Lo scontro.

Nei giorni successivi alle elezioni regionali, mentre i media inneggiavano alla risalita di Berlusconi e alla sua ormai scontata e irresistibile proiezione anche oltre il 2013, verso l’eternità, andavo ponzando tra me e me, in solipsistico esercizio intellettuale, (pardon mentale), intorno alla opposta convinzione che mi ero fatta e che avevo esternato in un post del febbraio scorso (La caduta). Mi domandavo se ,per caso e guarda il caso, non mi fossi una volta ancora ingannato. Nel post dichiaravo di procedere “a spanne”, di fiutar il vento col “naso”. Metodo non particolarmente affidabile. Anzi, un non metodo. Quello che mi ha ispirato in passato varie scelte politiche . Alcune azzeccate. Altre meno. Altre ancora, francamente, sbagliate. Insomma mettevo le mani avanti. A rischio di cadere mentre preconizzavo l’altrui caduta.
Dico la verità. Ero alquanto tormentato. Non che ciò freghi nulla a nessuno. Ripeto è cosa mia . Esclusivamente. Ci sono sicurezze analitiche (si fa per dire ) che la realtà s’incarica di smentire. A volte repentinamente. Dunque riandavo con la memoria ancor fresca, per me, all’avvento del Berlusca, nel 1994. Anch’io davo per scontata una vittoria di Pirro. Un fuoco di paglia che avvampa improvviso e di colpo si estingue con altrettanta rapidità. Vuoi vedere che ho fatto lo stesso errore?
L’errore banale , (per chi analista non è, e neppure politologo) di portar acqua al mulino dei propri desideri profetizzando , con magico approccio, un evento sperando che s’avveri.

Adesso , dopo la rottura plateale di ieri nella direzione del PdL, tra Fini e i berluscones sono alquanto rincuorato. Tutto sommato non mi sembra d’aver sbagliato. Non ancora. Ai due milioni e mezzo di voti persi dal PdL s’aggiunge una rottura interna non componibile. Va bene che Fini per il passato non si è dimostrato particolarmente affidabile. Del tipo:”Mussolini è stato il più grande statista del secolo”. Oppure :” con Bossi non vado a prendere neppure un caffè”. Era l’epoca del Polo delle libertà e del buon governo, quando Berlusconi s’alleava separatamente al nord con la Lega e al sud con AN. Tuttavia questa volta il dado è tratto. Malamente. Ma pur sempre tratto.

Malamente perché va riconosciuto che gli argomenti dei seguaci di Fini sono alquanto deboli. Deboli specie quando sono reiterati all’infinito in tutte le reti tv dal solito, intimidito, Italo Bocchino che per lo più balbetta in politichese intorno a quisquiglie di scarso peso politico: il partito organizzato, l’abolizione delle province , e poco altro. Ma, paradossalmente, proprio la debolezza dell’argomentare nel merito, in parte recuperata da Fini ieri (ad esempio sulle politiche dell’immigrazione e sul processo breve), chiarisce che la rottura avviene a tutto campo. Essa riguarda infatti l’esistenza stessa di un partito che ha voluto chiamarsi popolo: il popolo di Berlusconi. E di nessun altro. Com’è ribadito nel diktat conclusivo redatto in tipico stile putiniano.

Fini, in buona sostanza ha messo a nudo il vero problema. Il PdL non è , e mai sarà un partito democratico. Berlusconi prima d’esser un leader politico è un padrone. E come tale, ragiona e opera. Coerentemente. Come quando dice a Fini che se vuol che il Giornale non lo attacchi, ogni due per tre, non gli resta che comprarne almeno un pezzo. E se , putacaso non ha i soldi, beh peccato. A questo punto, capisco , che per evidenti ragioni di tattica politica relative alla conduzione della futura guerriglia ci s’acconci alla storiella del finalmente raggiunto obiettivo di una dialettica tra maggioranza e minoranza interna. Ma è appunto una favola.

Posso sbagliare , ma la vittoria schiacciante ottenuta ieri da Berlusconi, costituisce un altro passo verso la caduta.

