Archive for dicembre 2009

Intellettuali cercasi

dicembre 28, 2009

Mi è molto chiaro che semplificare ,cioè cercar di rendere semplici riducendole ai minimi termini, problematiche complesse si rischia di prendere lucciole per lanterne. Di restituire a sé stessi e agli altri una caricatura della realtà sociale dei nostri tempi. In ciò addestrato da una lunga militanza in un’organizzazione politica che mal tollerava analisi sommarie avendo cura dei dettagli anche tecnici , dei rapporti materiali e immateriali (si direbbe oggi) afferenti alle interazioni tra soggetti sociali diversi. In quest’approccio la demagogia era sempre rigettata come sintomo di poco studio, riflessione sommaria e claudicante, rozza infarinatura sociologica e alla fine :cattiva consigliera. E ciò avveniva soprattutto in Emilia, laddove la responsabilità di governo esercitata per lungo tempo“in un paese solo” comportava la necessità di stare alla larga da ogni forma di settarismo culturale e politico come condizione per riaffermare un’egemonia basata essenzialmente su di un largo consenso sociale. Mai sbilanciata sul lato della forza. Era questa la condizione peraltro per contrattare risorse crescenti o comunque invariate ,in termini reali, per l’intero sistema del governo locale dando per scontato che si trattava di vere e proprie conquiste sociali ottenute nel campo aperto di un confronto politico fortemente intriso di ideologie contrapposte. Altri tempi, altro mondo , altro sistema politico. Tuttavia quell’approccio, quella  metodologia e quella “cultura politica” è rimasta in gran parte in vigore seppur con qualche estemporanea e dilettantesca interpretazione. Non dovrei dunque esser sospettato di “soggettivismo” quando adesso ,(come negli anni più recenti), cerco, (sempre consapevole dei miei limiti, questi sì del tutto soggettivi) di sfrondare (a parole) la giungla delle nuove ideologie. Senza pretesa alcuna di addentrarmi nell’analisi raffinata (sociologica o teoretica che sia)e ancor meno in una compiuta comprensione di quanto è avvenuto e sta avvenendo in quella che è stata autorevolmente ( e in parte oscuramente) definita la società delle reti. Resto nei miei quattro stracci cercando solo di contrastare la tendenza largamente diffusa nella sinistra detta riformista a rendersi politicamente innocua e dunque inutile nell’ambito di un mainstream tanto effimero quanto clamorosamente menzognero. Penso che sia proprio da qui che originano tutti i guai della sinistra presa nel suo complesso. La sua subalternità culturale prima ancora che politica. Gli esempi, a partire da un volgarissimo slittamento semantico, li ho fatti e rifatti , in questo luogo e altrove. Ma è come dare calci al vento, in assenza di un lavoro intellettuale che solo “gli intellettuali” possono fare. Dov’è rintanato il ceto intellettuale oggi? Non si cercano “intellettuali organici” ma dov’è finita la funzione pubblica dell’intellettuale di kantiana memoria che sempre nella storia umana ha influenzato civiltà, sviluppo, scienza e progresso? A parte lodevoli eccezioni sembra che il ceto intellettuale, nel suo rapporto col potere, sia infine anch’esso domato, addomesticato e infine appagato nella sua dorata cattività. Salvo saltabeccare da un talk show all’altro a , mansuetamente, battibeccare con politici e managers di mezza tacca.

