La fandonia del disarmo nucleare

Si fa un gran parlare nei media televisivi e sui giornali, più sui secondi che sui primi, del nuovo accordo START 2 tra USA e Russia che dovrebbe, secondo Obama dare nuovo impulso al disarmo nucleare.
Pochi s’appassionano ormai al tema. Il governo globale della paura post 11 settembre martella l’opinione pubblica. I terroristi mettono a punto piani d’attacco con armi nucleari. Possono colpirci in modo devastante. Ma pur essendosi largamente diffusa la paura dei nuovi barbari, si crede ancora poco a questa possibilità. Dopo la fine della guerra fredda la paura della bomba è quasi del tutto derubricata. In tempi di crisi sbarcar il lunario costituisce l’assillo più concreto e pressante.

D’altro canto il nuovo accordo che si profila non ha, a rigore, niente a che vedere con il disarmo nucleare. Ridurre le testate nucleari da 2.200 per parte a 1550 lascia del tutto intatta la possibilità di distruggere alcune volte il pianeta terra. E chissenefrega se m’ammazzano tre volte invece di sette? Dopo la prima volta ci ho fatto il callo.
In verità si sta parlando di rapporti di forza nella politica mondiale. Non di disarmo. L’arma nucleare rimane pur sempre la più potente risorsa politica oggi esistente.

Chi possiede la deterrenza nucleare è in grado di incidere sulle cose del mondo a proprio vantaggio.
Per questo si decise di esibire in faccia al mondo la spaventosa efficacia della bomba, a Hiroshima e Nagasaki. Quando già la seconda guerra mondiale era decisa e vinta. Sfugge sempre che nei giorni precedenti la sperimentazione in corpore vili di Little Boy e Fat Man un bombardamento convenzionale su Tokio provocò  centomila morti in una sola notte. Il Giappone era in ginocchio. Schiantato letteralmente. Il colpo di grazia nucleare era dunque imposto solo e unicamente da un ragion politica. Affermare un dominio planetario. Quello che dura ancor oggi. Per perseguire quest’obiettivo gli USA non esitarono a commettere uno dei più grandi crimini conosciuti nella storia dell’umanità.
La più grande democrazia del mondo usò, unica e per prima, la bomba fine del mondo. Dal che ogni persona con la testa sulle spalle ne dovrebbe pacificamente dedurre che il pericolo vero, reale e duro continua a venire dal complesso militare industriale degli USA. Fino a prova contraria. E sperando di non aver mai tale prova.

Da qui anche la intrinseca debolezza della strategia della non proliferazione nucleare. Che non a caso non ha fino ad ora avuto gran successo. La ragione è semplice. Chi ha la bomba può dormire sonni relativamente tranquilli. Non sarà attaccato e invaso. Troppo pericoloso. Solo un povero imbecille o un bugiardo inveterato come Tony Blair poteva pensare (o far finta di ) che l’Irak detenesse armi di distruzione di massa. In quel caso non sarebbe mai stato invaso. Ecco perché paesi come l’Iran sono tentati dalla bomba. Israele, che ce l’ha, in barba alla non proliferazione, non sarebbe più in grado di esercitare il monopolio della forza in tutto il medio oriente. E il suo potere di condizionamento nei confronti degli USA diminuirebbe. Di molto.

Discorso più o meno analogo si potrebbe fare per il Pakistan. La stessa Corea del nord, paese tra i più poveri del mondo con un regime che lo rende ancor più disgraziato, non è al momento attaccabile. Anche un solo impreciso vettore nucleare lanciato sul Giappone , alleato degli USA, basta ed avanza a dissuadere.
Tutto questo ben lo sanno i negoziatori dello START 2. Ancora una volta la convenienza reciproca è tutta politica. Gli USA hanno da tempo compreso che non può esser rimosso il tabù nucleare. Nonostante la miniaturizzazione invocata dagli strateghi militari nipotini del dottor Stranamore.
E allora si tratta di procedere a grandi passi alla ideazione e costruzione di nuove armi. Tecnologicamente più sofisticate. Più adatte alla sensibilità del XXI secolo. Bombe “convenzionali” da cinque tonnellate. Le graziose “taglia margherite” usate a Tora Bora. Ti uccidono anche solo togliendoti l’ossigeno. O il mix di composti chimici non ancora ben individuati che nelle bombe al fosforo bianco lanciate su Falluja, prima ti fanno letteralmente bollire dentro i tuoi vestiti e poi continuano, alacri, la loro opera ammazzandoti nel tempo. Con la più grande varietà di cancri del sangue.
I bambini di Falluja proprio adesso cominciano a morire come mosche. Ma è una morte silenziosa e remota. In un lembo di deserto mesopotamico. Lontano dagli occhi. Lontano dai cuori.
Cose non troppo diverse hanno fatto i Russi in Cecenia con la strage all’ingrosso di civili inermi.

