare i suoi impegni verso Gran Bretagna e Olanda, schizzerebbe al 240% del PIL.

    E’ la prima volta dagli anni ’20 che un Paese subordina il rimborso del suo debito estero alla sua capacità di pagare, affermando con ciò la propria sovranità. Con ciò ha stabilito un principio inaudito per l’ideologia del capitalismo globale: uno Stato non si assume la responsabilità di debiti contratti da privati oltre ogni limite, se questo significa tagliare le spese sanitarie, d’istruzione e di altri servizi sociali.

    Con il principio, è affermato il corollario: il dovere del credito e delle altre attività finanziarie, dopotutto, è di finanziare la crescita economica reale. Se questa crescita ha luogo, è legittimo servire il debito (cioè rimborsare a rate il capitale e gli interessi). Ma se le attività finanziarie non hanno creato ricchezza reale nell’economia reale, non si può consentire che la «santità del debito» diventi predazione e saccheggio.Certo, i creditori dovranno ora cancellare i debiti islandesi dai loro finti «attivi». Ebbene?

    Giocatori d’azzardo, hanno puntato (loro dicono «investito») in modo irrealistico, contando di estrarre profitti assurdi da un Paese di 320 mila abitanti. Hanno giocato, per un po’ hanno guadagnato troppo, ed oggi hanno perso; oltretutto, sono stranieri, e dunque le perdite della bancarotta sovrana non peseranno sulla popolazione già provata.

    Forse, la mossa islandese è l’inizio di una vera ristrutturazione della finanza internazionale.

    Erdogan: «E le bombe israeliane?»

    Un attacco armato contro le installazioni nucleari iraniane? «Sarebbe un atto di demenza», ha dichiarato il premier turco Recep Tayyip Erdogan mentre era a New York per l’assemblea generale dell’ONU. Erdogan ha anche annunciato all’agenzia nazionale «Anatolia» che si recherà a Teheran per dare una mano a mediare: «Discuteremo i problemi regionali, compreso questo (nucleare)».

    Così, un Paese membro della NATO non si allinea con Germania, Francia e USA nel minacciare l’Iran di sanzioni «schiaccianti», anzi tende ostentatamente una mano al nemico demonizzato, che è anche suo confinante. Tanto più, ha detto Erdogan, che se «noi siamo assolutamente contro le armi nucleari in Medio Oriente, c’è un Paese del Medio Oriente che le armi nucleari le ha. Parliamo di queste»: chiara allusione ad Israele.

    Difatti Erdogan è tornato sull’aggressione devastante che Israele ha compiuto a Gaza tra dicembre e gennaio: «Si parla solo dell’Iran», ha aggiunto, «perchè non si parla di questo? Dobbiamo essere più giusti e onesti se vogliamo la pace globale».

    Sulla possibilità di un attacco bellico contro l’Iran, il premier turco ha ripetuto: «Sarebbe del tutto sbagliato e ne soffrirebbero non solo quelli che commettesero questa demenziale follia».

    Erdogan ha anche annunciato che la Turchia farà pressioni perchè il Consiglio di Sicurezza discuta il rapporto ONU sui crimini di guerra israeliani a Gaza, il famoso rapporto Goldstone che Washington e la lobby stanno cercando di liquidare.

    «Siamo favorevoli ad aprire la discussione sul rapporto Goldstone, e chiunque risulti colpevole, che sia identificato e obbligato a subire le necessarie sanzioni».

    (I media italiani e internazionali continuano a parlare della «nuova installazione nucleare segreta» che è stata «scoperta»: l’installazione, non ancora funzionante, è stata dichiarata dall’Iran con comunicazione regolare alla AIEA (come abbiamo già evidenziato in un precedente articolo), in ossequio ai trattati NPT che Teheran ha firmato, e Israele no).

    L’ENI fa gola ai soliti

    «Knight Vinke Asset Management», un fondo di New York che possiede l’1% dell’ENI, sostiene che l’ENI è sottovalutata dai mercati di almeno 50 miliardi di euro, che è sottocapitalizzata e finanziariamente «limitata» (ossia non può indebitarsi come vorrebbe Knight), specie se vuol partecipare al ritorno del nucleare promesso dallo Stato italiano.

    Knight Vinke, col suo 1% (ma è comunque uno dei massimi investitori in ENI dopo il Tesoro italiano, che detiene il 30%) si candida a «ristrutturare» il nostro gigante, spaccandolo, separando cioè le attività upstream e quelle downstream; così, dice, renderebbe l’ENI più «efficiente» – perchè Knight Vinke pensa al bene dell’Italia: il modo con cui ENI ha finora perseguito la sicurezza energetica italiana, scrive nel suo comunicato, «pone un grave peso alle famiglie», e limita la capacità dell’ENI di «creare nuovi posti di lavoro».

    Stranamente, questa valutazione viene dopo un articolo del Financial Times che ai primi di settembre suggeriva giustappunto di spezzettare l’ENI (break-up, dicono lorsignori). Anche qui per il bene di noi italiani.