Assediato, o comunque incalzato, dalla Lega in tutto il nord che gli ruba con destrezza voti e consensi, infiltrato dalla pattuglia dei guastatori finiani che possono trovare truppe di rincalzo e solidarietà all’esterno e anche in parlamento, il padrone del popolo non dormirà sonni tranquilli nel prossimo futuro. E ancora una volta rilancerà. Punterà all’ordalia , al giudizio di Dio , se ne inventerà di cotte e di crude. E la situazione diventerà presto pericolosa. Molto pericolosa.
Allora si tratterà di andare à la guerre comme à la guerre . Sissignore. Non sarà una passeggiata. Proprio no. Altro che grandi riforme. Altro che bozze dell’anziano Violante o del giovane Orlando. Stronzate. (chiedo scusa ma quando ci vuole ci vuole). Sarà necessario attrezzarsi allo scontro. Sì, avete letto bene: scontro.
Conviene saperlo. Conviene attrezzarsi. Conviene uscire dal torpore. Dalle tattiche. Dal tremebondo timore. Unire tutte le forze disponibili che continuano ad esser la maggioranza in Italia. E smetterla con la frusta litania secondo cui non bisogna esser “contro” ma “per”. Se sei contro sei anche , necessariamente, e molto più credibilmente “per”. Per una diversa prospettiva sociale, democratica, civile. Lo capirà in tempo il PD?

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13 Risposte to “Lo scontro.”

  1. Simone Says:

    Penso che alcune volte il rancore oscuri la vista…..le divisioni nel pdl di ieri e di oggi….erano già state viste anche nel PD ( pensa te persino quegli incapaci c’erano arrivati).

    L’enorme astensionismo delle ultime elezioni sono la conferma di ciò che si sa da tempo: la gente è stufa, la politica lontana, l’aria è fritta.
    Troppo “contro” e poco “per”. I cittadini si riavvicineranno quando vedranno una politica e istituzioni che risolvono problemi e indicano futuro.
    Non si accontentano più del “contro” vogliono VEDERE prima ancora che ascoltare i PER

  2. Umberto Mazzone Says:

    Caro Mauro, talvolta in passato abbiamo avuto anche idee diverse (e a ripensarci oggi, sempre più convinco che si trattasse di scarsa, reciproca, capacità comunicativa,piuttosto che di sostanza) . ma ora concordo appieno: quando ci vuole, ci vuole.
    Umberto Mazzone

  3. Giovanni Says:

    E poi ci sono da varare le giunte nelle regioni conquistate dalla destra.Ci sarà anche un pò da divertirsi.Per una volta tanto tocca a noi

  4. maurozani Says:

    Caro Umberto, non so bene. Per il passato. Certo la mia capacità cominicativa non è mai stata granchè. Resta che ti ho sempre stimato.

  5. umberto mazzone Says:

    Caro Mauro anch’io. Un dirigente politico coi fiocchi. Ce ne fossero rimasti.

  6. sergio caserta Says:

    tra le diverse “mazzate” nel botta e risposta tra Fini e il “Nano” una è stata veramente, semplicemente rivelatrice in tutto il candore di cui è capace l’onnipotente, quando ha detto: ” ma se hai problemi di visibilità sul “Giornale” di famiglia, te l’ho detto mille volte, dì a qualche amico imprenditore di comprare delle quote!!! Lapalisse la concezione della democrazia nell’informazione di Berlusca è semplicemente che per parlare devi possedere…detto questo condivido caro Mauro e aggiungo: se non ora quando? ma poi aggiungo il legittimo interrogativo: le truppe ci sono e numerose, ma i generali sono in grado di guidarle? E qui il dubbio precipita nella depressione…. scusa il tono forse troppo scherzoso ma capita quando mi sembra che la tragedia si trasforma in farsa

  7. maurozani Says:

    Sì caro Sergio i generali, sul campo, non hanno dato gran prova di sè. Oh, sia chiaro io sono sempre stato definito un colonnello. Insomma una vita da mediano. Sempre per proseguire nello scherzo. Comunque se s’adunano truppe io sono ancora pronto a fare il soldato semplice.

  8. maurozani Says:

    @Simone. Aria fritta. Appunto.

  9. Fabio Alvisi Says:

    come dice ligabue: con una vita da mediano…vinci casomai i mondiali…

  10. Giovanni Says:

    La rottura di Fini dovrebbe rallentare la frantumazione dell’Italia avviata dall’asse Berlusconi – Bossi: le leggi ad personam saranno approvate meno rapidamente di quanto era nei programmi del primo, mentre la devolution non mancherà di incontrare ostacoli e dilazioni rendendo nervoso il secondo.

    I membri del Caminetto del Pd si sono riuniti congelati dalla paura di doversi sottoporre al giudizio elettorale prima del 2013. Si favoleggia che un suo membro, evidentemente colto dall’alta temperatura, abbia evocato i nomi di Draghi e Montezemolo quale estrema risorsa per evitare lo iudicio dei (Brancaleone docet).

