Noi

Un programma di governo per Bologna, si diceva.
Nel frattempo, a ruota di Guidi, scende in campo Luca Cordero di Montezemolo il quale (anche lui) sferza la città in coma. Dopo che l’aveva fatto per primo  il Cardinale dall’alto del suo magistero. La bella addormentata , tanto amata dai VIP, attende il bacio della “società civile” dopo aver morso la mela avvelenata dei partiti. E’ un dovere, oltre che un piacere. Infatti, la società civile “ha il dovere di occuparsi di questi problemi e dare un contributo”.
Intanto che s’aspettano altre sferzate da parte dei principeschi esponenti della società civile, e mentre fa di nuovo capolino il tormentone su primarie di partito/ovvero di coalizione (sai che differenza) e magari (nel PD) s’attende un nuovo salvatore della patria è forse utile riempire il vuoto e occupare il tempo che ci separa dalle elezioni mettendo a punto un approccio innovativo(chiedo scusa non mi viene altra parola) al programma.

Sì, perché stavolta ,prima di eleggere direttamente un sindaco, dovremo conoscere nei dettagli il suo programma. Salvo votare a scatola chiusa. O non votare affatto. Bene. Se fin qui ci siamo, a me sembra che la prima cosa da fare è proprio quella di respingere (barbaramente) al mittente degli illustri esponenti della società civile il “pacco” di ferro- cemento che ci è stato graziosamente inviato, pur senza risultati ancora apprezzabili, in questi ultimi quindici anni, circa.

Non si può fare. Non si possono sovrapporre  pochi chilometri di Metro, sopraelevate e pesanti mezzi “civici” buttando i soldi dei contribuenti dalla finestra. Bologna ha bisogno di distendersi nella più vasta area metropolitana e quest’ultima deve connettersi fluidamente alla città. Dunque il pacco infrastruttural – trasportistico concentrato su di un fazzoletto di territorio cittadino va radicalmente ripensato e riprogettato. In funzione di una città, ampia: metropolitana. Al di là di quelli che potranno (o non potranno) essere gli eventuali sviluppi sul piano della riforma istituzionale.

Ecco direi che da questo primo NO, si potrebbe ri- suscitare un qualche interesse dei bolognesi sul futuro della loro città. Viceversa inutile affannarsi. Le risorse pubbliche a disposizione non sono infinite. Una volta deciso d’impegnarle per un tempo pluridecennale nelle scelte fino ad oggi indicate e in parte compiute, la festa dello sviluppo è già finita.

A proposito. Il tanto invocato sviluppo, di per sé obiettivo da tutti condiviso , può tuttavia avere sviluppi ed effetti sociali tra loro molto diversi. Non so. Siamo sicuri che parliamo della stessa cosa? Forse un governo dei migliori è interessato , obiettivamente, a sviluppi concretamente diversi, se non opposti, a quelli che la generalità dei comuni cittadini, che costituiscono pur sempre la maggioranza del corpo elettorale, mediamente e ingenuamente s’immagina. E forse si potrebbe, senza escludere il contributo dei migliori, individuare una reciproca e accettabile convenienza mediata dalla politica.

Sì. Ma la politica è debole. Al di là del voto una tantum, sempre decrescente, i cittadini non si fidano. Poco consenso attivo e ancor meno partecipazione e condivisione d’obiettivi e traguardi.
Che fare, allora? Beh, mentre il partito di maggioranza sembra in altre faccende affaccendato e la sinistra ad esso alleata, per la vita e per la morte, pensa a spostare rapporti interni all’alleanza invocando primarie di coalizione, si potrebbe cominciare con il tentativo d’aggregare una lobbie di cittadini, in grado d’incidere sulle scelte future per la “Bologna che vogliamo”. Insomma, oltre alla politica in crisi e ai “migliori” tra noi, sarebbe logico tener in campo anche un altro soggetto: noi.

L’effetto collaterale, di questa civica costituzione volta ad incalzare dappresso la politica potrebbe esser quello di rafforzarla al punto da consentirle di rialzare, un giorno, la testa. E la schiena. I democratici anzitutto dovrebbero esser interessati a questo. Ma anche ciò che residua della sinistra bolognese. Precipitarsi invece ad immaginar scenari, tipo liste più o meno variopinte e composite e unitarie ha ormai ben poco senso e ancor meno chanches. Molto si è logorato e consumato in questi anni. Bandiere stinte. Colori ormai sbiaditi. Occasioni perse. Indietro non si torna.
Ripartire invece per strade ,o più verosimilmente sentieri, nuovi è ancora possibile. Deve esserlo. All’ombra delle Due Torri. E per la sinistra che verrà. Prima o poi.

