Commissari.

Il segretario regionale del PD inviato da Bersani a commissariare la federazione bolognese , in attesa del commissario prefettizio per la città, dice che si farà un congresso. E, per inciso, ringrazia Il segretario provinciale per il suo spirito di servizio. De Maria infatti rinuncia(spontaneamente) alla candidatura alle regionali. Intanto manifestazione sotto la prefettura. Per esternalizzare, immagino, lo spaesamento dei militanti impegnandoli contro il perfido Maroni. In più, voci circolanti suggeriscono l’eventualità di una dismissione delle dimissioni. Subito smentita da Del Bono. C’è di che star allegri. E anche di che interrogarsi. E difatti m’interrogo. A partire dal candidato Del Bono. Cioè dall’inizio. Tombeur de femmes? Beato lui. A parte una punta d’umanissima invidia, non è su questo che verte il mio interrogativo. All’epoca della sua candidatura, snidato dai giornali, feci intendere un mio consenso. Sotto la specie: non sarà un fulmine di guerra, ma intanto è un economista, poi parla un inglese discreto e in più ha già svolto ruoli importanti nell’amministrazione regionale e comunale. A tutto ciò s’aggiunge un forte appoggio di Bersani, Prodi e Errani. Un tipo insomma inevitabilmente pre-destinato a vincere le primarie alla bolognese ponendo quindi una seria ipoteca sulle secondarie. D’accordo niente per cui accalorarsi troppo. E infatti s’andò al ballottaggio. Ma, insomma ,almeno un ritorno alla normalità. E , poi chi ero io (se non un modesto cecchino), di fronte ad una tal batteria di garanti? Del resto, sottoscritto a parte, chiunque avesse avuto l’ardire di aprire un fuoco di controbatteria sarebbe stato letteralmente polverizzato da una tal potenza di fuoco. Morale della favola , ero abbastanza (ho scritto abbastanza ) convinto che ,dati i precedenti, era utile non evidenziare troppo l’evidente commissariamento di Bologna da parte della regione. Ovvia conseguenza (poco notata) della candidatura del vice-presidente della giunta regionale. Ovvia , almeno per chi non s’è ancora sbocconcellato tutto quanto il cervello con il pane. Restava comunque un oggettivo e solido contrappeso costituito dalla tutela, sempre incombente, di Romano Prodi sulla sua città. Alla fine della fiera,varie e ragionevoli considerazioni mi convinsero che se anche il PD, per com’era mal nato non mi piaceva, sarebbe stato sbagliato e persino colpevole farsi ottenebrare dalle battaglie perse nel recente passato. Feci a fidarmi. Mi sembrava giusto così. Un politico in SPE si richiamerebbe alla “onestà intellettuale”(che poi non si sa più bene che cosa in effetti sia). Ergo andava bene Del Bono. Raccattai persino, tra le pieghe di una conferenza stampa del candidato, qualche elemento di programma a ulteriore sostegno. E questo perché sentivo la necessità di dare una veste dignitosa al mio endorsement (mi scuso per la presunzione contenuta in questo termine). E si sa. Chi cerca per trovare, trova sempre. Bene. Anzi male. Che diventa malissimo se ci si ferma a riflettere sugli interrogativi relativi al rapporto con i costruttori legati alla curia bolognese rilanciati da Balzanelli, di solito uomo prudente. Da tutta questa faccenda ne traggo una convinzione marmorea. Non ci si può più fidare. Né per diplomazia, né per ipocrisia, né in nome di antichi e tenaci legami e neppure per non correre il rischio d’esser considerato un rancoroso rompipalle. A questo punto non mi si venga ad agitare lo spettro della destra per continuare nel solito andazzo. Non basta più. D’ora in poi. E non credo solo per me. Il PD faccia pure i suoi lavacri congressuali. In tranquillità. Non son più rituali che catturino l’interesse dei bolognesi. Ci vuol altro. Non mancherà occasione per riparlarne. In attesa che inizi e finisca la gestione commissariale.

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