Poltrone bianche

Riprendo da dove avevo lasciato. Nel post “L’autunno caldo del PD” postillavo sulla granitica determinazione di Berlusconi. Proseguivo chiarendo che qualsiasi atteggiamento anche formalmente moderato e ragionevole del PD è ormai molto al di qua degli eventi. La tattica politica volta a non lasciarsi attirare nella rissa non è più attuale. Si dimostra drammaticamente inefficace. D’altro canto ormai la politica si svolge in TV. Farsi regolarmente gonfiare la faccia dai teppisti del PDL non fa altro che accrescere il consenso populistico al Grande Timoniere. Quanto sta avvenendo, dopo la sacrosanta bocciatura da parte della Corte del lodo Alfano, conferma ampiamente che l’ appello alla ragionevolezza, ai toni bassi e così via – pateticamente predicando- non serve a un bel nulla. Agli occhi del grande pubblico appare solo come una manifestazione di debolezza. Il Cavaliere ha chiarito il suo “Me ne frego”. E tirerà diritto. Non ha altra scelta stante il vero e proprio ossario che custodisce nei suoi armadi da vent’anni a questa parte. In ogni caso l’Uomo non intende farsi processare, né tantomeno condannare. Doveva arrivare questo momento. Non c’è niente da fare. L’addomesticamento della bestia non è riuscito: dalla bicamerale, fino alla vocazione maggioritaria di Veltroni che ha grandemente contribuito a creare il PDL. Il PD è giunto al suo momento di verità anche grazie (o per colpa) della corte Costituzionale. Un passaggio non facile. Obiettivamente. Stretti tra Di Pietro e Berlusconi. Sì, non mancano interlocutori , da Fini a Casini. Ma il punto è, e resta, l’idea, il progetto, l’identità del PD. Da qui passa la possibilità di cambiare l’agenda politica di un paese nella crisi in atto mentre si staglia ormai una questione sociale di enorme portata. Invece , ancora nulla. Domenica c’è un congresso. Potrebbe esser l’occasione per parlare all’Italia che preferirebbe vedere affermati normali diritti piuttosto che dover esprimere gratitudine per straordinarie ,compassionevoli sovvenzioni. Difficile però. Bersani ha vinto il congresso, ma la situazione è tutt’altro che chiara , verso le cosiddette primarie. Quando mai e dove nel mondo un segretario viene eletto direttamente dal popolo? Ci hanno provato, in modo spurio in Francia (perché non sapevano che pesci prendere) e si è visto il risultato. Eppure sento Fassino e Letta vantarsi di quest’assoluta anomalia democratica. E , li osservo, a notte fonda, eviscerarsi a vicenda di fronte al furbo Vespa , mentre fuori infuria la battaglia. Una cosa oltremodo triste e maledettamente stupida. Tralascio di commentare le loro opposte, anodine e strumentali, argomentazioni a favore di un tal casino. Conta il semplice , evidentissimo fatto, che non sono in gioco progetti diversi e contrapposti ma solo la questione di sempre: il potere interno al partito nuovo. Che fare? Resta una sola strada: quella di costruire un vasto fronte “popolare” dei cittadini contro Berlusconi e la democratura ch’esso vuol consolidare sulla scorta di un vecchio progetto: quello della P2. Sissignore, proprio ciò che è massimamente aborrito tanto dal PDL che dalla maggioranza del PD. Sono disposto ad ammettere che questa strada è resa inevitabile dalle passate debolezze dell’opposizione, ma al tempo stesso, è ormai imposta dall’emergenza democratica che si è creata in Italia. Rodi è qui , adesso. Meglio prenderne atto e costruire una falange coesa con quel buon terzo della sinistra italiana, dispersa , sommersa e delusa senza la quale non si prepara quella nuova offerta politica di cui parla Bersani e di cui in effetti c’è necessità e urgenza. Ci sono passaggi che non possono esser saltati. Si, naturalmente: bisogna essere propositivi. Certo. Ma in politica se si è “per” qualcosa, bisogna necessariamente esser anche “contro” qualcosa d’altro. Altrimenti non si orienta e influenza alcuno. Si potrebbe cominciare col non partecipare più al salotto di Bruno Vespa dopo che ha lasciato insultare nel modo più volgare Rosi Bindi. E’ cosa piccola ma significativa. Rendetevi alfine, virilmente, conto: Vespa vi tiene fermi su quelle comode poltrone bianche mentre Berlusconi e i suoi giannizzeri vi fanno neri.

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