La bolognina

Ovvio che il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino si accompagni in Italia ad una rievocazione della cosiddetta svolta della Bolognina. E’ anche scontato che si cerchino testimonianze di protagonisti, comprimari e spettatori di quest’ultimo evento. Anche se quel 12 novembre alla Bolognina è già stato descritto in vario modo nel corso degli ultimi vent’anni in numerosi libri, compreso in quello recente di Luca Telese. Scrive Telese che il blitz di Occhetto fu preparato in gran segreto e che persino il sottoscritto , a quel tempo segretario della federazione del PCI di Bologna, ne era del tutto all’oscuro. Da qui, seppur controvoglia, muovo per uno di quei flash back preannunciati nella presentazione di questo blog. Devo anzitutto confessare che nel caos del recente  trasloco non trovo più gli appunti che avevo disordinatamente buttato giù all’epoca. Vabbè. Li rintraccerò per il quarantennale. Intanto vado sul filo della memoria e mi scuso per eventuali imprecisioni . Sabato sera, 10 novembre 1989, sul presto. Sono , con mia moglie, a casa di Sergio Sabattini,autorevole membro della segretaria federale (allora non si diceva :la mia segreteria) che ci ha invitato a cena , presumo anche per appianare le frequenti malmostose, ma sempre civili (direbbe lui) incomprensioni che erano corse tra noi negli ultimi tempi. Ah. Per chi non lo sa, Sergio ,se ci lavori assieme ,è un rompicoglioni di prima grandezza, permaloso come una peripatetica e per di più egocentrico come, se non più, di me. Se ha anche solo la vaga sensazione che non lo prendi nella giusta considerazione ti rende la vita difficile. Ma d’altra parte io, sbagliando di grosso, non ho mai amato gli yes man. Dunque non mi posso lamentare. Per di più entrambi mordiamo il freno da tempo di fronte all’impasse del “nuovo PCI” . Pensiamo sia ora di mollare gli ormeggi. Sappiamo che anche nei paraggi di Botteghe Oscure la nouvelle vague Occhettiana si pone ormai interrogativi radicali. A Berlino è caduto il muro. Ieri. E’ ora di muoversi rapidamente se non altro per non rimanerci sotto. Di questo parliamo quando arriva una telefonata di Aureliana Alberici , la compagna di Occhetto, che c’invita a cena in quel di Castel San Pietro. Alla fidanzata di Sergio che si alterna al telefono con mia moglie dico che andiamo senz’altro a patto che il segretario si renda disponibile ad un confronto stringente sul tema del grande cambiamento.  Detto fatto partiamo in velocità (non c’erano ancora gli autovelox) alla volta dell’amena località dell’imolese dove Aureliana ha la sua residenza e dove Occhetto si reca appena può per gustare gli speciali tortellini in brodo preparati da un’ amica di famiglia. La serata si annuncia promettente, tanto sul piano politico che su quello culinario. Occhetto appare subito in gran forma. Battute su questo e su quello, imitazioni esilaranti di Ingrao e Amendola, grammelot arabesco del richiamo del muezzin. Gli chiedo come mai si trova a Bologna e mi risponde con naturalezza che ha deciso di accettare l’invito (“ha tanto insistito”) di William Michelini – il compagno che lo segue nei suoi spostamenti bolognesi ed emiliani- per partecipare l’indomani alla celebrazione dell’anniversario della battaglia della Bolognina. Un impegno di routine. Mah. Viene a Bologna e me lo dice all’ultimo momento, quasi incidentalmente. A quel punto interpreto al meglio il mio personaggio( o almeno quello che mi viene unanimemente attribuito) e gli dico che così mi fotte la mia unica domenica libera dopo tanto tempo: “non contare su di me,facile che  non vengo”. Ovviamente so già che dovrò andare. E lo sa anche lui. Comunque cominciamo ad entrare nel merito. Il nuovo PCI non basta più , bisogna andare oltre , nuovo partito, nuovo nome, nuova appartenenza internazionale, senza abiure ma con inequivoca radicalità. Della serie vogliamo tutto dalla vita. Una nuova e grande sinistra, nessuna concessione al centro e tanto meno al