Il marchese del Grillo

Adesso che il PDL è senza lista in quel di Roma s’inventa una contrapposizione ed anzi una vera e propria incompatibilità tra democrazia e burocrazia. Ecco sta proprio qui l’estrema pericolosità della destra berlusconiana. La mia tesi è semplice. Quando ci s’appella al capo dello stato affinché si trovi un inghippo qualunque per aggirare le regole non si fa altro che restaurare la figura del marchese del Grillo: io sono io e voi non siete un cazzo! Sì perché bisogna rendersi conto dell’enormità di ciò che viene richiesto. Le regole valgono per tutti ma non per noi. Questo papale ,papale, dice Berlusconi secondo cui “la burocrazia non deve prevalere”. Vada come vada questa vicenda le parole sono ormai pronunciate. E, a mio modesto avviso, niente di così ferocemente eversivo era stato sin’ora detto e proposto. Resta da vedere se la gente lo capirà. Dopo anni di attacchi alle regole della democrazia, abilmente proposte  al grande pubblico sotto forma di snellimento della burocrazia e a favore della “sostanza” diventa per tanti difficile discernere il grano dal loglio. Far capire che la democrazia è anzitutto regole, petrosamente scolpite nella legge. Non sostanza. La sostanza è politica, programma , progetto. Senza la più stretta osservanza delle regole la democrazia muore. Ma come? In fondo si è trattato solo di un leggero ritardo in una mera circostanza burocratica. L’incaricato del PDL si era allontanato un attimo per mangiarsi un panino: “Ecco sì, sono andato a mangiarmi un panino. Non mi pare grave no?” dice il finto idiota al Corriere. O più verosimilmente, dico io, per apportare un ritocco dell’ultimo momento alla lista. Ebbene ,vogliamo punire un intero partito per questo? Se un tal ragionamento dovesse farsi strada, sarebbe l’inizio della fine. Né più né meno. Non mi viene neppure più da ironizzare. A maggior ragione, di fronte alla gravità della vicenda non mi sembra affatto opportuno sminuirla come fanno quelli che pongono a fronte di questa l’indisponibilità del governo e della sua maggioranza a far votare Bologna al più presto. Cari amici del PD (posso chiamarvi amici?) si tratta di due cose non comparabili. L’ultima riguarda una scelta politica (dato che basterebbe una leggina da concordare in parlamento) , che come tale è sempre discutibile. In un senso o nell’altro. La prima riguarda invece una regola inderogabilmente stabilita dalla legge elettorale e come tale non contrattabile. Salvo stabilire un disastroso e ingovernabile precedente. Vi è chiara la differenza? Beh allora proviamo ad illustrarla agli elettori. Prima che sia tardi.

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8 Risposte to “Il marchese del Grillo”

  1. Giovanni Says:

    Caro Zani,se con il tuo articolo vuoi dire,tra l’altro,che anche Bonaccino esterna a macchinetta,come De Maria,sono d’accordo con te.
    Ma la colpa non è evidentemente del segretario regionale,quanto piuttosto del livello culturale richiesto dal partito per rivestire quella carica.
    Ma anche il partito non è rimproverabile se è vero che la Pivetti ai tuoi tempi rivesti la carica di Presidente della Camera dei Deputati.
    Sono lontanissimi i tempi dei costituenti ed i pochi giuristi in giro non hanno neppure le vecchie Frattocchie dove dare un infarinatura alle giovani promesse.
    Dobbiamo ricominciare dall’ l’istruzione

  2. maurozani Says:

    Voglio semplicemente metter in guardia da un pericolo che considero letale, il quale pericolo comprende anche, come danno collaterale, l’accostamento di Bologna a Roma. In campagna elettorale non tutto fa sempre brodo. Se volevo criticare il solo Bonaccini lo avrei fatto direttamente , come sono uso fare. Del resto, in via generale, non mi piace attaccare le persone. Ho criticato De Maria sol perchè mi ha citato.E ogni citazione è ..debito…

  3. Maurizio Cecconi Says:

    http://radio.rcdc.it/archives/linaccettabile-scambio-roma-bologna-45747/

  4. Claudio Borgatti Says:

    Sono totalmente d’accordo sul “pericolo letale”.
    Appena saputa la notizia ho sottovalutato e pensato troveranno una soluzione, ma quando ho sentito la dichiarazione di un esponente PDL che in sostanza diceva “noi siamo il primo partito, non siamo mica una listarella civica di Pincopallino” mi sono reso conto del pericolo: io sono io e voi non siete un cazzo!
    A quando i termini di consegna per concorsi, domande di varie saranno prorogate se sei importante …. è una logica micidiale e corrompente.

  5. Anna Says:

    “Le regole” sono state al centro di polemiche spesso gratuite, tirate in ballo per sopperire al totale vuoto programmatico e propositivo di tutte le forze politiche questo è il vero attentato alla democrazia.
    Il non permettere a diversi milioni di persone di votare per una firma potrebbe concretizzarsi in una automatica delegittimazione di qualsiasi vincitore e questo, sicuramente, metterebbe in pericolo la democrazia.
    La democrazia, o governo del popolo, non è solo “regole” diversamente si trasformerebbe in una pseudo dittatura della burocrazia. Le “regole” hanno una funzione di supporto e di servizio alla democrazia non ne sono l’essenza; sostenere che queste risolvano i problemi e vadano sempre e comunque rispettate senza cercare una visione di insieme tra la loro collocazione ed la ratio che le ha generate non è auspicabile.
    Il rispetto delle “regole” non deve concretizzarzi nella lesione dei diritti che proprio queste hanno la funzione di tutelare.

  6. maurozani Says:

    Non sono d’accordo. Vero è che le regole così come le GRANDI RIFORME sono utilizzate per nascondere molte cose. Compresa l’assenza d’idee e proposte. Nella fattispecie però, con la richiesta di violazione delle regole elettorali in corso d’opera, si giunge a sancire , in via definitiva, non la dittatura di una burocrazia, ma la dittatura di una maggioranza.Tale è il senso chiaro e brutale della richiesta dei vari esponenti del PdL. Chi ottiene la maggioranza dal corpo elettorale può permettersi di violare le regole che vengono declassate a puri cavilli burocratici. Lesione di diritti: se un, tale incaricato di presentare liste di candidati, si presenta dopo l’orario fissato improrogabilmente dalla legge ed ottiene il risultato al pari di coloro che si sono attenuti alla regola in questione, sono i diritti di questi ultimi che vengono palesemente violati e calpestati.
    Quanto all’essenza della democrazia ci sarebbe molto da dire. Del resto la discussione, accademica e non, è in atto da sempre. Per il momento mi limito a rinviare alla nostra carta costituzionale.

  7. vittoria Says:

    Mi pare di poter dire che l’intervento di Anna imponga di richiamare una distinzione che è alla base di ogni ordinamento moderno e che disciplina la convivenza dei cittadini negli stati democratici.
    La distinzione riguarda il concetto di democrazia e il concetto di stato di diritto. Quest’ultimo concetto è di più recente elaborazione. Prima della rivoluzione francese la borghesia ha inteso limitare i poteri assoluti del sovrano , vincolandolo al rispetto di “regole”, più appropriatamente dette leggi. L’elaborazione del concetto di stato di diritto è terminata nel XIX secolo ad opera dei grandi giuristi tedeschi ,tra i quali spicca Hans Kelsen. Cosa dice, in sostanza , la teoria dello stato di diritto, che tutti , ma proprio tutti, sono vincolati al rispetto della legge: lo stato è vincolato a rispettare la legge nei confronti del cittadino, ad esempio, a non esigere imposte superiori a quelle già stabilite; a consentirgli la possibilità di accedere all’elettorato passivo, e cioè di concorrere con gli altri cittadini per rivestire una carica pubblica elettiva ( deputato, consigliere regionale, ecc. ecc). Il cittadino è vincolato a rispettare la legge nei confronti di un altro cittadino, ad es. a pagargli il prezzo dell’immobile compravenduto.
    Il cittadino a sua volta ,è vincolato a rispettare la legge nei confronti dello stato , ad es. costruendo nel rispetto delle leggi a tutela del patrimonio paesaggistico ecc. ecc. Il rispetto della legge è il fondamento di ogni stato, cioè di ogni comunità di uomini e donne che vivono al’interno del medesimo stato.
    La supremazia della legge nello stato di diritto è assicurato dal fatto che i giudici sono chiamati sempre ad applicarla, e che il governo, deve sempre amministrare nel rispetto della legge.
    La legge è un limite invalicabile, non può disporre che per il futuro. Le leggi retroattive sono un’eccezione e comunque non possono ledere i diritti degli altri cittadini.
    Ora si dà il caso che le elezioni politiche o amministrative siano nel nostro ordinamento una competizione tra individui e non fra partiti, e ciò ce lo dismostra il fatto che l’elettorato attivo e passivo è un diritto del cittadino e non dei partiti politici. Se i partiti politici, tutti assieme, decidessero di fare una legge retroattiva, per riammettere le liste escluse dalla competizione elettorale, verrebbe consumato un grave vulnus ai danni di quei cittadini che nel rispetto delle leggi hanno presentato la propria canditatura.
    Altra cosa è la democrazia, concetto più antico ma anche più evanescente. In concreto la democrazia è o dovrebbe essere il governo della cosa pubblica da parte di tutti i cittadini diretta o attraverso propri rappresentanti. Essa dunque è una forma di governo, che , si esprime innazitutto attraverso la deliberazione di nuove leggi per il futuro.
    Spiace dover ricordare questi elementari concetti evidentemente , consunti dal ventennio berlusconiano che alla fine ha finito per confondere le idee anche ai democratici che parlano di “regole” anzichè di “leggi “, di democrazia svincolata dal rispetto delle leggi. Anche nell’antica Atene vi era la democrazia , ma non sempre la volontà del popolo rispettava la legge. L’operazione tipica di ogni dittatura è quella di imporre la propria volontà come la volontà del popolo ovvero come la volontà della maggioranza del popolo . Ma la volontà della maggioranza non è una volontà democratica quando viola la legge che è il fondamento dello stato. La democrazia non può legiferare per una sola persona, così come non può legiferare contro una sola persona.

  8. maurozani Says:

    Non è un commento da commentare. Solo da condividere.

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