stoffa

“Vediamo di che stoffa sono fatti i vertici di questo partito”, dice De Maria. Sarebbe facile dire che grazie l’abbiamo già visto. E morta lì. A furor di popolo. Ma dato che mi tira per i capelli. “ Zani tende a una discussione tra reduci …”, conviene fare qualche breve considerazione sulla stoffa. Ma di che stoffa è fatto uno che vuole un congresso nel segno dell’Ulivo per costruire un PD “più civico”. Da dove viene questa inedita torsione civica? Una folgorazione sulla via di Damasco, o un tentativo di riportare all’interno di un solo partito un approccio alla crisi di Bologna che non è nato dentro il PD?  Mi torna in mente un deputato della Lega che alla camera, volendo far fronte ad un’evidente spiazzamento costituito da un emendamento proveniente dai banchi del centrosinistra col consueto metodo di assumerlo come proprio,  maldestramente annunciò: “lo faccio proprio signor presidente” . Voleva dire mio, naturalmente. E così sembra fare De Maria.  Una sinistra civica? La faccio “propria”! Svuotandone per intero il significato e la eventuale potenzialità. E’ così che si fa. Anzi lo si faceva quando si esercitava ancora una larga egemonia. Mi domando dove stiano i reduci di una vecchia politica. Ma il segretario del PD bolognese, non pago , aggiunge che: nel lungo termine l’obiettivo è quello di una lista civica che tenga insieme il PD e quella “fetta di sinistra trasversale” che può far ripartire il centrosinistra, mentre nel breve bisogna ricompattarsi sotto la bandiera dell’Ulivo. Fantastico! E’ come fare la sfoglia salvo che , al posto della farina, s’impastano a casaccio parole, per di più prese in prestito o comunque frettolosamente orecchiate. Con l’intento di proseguire come prima. Un’alleanza tra PD e una sinistra fatta a fette e per di più con tagli trasversali sotto una sottana vagamente civica. Così i cittadini si sentiranno tutti più partecipi. Ma davvero non s’impara mai niente? Cacciari invece ha capito. “Una lista che raccolga il civismo di sinistra? Certo questa è la strada. E il partito democratico per primo dovrebbe proporre un discorso del genere.”. Esatto. Solo che ormai (il PD) arriva secondo. Ma non per questo dovrebbe reagire come De Maria. Un pochino più di souplesse si renderebbe necessaria. Se , (poniamo il caso che) un’indicazione è considerata, a torto o ragione, positiva, la si assuma. Senza mezze misure. Si fa miglior figura. In politica le idee non sono protette da copyright e nessuno comunque, anche volendo, potrebbe pretenderlo. Quindi tranquilli. Non c’è bisogno di graffiare il vetro per non prender atto che forse (dico forse) il confronto, con altri diversi da sé (esterni e non nemici), può far nascere un qualche processo positivo. Se invece ci si rifugia nel PD “civico” i cittadini capiranno che è in corso l’ennesima operazione trasformistica. I bolognesi diranno insomma che li si vuol prender per i fondelli. Solo esprimeranno,petronianamente, questo concetto in modo più colorito.

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11 Risposte to “stoffa”

  1. Iames Forni Says:

    La stoffa è simile a quella di quei pantaloni, che anch’io da bambino ho portato, che a guardarla in controluce si vedeva dall’altra parte. Non c’era altro e la si portava con dignità. Oggi , basta volerlo, se ne trova di meglio, di molto meglio a prezzi accessibili.

  2. Maurizio Cecconi Says:

    Temo che che capiscano solo i calci in culo, perché hanno il complesso di chi vuole provare a fregarti sempre.

  3. Giovanni Says:

    Il povero Di Maria ogni qualvolta ha provato ad esprimere una sua opinione è stato zittito dal sindaco di turno.Adesso che finalmente c’è il commissario,ti prego,lasciagli libertà di parola,non nocet
    Piuttosto non ti pare sia giunto il tempo di esaminare la “stoffa”del grande “dirigente esterno” al PD.Parlo del Professore dei professori,Di Romano Prodi ,la cui presenza in città non può non dirsi immanente.
    Il Grande Elettore di Delbono,in ultima analisi,è stato Prodi.La Draghetti,Prodi Fratello,Zampa ecc sono tutti di nomina prodiana.Lo stesso Errani si è ricandidato dopo essersi assicurato il benestare del Professore.
    Gli enti pubblici privatizzati sono anch’essi fortemente presidiati da un “management”grato a Prodi.
    Per non parlare dell’Università di Bologna,uccupato da vaste schiere di prodini,tra cui spiccano l’economista Delbono e l’ex banker Andeatta.
    Ci sarebbero poi da prendere in considerazione tutte le diverse”sensibilita”provenienti dalle numerose parrocchie della città Ma sembra che al momento abbiano deciso di ritirarsi dalla scena,perciò possiamo prescinderne.
    In ogni caso trovo davvero paradossale che Romano Prodi magna pars nella gestione della cosa pubblica a Bologna,sia stato invocato dal PD e dalla”società civile”,come l’estrema risorsa per la salvezza della Città,come fosse un Cincinnato
    del xxi secolo.
    Questa cosa,tu che sei addentro,dovresti spiegarmela,perchè sfugge al mio raziocinio