riformismo craxiano dell’Unita Socialista. Occhetto si dice d’accordo, ma appare cauteloso, persino incerto. Soprattutto indeciso su come compiere il primo passo. “Quelli mi bloccano in una discussione infinita, ve l’immaginate?” Quelli sono,naturalmente, gli uomini più in vista della  Classe Dirigente del PCI. “Certo, alla fine, a percorso iniziato, forse Ingrao potrà anche starci o comunque non opporsi duramente, ma gli altri? E’ un’impresa ardua. Anche se in un nuovo partito che va oltre il comunismo, ci sarebbe la possibilità di raccogliere molte e qualificate forze. Per esempio Tina Anselmi , che ne dite?”. Altro che- pensai. Occhetto suonava la musica che volevo sentire. Morale della lunga serata, dopo aver dissertato intorno alle varie possibilità a proposito del nome da dare al nuovo partito ,( per la maggiore mi pare andasse Sinistra Democratica, anche perché Giustizia e Libertà l’avevano già usato altri), il mio pressante consiglio al segretario fu il seguente: “ hai come tempo massimo un mese per compiere l’operazione, dopodiché siamo nella merda e ci resteremo”. Un mese è un tempo breve rispose dubbioso il simpatico furbastro. Difatti di lì a poche ore parlò ai partigiani. Poi s’infilò rapido in auto per correre verso Roma. Non senza aver lasciato una risposta apparentemente sibillina alla domanda del cronista dell’Unità sulla questione del nome. In sostanza Occhetto aveva fatto con noi un test fino a notte fonda. Voleva esser certo del sostegno di Bologna. Più tardi mi domanderà, conoscendo già la risposta, se ero disposto a “stare insieme fino alla fine”. E così fu in effetti. Anche dopo quel congresso di Rimini che non lo rielesse alla segreteria. Il lunedì mattina comunque si presentò alla segreteria nazionale “con i capelli ritti in testa e la faccia di chi non ha dormito un minuto”, come poi mi disse D’Alema . Si sa come andò. Maluccio. I ragazzi della segreteria si piegarono, chi più chi meno, sotto il peso e poi ci s’incamminò lungo il percorso di guerra di ben due congressi e fu durissima. Roba da non arrivare vivi alla mèta. Quello che forse Occhetto non valutò appieno fu la vera e propria ondata d’odio che si riversò su di lui e in parte su di noi. Andar via dal PCI non era e non fu come passare dai DS al PD. Fu un trauma di proporzioni gigantesche. E lo scontro interno fu semplicemente feroce. Altro che primarie. Si è molto discusso in seguito e ancora si discute sui modi e i tempi scelti da Occhetto per avviare il cosiddetto processo costituente. Sì , certo possiamo aver sbagliato a gettare d’un colpo il cuore oltre l’ostacolo assieme ad Occhetto. E può anche darsi che quest’ultimo non avesse tutte le caratteristiche e le doti personali per intraprendere una tale impresa. Però lo fece. Ne ebbe il coraggio. Se avesse proceduto in modo più “democratico”, la festa sarebbe finita prima di cominciare. Naturalmente il modo più democratico consisteva nel conseguire a priori , tramite estenuanti (e a mio parere del tutto infruttuose) consultazioni riservate, il consenso dell’elite nazionale del PCI. Per quanto mi riguarda e per concludere non solo dunque ero informato delle intenzioni di Occhetto ma fui un pasdaran della svolta della Bolognina. E, non me ne sono mai pentito. Quanto ad Occhetto, il suo vero problema , quello che lo ha sempre assillato e amareggiato fino ad oggi, consiste semplicemente nel non aver voluto comprendere che chi osava assumere su di sé la responsabilità di forzare quel passaggio a nord-ovest, non poteva in alcun modo andare molto oltre. Aveva già compiuto la sua missione. Con molto spargimento di sangue. Il suo compreso. Ad altri andava la responsabilità di procedere su di un terreno reso più sgombro e fertile. Ma qui inizia un’altra storia sulla quale magari ritornerò più avanti. Quando avrò maggior voglia d’inoltrarmi nell’intricata giungla costituita dalla vicenda del PDS e poi DS. Per farlo bene bisognerebbe adoperare il machete e non sono ancora pronto.