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Apologia dell’inciucio

dicembre 19, 2009

Si parla dell’apologia dell’inciucio che avrebbe fatto D’Alema “gli inciuci a volta sono utili” risalendo al Togliatti dell’articolo 7 della nostra Costituzione. Nella stessa occasione D’Alema spiega (spiegare è il suo forte) la differenza tra la cultura politica del PCI e quella di stampo azionista. Chiama in campo anche Sofri che (all’epoca della nascita di Lotta Continua) accusava Togliatti di non aver voluto fare la rivoluzione. E’ una vecchia diatriba. Tuttavia non la trovo illuminante alla fine dell’anno di grazia 2009. Concedere a Berlusconi il legittimo impedimento tramite una legge fatta su misura può essere (lo ammetto ma non lo concedo) una tattica intelligente per prendere tempo in vista delle elezioni regionali e , a più lungo termine , in vista del naturale declino di Berlusconi che per quanto unto dal Signore non potrà durare in eterno. Ma non produrrà i risultati sperati. Mi concedo una digressione prima di riprendere il filo del ragionamento. C’è un post di Anderlini su quarantenopoli.blogspot.com che lascia aperte due possibilità (se ho ben compreso) dopo il fattaccio di Milano. Le riduco qui, chiedendo venia, ai minimi e rozzi termini: da un lato un Berlusca ulteriormente incattivito e dall’altro invece un cambiamento dovuto ad un “prendere distanza dal suo sé piegandosi ad ireniche riflessioni dopo “l’ostensione del sangue” così ben colta e descritta dall’autore : il capo del governo che si alza sul predellino (ancora una volta) per mostrare in favore di telecamere il sangue del suo sacrificio. Tutto può accadere , naturalmente . Sembra persino nascere il partito dell’amore che sfida l’odio della feccia giudiziaria sinistrorsa e comunista a prezzo del sangue dei giusti, anche se lo squadrismo politico di un Cicchitto ha subito contraddetto tale amorevole offensiva. Sia come sia , a me l’approccio dalemiano sembra drammaticamente datato e anzi anacronistico, in senso gramsciano ,se mi è consentito l’ardire. Non so se Togliatti non voleva fare la rivoluzione (propendo per dar ragione a Sofri su questo punto) di sicuro sapeva che non la poteva fare. Berlinguer, certamente voleva un’alternativa di sistema e di governo (più la seconda che la prima), ma sapeva che non era possibile. Sapeva che se per ipotesi una vasta alleanza imperniata sulla sinistra avesse raggiunto il 51% la festa sarebbe , inevitabilmente, finita prima di cominciare. Sissignore ci avrebbero spazzati via nel giro di poco tempo. Con le armi della NATO custodite nei Nasco* della Gladio. Altra digressione. Correva l’anno 1974 e i giovani fascisti gridavano nelle piazze slogan come : “Santiago, Atene, adesso Roma viene”, quando una sera (per la verità erano le due del mattino) vengo svegliato da un telefonata del “vecchio” Rino Nanni (allora vice-segretario della Federazione del PCI di Bologna) che m’invita a “prendere un caffè da me”. Arrivo e siamo una trentina. L’invito è a predisporre subito una dimora alternativa per almeno i sette giorni successivi . Seguono una serie di direttive operative vertenti su di un possibile “non possiamo escludere quest’ipotesi” imminente colpo di stato. Buffonate? Allarme eccessivo?. No. C’era un muro a Berlino. E anche l’ardita e spericolata strategia del compromesso storico, pur essendo una via obbligata, era destinata a non lacerare in Italia la camicia di forza bipolare. Come poi si vide con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. In sostanza D’Alema cerca di nobilitare all’eccesso una tattica politica facendo un ricorso del tutto improprio, e per la verità piuttosto rozzo, alla storia d’Italia e del PCI. Il muro è caduto vent’anni or sono, e anche parte della cultura e della tradizione azionista assume oggi un’altra valenza. Ma il punto è proprio qui. M’immaginavo che la nascita di un partito democratico, nel nuovo mondo, avrebbe potuto ricollocare tutta un’esperienza storica e una tradizione entro un nuovo corso politico nell’incontro con altre culture. Non sta avvenendo. Lo si è visto con le puerili e tremebonde preoccupazioni che il PD ha manifestato nei confronti di un fenomeno sociale e culturale importante e ,per me finalmente rassicurante, come quello dei giovani in viola di Piazza san Giovanni. Inchiodati al passato. Traditi dalla propria intelligenza politica. Confusi da un ego smisurato. Si ripropone all’infinito la logica , solo apparentemente ragionevole e vincente della bicamerale.
PS. A proposito di trasparenza. In ogni caso D’Alema non è ipocrita. S’incarica semplicemente di dire ad alta voce quel che altri nel PD e altrove dicono sottovoce e comunque pensano. Non si condivide ma si rispetta. Si rispettano meno gli altri. Vedi alla voce: avete la maggioranza cosa aspettate a mettere in salvo Berlusconi? Vedi alla sottovoce : in ogni caso noi ci salveremo l’anima (dubito la faccia) votando contro in parlamento.

*Con tale fantasiosa sigla si denominavano i nascondigli di armi e esplosivi dei “gladiatori”.