    L’ultimo ortodosso del Pd bolognese, un tale Aceto, è sceso in campo per attaccare il diritto di parola di un groppuscolo di omosexy in lotta contro i pedofili clericali, rimproverando loro di non rispettare le “diverse sensibilità” che pur hanno diritto di esistere in questo mondo, secondo l’Aceto.

    Ma a dettare l’agenda politica locale è la Maestrina dal fiocchetto rosa. Il presidente della provincia Draghetti esige la riduzione dei costi della politica e perciò si rifiuta categoricamente di rimpiazzare gli assessori eletti nella Regione all’ultima tornata elettorale.

    Bella faccia tosta! Tutta Bologna è al corrente che proprio la Draghetti rifiutò di dare in locazione al Comune di Bologna l’immobile dell’ex Maternità posta in via D’Azeglio e in stato di abbandono da non meno di sedici anni.

    Conseguentemente il Comune di Bologna fu costretto a prendere in affitto il Palazzo Pizzardi (ex ferrovia) da tutti, proprio tutti, ritenuto non idoneo allo scopo di ospitare gli uffici giudiziari ora allocati in piazza Trento Trieste.
    Palazzo Pizzardi, questo lo sanno ormai anche le pietre, è stato acquistato da un noto industriale dell’informatica bolognese, il quale, evidentemente, non disdegna la rendita immobiliare, quella sicura, beninteso, quella che i cittadini alimentano con le imposte.
    E’ altresì di dominio pubblico che l’industriale di cui stiamo parlando, è uno dei più famosi “migliori” invocati da Guazzaloca a scendere in campo e da Montezemolo invitato a rimboccarsi le maniche (ancora?)
    .
    L’operazione immobiliare è stata condotta con la tempistica e la sagacia di sempre: un affarista si è aggiudicato all’asta l’immobile delle Ferrovie, ma presto si è reso conto che senza entrature avrebbe buttato via una montagna di milioni (34-38 milioni di euro), perciò si è rivolto alle persone giuste della città, che gli hanno indicato la persona giusta a cui cedere, il quale, prima di comprare, deve essersi sincerato che avrebbe avuto in tasca il contratto giusto per mettere a rendita l’investimento dei soldi presi a prestito dalla Banca. Cinque milioni di euro all’anno, euro più euro meno, mica bazzecole.

    E’ su questo che la signora Draghetti dovrebbe darci una risposta sui costi della politica, altro che le cazzate dei due assessori.

    Ci dovrebbe spiegare la Draghetti per quale stringente ragione ha negato al Comune di Bologna l’ex Maternità rinunziando, a nome della Provincia, ad introitare cinque milioni di euro all’anno.

    Poiché è evidente che la signora Draghetti non ha alcuna risposta razionale da fornirci, va da sé, che in vista delle elezioni comunali, anche lei, come Delbono debba essere rimandata in parrocchia, quanto meno per malgoverno.

    Ma anche tutti gli ex consiglieri comunali 2004 – 2009, e gli ex assessori della giunta Cofferati devono restare o (essere rimandati) a casa, stavolta, però, senza alcuna forma di pensionamento o repegage.

    Cosa hanno fatto lor signori quando è venuto alla luce lo scandalo degli amministratori di condominio che non avevano pagato il gas all’Hera perché si erano appropriati di oltre 7,5 milioni di euro di 3.600 famiglie bolognesi?
    Non hanno fatto niente, neppure una modesta interrogazione al Sindaco per conoscere l’entità e la profondità del fenomeno.

    Le famiglie bolognesi sono state abbandonate nelle mani degli avvocati delle note associazioni dei consumatori, che, ovviamente, hanno fatto centinaia e centinaia di esposti penali fotocopia, quando ormai i buoi erano scappati dalle stalle, e cioè gli amministratori avevano già fatto sparire i denari.

    Certo, gli amministratori saranno sicuramente penalmente condannati. Lo hanno già messo in conto, anche perché è sicuro che non faranno un solo giorno di prigione. Ma i soldi li terranno in tasca e le famiglie bolognesi, per non rimanere all’addiaccio, essendo stati sollecitati da Hera nel gennaio 2009, hanno dovuto sborsare per la seconda volta oltre un anno di riscaldamento.

    Eppure, molti consiglieri comunali e assessori avevano o avrebbero dovuto avere la testa per capire che qualcosa non aveva funzionato all’Hera.
    Quantomeno lo avrebbero dovuto comprendere i numerosi commercialisti e avvocati che siedevano in consiglio comunale, alcuni, addirittura, avvocati di strada, quelli davvero esperti di truffe ai danni della moltitudine.
    Per non parlare dei rappresentanti del Comune di Bologna sedenti nel consiglio di amministrazione di Hera, che il volgo, non senza cattiveria, afferma esser lì presenti solo per il gettone. Del resto, è’ buona regola non disturbare mai: bene, bis, approvato, yes, evviva!