PS. Va sempre ricordato che quanti tra i comunisti di allora , a cose fatte, scoprirono e criticarono il ritardo con il quale s’effettuò la svolta non sono da prendere in seria considerazione. Infatti  non c’è valida traccia di loro prima del 12 novembre dell’89. Imboscati?

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38 Risposte to “La bolognina”

  1. Andrea Ventura Says:

    Scusa tanto, ma nei lunghi anni che vanno dall’indimenticabile ’56 (definizione di Ingrao) alla caduta del muro di Berlino, quando tutti noi eretici della sinistra, visti con gran dispitto da voi del Pci, studiavamo il fallimento evidente del socialismo reale e pensavamo ad una via d’uscita che partisse dal patrimonio della cultura marxista, per “uscire a sinistra” dallo stalinismo (così dicevano quelli del “manifesto”) e non assecondare la scelta socialdemocratica, tanto avversata fin dai tempi del Psiup (partito pagato interamente dall’ambasciata soviatica, ironia della sorte!), voi siete del Pci siete stati comodamente appollaiati nella “vulgata”… e guai a toccarvela, la vostra santa chiesa. Questo fino all’ultimo!
    Avete atteso i calcinacci e la polvere dell’abbattimento del muro!
    Non ti sei mai pentito? E, di grazia, di che avresti dovuto? Di avere appeso il cartello “pericolo di crollo” assieme ad Occhetto?

  2. Andrea Ventura Says:

    Comunque, non te ne voglio e scusa degli errori di battitura (“voi del Pci siete stati comodamente… “. Forse non siete stati comodamente… vi andava stretto tutto e non sapevate più che fare. Insomma, non mi siete andati bene né prima, né dopo, ma ormai siamo oltre i titoli di coda e io non voglio maramaldeggiare).
    C’è un vizio di origine, per quello che riguarda la mia sensibilità e l’ho rintracciato nelle oltre seicento pagine che compongono il volume della corrispondenza di Marx e Engels con italiani.
    E’ qualcosa che va oltre il fanatismo, che infatti non c’è neppure alle origini: è la certezza di avere svelato tutto, di avere compreso tutto.
    Di sottigliezze poche, se non nel grande Antonio Labriola e poche anche nel grande Engels (peraltro molto duro).
    Non ho avuto molte simpatie per il “socialismo cristiano”, ma neppure per quello”scientifico”. Mi pare che tutto dovrebbe essere visto in relazione alle varie situazioni o contingenze storiche. Sarei per un “socialismo del breve periodo”, legato ad un’analisi sempre molto aggiornata di ciò che accade sopra, ma soprattutto sotto il livello dell’acqua: menzogne, violenze, inganni, speculazioni, egemonismo, distruzione morale generalizzata, stati nazionali e appiattimento globalizzatore a direzione americana diretta o tramite istituzioni sovranazionali non elette, ecc.
    Credo non ci sia il tempo necessario affinché tu riesca a convincerti della bontà di ciò che affermo, ovvero del “socialismo senza finalità”, se non come “contrasto e attesa”. Sono certo che stiamo vivendo “tempi ultimi”.

  3. Andrea Ventura Says:

    PSOP.
    Per un Socialismo dell’Ora Presente.

  4. maurozani Says:

    Insomma.Contrasto e attesa:meglio di niente.Per me comunque il tema è quello delle “democrazie senza democrazia”. Vedi libretto di Massimo L. Salvadori. Quanto alle certezze.Non ne ho mai avute, purtroppo o per fortuna.Ho sempre vissuto male il tempo presente. E continua così.Anzi peggio.

