utopia

Le reazioni all’idea di una sinistra civica sono state le più diverse. Tuttavia l’idea non è caduta nel vuoto. Credo sia dovuto al fatto che, sia pur con gradi diversi di consapevolezza, ci si rende conto che le tre catastrofi di Bologna (vedi il blog di Bologna città libera) descritte da Bruno Giorgini fotografano abbastanza bene la situazione. Del resto (mi ripeto) ero partito dalla constatazione finale che Del Bono era per il PD “l’ultimo domicilio conosciuto”. Dopo un decennio di fallimenti o si manteneva il sindaco eletto al suo posto, (esiste la presunzione d’innocenza non è vero?) oppure si decideva di voltar pagina. L’ultima che ho detto sembra aver prevalso. Da qui le scuse ai bolognesi. E da qui anche le reazioni alla proposta di sinistra civica che nella mia modesta idea era, ed è, più che una lista un processo politico che viaggia in parallelo a ciò che ho definito , forse pomposamente, come una rivoluzione civile. Per me si trattava e si tratta di far appello al protagonismo dei cittadini non con un generico, frusto richiamo alla partecipazione, ma sulla base di un esemplare presa d’atto della crisi di Bologna da parte di un’intera classe dirigente. Non si può chiedere scusa per poi proseguire con il mediocre andazzo precedente. Per questo il recupero della tradizione storica del buon governo appare oggi , ai miei occhi, come una vera e propria innovazione politica capace di ri-suscitare energie e, alla lunga, anche credibilità per un ceto politico che si ri-formi su basi altre e diverse. Le reazioni tuttavia (al netto dell’amico ritrovato Anderlini) che : “cosa sia sinistra civica nessun lo sa, men che meno chi ne parla” mi sembrano per lo più improntate ad una trasformistica appropriazione del tema posto. A partire da Cacciari la cui “fulminante capacità di sintesi” arriva sol fin al punto da consigliare al PD di lasciar liberi il 50% dei posti nella lista prossima ventura. Cofferati non va molto oltre limitandosi ad evocare l’esperienza, naturalmente con lo sguardo rivolto al futuro, della lista Due Torri. Tutto sommato emerge la tentazione del PD civico che De Maria ha avuto il merito di portare allo scoperto. Ma di questo ho già baccagliato nel post precedente. Adesso m’interessa solo riportare la sinistra civica dal regno di Utopia, e cioè dall’idea di una ricostruzione della sinistra muovendo dalla crisi bolognese , (utopia che rimane al centro del mio interesse intellettuale) al terreno concreto ed impervio assai delle prossime elezioni comunali. A tal proposito e per inciso, non voglio immaginare cosa sarebbe avvenuto nel caso di elezioni immediate abbinate alle regionali, ovvero a giugno, com’era nelle vibrate rivendicazioni della folla oceanica radunata sotto la prefettura. Ma da allora molta acqua, grazie anche al parziale scioglimento delle nevi invernali, è passata sotto il Pontelungo. Anche l’ipotesi del Pierfurbo Casini (e qui spezzo una lancia in favore della professionalità se non della sintassi del suddetto) di votare ad ottobre pare sfumare nel generale sollievo che ha accolto l’ingresso a palazzo D’Accursio della signora Cancellieri. Poniamo dunque di aver un anno di tempo da mettere a profitto per sbarrare il passo ad una vittoria della destra. In quest’ambio conviene anche aver presente la necessità di battere in breccia ,oltre ad un classico schieramento di centro-destra, il più insidioso (per quanto di difficile fattura) disegno guazzalochiano-civico- casiniano di un governo di salute pubblica. Disegno quest’ultimo che, son sicuro, avrebbe l’appoggio entusiasta di molte corporazioni (anche del centrosinistra) e di tutti coloro che hanno interesse ad un “governo del fare”. In primo fila ad applaudire si accalcherebbero quelli che adesso, da destra e da centrosinistra, si mettono a disposizione della commissaria con lodi sperticate e preventive. E con assai dubbio buon gusto. Tra questi ci sono quelli che incitavano, or sono pochi giorni, l’ex sindaco a rimanere saldo in sella ritirando le dimissioni. Sono gli uomini “del fare”. Del fare comunque. Purché si faccia. E si faccia in grande. Costruttori. Di futuro. Ovvio. Mica gente da niente. Gente che pensa allo Sviluppo. Con la esse maiuscola. Gente solida che basa lo sviluppo su altrettanto solide fondazioni di cemento armato. Riprendendo anche in questa luce  il filo della chiacchiera, ai fautori dell’utopia (sinistra civica) ,come me , oltre che agli attuali addetti ai lavori si pone il dilemma sul che fare. Premetto che ci ho pensato nel momento stesso in cui ho vergato (si fa per dire) le due parolette bollate(dall’amico ritrovato) come misteriose: “sinistra” e “civica”. Ci ho pensato perché la politica è come la nicotina. Una droga potente.  La mia conclusione , dalla quale non intendo spostarmi di un centesimo di millimetro (una roba che un tempo si misurava con uno strumento da metalmeccanici : il Palmer ovvero, più comunemente micrometro) è abbastanza semplice. Ma non semplice, lo ammetto, come l’uovo di Colombo. Alla fin dei conti, dopo aver innescato un vasto confronto con tutta la città, si tratta di presentare alle prossime elezioni comunali una sola lista civica di sinistra sotto il simbolo delle due torri. Una sola. Per vincere. Una sola che comprenda, per la prima volta, tutta la sinistra bolognese. Nessuno escluso. Un nuovo inizio. Va bene, lo so. Conosco a menadito, e comunque sono in grado di prevedere tutte le possibili obiezioni. Per superarle tutte basterebbe, forse, costruire nella città un cartello trasversale di persone che dichiarino la propria irriducibilità ad ogni forma di settarismo di partito e di fondamentalismo “programmatico”, a parte la comune messa al bando degli “uomini del fare”, condizione quest’ultima che quasi da sola basterebbe a fondare un progetto di governo. Da qui si potrebbe ripartire. Ma ci sono due parti in questa commedia bolognese che dovrebbero accettare di compiere , all’unisono, un passo indietro. Anzitutto il PD che ha le maggiori responsabilità in continuità con i DS e con (minoritariamente), gli ex Margherita e gli attuali residui prodiani. Tal passo indietro dovrebbe tradursi in una rinuncia a ripresentare il noto personale politico sotto qualsivoglia mutata spoglia e anche in una vera disponibilità a metter a punto, insieme ad altri, un nuovo progetto di governo. Ciò non significa rinunciare alla rappresentanza politica. Solo concepirla in un modo del tutto diverso rispetto al passato. Facendo ammenda di quell’ arrogante sciocchezza definita come “vocazione maggioritaria”. Se si lavora ad una rinascita, civile e democratica,è d’obbligo agire di conseguenza. E si può fare. Sempre che lo si voglia. Poi c’è la sinistra bolognese, antagonista, radicale, spaesata e incazzata, e persin riformista ,ovunque essa residui. Anch’io mi considero, genericamente, parte di questa sinistra. Una sinistra che a volte sì è acconciata a portar acqua in cambio di posticini (altro che programma),e altre volte si è ritirata sulla sponda del Reno con la speranza di veder passare il cadavere del partito nuovo, ma anche di quello vecchio. Delle due starei per dire che gli avvenimenti hanno dato maggiormente ragione alla seconda. Tuttavia non è questo che adesso interessa. E’ invece necessario, per il punto che cerco di fermare, che questa sinistra, a fronte di un cambio di rotta nel PD , rinunci all’ipotesi palingenetica del bagno di sangue rigeneratore. Di questa ipotesi temo faccia parte anche l’idea di una lista civica di sinistra da contrapporre al PD, anche lui civico. Così si perde. E quando vince la destra non c’è alcuna rigenerazione. E, per di più,  un PD perdente son sicuro sposterebbe il suo baricentro a destra. Non a sinistra. Bon. Tutto questo non ha nulla a che fare con congressi del PD, con terapie d’urgenza, con trasformismi, con improvvisate vocazioni civiche. Non siamo di fronte ad un punto di criticità nella politica bolognese. Bensì ad una crisi da lungo tempo incubata e infine conclamata. Tutto un sistema di potere locale è in discussione. Per molte e diverse ragioni a lungo in passato analizzate. Ma sempre sostanzialmente ignorate. Come nel ’99. Si parta da qui. Con onestà. Starei per dire che bisogna riprendere il filo di una storia per organizzare un passaggio al futuro. Troppa enfasi? Se la pensate così allora non conviene neppure iniziare. Ognun per sé e dio per tutti.

PS. Aggiungo che il PD non potrà comunque contare, la prossima volta, sul tradizionale e ragionevole calcolo dei costi e benefici: si vota comunque PD per non far vincere la destra.

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9 Risposte to “utopia”

  1. Rudi Says:

    Ho letto, riletto, e riletto ancora, perché, caro Zani, ti sei sforzato di proporre una soluzione, ora che tutti a fatica si limitano a segnalare un problema.

    La soluzione starebbe in questo: “dopo aver innescato un vasto confronto con tutta la città, si tratta di presentare alle prossime elezioni comunali una sola lista civica di sinistra sotto il simbolo delle due torri. Una sola. Per vincere. Una sola che comprenda, per la prima volta, tutta la sinistra bolognese. Nessuno escluso”. E perché questo avvenga, individui due condizioni.

    La prima riguarda il Pd, e sono assai diffidente che venga anche solo presa in considerazione.

    La seconda riguarda quelli come me; quelli che a volte hanno portato acqua (ma così, a gratis, non “in cambio di posticini”), e poi si sono stufati e si sono posti in attesa del famoso cadavere (cioè non hanno votato Delbono, né al pirmo né al secondo turno).
    Ti ringrazio per la constatazione (“gli avvenimenti hanno dato maggiormente ragione alla seconda”), ma anch’io vorrei guardare avanti.
    E, con la massima sincerità, ti dico che non me ne faccio nulla di un “bagno di sangue rigeneratore”.
    Il Pd mi sembra un soggetto inservibile, a sinistra del Pd si scorgono solo le sagome di Vendola e De Magistris, dunque Bologna mi sembra sprofondare nel fango.

    Nel tuo ragionamento, c’è un punto che non trovo convincente: l’attendismo; aspettare di capire come il Pd reagirà alla perdita dell’Ultimo Domicilio Conosciuto.

    L’idea di una lista civica di sinistra fuori dal Pd non è affatto scontata, ma la trovo nettamente preferibile alla partecipazione a ipotetiche primarie di coalizione (non a caso invocate dagli alleati che tu argutamente definisti “innocui”).
    Anche volendosi limitare a “condizionare” il Pd, va costruito un fatto politico in grado di risultare convincente per quell’elettorato che il Pd non lo voterà mai, e altrimenti se ne starà a casa.

    Scusa la lunghezza…

  2. maurozani Says:

    Caro Rudi, intanto ti ringrazio per l’intervento. E approfitto per dirti (da più giovane non te l’avrei mai detto) che sei una di quelle persone perbene, coerente e rigorosa che ho sempre sinceramente stimato. Sdolcinature a parte è evidente , persino ovvio per me, che ipotetiche primarie di coalizione costituirebbero solo l’ennesima ipocrisia. Un tenuissimo velo per coprir vergogne. Del resto è arcinoto cosa penso delle primarie in salsa bolognese fin dal lontano ’99. Non a caso tra l’incomprensione dei più e in perfetto isolamento mi rifiutai di parteciparvi. E non ho mai cambiato opinione. Sono consapevole che la mia idea non ha molte possibilità di tradursi in vera scelta politica. Non a caso il post è intitolato al regno di Utopia. Può tradursi in proposta politica solo di slancio, ovvero sull’onda di un forte ed esteso movimento d’opinione, il più trasversale possibile. Fuori da ogni orto e orticello. D’altro canto c’è un’estenuazione e in parte anche un corrompimento nella cosiddetta società civile che non fa ben sperare a tal proposito. Ma insomma, al punto in cui son giunte le cose, non vedo altra strada. Ciò non impedisce di cominciare a costruire “un fatto politico “. Anzi. E’ saggio tenersi pronti ad ogni eventualità. Poi ciascuno deciderà cosa fare. Io deciderò solo a ragion veduta. Resta l’idea non semplicemnte elettorale di sinistra civica. Ma di questo si potrà parlare , spero, in seguito. Comunque vadano le cose.

  3. Beppe Ramina Says:

    Caro Mauro,
    forse la tua è una buona idea. Tuttavia, per realizzarla, da qualche parte si dovrà pur iniziare. Persone che si incontrano e iniziano un percorso. Bene. E se quel percorso non va a buon fine? Quelle persone, che faranno? Si ritireranno in buon ordine oppure metteranno in piedi una propria presenza politica? Una lista, un candidato sindaco?
    La dico in breve: le tante scissioni nella sinistra sono spesso nate dall’idea di dar vita a nuovi soggetti, più larghi e unitari.
    E se, anziché occuparci di elezioni, ci occupassimo della cosa pubblica? Ovvero, si desse corpo a un gruppo, un caro amico lo chiamerebbe “laboratorio di ecologia sociale”, che si strutturi per intervenire nella cosa pubblica senza candidarsi alla cosa pubblica?
    Good night and good luck

  4. Beppe Ramina Says:

    Ah, Mauro, dai un “a capo” ogni tanto: leggere su uno schermo luminoso è faticoso, con gli a capo lo rendi più facile 🙂

  5. maurozani Says:

    @ Ramina. Beppe per gli “a capo” hai ragione. Solo che il programma wordpress, mi formatta come vuole lui. O, più probabilmente, non son capace io di usarlo correttamente.

    Per il resto mi pare che siamo molto oltre il pericolo di scissioni. Sarebbe ora di fare un percorso inverso. Ma , come spiego, bisogna che qualcuno ,contemporaneamente, rinunci e aggiunga qualcosina.
    Insomma non vedo il pericolo che una proposta come la mia dia luogo a nuove scissioni. Del resto non ti sfuggirà che , in assenza di un processo politico nuovo, è abbastanza scontato che,a sinistra del PD, si metta in campo una lista e un candidato a sindaco. Dopodichè, io mi occupo di elezioni quando ci sono. Penso che dovrebbero occuparsene tutti, anche oltre gli addetti ai lavori. Ciò risulterebbe particolarmente utile quantomeno ai fini di evitare quella che si preannuncia come una vasta deriva astensionistica. Infine , come ho cercato di dire (forse male) il mio interesse principale va oltre le elezioni e fa perno appunto sulla possibilità di tener in campo un civismo di sinistra. Una sinistra, con molte e diverse componenti che si ponga, nel quotidiano, come interfaccia (in funzione di stimolo, proposta e controllo) tra un’intera comunità di cittadini e la loro rappresentanza politica. Da qui potrebbe originarsi anche qualcosa di più grande, oltre Bologna. Tutto ciò appartiene al regno di Utopia? Lo so. Ma la speranza è l’ultima a morire.

  6. Giovanni Says:

    Caro Zani,
    la tua idea di una lista civica di sinistra ci dà la speranza che alla caduta segua la resurrezione della Città.
    E’ un progetto valido e generoso, ma perchè abbia successo, a mio avviso, è necessario approfondire ancora i motivi della caduta.
    Le macerie non ci parlano delle cause e dei colpevoli. E se le cause e i colpevoli non vengono “scoperti” (idest, denudati) essi continueranno a far resistenza, a riproporsi sotto mentite spoglie e, dunque ,a far ancora danni.
    Come te non credo nella palingenesi, ma nella catarsi sì, ci credo.
    Occorre allora purificare la Città dai miasmi e mettere in fuga gli imbroglioni, gli opportunisti di ogni risma, senza però dimenticare i buoni incapaci. Niente a che fare, ovviamente, con le gesta del Savonarola.
    Non può correre il sangue, vabbè! Ma l’intera classe dirigente, converrai, va cacciata dal governo della città.
    Ecco allora che la denuncia – chiara, limpida e cristallina, senza aforismi e peli sulla lingua – dei protagonisti della caduta diventa una precondizione, cioè la condizione minima perchè possa aver luogo la c.d. rivoluzione civica.
    Abbiamo il tempo per ripulire a fondo la purulenta ferita, prima di proporre la lista civica.
    Della lista civica di sinistra spero non potrà far parte il cooperatore Luciano Sita, il quale l’altro ieri ha detto che riconfermerebbe tutta la giunta uscente (n.r. compresa la signora Lazzaroni).
    Cosa pensi dell’esternazione di Luciano Sita? Forse ha voluto ricordare alla Curia i meriti acquisiti dagli assessori uscenti con l’ultima delibera?
    350.000 Euro per la Curia, certo, sono pochi spiccioli rispetto ai miliardari affari attesi ,di cui si favoleggia in Città.
    Ma, pare che anche con pochi zecchini si può guadagnare il Paradiso.

    P.S. Oggi su Repubblica si legge che la Curia possiede 3.000 (tremila) immobili nella Città. Chiedo agli altri partecipanti al blog, se sono a conoscenza dei nomi degli altri beati possidenti della Città. Informazione importante, perchè ci consentirebbe di ricostruire il mosaico che compone il “partito del mattone”.

  7. maurozani Says:

    @Giovanni. Mah. Ho riportato su FB una frase di Sita, che dimostra la sua assoluta inconsapevolezza del problema che si è creato a Bologna.In genere tutte le sue numerose dichiarazioni appaiono e sono al di là del bene e del male: surreali perfino. Tuttavia non ha detto che riconfermerebbe tutta la giunta Del Bono, bensì la gran parte. Questo pro-veritate, anche se non cambia molto. Sita è persona onesta. Solo leggermente obnubilato e fortemente deluso dall’interruzione traumatica della sua second life. Sita è solo la riprova, l’ennesima, che un buon manager (quale certamente lui è stato a lungo) c’entra assai poco con la politica e a volte anche con il ruolo di amministratore pubblico. Ciò per precisare che anche quando io lo prendo in mezzo per le sue stralunate dichiarazioni, non dimentico di aver a che fare con una persona perbene. Aggiungo che Sita con ogni probabilità non ha voluto ricordare alcunchè alla Curia o ad altri. Semplicemente non ha ancora smaltito l’adrenalina accumulata con la sua entrata nel Palazzo e ulteriormente incrementata da quando si è cominciato a parlare di lui come prossimo candidato a sindaco. E’ solo ancora al di quà del principio di realtà. Tutto qui. Tra un anno non ci si ricorderà più di queste uscite intempestive e estemporane.

    Per quanto riguarda la Curia bolognese penso solo che sarebbe ora che si dedicasse alla cura delle anime. A partire dalla propria che non mi pare affatto candida.

  8. Giovanni Says:

    Caro Zani.
    sapevo che Sita è un buon manager e mi conforta anche sapere che si tratta di un galantuomo.Anzi ciò mi riempie di orgoglio.
    Ma quanta confusione,inconsapevolezza e smarrimento.Le cose in questa cornice non possono che apparire peggio della realtà
    Alla prossima

  9. Matteo Pasquali Says:

    Questo tuo intervento ha su di me l’effetto di una boccata di ossigeno.
    In effetti l’aria che si respira a Bologna è tutt’altro che salubre; da tempo è vero … ma ora mi par peggio.
    Tra chi prova a cercare un angolo ancor più scuro, ove aspettare il lento ma inesorabile lavoro del tempo sulla memoria;
    chi continua a recitare il personaggio del dirigente di partito (o associazione, o corporazione) responsabile, corrucciato ma sicuro di un futuro migliore e perciò inesorabilmente vincente (interpretazione poco convincente per i più, tra l’altro);
    chi continua a pensare che sia un problema risolvibile cambiando questo o quel politico e/o dirigente (già fatto … anche nel 99’ …) continuando a non capire che con la cooptazione ed i capri espiatori … si può anche spesso peggiorare;
    chi sta già ragionando … per la propria lista …;
    chi … la grandissima parte … scivola, ogni giorno di più, nella disillusione, nel disinteresse per la politica, verso il qualunquismo che sempre tira la volata alle destre.
    Non è un problema di persone (o solo) … ma soprattutto di spirito.
    Non è un problema di quale sia l’intensità del rosso o del verde, di quante donne e quanti giovani … ma se si percepisca o meno la possibilità che Bologna possa frenare la decadenza che la caratterizza da vent’anni, invertendo la tendenza e riversando ogni valore aggiunto sulla ricostruzione di un senso … della voglia di migliorare insieme … della consapevolezza che sarà dura ma che ce la potremo fare.
    Da troppo tempo a Bologna si guarda alla forma e non alla sostanza, coadiuvando questa tendenza con un alto tasso di conformismo e spregiudicato opportunismo.
    E’ triste ma inevitabile prendere coscienza del livello raggiunto e dell’incredibile somiglianza di molti personaggi noti con caricature da film; dall’impunibile interpretato da Moretti nel “Portaborse” al Dart Vader sedotto dal lato oscuro della forza.
    La soluzione, la via di uscita non è organizzativa, automatismo tipico degli uomini di partito (o associazione, o corporazione) il cui riflesso spontaneo sarebbe quello di costituire x gruppi di lavoro (per parlare del programma?).
    Se ne esce con una liberazione personale dai legacci culturali e di interesse che hanno impastoiato il governo (e le corti) di questa città ma soprattutto le sue menti migliori … e non parlo dei 4/5 intellettuali di livello (che pur aiutano) ma delle migliaia di “menti migliori” che ci sono a Bologna e che rassegnate, pensano ad altro …compreso a come trovare la strada per mandare i propri figli a studiare e magari lavorare all’estero.
    D’altra parte quella “rivoluzione civica” positiva a cui ci si riferisce, non si fa in un gruppo ristretto di cospiratori con talento per l’organizzazione e la tattica; ma piuttosto spinti da un movimento popolare diffuso che determini cambiamenti strutturali e non solo per superare la tornata elettorale.
    Non riesco ancora a rassegnarmi ad una Bologna che non ci provi, almeno un po’, ad essere diversa e migliore … ed il fatto di provarci e crederci … è già un pezzo importante del percorso.
    Proviamoci insieme.

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