    E’ chiaro che in questi intenti si rivelano gli avidi progetti dei soliti noti, dei finanzieri che nel 1992 convocarono gli italiani che contavano (1) sul «Britannia», per spartirsi i gioielli industriali nazionali, con l’aiuto di Draghi, venerato maestro. Ora i tempi sembrano loro maturi, perchè Draghi diventa ogni giorno più potente e venerato e venerabile, Berlusconi è al tramonto e c’è chi si adopera per spacciarlo dall’interno e dall’estero; oltretutto quel Berlusconi che ha favorito gli affari dell’ENI con Gazprom, così invisi a Washington.

    Knight Vinke dice che il bene dell’ENI (e la necessità di farne spezzatino) occupa non solo «gli azionisti», ma anche una più ampia cerchia di «interessati stakeholders», ossia certe persone ed entità che hanno un interesse generale nelle attività economico-finanziarie petrolifere, per esempio una certa Royal Dutch Shell, di cui è consulente. Knight si offre di trovare nuovi azionisti per la così benefica ristrutturazione; o magari chissà, visto che ENI è sottovalutata, si prepara a raccogliere stakeholder preoccupati per scalarla e portarla sotto l’egida anglo-americana.

    In questo ed altro, Draghi può avere dei suggerimenti da dare. Dopotutto, ha ancora qualche amico a Goldman Sachs.

    Il benissimo informato Milano Finanza scrive: «Ci si interroga su cosa stia ispirando la discesa in campo del fondo Knigh e del suo grande ispiratore, ossia Calpers, il pension fund degli impiegati pubblici della California. L’ipotesi che sta prendendo piede è che veri ispiratori della manovra siano le lobby di Washington, preoccupate per la linea assunta dal governo italiano in materia energetica, molto aperta verso tradizionali rivali degli States quali la Russia di Putin o la Libia di Gheddafi. Una partita in cui la firma italiana all’accordo sul gasdotto South Stream (Gazprom, ENI e Edf) è stata presa come uno schiaffo dagli uomini vicini al presidente Barak Obama, sostenitori del percorso alternativo, il gasdotto Nabucco, che invece esclude la Russia».

    Israeliani in Honduras

    L’ambasciata del Brasile a Tegucigalpa, dov’è rifugiato Manuel Zelaya, il presidente honduregno, cacciato dal colpo di Stato di giugno, è sottoposta da giorni a uno speciale trattameno: musiche ad altissimo volume e infiltrazione di gas irritanti, allo scopo evidente di indurre Zelaya ad arrendersi.

    Il presidente detronizzato, in una intervista telefonica al Miami Herald, ha accusato il governo golpista di aver arruolato mercenari israeliani per questa operazione. Il consolato israeliano a Miami ha risposto di non esere al corrente della presenza di mercenari israeliani in Honduras.

    A Tegucigalpa sono più al corrente. Si indica Yehuda Leitner, ex ufficiale dell’esercito israeliano, come fornitore delle armi acustiche e dei gas alla dittatura di Micheletti, attraverso due ditte di sua proprietà, Alfacom e Intercom, che a loro volta si forniscono dei materiali in Israele.

    Questo Yehuda Leitner era già attivo negli anni ’80 come membro della rete Iran-Contra; inoltre, ha addestrato uno squadrone della morte conosciuto come «Battaglione 316». Fuggito dall’Honduras nel 1986 perchè inseguito da mandati di cattura, vi è tornato con i suoi specialisti in repressione. Ha accesso diretto all’ufficio del capo del governo golpista Micheletti. Gli uffici di Leitner sono a Colonia, El Prado, Tegucigalpa.

    Il trattamento acustico fu già adottato nel 1989 dagli americani contro Noriega, presidente del Panama, che s’era rifugiato nella Nunziatura del Vaticano.

    Il 16 aprile 2009 un altro mercenario israeliano, Eduardo Flores-Rosza, metà sudamericano e metà ungherese, è stato ucciso dalla polizia boliviana insieme a due complici, perchè ritenuto capo di una rete terrorista che attentava alla vita del presidente boliviano Evo Morales (episodio da noi raccontato in un precedente articolo).

    ________________________________________

    1) Ricordiamo che a prendere ordini sul Britannia salirono: Mario Draghi, allora direttore del Tesoro (un funzionario, non un politico); Lorenzo Pallesi, presidente di INA-Assitalia; Innocenzo Cipolletta, direttore generale di Confindustria; Giovanni Bazoli (basta la parola), Gabriele Cagliari, allora presidente ENI;e l’economista Luigi Spaventa.

  16. Andrea Ventura Says:

    http://www.eurasia-rivista.org/
    (edizione cartacea presso: Libreria Ibis, via Castiglione 31 (tel. 051 239818)

    http://temi.repubblica.it/limes/
    (edizione cartacea presso tutte le edicole)

    http://www.dedefensa.org/

  17. maurozani Says:

    Per quanto riguarda psicoanalisi: negativo.
    La Forgia: non dovresti violare la privacy di nessuno.
    Limes: puoi pensare che non lo legga?
    Del sito che mi consigli e dal quale importi l’articolo del direttore so già tutto. Me lo hai segnalato un’altro paio di volte.Indirizzo compreso.
    Non mi abbonerò, comunque. Di solito l’abbonamento serve anche a sostenere un punto di vista. Nel merito non sono in grado di verificare le fonti da cui sono tratte talune considerazioni e anche qualificazioni, come, per fare un solo esempio, quella di “venerabile”. Ma tutto può essere , naturalmente.

