Primarie?

<Sono il signor Wolf.Risolvo problemi>. Pulp fiction a parte ,più o meno così, con pragmatico approccio emiliano, Bersani aveva dato l’impressione di poter  districare l’intricata matassa del PD. Compito,invero,difficile  anche per un uomo dotato di esperienza, duttilità e non privo d’acume e d’intelligenza politica. Qualsiasi cosa sia quest’ultima. Purtroppo il partito mal nato, nel senso che nacque scontando la morte del secondo governo Prodi e, per di più con un progetto in tutto subalterno alla visione radicalmente bipartitica messa in campo da Berlusconi , è ormai un oggetto scivoloso da maneggiare. Una sorta di blob che ti sfugge da tutte le parti. La vicenda delle primarie è ,come suole dirsi, paradigmatica. L’amalgama mal riuscito (D’Alema dixit) mancando di un progetto politico alternativo al centro destra, si buttò subito sulle primarie avvalorandone  il  potere taumaturgico. Le primarie dovevano servire a coprire un vuoto politico e l’assenza di una visione antagonista al populismo modernista e autoritario di Berlusconi. Agli iscritti e militanti si doveva concedere di poter riscegliere,in seconda istanza, gli uomini e le donne, dopo che erano stati già stati scelti, in prima istanza, nel complicato gioco interno ai gruppi dirigenti. Decidiamo noi ma diamo a voi l’impressione, tramite le primarie, di essere i veri protagonisti. Tale è sempre stata la doppiezza insita nella statuizione delle primarie. Per dirla con un francesismo si trattava di una presa per il culo. Per un partito nuovo non fu un gran biglietto da visita. Tuttavia la “volontà di potenza” dei gruppi dirigenti in Puglia, a Firenze e altrove si scontrò con un senso comune ormai diffuso secondo cui non v’era nulla di traumatico nel cambiare a furor di popolo le scelte già effettuate in camera caritatis. Adesso per le regionali la faccenda si complica ulteriormente anche per via dell’alleanza con l’UDC. Il signor Wolf dunque s’affretta a chiarire che le primarie non sono vincolanti. E la presidente dell’Umbria (che mi è simpatica per affinità caratteriali) chiarisce a brutto muso che delle primarie non gliene può fregar di meno. Non può chiedere la deroga prevista dallo statuto perché farebbe fatica(a differenza di Errani ) a raggiungere la maggioranza qualificata per poter effettuare un terzo mandato e dunque s’incarica di mettere a nudo il Re delle primarie. Le primarie vanno bene quando i militanti del PD concordano con il gruppo dirigente e viceversa. Oppure  non c’è luogo a procedere. Con tanti saluti allo statuto e alla demagogia partecipazionista che accompagnò la nascita del partito nuovo. Spiace per quanti avevano confidato , sperato e scommesso che la nascita del Partito democratico avrebbe innescato, anzitutto tramite nuove procedure democratiche, un processo a cascata di democratizzazione e riforma della politica. A tutti loro converrebbe riflettere adesso sulla politica del PD e rivendicare ,in primo luogo, una possibilità di incidere su questo piano. Della serie :dialogare con B, ovvero chiarire che un’evidenza quindicennale dimostra che non si possono fare riforme serie con chi vuole solo liberarsi dai processi che lo riguardano? Non c’è bisogno di alzare troppo i famosi “toni” per dire che dialogo vi potrà essere solo quando Berlusconi non sarà più capo del governo. E intanto darsi da fare per contrapporre una visione della società altra e diversa rispetto a quella della destra italiana. Andare controcorrente insomma è la cosa più importante per preparare un futuro per il PD e per la sinistra. Per tutto il tempo che sarà necessario. Con calma e serenità. E’ una rinuncia a far politica? No. E’ far politica in modo diverso. Nei mesi e(temo) anni che verranno, per esempio, ci sarà da dare una mano, con proposte e azioni concrete, nel Parlamento e nel paese a chi sarà duramente colpito dagli effetti sociali della crisi. Davvero non si può tentare di cambiare o almeno incidere seriamente su quella che viene chiamata l’agenda politica del paese? Poi, anche in politica, da cosa può nascere cosa. Possono meglio definirsi identità e progetti. Possono aprirsi nuove prospettive che oggi è arduo scorgere. Ma se si va al traino degli interessi del signor B e magari si guarda con diffidenza o anche solo con sufficienza a quel popolo viola che ha riempito piazza San Giovanni a Roma con la legittima e democratica rivendicazione di mandar a casa il suddetto signore, allora, non ci sono primarie che tengano.

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