L’ albero e i frutti (ovvero: siamo alla frutta?)

Cerchiamo di capire cosa sta succedendo nel PD con il via libera dato a Berlusconi a difendersi non solo nel processo ma anche “dal processo”. La nuova linea com’è noto viene esplicitata dal vicesegretario del partito Enrico Letta, nipote di Gianni (pour cause) con l’appoggio immediato di Bersani e la morbida presa di distanza del presidente Rosy Bindi. Quest’ultima ricopre perfettamente il suo ruolo consistente nel far bella figura facendo sponda ai tanti nel PD che non la vedono chiara. Nel gioco delle parti la Rosy è perfetta. Comunque sfrondando il sottobosco dalla dietrologia il mistero PD è solo apparentemente tale. In realtà il cambio di rotta corrisponde ad una “strategia” (si fa per dire) politica del tutto chiara. Posso immaginarmi (comunque nessuno può impedirmelo) il colloquio al Quirinale tra Bersani, Letta e il presidente Napolitano dopo che il Berlusca ha minacciato la guerra civile e, più importante,( e prima ancora) le elezioni anticipate sotto l’ormai micidiale offensiva di Fini. La sostanza è riassumibile in quattro punti. 1) se si va subito alle elezioni politiche generali si perdono di brutto. 2) Bisogna prender tempo e intanto sperimentare nuove alleanze alle regionali per vedere come butta. 3) Ergo Berlusconi deve farci il santo favore di tener duro (contro Fini e magistrati vari) possibilmente fino al termine della legislatura quando si compirà la fine naturale della sua epopea. Da quest’ultima considerazione scaturisce l’accorato appello del PD al “dovere di governare” e l’autorevole rassicurazione di Napolitano sulla sorte di un governo dotato di una grande maggioranza che nessuno può abbattere. Neppure la giustizia. La stessa firma sotto il lodo Alfano proviene dalla stessa scuola di pensiero riformista: rassicurare il Berlusca affinchè, faccia il favore di cuocersi da sé , nel suo brodo. 4) A tutto ciò si aggiunge la preoccupazione (e questa l’avrei anch’io alla luce dei fatti storici ex ante) che la montagna Spatuzza o Ciancimino junior, partorisca il consueto topolino, con relativo e devastante boomerang. E questo è tutto. Solo che è, come sempre in passato ,sbagliato. Non solo perché tutte le volte che ci si è acconciati ad un ventre molle Berlusconi l’ha sforacchiato in punta di sciabola. D’altro canto è la sua specialità. Più che un corsaro è un pirata della politica. Lascio adesso da parte tutte le metafore che potrebbero utilmente chiarire la differenza e il ben diverso trattamento riservato alle due categorie in questione nell’epoca in cui si fronteggiavano grandi potenze europee per il dominio dei mari. Basti ribadire che con i pirati non ci si accordava. Li s’incordava semmai. Facezie metaforiche a parte, il PD non raccoglierà alcun frutto da una naturale morte politica di Berlusconi. Sembra piuttosto più ragionevole il pensare che potrà raccoglierli Fini o chi per lui. In altri termini non dovrebbe esser difficile comprendere che il raccoglitore sarà il vero antagonista di Berlusconi (uomo o partito che sia). Il frutto lo raccoglie chi scuote vigorosamente l’albero. Non coloro che attendono che il frutto marcio gli cada in testa.

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