No Berlusconi day

La storia degli ultimi vent’anni è stata fatta dalla destra, ma ha dato ragione alla sinistra, secondo Curzio Maltese (La bolla . ed Feltrinelli) “ Non ne hanno azzeccata una. La crisi economica e quella ambientale, il fallimento militare in Iraq e in Afghanistan, gli sconquassi della globalizzazione selvaggia e il tramonto definitivo dell’idea di un mondo governato unilateralmente dalla potenza americana”. Ora –prosegue Maltese “la domanda da un milione di dollari sulla quale si arrovellano le migliori menti del riformismo è la seguente: se la destra ha avuto torto e la sinistra ragione, perché nella crisi i partiti di sinistra perdono consensi? Ma la risposta è banale: perché la sinistra in questi vent’anni non ha mai fatto la sinistra. Ha imitato la destra. Si è proposta di fare lo stesso lavoro del liberismo, ma in maniera più gentile e moderata, promettendo di applicare le ricette conservatrici con un grado inferiore di conflitto sociale.” Beh , mi pare una buona sintesi. In effetti le cose stanno proprio così. Chi mi segue sa che l’ho detto e ripetuto in tutte le salse, fino alla noia. Purtroppo la nascita del PD ha sprecato l’occasione per costruire quella sinistra moderna ed efficace a cui molti pensavano, ponendo fine ad una ritirata , non so quanto strategica, che durava da almeno tre lustri. E adesso è molto difficile, anche con l’abilità di un Bersani, raddrizzare il legno storto. Non quello dell’umanità naturalmente ma più semplicemente, per rimanere intra moenia, quello della cultura e della politica della sinistra italiana. Si dice  adesso che è importante fare opposizione lasciando intendere che è più importante ancora predisporre una nuova offerta politica, alternativa a quella del Berlusca. Slittamento semantico a parte (che tuttavia conferma la subalternità agli stilemi mercatisti messi in voga dalla destra) a me sembra fuorviante la separazione che, di fatto, viene introdotta tra il fare opposizione e il predisporre una proposta politica alternativa. Perché? Ma perché non si tratta semplicemente di predisporre  a tavolino, nello stato maggiore, un piano di nuova alleanza politica e nel frattempo tener occupate le truppe con un addestramento formale in parlamento o in mille piazze. Per conto mio bisogna venir su da una buca e per farlo bisogna, nel tempo, riguadagnare fiducia e consensi in profondità nella società. In profondità significa che non è sufficiente uscirsene ad un certo punto con una qualche proposta di alleanza tra centrosinistra e centro o qualcosa altro ancora (vedi alla voce Sinistra e Libertà). Andare in profondità mai come adesso significa assumere un chiaro ruolino di marcia in cui tutti, dai generali ai soldati semplici, possano riconoscersi. Al primo posto non può che stare ,ad esempio, il grande scandalo della distribuzione del reddito. Capisco che la cosa, per i teologi del riformismo (o neoriformisti), ha un cuore troppo antico, ma chi non si fa carico, di questa enorme ingiustizia non avrà mai la credibilità per avanzare una proposta alternativa e vincente. Si dovrebbe intanto fare forte sponda  a chi sta perdendo il proprio posto di lavoro e (a pari merito, nel senso di priorità) alla moltitudine di giovani costretti ad accettare ogni sorta di umiliazioni sociali e umane a partire da un impiego (non lo definerei lavoro) precario e malpagato. C’è tutta una parte di società che va tolta da una solitudine ormai disperante. Solo la politica, pur tra mille difficoltà, può farlo. Se vuole. Eppure, ricordo che il primo provvedimento del secondo governo di centrosinistra fu l’intervento sul cuneo fiscale , a vantaggio quasi del tutto degli imprenditori, i quali non ringraziarono neppure e due anni dopo votarono in massa per Berlusconi. Inutile dire che il PD ha presentato in questa legislatura tot proposte di legge su questo e su quello. E’ certo vero. Ma  qual è la priorità conosciuta e conoscibile? In altre parole qual è la faccia che il PD mostra al paese? A mio avviso se si vuole risalire la china di quell’ annosa subalternità  descritta da Curzio Maltese, bisogna assumere con intransigenza la ridistribuzione della ricchezza della nazione come priorità assoluta. Sempre Maltese riporta i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2007. Ebbene gli italiani denunciano un reddito medio di 18.324 euro. I pensionati con 16.100 euro sono più ricchi dei ristoratori e degli albergatori. I costruttori vivono maluccio con appena 21.000 euro e non se la passano bene neppure gli industriali del tessile con ii loro 18.000 euro. E così via proseguendo. Non esiste a mia conoscenza un paese in Europa messo in queste condizioni. Nello stesso tempo a proposito di costruzione di una nuova offerta politica, (la quale ripeto deve crescere anche dal basso tramite una convinzione e un consenso sempre più diffusi), sarebbe utile fare sponda(un’altra) a quanti hanno indetto il No Berlusconi day  invece di riservarsi di valutarne le parole d’ordine col ditino alzato, come negli anni settanta del secolo scorso. E per farlo non c’è bisogno di mutuare per forza la furbastra positura demagogica di un Di Pietro. E già che ci siamo sarebbe utile anche mettersi di traverso su talune significative azioni del governo come la proposta di legge volta a mettere all’asta i beni confiscati alle varie mafie sottraendone  la gestione a varie associazioni cooperative o di volontariato sociale. Ci vuol poco a capire che la mafie hanno tutti i mezzi e la liquidità necessaria per recuperare ciò che hanno momentaneamente perduto. Pio la Torre è morto invano? E, ancora, far sapere ben  più di come lo si è già (in parte) fatto che si è drasticamente contrari alla privatizzazione dell’acqua. Insomma alla fin fine ciò che ancora e sempre manca  non riguarda tanto il rapporto tra opposizione e proposta politica quanto piuttosto un nuovo atteggiamento mentale. Una nuova predisposizione d’animo. Un assetto di marcia politico che deve fregarsene allegramente dell’accusa di antiberlusconismo. Bisogna finalmente dire : sissignore siamo contro Berlusconi , lo siamo coerentemente, con tutte le nostre forze, perché ci schieriamo a favore di un’idea di società diversa e radicalmente opposta a quella da lui avanzata in tutti questi anni. Solo così si prepara il dopo Berlusconi. Combattendo non tanto la sua persona(anche) quanto il berlusconismo: fase avanzata, marcia e putrescente, del neoliberismo all’italiana. O lo si lascia fare al compagno Fini?

PS. Ultim’ora. Bersani si è fatto una segreteria innovativa. Dodici persone. Metà maschi, metà femmine. Nessun parlamentare. Tutti quarantenni. Nessun problema. E avanti così. Col partito nuovo.

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