Viola

Deprimente. Non trovo altro termine per esprimere l’attuale stato di fatto nel PD. Dice Bersani che al No B Day non si poteva mandare una delegazione “come nella Cecoslovacchia degli anni ‘50”. Francamente non capisco bene cosa vuol dire. Nessuno chiedeva al PD di aderire ufficialmente ,ovvero di inviare delegazioni, oppure “accodarsi” , e neppure “imbucarsi”. E neanche di fare come Di Pietro che ha cercato di calcare il suo cappelluccio su quell’immensa folla di giovani in viola. Si chiedeva altro. Ed è inutile oltre che controproducente adesso fare i finti tonti. Si chiedeva precisamente che il PD di fronte al disgelo ampiamente preannunciato(da tanti segnali) agisse nei confronti dei giovani autoconvocati con il riflesso condizionato di chi non può impedirsi , neppur volendo, di capire subito il senso profondo di quanto sta avvenendo in un pezzo d’Italia che , nel bene e nel male rappresenta il futuro(certo ancora in fasce,non scontato in quanto ad esiti e qualità, tuttavia alternativo sul piano sociale e culturale) dopo la lunga stagione del berlusconismo. La chimera, costruita nel laboratorio italiano, con la sconcia unione tra populismo e neoliberismo comincia a sfaldarsi. Il collante costituito dal PDL dell’uomo solo al comando che ha agito in un primo tempo come una potente droga mostra adesso tutti i suoi nefasti effetti collaterali. Il primo dei quali si evidenzia in via sintomatica nella rivolta interna agita da Fini cui corrisponde , specularmente , la reazionaria fuga in avanti della Lega. I giovani in viola hanno intuito quanto sta avvenendo, e hanno forzato un varco d’importanza strategica. Da quel varco doveva e poteva passare il PD e tutto ciò che resta della sinistra italiana. Invece no. Il PD perde il suo tempo inseguendo un improbabile dialogo sulle riforme, Di Pietro perde il suo contestando all’ingrosso il PD, e i cascami della sinistra che fu perdono il loro nel cercar di comporre proibitivi puzzle di sigle e simboli. Deprimente davvero. Deprimente anche l’ospitalità gentilmente concessa dal congresso del PSE al PD italiano con in più il contentino che Schultz promette a D’Alema dopo averlo lasciato nelle sicure mani di Berlusconi. Deprimente e per di più umiliante. A questo punto l’imminente prova delle regionali appare messa a repentaglio e con essa anche l’esistenza dell’attuale PD “rifondato” da Bersani per la seconda volta in due anni. A quest’ultimo proposito, sembrano già ora illuminanti, ai fini di un terzo tentativo, le parole di Fioroni: “Occorre un’evoluzione culturale. Alle parole individuo,collettivo, partito del lavoro,dobbiamo sostituire persona,famiglia, etica. E non pensare di lasciare ai centristi la rappresentanza dei moderati”. Semplice. Ecco riproposto il nodo mai sciolto con la nascita del PD. In effetti , una volta che hai pronunciato solennemente un vade retro rispetto alla sinistra di ieri, oggi e domani, (vedi alla voce Veltroni) non puoi stare eternamente in bilico. Vano e patetico il recupero Bersaniano quando torna a parlare genericamente di uguaglianza (nientemeno: bastava giustizia sociale) se non si ha la forza di tagliare il nodo gordiano che stringe alla gola ,dalla nascita, “il partito nuovo”. Oppure fate davvero il Kadima italiano, con Rutelli e Fini, così almeno altri, prima o poi, potranno tornare a fare la sinistra. Magari anch’essa “nuova” : democratica e pure socialista. Si lo so: il programma non vi piace. Pazienza. Buon Natale,comunque.

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