Intellettuali cercasi

Mi è molto chiaro che semplificare ,cioè cercar di rendere semplici riducendole ai minimi termini, problematiche complesse si rischia di prendere lucciole per lanterne. Di restituire a sé stessi e agli altri una caricatura della realtà sociale dei nostri tempi. In ciò addestrato da una lunga militanza in un’organizzazione politica che mal tollerava analisi sommarie avendo cura dei dettagli anche tecnici , dei rapporti materiali e immateriali (si direbbe oggi) afferenti alle interazioni tra soggetti sociali diversi. In quest’approccio la demagogia era sempre rigettata come sintomo di poco studio, riflessione sommaria e claudicante, rozza infarinatura sociologica e alla fine :cattiva consigliera. E ciò avveniva soprattutto in Emilia, laddove la responsabilità di governo esercitata per lungo tempo“in un paese solo” comportava la necessità di stare alla larga da ogni forma di settarismo culturale e politico come condizione per riaffermare un’egemonia basata essenzialmente su di un largo consenso sociale. Mai sbilanciata sul lato della forza. Era questa la condizione peraltro per contrattare risorse crescenti o comunque invariate ,in termini reali, per l’intero sistema del governo locale dando per scontato che si trattava di vere e proprie conquiste sociali ottenute nel campo aperto di un confronto politico fortemente intriso di ideologie contrapposte. Altri tempi, altro mondo , altro sistema politico. Tuttavia quell’approccio, quella  metodologia e quella “cultura politica” è rimasta in gran parte in vigore seppur con qualche estemporanea e dilettantesca interpretazione. Non dovrei dunque esser sospettato di “soggettivismo” quando adesso ,(come negli anni più recenti), cerco, (sempre consapevole dei miei limiti, questi sì del tutto soggettivi) di sfrondare (a parole) la giungla delle nuove ideologie. Senza pretesa alcuna di addentrarmi nell’analisi raffinata (sociologica o teoretica che sia)e ancor meno in una compiuta comprensione di quanto è avvenuto e sta avvenendo in quella che è stata autorevolmente ( e in parte oscuramente) definita la società delle reti. Resto nei miei quattro stracci cercando solo di contrastare la tendenza largamente diffusa nella sinistra detta riformista a rendersi politicamente innocua e dunque inutile nell’ambito di un mainstream tanto effimero quanto clamorosamente menzognero. Penso che sia proprio da qui che originano tutti i guai della sinistra presa nel suo complesso. La sua subalternità culturale prima ancora che politica. Gli esempi, a partire da un volgarissimo slittamento semantico, li ho fatti e rifatti , in questo luogo e altrove. Ma è come dare calci al vento, in assenza di un lavoro intellettuale che solo “gli intellettuali” possono fare. Dov’è rintanato il ceto intellettuale oggi? Non si cercano “intellettuali organici” ma dov’è finita la funzione pubblica dell’intellettuale di kantiana memoria che sempre nella storia umana ha influenzato civiltà, sviluppo, scienza e progresso? A parte lodevoli eccezioni sembra che il ceto intellettuale, nel suo rapporto col potere, sia infine anch’esso domato, addomesticato e infine appagato nella sua dorata cattività. Salvo saltabeccare da un talk show all’altro a , mansuetamente, battibeccare con politici e managers di mezza tacca.

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4 Risposte to “Intellettuali cercasi”

  1. Edoardo Schiazza Says:

    Caro Mauro non sarò certo io a confutare le tue analisi, per due motivi:
    il primo ( di poca rilevanza) perchè non credo di esserne all’altezza e d’acchito, perchè condivido molto di quello che dici;
    il secondo ( che credo più rilevante ) e che mi piacerebbe che in noi si sviluppasse una capacità propositiva che spesso non vedo e non sento.
    Certo come tu dici, dove sono gli intellettuali, si potrebbe dire dove sono i partiti, dov’è il popolo, in particolare il nostro e più in generale dov’è la Politica la ” nostra “.
    Se non erro, un tempo si citava il Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento.
    Da te e da altri ” come te ” mi aspetto e attendo un fare, un fare positivo che sia capace di superare le ” diversità ” del passato e riapra o contribuisca a riaprire una nuova stagione politica che a mio avviso è stata bloccata dopo la svolta dell’89.
    In attesa ti saluto con affetto.
    Un apolide della politica

  2. maurozani Says:

    Capisco benissimo il senso del tuo commento. Il problema è però sempre quello. Non si diventa propositivi a tavolino. Nuove proposte possono nascere solo da idee nuove, le quali , a loro volta, possono nascere solo da un movimento sociale in atto e da un ceto intellettuale che le elabori, cui seguirà , necessariamente, un ceto politico che s’incarica d’interpretarle e infine d’attuarle con un largo consenso. Adesso l’attualità (del tuo Che fare?) riguarda essenzialmente la possibilità di bloccare una deriva culturale, senza divenire nostalgici o conservatori, poichè questa è la precondizione per tutto il resto. Insomma esercitare l’arma della critica, la quale , come diceva il grande vecchio: “non può sostituire la critica delle armi” epperò (sempre lui) “l’arma della critica diventa forza materiale non appena s’impadronisce delle masse”. Ergo criticare è già proporre.
    Ciao, a presto

  3. Atos Benaglia Says:

    Caro Mauro,
    direi che gli intellettuali sono sempre pronti a deprecare, condannare e combattere le dittature… ma del passato .
    Sono cinico..?!
    Direi sedotto e abbandonato .
    Buon anno .
    Atos – Pianoro

  4. maurozani Says:

    Eh…! in effetti c’è del vero….
    Buon anno anche a te.

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