  5. Andrea Ventura Says:

    Mi chiedo se tu (e voi del Pci) abbia mai avuto uno straccio di formazione marxista (e post-marxista) non propinata da “Repubblica”.
    Con tutto il rispetto per Salvadori, che di fesserie distillate non ne scriverà mai, ma semplici bignamini si, utili per la scuola di formazione politica del Pd, non vedo perché tu – alla tua età – non possa permetterti altro che il formalismo giuridico alla Libero Mancuso!
    Sono depresso non tanto dai tempi che corrono (lascia che corrano!) ma dalle tue risposte disarmanti… pensando, fra l’altro, che sei stato un dirigente importante di un partito che osava rivendicare fin dal nome e fino all’ultimo (grazie o a causa – malgré soi – al nome!) l’imputtanimento (per durezza di filiazione) da Terza Internazionale! Roba da matti!!!

  6. maurozani Says:

    Che c’entra adesso il formalismo giuridico? Delle volte sei tu disarmante.
    Sappi che se nel PD si formassero su Salvadori sarei meno pessimista. Quanto alla mia di formazione, ebbene essa avvenne un pochino prima di Repubblica. E comunque saranno pur cavoli miei..

  7. Andrea Ventura Says:

    Che siano cavoli tuoi è fuori di dubbio e se non vedi i nessi liberalsocialisti (in versioni varie: bobbiane, girotondine, mondoperaie, checks and balances, ecc) che hanno ereditato/sostituito il tuo mondo già comunista anche! Altri cavoli tuoi, voglio dire. Farai indigestione di cavoli!
    Chi si accontenta gode!
    Che io sia disarmante è vero: infatti sono qui… ma ora ti saluto.
    Ciao.

  8. Arlo Says:

    Ho deciso, consapevole dei rischi, di dire qualcosa a Ventura. Qualcosa alla PD, per intendersi. Mi scuserà, ma dopo tanto averlo letto passivamente, una domanda continua a turbarmi (lo stesso discorso vale anche per Anderlini, seppur con venature diverse). Possibile che non si debba capire un cazzo di quello che vuole dire! Per carità, noi senzienti del dopo muro di Berlino con poca pazienza per andare a studiare un po’ come si deve (per intendersi, noi siamo stati formati con l’idea che il massimo della vita era fare trading on line dalle bahamas e guadagnare un pacco di soldi e, possibilmente scopare tante fighe, magari con uso di droge pesanti ma non sfigate) siamo certamente delle schiappe. Non lo nego. Ma siamo anche un pelino più liberi (in questo senso il commento alla PD). Nel senso che non capendoci una mazza abbiamo anche meno fardelli con i quali fare i conti. Questo per quanto riguarda il rancore multidirezionale venturiano, che lo porta a non farsi capire bene. Secondo, ma cazzo, la regola principe, sempre ci hanno insegnato, è che qualsiasi cosa si scrive dovrebbe essere comprensibile. Questo a Zani bisogna riconoscerlo. Io, quando scrivono Ventura e Anderlini non capisco una mazza. Sarò pure un po’ sfigato ma ormai ho tanti di quei titoli di studio che mi escono dalle mutande. Questa smania di citare così un po’ a destra e a manca, per fare vedere che ne sanno a pacchi. E vabbè, ho capito che nella prima repubblica fare vedere di sapere faceva figo. Oggi non è che funzioni più tanto. Terzo, altra regola aurea sarebbe quella di aver “vissuto” prima di insegnare agli altri come stare al mondo (predicare verità). Mi chiedo quanto Anderlini o Ventura abbiano viaggiato, visto, vissuto in posti al di fuori di Bologna (se non frazioni di Bologna) per periodi più lunghi di due settimane. Lo dico solo perchè è un bagno di umiltà ogni volta (oltre che di nuove ed entusiasmanti certezze). Quindi non ci rompete troppo i coglioni con l’Ammerica piuttosto che con altri posti a voi sconosciuti, perchè va a finire che in realtà non ne sapete, appunto, un cazzo.
    Cordialmente (e mi scuso per i termini un po’ volgari)

  9. Andrea Ventura Says:

    Premesso, caro Arlo, che mi sei simpatico (non lo dico per captatio benevolentiae) sono io che non capisco la tua (o le tue) domande e le tue recriminazioni.
    Farò come nelle delibere.
    – Premesso che anch’io ho sognato di essere in luoghi esotici;
    – Premesso che avrei voluto avere tante donne;
    – Premesso che Benedetto Croce non era laureato;
    – Premesso che Bernini non è uscito dalla facoltà di archiettura;
    – Premesso che Melanie Klein non era neppure lei laureata;
    – Premesso che Kant non si mosse mai da Koenigberg;