PS: Tutto ciò in nulla contraddice, ma anzi rafforza, la mia opzione per le prossime elezioni descritta nei post precedenti relativa ad un listone civico, democratico, di sinistra. Scelta che, tuttavia ,non si avrà l’ardimento di compiere. Tutt’al più ci si spingerà fino a cucinare un trasformistico e indigesto pasticcio. A maggior ragione conviene far scendere in strada: noi.

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14 Risposte to “Noi”

  1. roberto Says:

    Sì. Il soggetto dovremmo essere noi, se solo si trovasse un nucleo di aggregazione.
    Per dire, a proposito di politica debole: dal cornicione di un palazzo del centro che ospita uffici della Regione, sono caduti calcinacci. I pompieri prima e qualcun altro poi ha provveduto a “mettere in sicurezza” il luogo con una recinzione leggera che impedisce il passaggio ai pedoni.
    Dopo un po’ di tempo (troppo), per migliorare l’intervento provvisorio, arriva un’autogru dallo sbraccio lunghissimo, necessario per operare su tutta la facciata quando era sufficiente un camion con cestello, che avanzando all’interno della recinzione avrebbe svolto lo stesso servizio.
    Svicolando dall’edicola, dico da “umarel” al gruista (testuale): una gru più piccola costava troppo poco…
    Lui mi squadra, attende lunghi secondi per rispondermi e dice (testuale): tanto io non vado più a votare.
    Non è difficile stabilire il nesso tra domanda e risposta, ma pare che “nelle sedi deputate (non) si riesca a trasmettere ai cittadini il giusto messaggio di un PD all’altezza delle sfide che il nostro territorio dovrà affrontare nei prossimi mesi e nei prossimi anni”.
    A parte il “non” sono recentissime parole di De Maria.
    Ritengo che ormai non bastino più parole, ma un’attenzione anche esasperata a tutto quanto viene fatto, partendo dalle piccole cose.

  2. Gianni Says:

    Premetto che forse vado un pò fuori tema e che non sono mai stato un verde!
    In questo dibattito tra VIP che si preoccupano della città in cambio di ferro e cemento, a NOI manca la barra dei contenuti.
    Non vogliamo continuare lo “sviluppismo” variamento inteso dal PCI-PDS-DS-PD fino ad ora, vogliamo la città metropolitana, i municipi collegati agli altri comuni della cintura, basta infrastrutture impattanti, ecc. giusto?
    E allora perché non parlare fuori dai denti di DECRESCITA (vivere meglio con meno), detta così sembra un’utopia ma opportunamente argomentata………….
    Io preferisco sviluppo sostenibile, riequilibrio, non consumo del territorio agricolo, riuso del territorio già compromesso,ecc.
    Qualcuno, forse volando un pò troppo alto, “questo si chiama DECRESCITA e non altro perché non lo accetti?”
    Mi sa che vogliamo continuare a farci del male, perchè mi sembra tanto che in questo arcipelago della “sinistra” si cerchi di continuare a farci parlare di niente, mentre i problemi della gente comune si fanno sempre più gravi…………..
    Ciao Gianni

  3. roberto Says:

    Caro Gianni, senza parlare di decrescita (più o meno felice) che potrebbe sollevare una quantità di equivoci e resistenze, l’Europa si è espressa con un pregevole libro bianco (2005, mi pare) che riguardava l’energia ma si può estendere a una ampio ventaglio di consumi (Doing more with less – Fare di più con meno).
    Facilmente reperibile in rete, senza tanto vippaio, potrebbe essere utilizzato come linea guida per Regione Provincia Comuni, senza furbesche fughe in avanti (come la generazione elettrica con grandi motori a CI alimentati da olio di palma proveniente dal SE Asiatico incentivata con una quota della tariffa elettrica sulla bolletta di tutti)