Tregua?

dicembre 15, 2009

Ha fatto bene Bersani a recarsi al capezzale di Berlusconi. Gesto normale, doveroso, persino scontato in una democrazia nella quale ci si ostina a non considerare l’avversario politico un nemico da abbattere. Ricordo ancora l’autentico e istintivo ribrezzo (non c’è altra parola) che provai una volta, (molto tempo è ormai trascorso) di fronte a gente della mia parte(gentucola per la verità) che si augurava, in privato, il peggio per una malattia di Berlusconi. Pensavo, allora come oggi, a tutte le volte che nella storia umana  la linea che separa la politica dalla guerra è apparsa  pericolosamente sottile e come tuttavia le regole e i valori condivisi, propri dello stato di diritto, valgano a renderla  invalicabile. Non meno delle regole non scritte di ciò che (mi si scusi l’enfasi) potrebbe chiamarsi una coscienza(individuale e collettiva) dotata di spessore morale.  Ciò premesso, insisto dal post precedente:  non basterà la solidarietà dell’opposizione espressa in questo frangente a Berlusconi. Non c’è da attendersi alcuna tregua. Dopo l’aggressione di Milano, il nucleo dirigente più interno della destra italiana, quella di antico stampo piduista e di moderno conio populista e autoritario, ha deciso di battere il ferro fin che è caldo. Dopo aver attizzato il fuoco per mesi, evocando scenari da guerra civile, additando al linciaccio  magistrati,invariabilmente  comunisti ,  mettendo alla gogna mediatica  giornalisti e scrittori antimafia da strozzare “con le mie mani”, e  “certa sinistra” da mandare “a morir ammazzata” , e infine invocando roghi  per la gente anticristiana che “devono morire” si è aperta una campagna maccartista volta a modellare un senso comune secondo cui il dissenso e la denuncia e la protesta in quanto tali costituiscono altrettante manifestazioni di odio contro Sua Maestà . D’ora in poi, al netto degli imbecilli che solidarizzando con l’aggressore di Milano portano acqua al mulino di questa destra anomala , qualsiasi critica verso la sacra persona del premier sarà immediatamente considerata alla stregua di un atto eversivo. Oltre alle allucinate tentazioni professate da Maroni, la prova regina assume consistenza politica nella rabbiosa e violenta reazione  alle parole di Rosy Bindi, la quale ha avuto il torto di chiarire che la destra ha dato il suo non minimo contributo a creare un clima velenoso. Parole perfino lievi quelle di Rosy, da quando al presidente del consiglio è caduta la catena (o ha sbroccato come ha scritto Guzzanti) e ha intensificato la sua crepitante raffica di  minacce contro chiunque non si genufletta di fronte a Lui. Più avanti (e cioè solo dopo la conclusione del lungo ciclo berlusconiano) si potrà forse capire meglio cosa bolliva in pentola nell’anno di grazia 2009: le concrete ragioni politiche e personali che dettano e, verosimilmente, obbligano ad un comportamento che sarebbe messo letteralmente al bando in qualsiasi paese libero e democratico. Per il momento leggo editoriali difensivi e poeticamente paludati (“siamo tutti italiani”) che ci spiegano come ,dopo il fattaccio, non ci sia più spazio per rimpalli di responsabilità. Della serie : tutti i gatti sono bigi. Non sono d’accordo. Non foss’altro perché lasciano (seppur indirettamente) correre l’idea perniciosa, profusa a piene mani in queste ore, che siamo già precipitati nel clima degli anni di piombo con tutto ciò che ne segue e consegue nel delegittimare l’idea stessa che possa esistere, oggi e in futuro, una sinistra ricandidabile al governo di questo paese. Personalmente ritengo che Berlusconi e i suoi pessimi ministri e ministrucoli  rechino danni gravissimi al paese e a tutti i suoi cittadini (fatti salvi alcuni ristretti e ben identificati gruppi d’interesse leciti e illeciti), soprattutto in termini di devastazione civile, di erosione dello spirito pubblico e di sgretolamento  della coesione sociale. Sono arciconvinto inoltre che il Grande Capo e i suoi incapaci (spesso proprio in senso tecnico) servitori nell’attuale governo hanno le più grandi e gravi responsabilità nel clima che si è fin’ora creato. Volgarità reiterate contro gli avversari politici, minacce , offese gratuite ripetute , infine delegittimazione (loro lo chiamano sputtanamento) di chiunque non s’acconci all’andazzo corrente. Non è solo questione di toni bensì e ancor più di concezione del potere. Nella visione del potere di Berlusconi (ascari e seguaci compresi) una volta che gli elettori ti hanno scelto, puoi fare di tutto e di più. E così il vero caporione della guardia pretoriana, Cicchitto,( già debitamente iscritto alla loggia P2 a suo tempo autorevolmente definita come un’associazione per delinquere contro la Repubblica) dà del killer mediatico a Travaglio pur di offrire il proprio petto in difesa del capo, anch’esso ugualmente  iscritto (sempre a suo tempo) alla stessa associazione. E così ,adesso dopo Milano, si può stringere la mordacchia a tutta l’opposizione.  Non è ancora fascismo , ma certamente in questa destra c’è un cuore di tenebra che non tollera libertà, se non condizionata. Chi non scondinzola, non s’accuccia e non lecca piedi (e altro ancora),  è un nemico. Chi la pensa come me , ad esempio, è automaticamente iscritto nella lista nera dei fomentatori di odio. Perchè? Semplice : se non ami Berlusconi lo devi per forza odiare. Tertium non datur. Così (s)ragionano gli energumeni che compongono la ristretta cerchia  dirigente /diligente/servente di questa nuova destra italiana.