    DICHIARO

    – di non potere parlare per Anderlini;
    – di non essermi mai mosso da Bologna;
    – di scrivere in modo rotondo (il più possibile);
    – di fregarmene di essere chic;
    – di non avere rancori riconoscibili fuori da un rapporto di transfert terapeutico con un analista;
    – che Mauro Zani è comprensibile;
    – che le regole auree me le dò da solo;
    – che l’umiltà non è il prezzemolo;
    – che c’è un tempo per ogni cosa, anche per l’umiltà;
    – di non avere mai rotto i coglioni con l’America;
    – che non ne so un cazzo di quello che vorresti sapere.

    Ora, per favore, vorresti dirmi quello che ti serve?

  10. Arlo Says:

    Niente, così, in effetti forse ho un po’ esagerato. Comunque la leggo volentieri.

  11. Andrea Ventura Says:

    @Arlo

    Io, Anderlini e Mariangiola Gallingani scriviamo, litighiamo, ci insultiamo e altro ancora nel sito http://quarantenopoli.blogspot.com/
    Ora Anderlini è in Texas, fino a Natale, ma risponde, risponde…

  12. Andrea Ventura Says:

    Io, Anderlini, Mariangiola Gallingani siamo quotidianamente a http://quarantenopoli.blogspot.com/

  13. Andrea Ventura Says:

    Peccato per le domande…

  14. Arlo Says:

    In effetti

  15. Andrea Ventura Says:

    Arlofausto, I suppose.
    Questa essere piccola Schadenfreude, ja!

  16. maurozani Says:

    Supponi male. Arlo è Arlo non è Fausto. Quanto a Schadenfreude: mal comune , mezzo gaudio.Ja??

  17. maurozani Says:

    Per Ventura.
    Dimenticavo. La tua tiratina sul liberalsocialismo etc dimostra che non hai capito di cosa parlo o forse semplicemente non t’interessa (ma allora, dillo). Comunque parlo ancora, come già a suo tempo tempestivamente feci, della assoluta necessità per un partito che si è voluto chiamare Democratico di mettere in forma un progetto politico innovativo muovendo da una critica della democrazia. La quale critica dovrà essere puntuale e circostanziata onde ricavarne, col tempo e nel tempo, persino uno straccio di teoria politica, una visione del mondo , un’interpretazione della realtà. O si mettono a nudo i limiti, le distorsioni, le derive di vario tipo e le tare delle democrazie nel mondo attuale o non si riuscirà mai a delineare un’idea di società migliore. La sola cosa, quest’ultima, per la quale molta gente tornerebbe a mettersi in gioco. Viceversa si resterà nella solita “vecchia merda”.

  18. maurozani Says:

    Quarantenopoli.
    Ah. Complimenti per il finalmente compiuto rendez vous. Tranquilli, non dovete temere incursioni da parte mia. Meno che mai a mano armata. D’altro canto non ce la farei a duellare contemporaneamente con voi due , anzi tre. Con tutti i pesanti tomi che siete in grado di scagliarmi addosso. Mi vedo già umiliato , deriso e infine soffocato nelle spire crudeli del vostro elegante e raffinato (a volte esoterico)concionare. Non ce la posso fare. Ognuno ha i suoi limiti. A parte voi.
    PS. Comunque vi leggo. Spesso e volentieri.