  4. Giovanni Says:

    Dal 1995 Bologna è governata dagli ottimati, un ristretto gruppo di famiglie.
    Non è necessario scomodare il grande Theodor Mommsen per spiegare come una confederazione di famiglie possa influenzare tutta la gestione della res publica.
    Sappiamo tutti che gli ottimati non sono un partito politico, ma una consorteria informale che tende ad appropriarsi di tutte le sostanze pubbliche trasformando gli uffici pubblici in prebende è fondamentalmente in presidi del loro potere.
    La storia ci insegna ancora che la consorteria degli ottimati, o se si vuole, dei beati possidenti, perse definitivamente ogni potere quando il diritto di veto fu trasferito dal tribuno del popolo al principe.
    Il popolo fu dunque privato di ogni potere deliberativo, ma, paradossalmente, gli ottimati caddero nelle mani del principe, al quale dovevano dare (in caso di birichinate) la loro vita per salvare il patrimonio di famiglia.
    Il senato diventò allora un luogo dove i padri coscritti, ormai provenienti da ogni luogo dell’Impero, cominciò a parlarsi addosso. A tutti era ben chiaro che ormai i senatori non contavano un fico secco. A decidere era il principe, il quale, a volte, si degnava di fare qualche comparsata in senato per deliberare sugli affari ordinari o straordinari, oppure, poteva deliberare per bocca di qualche suo uomo di fiducia, in modo più trasparente, con missive inviate al senato medesimo, come usava fare il grande Tiberio dalla sua residenza di Capri.

    Ma a pensarci meglio, abbiamo un esempio più recente che ci spiega come il Popolo possa perdere del tutto il controllo della res publica e consegnare il governo della città agli oligarchi e, infine, al principe.
    Il libero comune di Bologna, fu ridotto alla mercè della Chiesa, dal partito Guelfo e, salvo la breve parentesi dei Bentivoglio, definitivamente asservita per oltre tre secoli fino all’unità di Italia, alla Chiesa che governava la città con il supporto del famoso senato dei quaranta.
    Non vorrei che qualcuno equivocasse queste mie modeste annotazioni, inferendo che vi sarebbe una vocazione servile dei cittadini di Bologna rispetto alla Chiesa ed agli ottimati.
    Tutt’altro. Vi è sempre stata la città popolare, quella che ha costruito Piazza Maggiore, perché in essa vi si potessero riunire tutti i liberi cittadini del comune, liberi di scegliere e decidere sul proprio interesse. Liberi dal potere della Chiesa. Liberi dal potere dell’imperatore.
    In quegli anni lontani la città ospitò i grandi e liberi studiosi, come Pepone e Irnerio, i quali riportarono alla luce il diritto, per proteggere uomini e i commerci dalle prepotenze dei feudatari e dei vescovi-feudatari.

    I figli migliori del popolo della città hanno belle facce e limpidi sguardi.
    Li possiamo ammirare al sacrario di Piazza Nettuno, costruito spontaneamente dalle madri bolognesi, subito dopo la liberazione dai nazi-fascisti. Per il vero, i migliori tra i migliori, (pastori, braccianti, operai, artigiani), morti per la libertà, non hanno neppure una foto nel sacrario. Ma tutti, proprio tutti, ricevettero un fiore, le lacrime, e la riconoscenza dei concittadini perché morirono gridando: “Viva l’Italia”.
    Ecco, questo volevo dire. Gli ottimati non sono i migliori. I migliori, da che mondo è mondo, sono i figli del popolo, i quali hanno sempre vissuto, lottato e si sono sacrificati uniti per i loro fratelli.
    Gli ottimati, invece, sono avidi, egoisti, conservatori, sopravvivono con ogni regime, clericale o fascista, non importa, e i loro figli non hanno mai fatto spontaneamente dono della loro vita per la loro patria. Anzi, la storia ci insegna che gli ottimati hanno spesso asservito il loro paese allo straniero per sopravvivere, come beati possidenti.
    Caro Mauro, la lista deve sì essere civica e democratica, ma anche laica e un pochino anticlericale.
    I preti, in questa città sono sempre stati avidi, reazionari e ignoranti. La stagione di Lercaro e Dossetti è durata lo spazio di un mattino. La breve parentesi del Concilio Vaticano II si è spento nel breve volgere di un quinquennio.
    Quel che dico non è farina del mio sacco, ma del grande teologo cattolico Hans Kung, compagno di studi di Papa Benedetto XVI, di cui avrai letto su Repubblica di giovedì 14 aprile 2010, la grande lezione. Converrai, una grande lezione, mica una lectio magistralis di uno dei tanti poveracci che affollano l’Università di Bologna e, che ogni tanto, ma sempre più frequentemente, addormentano senza cetra i beati possidenti della città.