Per quanto riguarda la convenienza negoziale della Russia, essa risiede essenzialmente nella rinuncia allo scudo antimissilistico già previsto da Bush con base in Europa. Nella volenterosa Polonia e nella pragmatica Repubblica Ceca. A suo tempo il presidente nordamericano cercò di spacciare la favola di una postazione avanzata per tener sotto controllo l’Iran. Naturalmente Putin, essendo del mestiere (spione come il collega Bush senior) anche volendo non poteva proprio credere al pusher texano.
La testa di ponte Usa era con tutta evidenza destinata a spingersi ai confini con la Russia coprendo in primo luogo l’Ucraina con la sua rivoluzione arancione, poi risoltasi in un mix di banditismo politico, di corruzione e di granguignolesco intrigo. Oltre a ciò la Russia , a torto o ragione, punta a rilegittimarsi, dopo l’epoca del grande declino, come principale interlocutore politico degli USA. Da potenza a potenza. Anche se il mondo non sarà mai più bipolare. Ma questa è un’altra storia i cui sviluppi, non tutti facilmente prevedibili, sono comunque già in parte sotto gli occhi di tutti.

Interessa qualcosa a qualcuno questo confronto in corso tra USA e Russia? In Europa e in Italia? Penso di no. La politica ormai ha un’agenda politica diversa. Cadute le famigerate ideologie si disinteressa di ciò che furono un tempo i grandi temi di spessore etico e morale della pace e della guerra. E fa male.
Nel momento in cui s’allarga a dismisura la forbice tra ricchi e poveri anche nelle società occidentali vi è un nesso ben visibile tra possibilità di nuovo sviluppo umano e civile e rilancio di un impegno contro la proliferazione degli armamenti.

Quando si lancia un singolo missile da crociera oltre ad ammazzare la gente si getta via un milione di dollari. Il “riformista” americano Jeffrey Sachs, molto conosciuto in Europa (in quanto consulente dell’ONU per gli obiettivi del millennio) ricorda che basterebbe diminuire del 5% il bilancio della difesa USA per risolvere d’un colpo gran parte dei problemi della povertà nel mondo intero. Gli USA rimarrebbero pur sempre e di gran lunga la più grande potenza militare del mondo.

Ma non di questo si dialoga al tavolo dello START 2. Forse sarebbe utile che la politica, anche in Italia, riflettesse di nuovo su questi temi. In mancanza è perfettamente inutile e oltremodo vano lamentare l’ approccio meramente “corporativo” , pragmatico e sindacale che caratterizza movimenti d’opinione avversi alla politica dei partiti.

PS. Dato che non ci s’accontenta più delle “analisi” tornerò più avanti con un post dettagliato e spocchiosamente propositivo su questi temi. Il titolo potrebbe essere : “italiani brava gente”. Traffico d’armi e missioni di pace. Anche se tutte le volte che si chiacchiera di questi temi, pur cruciali, la lettura del blog subisce una caduta verticale. Ma tanto il compenso resta inalterato.

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7 Risposte to “La fandonia del disarmo nucleare”

  1. piero de sabbata Says:

    condivido largamente l’analisi ma debbo dire che preferisco che USA e Russia si facciano immagine trattando sulla riduzione delle testate atomiche (fosse anche solo per eliminare quelle già obsolete) piuttosto dei ‘bei tempi’ in cui facevano a gara a chi ne aveva di più.

    Quanto è evidente, in effetti, è che il rapporto USA/Russia-URSS non è più il barometro della pace mondiale e che è iniziata l’era dei tanti ‘regni’ che cercano uno spazio per sè e per le proprie ambizioni …. (o quelle dei propri governanti)

    Su quali terreni si possa perseguire una strategia di pace che coniughi sicurezza e giustizia è un bel tema… anche perchè tanti attori sono più difficili da decifrare dei due storici della guerra fredda…

  2. maurozani Says:

    E’ vero. Per molti aspetti , adesso è comunque meglio di “prima”. C’è tuttavia un’insidia nuova. Sofisticati, flessibili e poco controllabili sistemi d’arma che saranno costruiti “risparmiando” sul concetto di MAD.(mutua distruzione assicurata). Sistemi da usare non da mettere in bella mostra in appositi siti.Difficile dire dove si vada a parare. Quando si passa dalla quantità alla “qualità”. Su questo volevo attirare l’attenzione.Oltre che sul carattere di risorsa immediatamente politica del nucleare bellico.