PS. Morale della favola. Cari dirigenti del PD non fatevi trascinare col capo cosparso di cenere (posto che  tal materia vi sia pietosamente riservata) al famoso dialogo sulle riforme . Un’ormai lunga esperienza dovrebbe avervi insegnato che a lavar la testa all’asino si perde l’acqua ed il sapone . E pure ogni residua credibilità. Smettetela di considerarvi così tanto, tantissimo intelligenti da poter imbrigliare l’uomo della provvidenza con sofisticate manovre tattiche. Non ce la potete fare. Lui, non è così sofisticato. E’ provvisto di un’intelligenza concreta e ferina. Non a caso Bonaiuti che lo conosce lo ha appena definito “un leone”. Comunque leone o altra, meno nobile  fiera, è certamente un signore che va al sodo. Cosa potete realisticamente concedergli senza perdere qualche milione di voti ? L’UDC pensa, demo-cristianamente, a un lasciapassare personalizzato. Capisco la logica: la solita Parigi val bene la solita messa. Tuttavia, in questo caso, la toppa è peggiore del buco. Oltre a costituire un nefasto precedente, non sarebbe in alcun modo utile a calmare i bollenti spiriti e furori di un Berlusconi ossessionato(a torto o ragione, non si sa)  da un Graviano (inteso come Giuseppe). Al contrario una volta ottenuto il salvacondotto, Berlusconi  lo farebbe garrire ai quattro venti  come  proprio personale trionfo. E subito dopo schiaffeggerebbe con quello(il salvacondotto/a , intendo) gli stessi volenterosi  proponenti. Cari democratici senza altri aggettivi, ricordate il conflitto d’interesse? Non passa giorno che la destra , ingrata, si dimentichi di  sbattervi  in faccia la vostra (all’epoca nostra,purtroppo c’ero anch’io) generosa, sofisticata, volenterosa e molto intelligente, dabbenaggine. Adesso s’è fatto tardi. Di fronte alla sfida non resta che combattere. Ovvero indietreggiare, per scomparire. Poco per volta. Senza lasciar traccia. Neppur dell’onore.

Niente prigionieri

dicembre 14, 2009

Si cercano i mandanti morali dell’aggressione a Berlusconi. La destra non ha dubbi: la sinistra, Di Pietro e i giudici comunisti e tutti quei ragazzotti in viola considerati da un ministro della repubblica al pari dei delinquenti mafiosi. Ricordare La Russa dopo l’arresto dei boss Nicchi e Fidanzati: “al no B day ne mancavano due.” Ricordare l’evocazione della guerra civile. E l’esibizione delle “palle” nel discorso dal balcone europeo al congresso del PPE. Adesso c’è poco da fare. Grazie al gesto di uno squilibrato il volto insanguinato del presidente del consiglio toglie di mezzo qualsiasi argomento razionale. E’platealmente provato,in diretta televisiva, che Berlusconi è vittima dell’odio degli avversari politici. L’antiberlusconismo è una malattia da debellare , da estirpare dal corpo sociale, da mettere all’indice insieme ai suoi fautori. Giuseppe Graviano (quello che ha sibillinamente annunciato che parlerà solo quando e se vorrà) chi era costui? Tutto passa rapidamente in cavalleria. I sondaggi d’opinione (previsione facile) sfioreranno il plebiscito per il Grande Timoniere. Niente sarà più come prima. Non si faranno prigionieri. Salvo quelli  che saranno posti in regime di semi-libertà e potranno, anzi dovranno, accomodarsi ogni sera a far atto di presenza in qualche vespasiano televisivo.