  5. paolo galletti Says:

    Si può sempre iniziare a peccare,contaminandosi con il “verde”.Peraltro nel mondo i verdi vanno forte:adesso anche in Ungheria.
    Non è necessario usare il termine decrescita: Concordo con chi dice” fare di più con meno” ,oppure “meno è meglio”, oppure “qualità della vita e non consumismo”: In Italia abbiamo avuto Laura Conti. Ci sono Giorgio Nebbia, Aldo Sacchetti…
    Sono contento che si parta da un programma davvero innovativo.
    Basta con le infrastrutture -cappio alla città.
    E sono contento che non ci siano reduci ma combattenti.
    ciao
    paolo

  6. vittoria Says:

    E’ vero i verdi sono una realtà politica in tutta Europa,con la non trascurabile eccezione dell’Italia.
    L’amico Galetti,come ex consigliere regionale ex deputato e reduce del partito di Pecorario Scanio dovrebbe conoscere le ragioni di questa grave anomalia tutta italiana come direbbe D’Alema.
    La teoria della decrescita o crescita sostenibile.Ne parlò per primo Berlinguer nel 1973,mi pare,in occasione della crisi energetica.Ok Tuttavia mi occuperei prioritariante della decrescita economica sociale e morale che affligge da molti anni i lavoratori,cioè quelli che vivono del proprio senza appropiarsi del lavoro altrui.
    Certo,il programma per la città di Bologna non può prescindere da soluzioni ecocompatibili e rispettosi della convivenza civile.
    Ricominciamo allora dal programma dell’urbanista tedesco attuato da Inbeni.Chiudiamo il centro al traffico e allentiamo la pressione delle rendite fondiarie sul commercio.
    Non ci preoccupiamo dei commercianti del centro,anche perchè non solo non hanno mai votato a sinistra ma sono anche miopi
    Chiudiamo dunque tutti i tavoli con associazioni che non rappresentano alcuno
    Un governo per tutti,nell’interesse di tutti.La città non può più essere tagliata a fette e divorata dai soliti commercianti e immobiliaristi(molti sono anche industriali)

  7. maurozani Says:

    @Giovanni. Condivido e invito a leggerti.

  8. Roberto Says:

    Caro Mauro, dalla lettura del giornale di oggi si intravede qualche apertura al “noi”.
    Non avendo esperienza politica, e la scaltrezza che ne discende per capire se c’è la fregatura a cui siamo ormai abituati, leggerò con crescente attenzione i tuoi interventi

  9. Fausto Anderlini Says:

    Fatto su Giovanni. Ben scritto ! Resta il fatto che gli ottimati sono anche fra noi, non solo fuori di noi (per restare al ‘Noi’ di questo post.

  10. Roberto Says:

    Ringrazio Fausto di aver reso molto esplicita e chiara la mia preoccupazione. Concordo.

  11. Roberto Says:

    Chiedendo scusa a Zani, proprietario di questo spazio, mi permetto di segnalare l’intervento di Mussi sull’Unità. che si può leggere online a questo collegamento:
    http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=97266

  12. maurozani Says:

    @Roberto. Non ho letto giornali oggi..e neppure ieri. Non so dunque dire sull’apertura. Comunque tieni sempre conto che in quanto a scaltrezza sono una vera ciofeca come testimonia il passato. Remoto e recente.
    Nel presente aggiungo che se la tua preoccupazione sono gli ottimati infiltrati tra “noi” , ebbene nel mio noi non ce ne sono. Al momento ci sono solo io. Nè ottimato, nè ottimista.

  13. maurozani Says:

    @Roberto. Grazie per Mussi. Non l’avevo letto.Lo condivido. solo sono meno “ottimista”. Dubito che chi ha conceèpito il Pd non come progetto ma come scorciatoia e abbandono del campo troverà volontà, forza e coraggio per ricominciare. La falsa partenza che ho continuato a denunciare in questi anni disperanti ha segnato ormai un destino. Bersani parla di “nave dei folli” per quanto riguarda il PdL. Significativo assai….

  14. Giovanni Says:

    E poi ci sono da varare le giunte nelle regioni conquistate dalla destra.Ci sarà anche un pò da divertirsi.Per una volta tanto tocca a noi

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