  4. maurozani Says:

    Ho preso in mezzo De Maria sol perchè maldestramente mi ha tirato per i capelli. E anche perchè non ho ancora perso del tutto la speranza che giovani come lui trovino il tempo per ascoltare, persin studiare e riflettere, oltre che per dichiarare confusamente a macchinetta. Per il resto. Sembrerà paradossale o magari persin furbo, ma in realtà io non sono addentro ad alcunchè. Mi sa che non lo sono mai davvero stato. Sempre girato istintivamente alla larga da cenacoli, sodalizi più o meno informali, salotti ed altri luoghi che contano (così si dice) di questa città. Psicologicamente sono sempre stato con un piede dentro e l’altro fuori.Da qui ciò che è sempre stata considerata la mia “inaffidabilità”. Salvo quando si sono create situazioni d’emergenza. Tutto ciò premesso, quello che tu definisci paradossale, lo è effettivamente.Tuttavia la ragione ha una spiegazione del tutto razionale: Prodi è colui che ha vinto due volte, l’unico. Nel senso comune dei bolognesi , o di una larga parte resta l’antiberlusconi.

  5. Riccardo Paccosi Says:

    Caro Zani,
    noi di Salotto Precario stiamo preparando un intervento scritto sul tema della società civile, ma non sei stato tu a ispirarci. Infatti, chi ci ha indirettamente spinto a scrivere sul tema è stato Filippo Andreatta. Le parole e i fatti (lista Bologna 2014) di quest’ultimo ci hanno aperto gli occhi su cosa si intenda, oggi, per “società civile”: manager, docenti universitari, avvocati, magistrati e ancora manager. Insomma, quella minoranza di italiani che guadagna molti soldi. Questa minoranza ha tutto il diritto di fare politica, ma se le liste elettorali sono composte solo ed esclusivamente da uomini d’apparato partititco e, in alternativa, da “civici” ricchi e benestanti, beh, allora c’è qualcossa che non va. Lo so che porre un problema di censo risulta, agli occhi di chi fa politica professionalmente, puerile e populistico. Ma il problema di censo esiste. Ci sono cose che esistono, in tutta la loro reale realtà, anche se non fanno parte del dibattito politico, anche se i politici non se ne accorgono. Noi pensiamo che la “società civile” debba essere anche la “società che lavora”. Il che significa aprire le liste anche a chi guadagna dai 1.000 euro al mese in giù. Questo, proprio questo, significa aprirsi alla società. La società è composta in minima parte da manager e in larghissima parte da uomini e donne che guadagnano mediamente (dato Istat) 1.200 euro al mese. Nella situazione attuale dell’Italia e di Bologna, i salotti borghesi di sinistra sono ormai popolati da generali senza truppe, cioè non servono più a vincere le elezioni. E i ceti meno abbienti, non senza motivo, sempre più confluiranno verso la Lega.
    Comunque, tra un po’ mettiamo online un intervento più articolato. Ma intanto una domanda: tu per “società civile”, da un punto di vista sociologico, cosa intendi?

  6. maurozani Says:

    Intendo esattamente ciò che intendi tu. Società che lavora e che purtroppo non lavora. E’ musica per le mie orecchie leggere ciò che dovrebbe esser considerato banale da ogni persona sana di mente e cioè che i managers sono un’infima minoranza. Aggiungo che spesso nella mia concreta esperienza alcuni di loro si sono dimostrati semplicemente degli arruffoni, emeriti incapaci, capaci solo di inframmezzare ogni discorsino con qualche paroletta inglese. Poi ce ne sono ,minoranza della minoranza, anche dei capaci e persino onesti. Aggiungo che solo un povero demente per di più in malafede può considerare il censo (produzione e distribuzione del reddito) come cosa di cui disinteressarsi. E in più aggiungo che nella cosiddetta società civile bisognerebbe alfine considerare che la cosiddetta “smaterializzazione” non coinvolge certo la maggioranza di coloro che in vario modo lavorano. Qualcuno dovrebbe porre enfasi sul fatto, incontrovertibile, che sarà pure scomparsa la classe operaia, restano gli operai, restano i manovali, restano quelli che per vivere lavorano con le mani, resta il lavoro manuale in tante forme diverse.Anche nell’epoca digitale si lavora spesso con le mani… e con le dita. Bisognerebbe riflettere criticamente sulle promesse mancate della rivoluzione digitale che assieme a nuove opportunità per pochi ha creato ulteriori e nuove insopportabili disparità. A meno che non si pensi che lavorare in un call center per pochi soldi e molto stress costituisca un progresso sociale. Insomma sarebbe ora di demistificare tutte quelle vere e proprie facezie che la cultura neoliberista ha purtroppo instillato anche e direi soprattutto nella classe politica. La quale diventa stato maggiore senza truppe proprio perchè non volta la faccia verso la società (e la vita)reale.

