L’autunno caldo del PD

Autunno caldo quello che si preannuncia nel PD verso il congresso. Rutelli presentando il suo libro dall’originale titolo “La svolta” dice, contro Bersani che sostiene il contrario, che non è in atto un dibattito ma una semplice conta. Ed ha sostanzialmente ragione. Nessuno di noi , spettatori più o meno informati saprebbe dire quali sono nel dettaglio i famosi contenuti della contesa interna. Tuttavia la contesa c’è. E riguarda nientemeno che l’identità del nuovo partito. Veltroni ne aveva delineato i tratti essenziali che si ritrovavano tutti , coerentemente e per negativo, in un distacco radicale e definitivo dall’esperienza sin qui condotta dalla sinistra italiana ed europea. Il suo progetto, per quanto spesso descritto in termini volutamente ambigui ai fini di far trangugiare ai militanti (o come si chiamano adesso)l’amara medicina, conservava tuttavia una sua organicità. Un solo esempio. Penso che Veltroni ben difficilmente si sarebbe accomodato nell’Asde l’alleanza dei socialisti e dei democratici europei. Nello stesso tempo ben capiva che una soluzione diversa ben altrettanto difficilmente sarebbe passata nell’attuale PD ancora intriso di vecchie memorie e suggestioni rossastre. Le quali peraltro riemergevano con forza in varie forme dopo la sconfitta, pur onorevole, alle elezioni politiche. Da qui, per coerenza le sue dimissioni. Dimissioni offensive e difensive ad un tempo. Offensive perché volte a gettare una sfida su di un futuro incerto e periglioso. Difensive per non intestarsi quel 26% che è poi rapidamente toccato in sorte a Franceschini. Insomma : provate a far meglio se vi riesce. Talché si può dire che Veltroni è solo virtualmente ai margini del campo di gioco. Infatti il nocciolo della contesa tra due visioni diverse del progetto democratico riemerge con nettezza nelle parole di Rutelli: “ troppa sinistra nel PD”. Il problema , all’ingrosso è tutto qui. E può esser descritto e reso comprensibile agli iscritti e agli elettori nel seguente modo. Semplificato. Una sinistra identitaria,( per me il termine non è necessariamente spregiativo) per quanto in vario modo raggruppata, vale circa un terzo dell’elettorato. Quando riesce a far il pieno , naturalmente. Quando cioè non delude le aspettative del suo campo di forze, peraltro sempre più sfrangiato e complesso. Dunque per vincere bisogna andar oltre la sinistra,cercando di sfondare al centro. Lo si può fare con un sistema di alleanze. E lo si è fatto a suo tempo con L’Ulivo. Solo che l’Ulivo non sfonda veramente. Piuttosto, quando va bene rosicchia, un pochino fortunosamente, e dunque vince di stretta misura. Troppo stretta per governare stabilmente nel tempo un cambiamento visibile. Anche perché si può, com’è avvenuto, rosicchiare al centro e perdere pezzi a sinistra. Alle prese con questo problema si cercò la via dell’Unione. In sostanza una grande alleanza tra ciò che si presumeva(secondo me a torto) come un soggetto politico omogeneo e cioè l’Ulivo, cui si aggiungeva il resto del mondo. E’ noto il risultato: due anni di governo debole , esposto ad ogni sorta di ricatto. Nella premiata ditta dell’Unione la coperta era sempre troppo corta mentre veniva tirata da opposte parti. E nessuno che s’interrogasse sulle cose da fare per consolidare e qualificare un’offerta politica all’altezza delle aspettative diffuse. All’epoca c’era un sacco di gente delusa e anche decisamente schifata dei cinque anni di governo di Berlusconi. Il governo dell’Unione fin dall’inizio , in ostaggio alla sua debolezza,non andò incontro alle aspettative. Il cuneo fiscale regalato a Montezemolo senza averne un bel nulla in cambio inaugurò subito la discesa agli inferi. Vabbè , sia come sia, tutto andò a rotoli. Rapidamente. Consumato l’Ulivo, deprecata l’ammucchiata dell’Unione cosa restava da fare? Anche qui nessuna discussione seria su ciò che i cittadini elettori si aspettavano da uno schieramento contrapposto a quello di Berlusconi. Si decise invece di tentare il gran colpo , come nel gioco della roulette: o la va o la spacca. Per cui : semplificazione del sistema politico; avanti verso un bipartitismo all’americana; dopo vent’anni di teologia del riformismo riscoperta del progressismo; bandiera della nazione nel simbolo; siamo finalmente democratici e avanti verso una nuova epoca. Yes, we can e buonanotte ai suonatori. Rutelli riparte da qui, portando però allo scoperto, senza infingimenti il disegno originario che ancora consiste nel costruire un partitone di centro dove la sinistra appaia e sia in effetti solo un pallido residuo di un passato ormai remoto. A differenza di Veltroni che obiettivamente incontrava maggiori difficoltà nel farlo apertamente, l’ambizione di Rutelli è quella, come dicono i giornali, di provocare un vero e proprio big bang con il quale sconvolgere l’intero panorama politico e ricomporlo in altra e nuova forma. Non mi è del tutto chiaro cosa pensa davvero Bersani. Certo non sembra condividere quest’approccio nella misura in cui torna a far circolare la parola sinistra. Per conto mio penso sarebbe oltremodo utile capire che c’è una domanda di sinistra che non va elusa. Tale domanda si articola in vari modi , anche confusi ma pur sempre pressanti: c’è un’insofferenza crescente e radicale verso i tratti illiberali, arroganti, intimidatori e di regime che sta sempre più assumendo la destra al governo, una richiesta di giustizia sociale, ma anche di vera e semplice protezione sociale a fronte di una crisi che dispiegherà i suoi effetti sul piano occupazionale nei prossimi mesi. Sono in ballo i piani di vita di tantissimi giovani ma anche, mi sia consentito, i piani di avvio alla morte di tantissimi vecchi. E tanto altro ancora. Insomma la sinistra da sola non basta , ma senza di essa, si ottengono solo risultati effimeri inseguendo l’avversario, la sua agenda politica e in genere abbandonandosi al corso degli eventi razionalizzandoli a posteriori. La cosa da fare sarebbe ricostruire la sinistra nel tempo attuale per rilanciare su basi diverse e più solide il progetto di un partito nuovo che , a questo punto non può esser altro che il PD. Insisto. Fino alla noia. Una sinistra che faccia il pieno dei suoi elettori è la condizione necessaria per ogni altro progetto di centrosinistra. Volete un partito di centro sinistra senza trattino come dice adesso (la pensava ben diversamente dieci anni orsono) D’Alema? Allora dovete fare l’esatto contrario di ciò che pensa e vuole Rutelli. Ma dovete essere almeno altrettanto chiari. In un partito di centro sinistra le idee , quelle tipiche e quelle eventualmente nuove della sinistra italiana ed europea, devono trovare il massimo spazio. Solo in questo modo avrete la forza – poiché in politica la forza è fattore decisivo- per attrarre nuovi elettori e per estendere alleanze, politiche e sociali, a schiena diritta e alla luce del sole. Per vincere. Se invece continuerete a considerare l’egemonia politica e culturale come una parolaccia del secolo scorso: perderete non solo le elezioni ma anche l’anima.(Qualunque cosa sia quest’ultima).
PS. Nel frattempo sarebbe anche utile smettere di farsi riempire la faccia di schiaffi senza reagire. La gente, il popolo, non ama i deboli. Riflettete. Si pensa che se c’è una mancata reazione vuol dire che si è colto nel segno. Avete presente quel vergogna ripetuto tre volte da Berlusconi. Ebbene è una tecnica , rozza ma efficace, per mettere all’angolo l’avversario. E funziona. Avete presente (Ballarò ieri sera) l’aggressione manu militari di Gasparri ai poveri e attoniti Marino e Caselli? Anche in questo caso la tecnica della destra funziona. Questi sparano alzo zero e se ne fregano della verità , della coerenza, del rigore argomentativo. Picchiano. E picchiano duro. Preferibilmente sotto la cintura. Del resto sono allenati da tutta la loro storia. Sanno che chi picchia per primo picchia due volte. Toglietevi dalla vostra testolina l’idea che in Italia, ma anche in molti altri luoghi, possa mai esistere una destra pulita, educata, rispettosa dell’avversario. La destra odierna non è la DC di ieri. Vorrà pur dire qualcosa se il direttore del giornale di proprietà del presidente del consiglio esibisce sul suo tavolo, in favore di telecamera, un bronzo con la testaccia di Mussolini. Date retta, cari ragazzi e miei coetanei del PD. Toglietevi i guanti bianchi. Mentre voi fate i signori quelli scatenano un tifo a loro favore pestandovi a sangue. E più scorre il sangue (vostro) più il Berlusca cresce nei sondaggi.Questo anche è il populismo.

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