Terzo fronte?

Scorrendo, sia pur distrattamente, i quotidiani (solo un paio) non trovo traccia dell’affermazione di Obama il quale (fonte tg3) mentre preannuncia la nuova offensiva contro Al Qaeda nello Yemen, ammette che “ci stiamo ritirando dall’Irak, paese che non aveva nulla a che fare col terrorismo”. Se corrisponde al vero l’affermazione non è di poco rilievo, tenuto conto che gli USA sono impegnati militarmente in Irak dall’ormai lontano 2003. Dopo aver preso i pozzi di petrolio e recentemente venduti all’incanto a multinazionali angloamericane e dopo aver compiuto ogni sorta di distruzione con almeno centomila morti tra la popolazione civile in nome della democrazia, il presidente americano , sia pure ai fini di aprire un terzo fronte, dopo Afghanistan e Irak , ristabilisce la verità storica: si è utilizzato l’attentato alle torri gemelle per riaffermare l’egemonia politica e militare degli USA in un’area cruciale del pianeta. Gli imbecilli della squadra neocon pensavano , non solo di rubare il petrolio irakeno di fronte ad una possibile difficoltà nel rapporto ultracinquantennale con il regno dei Saud, ma anche di provocare un effetto domino in una vasta area che dalla mesopotamia arriva fino all’Afghanistan passando per l’Iran e il Pakistan. E anche , nel frattempo, di risolvere in via definitiva e (of course) a favore di Israele la questione palestinese. Ben al contrario, la strategia rivoluzionaria e criminale dei trotskisti neocon ha provocato la diffusione del network terrorista e il suo stabile insediamento in tutta una lunga serie di enclaves : dalla Somalia, a molte altre zone dell’Africa, dello Yemen, del Pakistan senza dimenticare gli insediamenti nell’estremo oriente asiatico , e almeno in parte anche in India e in Cina.La rete di Al Qaeda (qualunque cosa davvero sia) ne è uscita enormemente rafforzata mettendo in difficoltà tutti i governi dell’Islam moderato e ,per inciso, rendendo la vita impossibile anche al capo, dell’ormai ex, autorità palestinese Abu Mazen. A questo punto va reso onore alla sincerità di Obama a proposito dell’Irak . La sincerità è merce molto rara tra i capi di stato e di governo da che mondo è mondo , naturalmente. Basti pensare al Gran Bugiardo, quel Tony Blair che s’inventò di sana pianta le armi di distruzione di massa (“possono colpire qualunque area del territorio europeo in soli in 45 minuti”) per conto di Giorgino Bush. Tuttavia l’ idea di aprire un terzo fronte di guerra nello Yemen ,magari in vista delle elezioni del prossimo novembre, si rivelerà (se praticata) ancora una volta un tragico e sanguinoso errore. “Per colpire i terroristi dateci informazioni, non bombardamenti” sembra abbia subito obiettato il governo yemenita che sta facendo accorrere truppe sulle montagne, nelle zone tribali dove si addestrano e si rifugiano i seguaci della rete di Al Qaeda. Forse il presidente Obama dovrebbe prendere sul serio un tal invito. Lo dovrebbe fare proprio nel momento in cui mette a nudo con la sua denuncia la clamorosa inefficienza dei servizi di sicurezza statunitensi che vengono ormai colpiti in modo devastante nelle proprie basi operative da informatori da loro stessi reclutati. Non si può inviare un messaggio positivo, in controtendenza rispetto a quello scontro di civiltà teorizzato dai neocon, come ha fatto il presidente americano inaugurando il suo mandato, e poi cadere nella trappola yemenita. Intanto in Italia ,anche dopo che le nostre truppe sono state impegnate in uno scontro prolungato della cui reale portata nessuno ha informato, si discute di bozza Violante, di super poteri al premier e di exit strategy (dai processi) per lo stesso. In attesa di cattive notizie dal pantano afghano che,purtroppo verosimilmente, non tarderanno ad arrivare. Forse, in Italia, mentre si apre il secondo decennio del terzo millennio, l’opposizione democratica potrebbe trovare il tempo, tra un tentativo di dialogo e un altro, di occuparsi di quanto sta per succedere nel tanto magnificato mondo globale. O no?

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