  7. Fulvia Bandoli Says:

    Caro Zani
    entro oggi per la prima volta nel tuo blog e ci trovo molte cose buone.
    Intanto tu scrivi in italiano e questo non è un dettaglio. Diosolosa quanto guadagneremmo ,tutte e tutti ,se dopo aver scritto rileggessimo e qualora risultasse incomprensibile anche a noi stessi, cancellassimo.
    Tre settimane fa mi è capitato di fare un dibattito a Bologna ,organizzato dall’ Associazione per la Sinistra, uno dei piccoli segmenti di quella Sinistra disunita che ha scelto di non entrare nel Pd. Erano i giorni delle dimissioni del Sindaco e lo sconcerto si toccava con mano, per strada, parlando con il tassista, e con chiunque mi sia capitato di incontrare. Sconcertata lo ero e lo sono anch’io perchè penso che quel che è accaduto a Bologna interroghi me al pari di chiunque di noi abbia avuto un ruolo nella sinistra emiliano romagnola in questi ultimi venti anni. Lascio da parte la cronaca dei fatti e degli avvenimenti spiccioli, che è cosa nota. Mi concentro su quella che a me pare la domanda più bruciante. Come mai da oltre dodici anni la Sinistra non riesce a governare Bologna? Intendendo per governare non solo il fatto di vincere le elezioni ( che in questi dodici anni sono state perse, vinte e rivinte) quanto la capacità di avere idee , proposte e una classe dirigente per questa città e di saperle cercare e consolidare nel confronto serrato con la società bolognese. Concordare sulla domanda è essenziale perchè sapremmo almeno a che cosa stiamo cercando risposta.
    Mi pare invece che fino ad ora sia prevalsa, nel Pd sicuramente, la tentazione di mettere tutti questi anni nel capitolo “incidenti di percorso” . Una strada quest’ultima che ci porterebbe a sbagliare nuovamente. Per questo condivido la tua analisi e anche la tua proposta.
    A chi mi chiedeva , quel giorno a Bologna, quale fosse la mia opinione ho detto una cosa soltanto: che il Pd da solo non può rispondere a quella domanda e che il nodo stavolta non si può sciogliere con le primarie per trovare il candidato/a più adatto. Dopo una sequenza di fallimenti il Pd può soltanto mettersi al servizio di un progetto diverso, pensarsi come una parte e non come il tutto. A viso aperto, senza trasformismi di facciata.

  8. maurozani Says:

    Cara Fulvia, il rischio che si archivi anche l’ultima faccenda come un incidente di percorso esiste ancora. Stai in politica da quando ci sto io e dunque sai che molto dipenderà dal risultato delle elezioni regionali a Bologna. E dall’interpretazione che il PD darà di quel risultato. Prima di allora è difficile che nel PD si prenda atto di quella che tu chiami “una sequenza di fallimenti”. E anche dopo le regionali niente è scontato. Io cerco d’incalzare, un pò prometeicamente, affinchè da Bologna possa avviarsi una riflessione critica di carattere più ampio e generale. Resto convinto che la talpa che ha scavato a lungo (da prima del fatidico’99) nel sottosuolo di Bologna è all’opera anche nel resto della regione e altrove, in Italia.Alla fine dolorosamente (come ben sa una persona come te) ho considerato il progetto del PD inadeguato e , per tanti aspetti fuorviante. Non per l’idea in sè ma per la fuga da sè ch’esso rappresentava. Niente viso aperto nello stallo dei DS , ma l’indicazione frettolosa di una scorciatoia. Bene. Anzi male. Adesso, Bologna assume un carattere paradigmatico (come si diceva un tempo) se lo si comprende non tutto è perduto. Altrimenti…..

  9. Maurizio Cecconi Says:

    Caro Zani, mi piacerebbe leggesse questo.

  10. maurozani Says:

    @Cecconi. Letto. E piaciuto.

  11. Rete Laica Bologna Says:

    Caro Zani, anche a me è piaciuto. Giorgini ha una gran zucca ed è una bella persona. Le segnalo anche il seguito.

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