Il retroterra.

Su “il Fatto Quotidiano” di oggi, Travaglio si dilunga, da par suo, a spiegare che nel PdL non ci si dimette neanche quando si è rinviati a giudizio, o condannati per favoreggiamento nei confronti di mafia o camorra. La lista è invero lunga e significativa assai. Nel centrosinistra invece ci si dimette per “scandaletti da film di Jenny Tamburi e Bombolo”. Giusta osservazione. A Bologna peraltro non sono poi pochissimi coloro i quali ritengono che Del Bono non avrebbe dovuto dimettersi sol per il fatto di esser nella condizione d’indagato, quindi innocente fino a prova contraria. Sembra che anche il sindaco la pensasse in questo modo. Salvo cambiare repentinamente idea dalla sera alla mattina. E , in effetti, anch’io ritengo che in linea generale non ci si deve dimettere per un avviso di garanzia, salvo fattispecie criminose che suscitano ben altro allarme sociale rispetto ad una vicenda che , per il momento riguarda un’eccessiva disinvoltura nel gestire, (sia pure col sospetto di un uso improprio di risorse pubbliche) la conclusione di un rapporto, per così dire, personale. Questo in linea generale. Solo che a Bologna ciò che altrove non susciterebbe nessuna particolare e prolungata attenzione, “laicamente” considerando che così fan tutti, assume immediatamente un ben diverso spessore , d’ordine etico e morale. Il quale , a sua volta, impone una e una sola decisione politica. E’, essenzialmente, questa consapevolezza che alla fine ha consigliato a Del Bono e al PD di procedere rapidamente all’annuncio delle dimissioni. La sensibilità media dei bolognesi avrebbe mal tollerato che un sindaco comunque “chiacchierato” s’inchiavardasse sulla poltrona di Palazzo D’Accursio. Così come non credo che l’opinione pubblica abbia ben accolto l’iniziale slittamento berlusconiano secondo cui Del Bono è stato votato dai cittadini e dunque la magistratura svolga pure il suo ruolo ma la politica tira avanti comunque. “Non mischiamo la politica con le vicende giudiziarie”, anche questo ci si è lasciati sfuggire sotto botta. Frase che ben si presta ad essere variamente e, per lo più, malamente interpretata. La verità è che a Bologna non è consentito neppure ciò che altrove verrebbe rapidamente declassato e infine archiviato nella memoria dei più ad una storia di amorazzi gestita con “leggerezza” senza particolare importanza. Una volta su questo blog (o in quello precedente), mi dilungai a notare quanto grave (nel senso di pesante e faticoso) fosse ancora da portare il fardello del mito di Bologna. Va ricordato che la sinistra in Italia , all’opposizione per mezzo secolo, non voleva “fare come in Russia”, bensì fare come a Bologna. Difficile ancor oggi prescindere da questo retroterra. Eppure da tempo si era giunti ad un bivio. Da prima ancora della vittoria di Guazzaloca nel 1999 per intenderci. E in quel bivio si è avuta anche una bipartizione del confronto interno alla sinistra bolognese . Vi era chi puntava ad una normalizzazione in chiave modernista che includeva ,seppur in via indiretta e in forma implicita, di declassare a vecchi tabù talune “rigidità” che s’opponevano alla necessaria innovazione. Il buon governo? Sì va bene, ma non basta più. La linearità e l’onestà nei comportamenti, la trasparenza garantita da un alto livello di partecipazione e controllo dei cittadini sull’operato delle amministrazioni? Sì va bene, ma tutto ciò deve esser dato ormai per scontato, viceversa si traduce in un vero e proprio ostacolo all’efficienza e all’innovazione. Ad un certo punto nessuno poteva più permettersi di iniziare e finire un discorso senza pronunciare per enne volte la parola magica :innovazione. Forse per questo il gattone Guazzaloca, scaltramente rifacendosi alla tradizione, riuscì a catturare qualche voto anche da un certo numero di elettori di sinistra. Dall’altra parte vi era chi perorava (confusamente assai) la causa di una nuova “narrazione” da parte della sinistra che potesse ricollocare (brutta parola, d’accordo) tutta una tradizione di buon governo nella nuova epoca del post guerra fredda rendendola di nuovo fertile di idee e progetti. Confusamente ho scritto. Perché se da un lato non si negava l’esigenza di rinnovare anche radicalmente tutta un’esperienza di governo che non poteva più contare sulla rendita