PS.1 Chi odia chi? Dopo La Russa che si congratula per il fatto che due boss mafiosi non hanno potuto partecipare al corteo dei viola, stasera Scajola spiega al tiggi che l’odio è fomentato dai “compagni”.

PS2. Detto bolognese : “la merda si rivolta al badile”. 

PS3. Detto nazionale : “zitti e mosca”.

Aria fritta

dicembre 10, 2009

La nebbiosa ipocrisia del tanto atteso raduno globale di Copenhagen , definito appuntamento epocale e, se non ultima, penultima spiaggia per combattere, far regredire e infine arrestare il temutissimo effetto serra, si è diradata rapidamente portando a nudo lo scontro geopolitico che cercava di occultare. I paesi in via di sviluppo infatti rivendicano (ca va sans dire) nientemeno che lo sviluppo. Il proprio sviluppo. Di questo scontro fa parte la contraddizione stridente tra ricchezza e povertà; tra coloro che hanno inquinato l’orbe terraqueo ininterrottamente e a ritmo accelerato per almeno mezzo secolo per garantire il proprio benessere economico in termini di reddito procapite disponibile e coloro che non hanno potuto, fino ad ora, farlo. Per ridurre la faccenda ai minimi termini le cose stanno così: da un lato nei paesi industrialmente avanzati si diffonde sempre più (giustamente) una larga sensibilità ambientale essendo stato generalmente assicurato da ormai molto tempo (al netto degli effetti di nuova povertà resi più evidenti dalla crisi in atto) il pranzo e la cena, dessert compreso; dall’altro i paesi poveri e anche i grandi paesi in via di sviluppo accelerato , come Cina, India, Brasile, aspirano a raggiungere il benessere che ha caratterizzato lo sviluppo nel nord del globo. Da qui ne deriva che la questione ambientale pur essendo finalmente percepita come problema globale che travalica frontiere e coinvolge i ricchi come i poveri non è mai stata, non è e non sarà anche in futuro neutra dal punto di vista sociale. In altri e più chiari termini non è vero che la questione ambientale, anche dopo la fine del famigerato novecento, non è né di destra , né di sinistra. Certo l’aria non ha confini. Peccato però che i confini tra ricchezza e povertà,nonostante lo crescita di grandi aree del mondo restino ben tracciati quando , per la prima volta nella storia, oltre un miliardo di persone sopravvivono sotto la soglia di povertà nonostante i risultati ottenuti grazie alla crescita delle potenze emergenti nel sud del pianeta. In un tale contesto è evidente e del tutto comprensibile che i paesi in via di sviluppo aspirino a far ciò che altri , più fortunati hanno già fatto. Compreso il diritto alla propria quota d’inquinamento. Per rispondere positivamente ad un tal rivendicazione mantenendo a livello globale una sostanziale coerenza con gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento c’è una sola strada. Si tratta di finanziare , da parte dei paesi ricchi, uno sviluppo sostenibile nel sud del mondo, dimostrando così , nei fatti, che è oggi tecnicamente possibile raggiungere un accettabile livello di benessere economico anche abbattendo il rilascio di CO2 nell’atmosfera. In questo modo non sarebbe necessario per i paesi in via di sviluppo seguire tutte le fasi storiche d’industrializzazione del Nord per assicurare almeno pranzo e cena, se non dessert ai poveri della terra. Purtroppo ciò significa mettere a disposizione una massa critica di risorse che inevitabilmente sarebbero sottratte all’attuale stile di vita di coloro che vivono nel nord ormai postindustriale. D’altro canto tutte le strategie di lotta alla povertà tramite il cosiddetto APS(aiuto pubblico allo sviluppo) sono miseramente fallite. Qualcuno (non ricordo più chi) ha detto che tali strategie, dal punto di vista degli effetti concreti, si sono tradotte nel deprecabile stato di fatto secondo cui “i poveri dei paesi ricchi hanno finanziato i ricchi dei paesi poveri”. Esatto. I dati dimostrano che questo è il risultato di almeno trent’anni di aiuti ai paesi perennemente in via di sviluppo. Da qui forse, l’ulteriore ipocrisia nordista, europea e occidentale che giunse a suo tempo a coniare una nuova eufemistica definizione, quella di PMA: paesi meno avanzati . Si tratta di coloro che sono nella merda fino al collo senza speranza alcuna di uscirne mai. In queste condizioni appare semplicemente poetica (ancorché giusta in linea di principio) la proposta del responsabile della Commissione europea per i cambiamenti climatici, secondo cui è necessario che nuovi aiuti afferenti all’ambiente debbano consistere in soldi freschi e aggiuntivi rispetto ai fondi normalmente destinati ai paesi in via di sviluppo. Temo che ciò non avverrà. Il tanto strombazzato summit di Copenhagen si conclude in un soffio di aria fritta ulteriormente immessa nell’atmosfera.

PS. Solo quando dovesse verificarsi una straordinaria, ravvicinata e drammatica emergenza globale ci si deciderà forse, e sarà naturalmente troppo tardi, a metter mano ad un nuovo modello di sviluppo. Per il momento si rilancia in Italia il nucleare. Già è in atto una campagna propagandistica volta ad attenuare fino a far scomparire nell’opinione pubblica la grande paura di Chernobyl. Il nucleare di terza generazione(?) è pulito, come si sa. Ed è anche ormai sicuro. In più ci emancipa dalla dipendenza energetica e così via proseguendo con criminogene balle. Quanto ai costi della costruzione e, dopo poco meno di vent’anni, dello smantellamento degli impianti e infine dello stoccaggio delle scorie non se ne parla. Ma si sa in una penisola non mancano tratti di mare in cui affondare rifiuti radioattivi. Magari con l’aiuto delle varie mafie. Lontano dagli occhi , lontano dal cuore.

Viola

dicembre 8, 2009

Deprimente. Non trovo altro termine per esprimere l’attuale stato di fatto nel PD. Dice Bersani che al No B Day non si poteva mandare una delegazione “come nella Cecoslovacchia degli anni ‘50”. Francamente non capisco bene cosa vuol dire. Nessuno chiedeva al PD di aderire ufficialmente ,ovvero di inviare delegazioni, oppure “accodarsi” , e neppure “imbucarsi”. E neanche di fare come Di Pietro che ha cercato di calcare il suo cappelluccio su quell’immensa folla di giovani in viola. Si chiedeva altro. Ed è inutile oltre che controproducente adesso fare i finti tonti. Si chiedeva precisamente che il PD di fronte al disgelo ampiamente preannunciato(da tanti segnali) agisse nei confronti dei giovani autoconvocati con il riflesso condizionato di chi non può impedirsi , neppur volendo, di capire subito il senso profondo di quanto sta avvenendo in un pezzo d’Italia che , nel bene e nel male rappresenta il futuro(certo ancora in fasce,non scontato in quanto ad esiti e qualità, tuttavia alternativo sul piano sociale e culturale) dopo la lunga stagione del berlusconismo. La chimera, costruita nel laboratorio italiano, con la sconcia unione tra populismo e neoliberismo comincia a sfaldarsi. Il collante costituito dal PDL dell’uomo solo al comando che ha agito in un primo tempo come una potente droga mostra adesso tutti i suoi nefasti effetti collaterali. Il primo dei quali si evidenzia in via sintomatica nella rivolta interna agita da Fini cui corrisponde , specularmente , la reazionaria fuga in avanti della Lega. I giovani in viola hanno intuito quanto sta avvenendo, e hanno forzato un varco d’importanza strategica. Da quel varco doveva e poteva passare il PD e tutto ciò che resta della sinistra italiana. Invece no. Il PD perde il suo tempo inseguendo un improbabile dialogo sulle riforme, Di Pietro perde il suo contestando all’ingrosso il PD, e i cascami della sinistra che fu perdono il loro nel cercar di comporre proibitivi puzzle di sigle e simboli. Deprimente davvero. Deprimente anche l’ospitalità gentilmente concessa dal congresso del PSE al PD italiano con in più il contentino che Schultz promette a D’Alema dopo averlo lasciato nelle sicure mani di Berlusconi. Deprimente e per di più umiliante. A questo punto l’imminente prova delle regionali appare messa a repentaglio e con essa anche l’esistenza dell’attuale PD “rifondato” da Bersani per la seconda volta in due anni. A quest’ultimo proposito, sembrano già ora illuminanti, ai fini di un terzo tentativo, le parole di Fioroni: “Occorre un’evoluzione culturale. Alle parole individuo,collettivo, partito del lavoro,dobbiamo sostituire persona,famiglia, etica. E non pensare di lasciare ai centristi la rappresentanza dei moderati”. Semplice. Ecco riproposto il nodo mai sciolto con la nascita del PD. In effetti , una volta che hai pronunciato solennemente un vade retro rispetto alla sinistra di ieri, oggi e domani, (vedi alla voce Veltroni) non puoi stare eternamente in bilico. Vano e patetico il recupero Bersaniano quando torna a parlare genericamente di uguaglianza (nientemeno: bastava giustizia sociale) se non si ha la forza di tagliare il nodo gordiano che stringe alla gola ,dalla nascita, “il partito nuovo”. Oppure fate davvero il Kadima italiano, con Rutelli e Fini, così almeno altri, prima o poi, potranno tornare a fare la sinistra. Magari anch’essa “nuova” : democratica e pure socialista. Si lo so: il programma non vi piace. Pazienza. Buon Natale,comunque.