  3. Maurizio Cecconi Says:

    Armi atomiche, ma armamenti e industria militare in generale. Di questo dovrebbe parlare la sinistra. Invece siamo presi dalla realpolitik di Fassino e D’Alema. Quest’ultimo può vantare il triste primato di essere stato il primo presidente del consiglio di “sinistra” a bombardare per ragioni umanitarie un paese straniero.

    Unimondo pubblica ogni anno i dati relativi alla produzione di armi in Italia e al suo export, un business che non conosce crisi nel Bel Paese.

    La nostra maggiore cliente è l’Arabia Saudita, dove i partiti politici e i sindacati sono vietati, dove per le donne adultere e per gli omosessuali è prevista la pena di morte. Ne parlai la settimana scorsa sul mio blog, invocando almeno una presa di posizione dell’associazionismo, visto che le forze politiche sono in altre faccende affacendate per occuparsi di questi temi “marginali”.

    Questo è il link del report 2009 di Unimondo:
    http://www.unimondo.org/Notizie/Italia-record-di-4-9-miliardi-di-export-di-armamenti-in-revisione-la-legge-185-90

  4. Giovanni Says:

    Avevo ventisette anni quando lessi il libro Wedgwood sull’olocausto tedesco nella guerra dei trentanni.
    Il testo, secondo la tradizione inglese, è accompagnato da molte considerazioni e riflessioni dell’Autore, a volte genuine e a volte retoriche, come quella, posta a chiusa dell’opera, secondo cui molti “volevano la pace e combatterono trentanni per conquistarla, ma non sapevano, e ancora gli uomini non sanno, che la guerra genera soltanto la guerra”.
    Per il vero, il libro di Wedgwood, insinuò in me il dubbio che la guerra, qualsiasi guerra, anche quelle giuste, alla fine, non producono nulla di buono, ancorché restassi consapevole che la forza era un attributo del potere e, finché gli uomini avrebbero avuto relazioni di potere, la violenza fisica e psichica, sarebbe rimasta un attributo antropologico dell’uomo.
    Non vi sono dunque armi buone o cattive, ma semplicemente quelle che il sapere rende disponibili e accessibili agli uomini o al potere, o più precisamente, al Potere di una nazione.
    La bomba atomica è quella più terribile perché mette in discussione la sopravvivenza dell’intero genere umano, anzi del nostro pianeta. Ma questo, è stato appreso solo successivamente alla sua invenzione e produzione perfino dai grandi scienziati che cooperarono per alla sua messa a punto. Persone, beninteso, dall’alta moralità e sicuramente inclini ad abbracciare gli ideali di libertà, per i quali credevano di lavorare.
    E’ vero, gli unici ad usare l’arma atomica sono stati gli americani, in nome della libertà.
    Lo hanno fatto sulla pelle e sull’anima dei vecchi, delle donne e dei bambini giapponesi, per mandare un monito ai russi.
    Ma Stalin conosceva a menadito il timing del programma atomico americano, così come era certo dei tempi occorrenti agli scienziati sovietici per mettere a punto l’arma prima del 1950.
    Nel 1949 gli americani rimasero stupiti, perché da quel momento il loro disegno egemonico doveva fare i conti con la logica del balance of power. La produzione della bomba atomica da parte dei russi impedì agli americani di usare da quel momento la bomba atomica. E, infatti, non hanno potuto farlo in Corea, non hanno potuto farlo in Vietnam e in nessun altro luogo dove avrebbe desiderato farlo (Cuba).
    Oggi il problema si ripropone, se non a livello globale, a livello regionale. Perciò non deve sembrare assurda l’affermazione che la proliferazione regionale della bomba possa servire a riequilibrare lo strapotere americano in alcune regioni del mondo.
    Oggi, tutti i paesi del medioriente sono asserviti alla doppia minaccia proveniente da Israele, il cui strapotere militare convenzionale, insieme al possesso dell’atomica, viene esercitato “in modo sproporzionato”.
    E allora, alcuni pensano che forse, anche lo Stato d’Israele sarà ricondotto alla ragione se posto di fronte ad un potenziale contropotere militare regionale che, nelle condizioni date, non può che essere la bomba atomica, l’arma dei poveri.
    La proliferazione atomica regionale, del resto, è sempre avvenuta con il consenso delle superpotenze. Il trasferimento da parte di De Gaulle della tecnologia nucleare agli israeliani negli anni ’60, è avvenuto con il perfetto consenso degli americani, anche se la quantità di bombe previste doveva essere in rapporto alla capacità produttiva della centrale francese. Ma è nota l’abilità degli israeliani a forzare la mano ai loro presunti burattinai, spesso burattinati a loro volta.
    Israele, non solo non ha mai firmato il trattato di non proliferazione e dopo la guerra dei sei giorni, è riuscita pure a sottrarsi al controllo americano. Gli americani, dal canto loro,hanno preferito non veder più quello che accadeva nel deserto del Negev, e così è venuta avanti la teorica del dubbio atomico su Israele.
    E’ difficile trovare nella storia un esempio di ipocrisia come quella che accompagna il potenziale atomico di Israele. Tutti sanno che Israele possiede duecento atomiche, ma nessuno, fino a ieri, ha avuto alcunché da eccepire.
    Sennonché, due mesi fa deve essere successo qualcosa in Turchia, e il 7 aprile a Parigi, Erdogan ha puntato il dito contro Israele, seguito dall’Egitto.
    Il messaggio è chiaro: se non sarà l’Iran, sarà la Turchia a munirsi dell’atomica, perché Israele ha fatto un uso eccessivo della forza a Gaza, massacrando all’inizio del 2009, millecinquecento palestinesi.
    Ovviamente, i palestinesi sono solo un pretesto, a chi importa dei palestinesi?
    Il problema vero è che fino a questo momento la superpotenza americana e la potenza regionale hanno deciso tutto in medioriente. Non solo la quantità di petrolio da estrarre, ma anche e soprattutto deciso il grado di sviluppo che i paesi dell’area potevano raggiungere.
    Se veniva fatto un passo oltre il limite consentito, scattavano immediatamente i bombardamenti chirurgici. Quanti impianti tecnologici sono stati distrutti in medioriente con il pretesto che si voleva evitare la costruzione di bombe o di distruzione di massa?
    L’Iraq è stato totalmente distrutto dagli americani, con la menzogna di possedere lo Yellow coke, noto combustibile utilizzato di contrabbando da Israele per produrre più bombe di quelle previste dagli americani.
    La minaccia dell’uso di una bomba atomica da parte di un paese arabo, potrebbe, ad avviso di qualche esperto, se non pacificare del tutto l’area, ridurre quanto meno la proliferazione delle guerre e consentire al medioriente prospettive di crescita civile, economica e politica accettabili per gli standards occidentali.
    Non vorrei che queste mie modeste riflessioni fossero travisate in una sorta di inno alla bomba, tutt’altro.
    Sono contrario all’uso della violenza e al terrore ma, parimenti, sono convinto, come tutti quelli che scrivono su questo blog, che la pace è indivisibile.
    Paradossalmente, una bomba per la pace in medioriente? Dov’è l’errore?

  5. maurozani Says:

    Starei per dire che non fa una grinza. Salvo che una bomba tira l’altra. In altre regioni del mondo ci si sentirebbe incoraggiati. E poi, in medio oriente una bomba sciita, di questi tempi, incoraggerebbe la costruzione di una bomba sunnita. Resta il fatto che , a rigor di logica, chi continua a detenere un nucleare bellico ha esattamente zero credibilità e autorevolezza (forza a parte) per proporre la non proliferazione. Obama ha detto che “adesso il mondo è più sicuro”. Una balla, naturalmente. Comunque, propaganda a parte, resta un quesito arduo quello che viene proposto qui sopra da Giovanni. Si potrebbe pensar d’aggirarlo solo con una forte pressione regionale e internazionale in grado di fare , politicamente, le veci della bomba dei poveri.Ma certo non nel mondo attuale.

  6. Giovanni Says:

    Oggi abbiamo appreso la notizia che l’Ucraina consegnerà entro il 2012 alla Russia 85 kg di plutonio arricchito.
    Ci voleva il governo filorusso di Yanukovch per eliminare il pericolo che il materiale radioattivo venisse utilizzato per finalità belliche.
    Come mai il governo filoamericano di Juschenko non aveva consegnato il pericoloso materiale a Bush?
    Chi è il vero e unico responsabile della proliferazione atomica sul nostro pianeta?
    E’ pensabile che gli americani facciano pressione e ottengano il disarmo atomico di Israele e Pakistan?
    Nessuno, infatti, può dubitare che Israele, come l’America nel 1945, utilizzi l’atomica contro paesi arabi e non.
    Ecco perché, a mio avviso, Obama non è in buona fede quando dice che il mondo da oggi è più sicuro grazie al trattato Start 2.
    Se il mondo è un po’ più sicuro, lo dobbiamo all’ex spione Putin che per un accidente della storia è anche il capo del governo russo.

  7. maurozani Says:

    Beh, lasciami dubitare che Israele possa utilizzare l’arma nucleare. Ha una panoplia di armi convenzionali modernissime e le usa a profusione, dietro, appunto, lo schermo atomico.

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