ideologica del passato, dall’altro non si voleva correre il rischio di buttar via il bambino con l’acqua sporca. Un passaggio complicato alquanto da effettuare, per di più, entro un contesto di riferimento stressante, caratterizzato dalla sollecitazione continua, anche da parte dei media, a “svecchiare”, a utilizzare “competenze”, a valorizzare “società civile” (leggi, non cittadini ma essenzialmente lobbies economiche) e , infine ,a far spazio a gestioni privatistiche dell’interesse pubblico in ogni campo . In questa stretta la lunga transizione aperta nella sinistra italiana nei vent’anni che ci separano dalla svolta della Bolognina e mai risolta ,neppure con la nascita del PD, ha tenuto Bologna sospesa, in bilico, entro una zona grigia non rischiarata neppure dalla breve incursione di un elemento esterno come la candidatura di Cofferati che ci s’augurava (da molte ingenue e generose parti) potesse tagliare il nodo gordiano che stringeva Bologna , magari riunendo in felice sintesi l’ innovazione nel governo con una aggiornata partecipazione civica. In sostanza tra la componente tecnocratica e ultra-riformista e quella che andava cercando col lanternino(io ero tra questi) nuovi presupposti culturali per rinnovare il cammino del buon governo senza poter contare su di una solida sponda nazionale, lo stallo è proseguito , tra alti e bassi (più i secondi dei primi) fino ad oggi. E nessuno, proprio nessuno tra coloro che hanno avuto responsabilità politiche o di governo può trarsi facilmente d’impaccio. Epperò,alla fin dei conti, Bologna resta , a suo modo e ancor oggi diversa. L’idea che chi regge la cosa pubblica debba esser al di sopra di ogni sia pur minimo sospetto si è profondamente radicata in un’intera comunità. E anche nella sua componente più giovane . Non mi sembra un male. E non mi sembra neppure un riflesso di conservazione tout court. Ciò è essenzialmente dovuto al semplice fatto storico che quel (proverbiale) bambino, di cui sopra, non fu mai gettato via. Il che non esclude la presenza di qualche pozza d’acqua sporca. Dubito si tratti però , di residue tracce lasciate dalla risacca ideologica ante 1989. Semmai , se di ideologia si deve parlare , sarà utile tener conto che un’altra ideologia ha dettato legge (e comportamenti concreti) in questa lunga transizione e che da quest’ultima Bologna (insieme al resto del mondo) non è certo stata indenne. Lo dico (anzi lo scrivo) poiché vedo che Cofferati non esclude, addirittura, la possibilità che, dalla vicenda personale di Del Bono, si profili “un sistema”. Se è così forse qualcuno poteva (non dico doveva) scorgerlo anche nei cinque anni del suo mandato. Sia come sia,mi rendo benissimo conto che bisogna guardare al futuro. Va bene. d’accordo. Ma è dura da bestia. Tutti ce ne rendiamo conto. Ma proprio per questo è ora di smettere di banalizzare la necessità di un passaggio al futuro spazzando sotto il tappeto gli errori del passato. E’ questo atteggiamento tra l’altro, una delle cause della falsa partenza del PD. Classi dirigenti vecchie (non sempre anagraficamente) e per di più non particolarmente perspicue non faranno politiche nuove. Non ne sentono la necessità. Anzi , all’opposto cercheranno di affrontare la GRANDE CRISI (di questo si tratta) con mezzi ordinari. A meno che Bersani, non assuma direttamente l’onere di una decisione straordinaria. Fossi in lui non esiterei anche a proporre il candidato. Primarie o non primarie. A Bologna il PD e lui stesso si giocano,nientemeno che la pelle. La Puglia a confronto è roba da ridere:piccole scorticature, per quanto dolorose. Già la volta scorsa (son passati solo mesi) mi era venuto in testa che si fosse capita la necessità di ricorrere nel post Cofferati ad un candidato forte di cui avanzai anche il nome . Mi sbagliai. Ma sbagliarono molto più loro: quelli che dovevano decidere. Stavolta non avanzerò nomi. Non vorrei che giusto per non darmi ragione assumessero il comportamento del castoro narrato da Gramsci. E tutto ciò, al netto di una difficoltà che non sarà comunque superata solo dalla scelta del miglior candidato possibile.

PS. Per quanto riguarda gli altri, gli avversari tutto mi sembra ormai abbastanza chiaro.PDL+lega+ UDC con relativo candidato. Se ci riescono!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: