Eugenetica e politica

C’è stato un tempo in cui, suggestionato dai risultati del sequenziamento del genoma umano andavo elaborando (si fa per dire) nel mio foro interiore la possibilità di compiere un esperimento eugenetico applicato alla politica. Si trattava di smontare pezzi di Veltroni, di Bersani, di D’Alema e di Fassino e poi metterli in un frullatore genetico per dar luogo ad una chimera. Un leader capace di immaginare un progetto nuovo . Per la precisione un partito di tipo nuovo. Così da Veltroni si poteva prendere l’intuizione che la vecchia politica delle alleanze è finita da un bel pezzo. Da Bersani quella secondo cui l’idea veltroniana della vocazione maggioritaria doveva esser temperata affinché non sfociasse , come poi è avvenuto, in uno sterile settarismo di partito. Da D’Alema un pizzico d’antipatia e aggressività che secondo me deve pur sempre caratterizzare chi non s’acconcia agli schemi populistici correnti. Da Fassino il suo straordinario metabolismo che lo rende in grado di macinare migliaia di chilometri (con relativi comizi, incontri, cene e pranzi) in campagna elettorale. E potrei proseguire con altre figure. Donne comprese. Insomma, non avendo nulla di meglio da fare mi divertivo da solo a notare la difficoltà della scienza fin’ora conosciuta a far fronte alla crisi di leadership. Non restava che il ricorso all’immaginazione di Mary Shelley per rispondere all’urgente bisogna tramite l’opera prometeica di un nuovo Frankenstein.

Naturalmente non si poteva fare. Per ragioni morali anzitutto. L’eugenetica è giustamente messa al bando dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. E, d’altro canto, il Dottor Mengele con i suoi esperimenti per la selezione della razza resta pur sempre un monito per le generazioni future. No. Non si poteva fare. Comunque i suddetti candidati hanno corso un bel rischio.

Adesso tra i democratici, che naturalmente respingono l’abisso d’orrore insito in cotali sperimentazioni, si dà luogo ad un’altra , più umana e accettabile ipotesi. Non si tratta di frullar cervelli per selezionar nuova razza. Basta , secondo il giovane Civati, replicare Vendola. Farne tre. Uno al nord :lui stesso medesimo. Uno al centro: il giovane Renzi, fermo restando Nichi al sud. E il gioco è fatto senza rischi, orrori nazisti e spargimento di genomi. Confesso che non ci avevo pensato. E’ l’uovo di Colombo. Bisogna ammettere che questi giovani democratici hanno una marcia in più. Vedono le cose da un altro angolo visuale. E trovano le soluzioni ai nostri vecchi rompicapo. E le trovano perché muovono da una cultura non più positivista, scientista, novecentista. Bensì da una moderna cristologia. Vendola: uno e trino. E avanti coi carri. Con buona pace del giovane quarantacinquenne Zingaretti che accusa il giovane Renzi di esser un carrierista (Ma davvero?Non l’avrei mai sospettato ) dopo esser a stato sua volta accusato nientemeno che di viltà dall’ottimo e disinteressato sindaco di Firenze.

Mentre i giovani si impegnano in tal fantasie creative, gli adulti invece riprendono a duellare. Alla maniera novecentesca. Beninteso. Se, infatti, le cronache riportano il vero al coordinamento del PD d’Alema e Veltroni aprono entrambi al presidenzialismo perché “dire dei no non è una posizione”. Bah. Continuo a pensare in maniera nettamente opposta. Per l’opposizione dire dei no è addirittura un compito istituzionale e comunque un dovere politico. E’ ovvio che solo dai no di oggi, nascono i sì di domani. Ma gli adulti non se lo vogliono ficcar in testa. Temono di fare brutta figura con un establishment inetto per costituzione e infido per antica tradizione. E così alla gente parla Vendola, parla Grillo, parla la Lega. Loro parlano tra di loro. E sembrano , almeno al momento, non accorgersi che il vero paletto da piantare solidamente nel terreno è quello della riforma elettorale. Come spiega l’inascoltato vecchio Sartori, con l’attuale porcellum la prossima vittoria elettorale dell’asse Pdl Lega otterrà automaticamente il 55% dei voti. Dunque non si deve , non si può discutere di niente se non si parte da qui. E se non si mette in saccoccia il risultato.

Tra l’altro bisognerebbe anche aver tempo per accorgersi che il Pdl e Berlusconi hanno perso molti voti in questa campagna elettorale e che da qui si potrebbe partire con un nuovo inizio per riorganizzare secondo uno schema completamente rivoluzionato tutta l’opposizione ,anche in vista di un eventuale referendum pro o contro il presidenzialismo.
I tal senso bisognerebbe riflettere seriamente sulla suggestione avanzata proprio da Vendola. Troppi cadaveri insepolti giacciono da tempo:l’Ulivo, il centrosinistra attuale, la vecchia Unione. A questo punto c’è un problema d’igiene pubblica. Vanno seppelliti al più presto. Con tutti gli onori e la composta solennità che pur si sono meritati nelle loro diverse esistenze terrene.

Prendiamo Bologna e l’Emilia-Romagna dove resta pur sempre ancora diffuso  l’insediamento elettorale del PD. Leggo il segretario (o coordinatore?) Bonaccini che con saggio approccio bersaniano dice a proposito dei grillini che . “Ho grande rispetto per il loro voti, che sono tanti. Ma nessuna sudditanza perché vorrei provare a riprenderli”. Atteggiamento ragionevole. Un tempo. Solo che non è più quel tempo. Il tempo è già scaduto da tempo. Dice anche il professionista Bonaccini che : “Forse nel passato abbiamo pensato che non serviva un’identità”. Altro che se l’avete pensato. Fino al punto da non esser né carne né pesce. Né qualsiasi altra vivanda identificabile.

Ma anche il mio tempo è passato. Il tempo in cui ritenevo si dovesse “semplicemente” rimediare ad una falsa partenza. Restavo fuori in attesa che il tempo fosse galantuomo. Ma in politica, come in amore, succede spesso che passato il momento non è più il momento.
Sbaglierò, come al solito. Tuttavia a me sembra che dopo queste elezioni non è più sufficiente riformare il PD.
Bisognerebbe aver l’ambizione più alta di riformare la politica mettendo in gioco e a disposizione lo stesso PD. Progetto arduo. Non si è ancora mai visto un partito rinunciare ad un relativamente sicuro e supposto stabile 25% per investirlo in una prospettiva incerta. Eppure sarebbe esattamente ciò che la situazione richiede. Anche perché non conviene dare per scontata una rendita di posizione dell’entità che ho appena richiamato. Le cose cambiano in fretta.

Anche a proposito di transfughi, cari amici democratici non fatevi soverchie illusioni. Sappiate che non son pochi quelli che vi hanno votato per l’ultima volta. Magari solo e unicamente per sostenere un candidato con la propria preferenza.

Adesso Veltroni dice che vanno “ospitate anime diverse dentro lo stesso progetto riformista”. In realtà quando nacque il PD il motto era : noi andiamo per la nostra strada, fuori e lontano da tutto ciò che ricordi anche solo lontanamente la sinistra. Chi ci ama ci segua. Di tutti gli altri non abbiamo bisogno. Anzi scaricar zavorra è per noi essenziale per proceder spediti verso il centro e consolidare il bipartitismo. S’è visto il risultato.
Mi vien fatto di rilevare, a tal proposito e in conclusione che gli ospiti di solito dopo tre giorni puzzano. E loro,gli ospiti, lo sanno bene. Infatti di solito dopo due giorni cominciano a dire che :”sai mi spiace proprio, mi tratterei volentieri ancora un giorno almeno, ma ho impegni già presi. Sarà per la prossima volta.”
Ma davvero pensate che qualcuno ambisca esser ospitato dal e nel PD? Ripensateci. Non vorrei che dovesse capitare a voi di esser ospitati entro un progetto da altri ideato e organizzato.

Non conta nulla. Ma io , tanto per dire , se quella di Vendola non si rivelasse solo una suggestione promanante da un abile retorica affabulatoria e se nel PD non maturasse in tempi brevi una riconsiderazione radicale , uomini e programmi compresi, dismetterei le vesti dell’anarchico malmostoso per indossare quelle di modesto militante al servizio di un nuovo progetto politico.

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11 Risposte to “Eugenetica e politica”

  1. Agostina Says:

    Se molti dirigenti PD trovandosi politicamente “spaesati”, e sono molti, anziche fermarsi e cercare di chiarire l’orizzonte, continuano a volere come unico obiettivo mantenere lo status (o più volgarmente “la poltrona”) forse le tue riflessioni sarebbero anche le loro.
    I malati si curano con la convalescenza, mettiamoci in convalescenza apriamo il dibattito, ascoltiamo… forse qualcuno viene allo scoperto, troviamo anime nuove… e nuovi orrizzonti..
    Contemporaneamente mi chiedo ma se la sinistra a sinistra del PD ha subito una batosta, e continua a subirla, con la sua conseguente sparizione, forse veramente dobbiamo porre le speranze nll’eugenetica.?…., nulla ci fa pensare che non possa essere cos’ domani per il PD…
    Rispuntano le primarie! Ma il tempo e denaro perso per eleggere il segretario regionale PD che dopo 6 mesi si candida alle regionali che senso ha? sembra avere solo, ed esclusivamente il senso di un percorso personale di carriera .. e questo non conta per l’elettorato?
    I nostri territori sono governati da decenni dalle stesse persone che non mollano, e non ascoltano.. e i cittadini scappano..verso altre alternative (liste civiche, grillini e altre forme di dissenso).

  2. fabio bonifacci Says:

    Io personalmente ho da tempo un sospetto: forse il PD non si può riformare, va abbattutto sperando che le energie che si liberano creino qualcosa di nuovo e di meglio. Poi è chiaro, in questi processi c’è sempre una quota di rischio, e può essere che dopo sia peggio. Ma continuare ad aspettare la fine di questa lenta agonia spacciata per “sostanziale tenuta” non ha molto senso…Così com’è, cole persone, i modi e i contenuti che ha, il PD non può far altro che agonizzare sempre più. Con dalemiani e veltoniani che continuano fino alla fine a scannarsi per controllare il 25% dei voti…no, il 22%…il 19%…il 16%…14%…8%…4%

  3. maurozani Says:

    C’è il legittimo impedimento , mi par giusto che ci sia anche il legittimo sospetto. Forse è più legittimo il secondo del primo.

  4. Riccardo Paccosi Says:

    Zani, la tua valutazione sulla possibile “irriformabilit… Mostra tuttoà” del PD è razionale e ragionevole. Ma io, dai bassifondi della mia inesperienza, proprio non capisco una cosa: com’è possibile che si riesca a parlare sempre di politica senza MAI parlare di sociologia? Cioè, detto con tutta la grande stima che ho per te, rilevo questa assenza anche nelle analisi che posti sul blog. Il risiko inerente all’unire o disunire sinistra, centro, Vendola, popolo viola e così via, a cosa serve se non si definsce a quali strati sociali occorre rivolgersi? Qualche domanda facile, facile. Perché il proletariato vota Lega? Perché i lavoratori precari votano Grillo? E quindi, quali interessi concreti la sinistra deve rappresentare per tornare a essere popolare? Evidentemente, non SOLO gli interessi del pubblico impiego e dei pensionati. Evidentemente, non SOLO gli interessi degli operai di Mirafiori e Termini Imerese. Evidentemente, l’apologia della globalizzazione di Prodi & co. è stata un errore. Evidentemente, per quanto riguarda l’immigrazione, scegliere – tra il modello assimilazionista francese e quello comunitarista inglese – il modello a-cazzo-di-cane, è stato un altro lieve errore. Non sarà il caso di parlare di queste cose prima di parlare di Vendola, popolo viola e nuove formazioni politiche?

  5. maurozani Says:

    Caro Paccosi le tue domande contengono già la risposta. O no? Vuoi che mi metta rispiegare per la millesima volta perchè gli operai votano Lega? Ma l’hanno già scritto un migliaio d’altri più valenti di me. I precari votano Grillo? Perchè nessun altro li interpreta e perchè sono parecchio incazzati al punto che i concetti di destra e sinistra appaiono loro poco più che steorotipi nel momento in cui non affrontano i problemi relativi alla loro esistenza materiale ( e non solo materiale) .Insomma cos’è che vuoi da me? Un compitino per vedere se rispondo bene? Eppur ci siamo conosciuti. Dunque. Sulla sociologia ti ho appena risposto(sommariamente) su FB. ciao

  6. Maurizio Cecconi Says:

    Caro Zani,

    personalmente voglio bene alla sinistra e agli ideali di libertà e di giustizia che, seppur con molti gravissimi errori e mancanze, rappresenta. Però non sono un nominalista. Non m’interessa se la chiamiamo “sinistra” o “nuovo civismo” o “egualitarismo contemporaneo”. Ciò che mi preme è capire dove sono i fermenti giusti per individuare presente e futuro di una società migliore. In altre parole, non abbiamo bisogno dell’eugenetica politica 😀

    Ho grossi problemi, attualmente e a Bologna, a trovare buoni fermenti tanto nel PD quanto nella sinistra gerontocratica (istituzionale e dispersa).

    Sono stato alla manifestazione del Popolo Viola e c’erano così tanti giovani che era impossibile non pensare: è qui che bisogna stare. Penso che lo stesso ragionamento potrebbero farlo (e probabilmente lo fanno) le persone che frequentano il movimento di Beppe Grillo.

    Non voglio aver paura di guardare in faccia il nuovo e di provare a portare lì ciò che credo giusto, nonostante i miei accartocciati 35 anni.

    Ho invece timore d’invischiarmi nell’ennesima sfilata di riunioni cicaleccio auto-referenziali della sinistra in cerca di riscossa. Sono stato a una riunione e, salvo qualche rara e lodevole eccezione, la media d’età era 50 anni e si parlavano addosso. Non mi hanno fatto ben sperare (e naturalmente ringrazierò la storia se sarò smentito dai fatti).

    Buona domenica,
    MC.

  7. maurozani Says:

    Già. Riunioni. Al sol pensarci mi vien l’orticaria. Ma il mio caso è speciale. Tutti han sempre detto che li trattavo male nelle conclusioni (delle riunioni). Io ero sempre quello che concludeva. Posizione invidiabile e tuttavia dolente. Li dovevo ascoltar proprio tutti. Era un punto d’onore (professionale). Hai idea di quante cazzate ho dovuto ascoltare senza(quasi) colpo ferire nella mia vita?
    Ecco perchè (anche) capisco ciò che dici. Eccome se lo capisco.
    Popolo viola? Ci sarei andato anch’io, con mia moglie che premeva.Solo che non ho più l’età. Non voglio fare il pesce fuor d’acqua. Però non mi scandalizzo se il termine sinistra può non voler dire alcunchè a molti. So esattamente il perchè. E’ il perchè di un lungo sputtanamento. Tuttavia sono e resto della vecchia guardia: la sinistra vivrà fino a che nel mondo ci sarà ingiustizia, disparità , sfruttamento, persone ridotte a merce da comprare e vendere sul mercato. Dunque ti comunico formalmente che la sinistra c’è.

  8. Maurizio Cecconi Says:

    ahahaha grazie della comunicazione! come dicono i funzionari di partito: “ne prendo atto”.

  9. maurozani Says:

    Bravo. Fai così.

  10. Giovanni Says:

    Bonaccini e De Maria, ad urne ancora calde, hanno convocato il popolo dei democratici in Piazza Nettuno per brindare alla vittoria elettorale.
    Molti brindisi e poche chiacchiere compagni e amici, epperò, responsabilmente, tutti sobri: ché nessuno possa dire che il partito ha somministrato bevande alcoliche prima del voto.
    Il prosecchino e lo stuzzichino bevi, mordi e fuggi da tempo, ormai, hanno sostituito nel partito dei democratici i lunghi ed estenuanti dibattiti.
    Solo tu Cecconi, insisti a partecipare alle riunioni di quelli che si parlano addosso, quando invece, alla tua giovane età, dovresti frequentare sempre i posti giusti, dove vivono ragazzi allegri e bendisposti verso il futuro.
    Vi sono,tuttavia , delle occasioni dove il prosecchino non è ammesso.
    Un compagno di lungo corso lamentava, tempo fa, che alla convention tenutasi al Boscolohotel, per l’elezione del Segretario Regionale e del nuovo Direttivo, non si trovava neppure un bicchier d’acqua. Cosicché, non si è meravigliato allorquando la platea ha accolto, con vive proteste, l’annuncio dell’amico Bonaccini che “quindici compagni si erano responsabilmente iscritti a parlare”, dopo l’apologia di Errani, recitata da Errani medesimo, per un’ora circa.
    A fronteggiare la rumorosa platea composta di amministratori, cooperatori e funzionari, tutti assetati e affamati, dopo un’intensa mattinata di rappresentazione, dove avevano recitato anche la Bastico e il Casadei, toccava ancora al compagno Bonaccini il quale comunicava all’intemperante platea che “i compagni iscritti a parlare avevano tutti, responsabilmente, rinunziato”.
    Applausi frenetici. Sollievo. Allegria, ma poi, di cazzo volevano parlare?
    Si passa alla votazione della lista dei designati. Approvata per acclamazione. Liberi tutti di ricongiungersi alle proprie famiglie e all’agognato desco. Era già stato tutto deciso, prima. Si trattava solo di una ratifica, compagni e amici, e non di elezioni.
    Qualcuno potrebbe chiedersi se i quindici compagni si sono comportati responsabilmente quanto si sono iscritti a parlare o quando vi hanno rinunziato.
    Per Bonaccini, è chiaro, i compagni hanno agito, responsabilmente, sia nel compiere l’azione diretta che quella contraria. Io opinerei per affidare il caso ad un grande ruminante di nebbia, ma forse l’amico Mauro, dall’alto della sua esperienza, è in grado di evitarci l’oneroso esborso.

  11. maurozani Says:

    Far mancare gli approvvigionamenti è ormai un classico. Nella remota primavera del 1996 apprestandomi, quale responsabile unico del PDS ,dotato di pieni poteri, a trattare(contrattare) le liste dell’Ulivo con tutte le altre formazioni politiche consocie, ebbi a stabilire che non si fornivano vivande di alcun tipo. Salvo acqua minerale da me gentilmente offerta agli alleati.Ognuno doveva provvedere(per quanto riguarda il solido) per sè e per i suoi sodali. La trattativa durò all’incirca dieci giorni, senza pause, notti comprese. La sede di trattativa era Botteghe Oscure. Fui coerentemente crudele. Quando mi si chiedeva una pausa pranzo o cena o anche solo una sosta panino respingevo scandalizzato tale inopportuna e inappropriata possibilità. “Il paese ci guarda. Non possiamo perdere tempo. Arrivare a liste complete prima degli altri è un punto d’onore e una regola di vantaggio da non sprecare.” Solo alla nona giornata invitai Franco Marini a prendere un caffè d’orzo nel mio ben munito ufficio, in omaggio alla sua tempra di combattente. E anche per decidere, in separata sede, l’inclusione di un uomo del calibro di Andreatta nelle liste.
    Tutto ciò per testimoniare che sul rapporto tra cibo e politica ci sarebbe tanto da raccontare. Magari un giorno svilupperò nel dettaglio proprio questo tema.
    Quanto a Bonaccini mi è di molto superiore. Al punto culminante della mia non breve carriera riuscivo a far rinunciare “responsabilmente”(dietro espressive minacce corredate da eloquenti quanto ineleganti raschi di gola) solo la metà di quanti si erano iscritti a parlare in precedenza. L’altra metà si rendeva oggetto del mio odio viscerale e di immaginifiche, future, terrificanti e sofisticate rappresaglie. Poi me ne dimenticavo, sul far del nuovo giorno. Alcune volte sbagliando.
    PS. Il quesito che mi si propone è solo apparentemente insolubile. Se uno pensa al PD pensa, vagamente , a tutto e al suo contrario. Dunque nell’ectoplasmatico PD si è sempre, comunque, “responsabili”. Non vedo il problema da ruminare.

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