  19. Andrea Ventura Says:

    Io non faccio tiratine.
    Non chiamarmi con il patronimico.
    Da quando iniziai a leggere “Le Monde” a sedici anni, poi “Le Monde diplomatique” alla fine dei Settanta, il tema è sempre stato quello: la critica della democrazia.
    Io ho già dato, non tanto perché sia esaurito il tema ma in quanto porta – volendo viaggiare tosto – molto lontano… e io ci sono andato.
    Il liberalsocialismo italiano è stata la corrente politica (molto diversificata) che introdusse tutti i migliori temi culturali tratti dal dibattito europeo e nordamericano, dagli anni Trenta agli Ottanta: Kelsen (formalismo giuridico), Keynes, lo stesso Habermas, Rawls, ovviamente Bobbio, gli intellettuali di “Mondoperaio” anni Settanta/Ottanta, ecc. ecc. fino a giungere all’attuale cultura diffusa e predominante (anche se sbriciolata nell’ostilità assoluta a Berlusconi) nella sinistra.
    Io conosco bene i miei limiti e benissimo chi mi ha messo cavalli di frisia in ogni passaggio.
    Quando nel 1983, io capo ufficio dei servizi sociali di Pianoro dissi a tavola a Libero Michelini, sindaco, che ero un liberalsocialista, fece un salto sulla sedia, mi rispose se ero matto e avrebbe voluto licenziarmi.
    Ho pagato anche per quello che non sono più o che non sono mai stato: se si potesse costruire una carriera “al contrario” io sarei al vertice!
    Guarda che tutti vogliamo che tu venga in Quarantenopoli, Fausto in particolare… e nessuno ti torcerà un capello.
    Io, comunque, mi asterrò rigorosamente dal fare l’ospite ingrato.
    Arlomauro?

  20. maurozani Says:

    Caro Andrea. Non t’appello con il patronimico, bensì con il cognome. Mica siamo in Russia. Per quanto se tu ti chiamassi De Ventura (e non semplicemente Ventura) immagino forse avresti ragione anche in Italia.
    Mi riservo comunque il piacere di appellarti Ventura tutte le volte che ti troverò sgradevole, fuorviante e inutilmente sfuggente.
    Quanto a Michelini non stento a credere al tuo ricordo. Quanto a cavalli di frisia, posso solo aggiungere che a qualcuno di noi è successo anche di peggio? Schadenfreude,ja? Quanto al viaggiare mi è noto da tempo che tu molto hai viaggiato e che , alfine, sei arrivato in un buen retiro di granitica consapevolezza. Io mi considero ancora e sempre in viaggio. Avrei bisogno di viaggiare in più folta compagnia per poter arrivare da qualche parte. Tale è il senso, un pochino velleitario se non patetico, di questo pseudo blog. Molto diverso quindi dal vostro Quarantenopoli.
    Quanto ad Arlo, ancora una volta t’inganni. Io sono ancora e sempre qui.
    Lui, in questo momento dovrebbe essere ad Anversa presso non so più quale Università.
    Buena suerte.

  21. Andrea Ventura Says:

    Arlo Poletti, Università di Anversa.

  22. Andrea Ventura Says:

    Intendevo patronimico nel senso scherzoso di “gens” Ventura, ma hai ragione tu.
    Io non ti chiederò di cancellare tutto facendo un gran ambaradàn.
    Come sei veloce a fare le bucce agli altri, solo che tu ne abbia l’opportunità! A Quarantenopoli facciamo gli ubriachi, quando ne abbiamo voglia.
    Non ho nessuna granitica consapevolezza: questa è una tua fantasia.
    Comunque è raro che tu risponda nel merito, come Poletti.
    Non credo di essere sgradevole, ma tu ritieni di sì, a volte… mi scuso.
    Pazienza.
    Io mi sono sempre firmato per intero, considerando che mi sento più libero così e mi sembra più onesto così: altrimenti sembra, nel migliore dei casi, di partecipare ad un carnevale o di entrare in un postribolo, dove si vorrebbe trovare da “fare bene” (vero Poletti?) senza pagare dazio. Come Anderlini, a cui non ho perdonato di avermi irriso su cose molto serie utilizzando “Antonello”. Bravo! Io non lo farei mai e nemmeno tu… te ne do atto. Ma non sono a mio agio né con gli uni né con gli altri. Tu, poi, che sei anche un cacciatore di animali… io, iscritto alla LAV, alla LIPU, all’ENPA, che dovrei dire?

  23. maurozani Says:

    Cacciatore? Nè di animali, nè di uomini. E , iscritto da nessuna parte. Quanto al merito, lascio ai quattro lettori l’obiettivo giudizio.