  18. Andrea Ventura Says:

    Fare psicoanalisi è un fatto culturale nel mondo occidentale euroamericano e non una medicalizzazione coatta o priva di alternative per l’individuo.
    Tant’è vero che esiste anche l’analisi didattica per chi è interessato a completare un percorso di studi in psichiatria o psicologia.
    Non ho detto peraltro che la persona è seguita dai servizi psichiatrici o che è affetto da disagio psichico.
    E’ un uomo pubblico.
    Inoltre non l’ho detto con malevolenza ma, al contrario, con ammirazione per la flessibilità intellettuale di colui che ha intrapreso questo percorso a termine.
    Tu sai già tutto e non hai bisogno di nulla e di nessuno, quindi la tua formazione è da ritenersi completa e chiusa per come si presenta ora, non passibile di sostanziali revisioni o innesti.
    L’incontro con la campagna collinare delle nostre parti suggella il tuo sposalizio con il genius loci positivista e socialista, già interpretato con successo da Enzo Biagi, che fu svelato – in modo fulminante – da Pietro Bonfiglioli, con cui iniziò – proprio un anno fa – il nostro colloquio.
    (“Non si capisce se guardi il mondo con occhi da provinciale o la provincia con gli occhi dell’uomo di mondo”).
    Inoltre, da te non c’è mai da aspettarsi un grazie qualsiasi.
    E’ una vera soddisfazione da cui ci si sente molto ripagati, per lo sforzo gnoseologico profuso!

  19. maurozani Says:

    Sta storia del “grazie” mancato, mi segue da un bel pò. Dunque sarà vero. A volte ringraziare mi sembra una mancanza di pudore.Serve a sottolineare con aristocratica eleganza una superiorità. Discorso lungo…. Ai quattro lettori di questa sottospecie di blog non gliene può fregar di meno. (quest’ultima , romanesca espressione non mi è mai piaciuta , ma l’ho scritta lo stesso).
    Per il resto , forse non a caso, sono stato presidente della provincia di Bologna. E mi è piaciuto molto più di tutte le altre cose che ho avuto la ventura (e anche la sventura) di fare in circa quarant’anni. Ergo sono un’inguaribile provinciale che si sforza , senza vero successo, di guardare al mondo.Da qui , il mio dilettantesco ma fortissimo(quasi morboso) interesse per la politica estera e per la geopolitica.
    Ecco , mi sono , duttilmente, autopsicoanalizzato!Con notevole risparmio di tempo e di denaro.La conclusione, certa e consolante, è che mi sento e sono un’anticonformista.Per passare a te, caro Andrea, di sicuro la modestia non è tra i tuoi difetti maggiori.Ma questo non ti rende antipatico ai miei occhi di consapevole e roccioso provinciale. Per cui ogni apporto gnoseologico è sempre ben accetto. Senza ringraziamenti, però. Dato che la cosa ti diverte.

  20. Andrea Ventura Says:

    Non mi diverte, perché sento che c’è un muro che risponde reattivamente secondo modalità che non sono di una persona aperta e realmente interessata all’incontro ma che reagisce secondo la statica e la scienza delle costruzioni edili.
    Avere un rapporto minimamente significativo con te significa uscirne defedato.
    D’altronde, ricordo che quando, da ragazzo, frequentavo gli ambienti di sinistra, era sempre così: è una modalità che conosco, che ho rifiutato e che segna un lungo decadimento intellettuale del tuo mondo, non del mio, che è un mondo metapolitico e degli affetti.
    In quanto alla modestia, ricorro a Qoèlet: c’è un tempo per ogni cosa.
    Questo tempo, per me, non è quello della modestia, modestamente.
    Il grazie è normale cortesia, che come le cose normali dell’educazione ricevuta, sottolinea un atteggiamento dello spirito disposto all’incontro e all’apertura.
    La freddezza sottolineata e razionalizzata non mi va e la detesto.
    In quanto al mondo provinciale, acconsento con te che era pieno di freddezza e non ne sento nostalgia alcuna.
    Ai tuoi lettori, la cui psicologia così finemente interpreti, auguro tanto interesse per i tuoi articoli e tanto arricchimento ma, forse, la loro latitanza è un segno di scarso apprezzamento anche per le modalità che usi… tu, il modesto! Da che pulpito!
    Se credi che l’analisi (la psicoanalisi) sia la tua ridicola e grottesca idea di autoanalisi, fai bene a non pensarci neppure.

  21. maurozani Says:

    Grazie!

  22. Andrea Ventura Says:

    Grazie a te.
    Hai capito tutto… come sempre!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: