nuovi managers

Nel lungo corso della mia esperienza romana mi è sempre stato rimproverata una certa malmostosa ritrosia ad allacciar rapporti. “Vedi , caro Zani dovresti intrattenere qualche relazione”.
Seguivano esempi circostanziati relativi a tizio o caio con l’indicazione a fare come loro. Colleghi di pari grado con agende fitte di incontri con qualificati personaggi in vari campi. In particolare in quello dell’imprenditoria e del management.
Negli anni novanta del secolo scorso un dirigente politico degno di considerazione, se non di stima, doveva necessariamente esibire una larga schiera di conoscenze personali. Tra queste andavano per la maggiore i managers. Non importa in qual campo e con qual precisa competenza. Il manager era , e ancor oggi in larga parte è, una figura sociale di riferimento per la politica tanto a destra che a sinistra. A seguire anche gli avvocati, i magistrati, gli attori e i cantanti e gli artisti nelle più varie arti potevano incrementare la cerchia delle conoscenze qualificate. Un pochino meno gli intellettuali, anche se non mancavano giovani neo-professori affluenti, alcuni dei quali raggiunsero in seguito una certa notorietà per l’afflato riformista e innovativo di cui erano i portatori, più o meno sani. Tuttavia i managers restavano i più ambiti. Per non dire dei più rari top managers.  E comunque tutte le altre, citate, figure per esser apprezzate dovevano anch’esse aver una moderna propensione manageriale.

“Ieri sera ero a cena con il tale e c’era anche il tal’altro”. Era una frase tipica di quel periodo. Rivendicativa di uno status e indicativa di una progressione di carriera. Roba da mettere nel CV.
Ricordo un collega, con gli occhi ancor luccicanti d’emozione, descrivermi, rapito, la fastosa dimora romana di un grand’avvocato/manager : vasche di vetro piene d’aragoste vive collocate in una vasta cantina a volte.

Poi, un giorno un mio collaboratore, acquisito d’ufficio, insistette alla morte per far entrare nella mia stanza il Dottor non- ricordo-come-si-chiama. “Perchè? Beh è passato di qui, è proprio qui fuori e vorrebbe conoscerti. E va bene, fallo entrare.” In effetti il Dottor non-ricordo-come–si–chiama voleva solo presentarsi. Un omino di avanzata  mezz’età , gentile, voce bassa, aspetto dimesso e, curiosamente, pantofole ai piedi. Discreto. Si trattenne giusto il tempo per una stretta di mano. Mentre se ne andava mi venne spontaneo associarne la figura a quella di un mio vecchio medico condotto. Invece era un uomo del fare. Costruiva. Di tutto e di più. Lo venni a sapere all’incirca un mese dopo. Dai giornali. Quando fu arrestato.

Tutto ciò per ricordare agli immemori e ai finti tonti che da molto tempo a questa parte, la politica è stata in vario modo assediata dall’economia. Non l’economia in senso macro. Quell’altra intendo. Quella dei managers d’affari. Propri. Naturalmente.
Che, adesso  Luca Cordero di Montezemolo e Emma Marcegaglia si rivolgano alla politica colpevole di non aver fatto quelle grandi riforme(quali?) che avrebbero impedito la corruzione mi sembra francamente eccessivo. Persino molesto nel suo paraculismo. Comunque fastidioso.
Per oltre vent’anni la politica in ogni sua postazione, nazionale e locale, è stata battuta dal fuoco di fila delle batterie neoliberiste. E del resto ancor oggi, nel pieno della più grave crisi economica che si ricordi dal lontano 1929, si continuano ad ammannire al popolo bue le solite quattro banali balle sulla bontà del libero mercato. Di quali grandi riforme vogliamo parlare?

Forse della riforma del capitalismo e quindi del suo rapporto con la democrazia e le sue libere istituzioni?
Ecco un tema ri-fondativo per il “riformismo” del PD.Per svolgere il quale però si devono prendere in considerazione le cause di una resa pressoché incondizionata della politica alle ragioni e agli interessi del mercato. Da quando la politica ha alzato le mani nei confronti dei più belluini, rapaci interessi che costituiscono il naturale back stage di una globalizzazione a senso unico e senza regole la corruzione è divenuta la regola dominante. Necessariamente.
L’affaire fastweb-telecom nasce in un tal generale contesto.

 Non se ne esce finché non si comincia a risalire alle cause di una sudditanza, dovuta alla disfatta culturale della sinistra e della politica in genere, seguita alla caduta delle ideologie totalitarie del novecento e al trionfo di una sola ideologia criminale.
Come altro definire un modo di concepire il capitalismo globale e il mercato che dà per scontato ed anzi incentiva ed accoglie nel suo intrinseco e normale funzionamento un alto tasso di criminalità nell’economia? Chi non adotta comportamenti criminogeni è sempre più spiazzato e non competitivo. Mentre la politica continua a muoversi come un asino in mezzo ai suoni, i criminali si fanno imprenditori e managers.. Se si pensa ch’io esageri, allora si dia un’occhiata alle figure che emergono dalle indagini in corso. A partire da (titolo riassuntivo di Repubblica) “quel manager ex fascista di casa nella Roma che conta”.

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3 Risposte to “nuovi managers”

  1. edoardo Says:

    Caro Mauro non avevo notato il sottotitolo del tuo blog.
    Ma se collochiamo le nostre chiacchiere nell’ ” Utopia ” bisogna necessariamente riempire il bicchiere con l’atro mezzo.
    Giusto per andare avanti.
    a presto

  2. Giovanni Says:

    Caro Zani,a proposito di aragoste in case romane,anni fa mi chidevo cosa avrà visto mai il nostro sindaco “pro tempore”,sen Vitali allorquando fu ospite a Barcellona dell’Archistar Bofil,in occasione della epica finale Virtus-Fortitudo:non certo il faraonico progetto della stazione ferroviaria,il cui plastico era gia stato presentato a Bologna.
    Il gusto dei grandi deve aver convinto poi il nostro senatore a insediare alla fiera di Bologna il grande manager Luca di Montezemolo(nato,tutti lo sanno,esclusivamente per fare il presidente)
    La Fiera,ahinoi,orgoglio del lavoro bolognese ,sappiamo com’è
    finita:doverosamente disossata e,infine,venduta dai “Bottegai”per 21 milioni all’ex rettore dell’ Alma Mater,fatte tre parti uguali,cosi come ricevute in donazione.
    Vedi,ho l’antico vizio di privilegiare il local al global.Ma se ho preso un abbaglio,ti prego, correggimi
    Con affetto

  3. maurozani Says:

    Mah. In verità io sono stato lontano da Bologna piuttosto a lungo. Ci si creda o no , so ben poco della parabola fieristica. So solo che mi è sempre parso sbagliato, eccessivo, di pessimo gusto consegnarne la presidenza al presidentissimo Luca Cordero di Montezemolo. Sintomo di debolezza e non di forza del potere local!

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