L’ albero e i frutti (ovvero: siamo alla frutta?)

dicembre 2, 2009

Cerchiamo di capire cosa sta succedendo nel PD con il via libera dato a Berlusconi a difendersi non solo nel processo ma anche “dal processo”. La nuova linea com’è noto viene esplicitata dal vicesegretario del partito Enrico Letta, nipote di Gianni (pour cause) con l’appoggio immediato di Bersani e la morbida presa di distanza del presidente Rosy Bindi. Quest’ultima ricopre perfettamente il suo ruolo consistente nel far bella figura facendo sponda ai tanti nel PD che non la vedono chiara. Nel gioco delle parti la Rosy è perfetta. Comunque sfrondando il sottobosco dalla dietrologia il mistero PD è solo apparentemente tale. In realtà il cambio di rotta corrisponde ad una “strategia” (si fa per dire) politica del tutto chiara. Posso immaginarmi (comunque nessuno può impedirmelo) il colloquio al Quirinale tra Bersani, Letta e il presidente Napolitano dopo che il Berlusca ha minacciato la guerra civile e, più importante,( e prima ancora) le elezioni anticipate sotto l’ormai micidiale offensiva di Fini. La sostanza è riassumibile in quattro punti. 1) se si va subito alle elezioni politiche generali si perdono di brutto. 2) Bisogna prender tempo e intanto sperimentare nuove alleanze alle regionali per vedere come butta. 3) Ergo Berlusconi deve farci il santo favore di tener duro (contro Fini e magistrati vari) possibilmente fino al termine della legislatura quando si compirà la fine naturale della sua epopea. Da quest’ultima considerazione scaturisce l’accorato appello del PD al “dovere di governare” e l’autorevole rassicurazione di Napolitano sulla sorte di un governo dotato di una grande maggioranza che nessuno può abbattere. Neppure la giustizia. La stessa firma sotto il lodo Alfano proviene dalla stessa scuola di pensiero riformista: rassicurare il Berlusca affinchè, faccia il favore di cuocersi da sé , nel suo brodo. 4) A tutto ciò si aggiunge la preoccupazione (e questa l’avrei anch’io alla luce dei fatti storici ex ante) che la montagna Spatuzza o Ciancimino junior, partorisca il consueto topolino, con relativo e devastante boomerang. E questo è tutto. Solo che è, come sempre in passato ,sbagliato. Non solo perché tutte le volte che ci si è acconciati ad un ventre molle Berlusconi l’ha sforacchiato in punta di sciabola. D’altro canto è la sua specialità. Più che un corsaro è un pirata della politica. Lascio adesso da parte tutte le metafore che potrebbero utilmente chiarire la differenza e il ben diverso trattamento riservato alle due categorie in questione nell’epoca in cui si fronteggiavano grandi potenze europee per il dominio dei mari. Basti ribadire che con i pirati non ci si accordava. Li s’incordava semmai. Facezie metaforiche a parte, il PD non raccoglierà alcun frutto da una naturale morte politica di Berlusconi. Sembra piuttosto più ragionevole il pensare che potrà raccoglierli Fini o chi per lui. In altri termini non dovrebbe esser difficile comprendere che il raccoglitore sarà il vero antagonista di Berlusconi (uomo o partito che sia). Il frutto lo raccoglie chi scuote vigorosamente l’albero. Non coloro che attendono che il frutto marcio gli cada in testa.