  24. Andrea Ventura Says:

    Potrei dire: “pilatesco”.
    Ponzio Pilato, in verità, lasciò intendere chiaramente ed espressamente che Gesù il Cristo, secondo lui, non aveva commesso nulla contro la legge romana; non fu neutrale; si schierò per Gesù ma lasciò all’autonomia degli ebrei di amministrare la loro legge comunitaria e il loro “obiettivo” giudizio, che sarebbe stato poi recepito ed eseguito dai romani.
    Tu, invece, ti comporti peggio: ti schieri contro di me espressamente e chiedi ai lettori di avere il coraggio (se l’hanno) di schierarsi a mio favore. Bravo! Onesto!

  25. maurozani Says:

    Mah. Mi schiero contro di te!!!!!? Vabbè. Ti ci vuole una pausa. Anzi no. Così è anche peggio. Rettifico: chiedo io una tregua. Non d’armi , di parole.

  26. Arlo Says:

    voglio solo dire che posso assicurare che antonello non era anderlini. per la cronaca.

  27. Arlo Says:

    comunque, Mauro, non sono certo i tomi letti che permettono di comprendere ‘la razionalità del reale’. Ho paura che sia il contrario. Si vede da come scrivono. Tutto nella testa, purtroppo. Tanto per citarti (fuori contesto) …appare ad un tempo, tanto prometeica quanto angustamente provinciale…

  28. Andrea Ventura Says:

    Vediamo dunque il maestro di Salvadori, Norberto Bobbio, uno dei “maggiori” del liberalsocialismo e posto accanto a Kelsen, padre del formalismo giuridico, dall’Enciclopedia del Novecento (Istituto dell’Enciclopedia Italiana, ovvero la Treccani).
    Scrisse Bobbio per la voce “democrazia/dittatura” dell’Enciclopedia Einaudi:

    “Di questa mancanza di un elemento connotativo comune (della democrazia formale e della democrazia sostanziale – ndr) è prova la sterilità del dibattito sulla maggiore o minore democraticità dei regimi che si ispirano gli uni al principio del governo del popolo, gli altri al principio del governo per il popolo. Ognuno dei regimi è democratico secondo il significato di democrazia prescelto dal difensore e non è democratico secondo il significato prescelto dall’avversario. L’unico punto se mai su cui l’uno e l’altro potrbbero convenire è che una democrazia perfetta dovrebbe essere insieme formale e sostanziale. Ma un regime di questo genere appartiene sino ad ora al genere dei futuribili”.

    Ho capito o non ho capito di che cosa parli?
    (Come avrai potuto vedere dall’orario in cui ho postato, non ho usufruito delle enciclopedie dell’Archiginnasio, che è chiuso, ma di quelle in mio possesso).

    anventur

  29. Andrea Ventura Says:

    @Arlo

    Sei solo un povero ragazzo.
    Vedi di scrivere in fiammingo la prossima volta, almeno avrò la curiosità di usare il dizionario senza preoccuparmi del contenuto.

  30. maurozani Says:

    Per anventur. No. Non hai capito. non bastano le bibloteche in tuo possesso e neppure tutto intero l’archiginnasio, e nemmeno la tua (vastissima) cultura. E’ una questione di elettromagnetismo. Altra lunghezza d’onda. Io sono da un’altra parte. In un altrove dove tu non puoi arrivare. Io continuo a cercare.
    PS. Mi sa che è più o meno così anche per il “povero ragazzo” di Anversa. Ma non voglio sottovalutarti: forse lo sai e perciò tiri rabbiosi calci al vento.

  31. Andrea Ventura Says:

    Buona fortuna e nessun calcio al vento: anch’io cerco ma non sono inutilmente stucchevole, da cafoni, e, soprattutto sono in grado di spiegarmi con il rispetto dovuto ad ogni interlocutore onesto. Ora tiri fuori l’elettromagnetismo: io lavoro in Piazza Galvani, sono alle rane!
    Di Arlo Poletti ricorderò che vorrebbe avere donnine allegre in un paradiso esotico e spacciatori che lo forniscono di droghe pesanti non completamente tossiche: buona ricerca, cari signori!

  32. Andrea Ventura Says:

    La delusione vera sei tu, Mauro Zani.

  33. Arlo Says:

    pesanti ma non sfigate. ci tengo a sottolinearlo. Comunque, gelukkige verjaardag.

  34. mariangiola Says:

    Ma guarda un po’ quanto bisogna scavare per scoprire quanto (e come) parlano di noi!

    E senza avere il coraggio (o lo stomaco, a piacere) di venire a dircelo in casa nostra!

    MZ’s:, mio caro, CHIUNQUE è in un ALTROVE, e ognuno CERCA ciò che il proprio demone gli fa cercare – ognuno VIAGGIA quanto PUO’ viaggiare…

    ARLO: infastidito (come del resto molti suoi coetanei) dalle citazioni?
    Mi applicherò ad un organico ELOGIO della CITAZIONE, ma per il momento posso dire che è dolce POTER RICORDARE, che mi è cara la serendipity con cui il pensiero trova scrivendo, che sono abituata a PAGARE I MIEI DEBITI – senza nasconderli dietro il posticcio di una presunta “parlata vulgaris” – che, così come l’insistente e sospetta dichiarazione d’ignoranza, è anche questa ESIBIZIONE, come qualsiasi messaggio – forse, eccettute le grida di aiuto -, e ognuno si esibisce come meglio gli aggrada – oppure, CITANDO totò, “ci dev’essere qualche regola statale, parastatale, che ne so”?

    Non capisci un cazzo quando scrive Anderlini?, bè, nessuno è perfetto.
    Lui scrive complicato, tu non capisci (a tuo dire) e t’incazzi…
    Unicuique suum.
    Ti chiedi dove mai sia stato Anderlini al di fuori dei confini della nostra (venerabile!) provincia?,
    Perchè non lo chiedi a lui?

    Ma è la diffidenza/semiostilità con cui è trattato (perfino sul piano dell’interfaccia, che è tutto dire) Quarantenopoli, che mi sorprende e amareggia.
    A Quarantenopoli vengono attribuite in blocco intenzioni ostili non verificate e, come nel caso mio, inesistenti (ma ora qualcosa potrebbe germogliare..). Un filo di acredine paranoica segna tutti i commenti che toccano l’argonento –
    a parte quelli di AV, che ringrazio.

  35. maurozani Says:

    Paranoia? Acredine? Diffidenza? Ostilità? Par di sognare. Inutile persino stare a ritorcere, dati(nel senso di parole scritte) alla mano un tal ferreo pregiudizio.

  36. Arlo Says:

    solo ora vedo questo commento. in effetti è proprio così: non capisco e m’incazzo. non capire mi fa abbastanza incazzare in genere. è che ho la presunzione di essere uno che capisce in fretta e bene. e poi mi manca la pazienza. sono confortato dal fatto che di solito quelli che meritano di essere letti si capiscono (ovviamente se si è di quelli che capiscono in fretta e bene). comunque non parlo di “voi”. ne i miei sono giudizi assoluti. mi rifersico semplicemente ai commenti di anderlini in questo blog che ho trovato spesso un po’ pretenziosi.

  37. agostino pozzi Says:

    Molto brevemente un aneddoto. Correva l’anno 1979, campagna elettorale per il rinnovo del parlamento europeo. Candidata di collegio era Baduel Glorioso, moglie di Ugo Baduel (giornalista de l’Unità molto vicino a Berlinguer). Al termine del comizio chiedo alla candidata di salutare le compagne impegnate nella preparazione dei tortellini in vista dell’imminente festa de L’Unità. Al termine dell’incontro mi chiede a bruciapelo: “Cosa diresti se il PCI cambiasse nome?”. Rispondo che sarei d’accordo. Ci salutiamo senza ulteriori commenti.

  38. maurozani Says:

    Peccato perchè era proprio il caso di commentare. Chiedere spiegazioni. Sono sempre stato convinto che Berlinguer ci pensava ma che riteneva di non avere la possibilità di tirarsi dietro il PCI a partire dalla sua segreteria che più di una volta lo mise in minoranza. E’ comunque molto più di un aneddoto. Io , per sincerità, nel 1979 non ci pensavo proprio.

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