    Il fatto è che Hera com srl, con sede a Imola, controllata al 100% da Hera spa, aveva concesso ai cinque famosi amministratori condominiali un “mutuo di 16 mesi”.
    Proviamo a chiarire.
    Per i comuni mortali il regolamento prevede che, in caso di mancato pagamento della bolletta entro due mesi dalla scadenza, si ha l’interruzione dell’erogazione della fornitura, mentre, ai nostri cinque cavalieri del lavoro è stato consentito di non pagare per 16 mesi consecutivi le bollette, tanto alla fine ci sarebbero stati comunque i condomini, ben solvibili con i loro appartamenti.

    Si può rimediare? Certo che si può rimediare. Costringendo Hera ad assumersi le proprie responsabilità, con la restituzione alle 3.600 famiglie bolognesi, dei soldi lasciati nelle mani dei cinque cavalieri da Hera.
    Ovviamente gli amministratori Hera dovrebbero a loro volta rispondere per la violazione del regolamento che disciplina l’erogazione del servizio e se si vuole andare proprio fino in fondo, anche dell’omessa vigilanza sui malfattori.

    Ma chi può fare questo? Solo la lista civica, democratica, laica e un po’ anticlericale. Certamente non lo farà mai né sua sponde il Presidente di Hera Tomaso Tommasi di Vignano, impegnato a ricordare tutti i suoi nomi e i bei tempi trascorsi con dell’amato Romano Prodi, tanto meno l’amministratore delegato della medesima società, Stefano Aldrovandi, impegnato nella mission di creare valore per gli stakeholders, né gli altri baciapile che tengono ben ferma la sedia.

    Cosa significa discontinuità amministrativa nel governo della città? Significa innanzi tutto maggiore trasparenza: quando il Comune stipula un contratto deve essere noto a tutti chi è l’effettivo beneficiario del contratto.
    La trasparenza garantisce che il Comune non governa per beneficiare i beati possidenti, ma per tutelare i cittadini anche dalle truffe dei tanti predatori che opprimono chi vive del proprio lavoro.

    A mio modesto avviso, è tempo che si passi dalle affermazioni di principio all’individuazione dei concreti problemi di questa città se si vuole ricostruire il cosiddetto tessuto socio-economico e un minimo di controllo sociale, altrimenti avanzerà la Lega.

    Finché non indicheremo ai nostri concittadini gli effetti del malgoverno e i rimedi, sarà, se non difficile, quanto meno difficoltoso vincere la loro frustrazione.

  11. roberto Says:

    Un po lungo il commento di Giovanni, e purtroppo criptato e proprio per questo non totalmente condivisibile (ad es. gli avvocati di strada non sono esperti di truffe ai danni della moltitudine – ci pensano le associazioni consumatori -, ma danno assistenza legale gratuita alle persone senza dimora, che sono i soggetti più deboli).
    C’è però un passaggio assolutamente condivisibile: la ricostruzione del tessuto socio-economico della città si può realizzare UNICAMENTE con l’individuazione e la soluzione dei problemi concreti e con un minimo di controllo sociale.
    Ad es. i lavori di Lepida in un tratto di via dei Mille sono stati ripresi un numero infinito di volte e non sono ancora finiti, come la cabina elettrica del CIVIS in via Gramsci, le fermate del Civis in via Marconi a centro strada, in via dei Mille una al centro l’altra addossata al portico, aspettando che qualcuno si accorga che la soluzione migliore è quella di attendere il filobus sotto il portico in entrambi i sensi…

  12. Giovanni Says:

    Mercoledi 5 pv arriva a Bologna Di Pietro per discutere della rappresentanza politica dell’IDV nella giunta della Provincia di Bologna.
    Bene.A mio modesto avviso la Draghetti non può pensare di farsi uno spot ai danni dei partiti della coalizione , che l’hanno nominata Presidente della provincia.Lei, personalmente, dispone si e no di 50/60 voti,compresi quelli della parrocchia.
    Da anni Presidenti e Sindaci mangiano pane e antipolitica per concludere sempre “decido io”,come se avessero ricevuto l’investitura direttamente dall’Onnipotente.
    Bonaccini per il vero Venerdi scorso aveva dato alla Draghetti 24 ore per risolvere il problema delle deleghe assessorili,ma il nuovo segretario non è stato preso sul serio.La Maestrina dal fiocco rosa pensa ancora di trattare per riportare una vittoria comunque,”diminuendo il numero delle poltrone”.
    A chi è venuta l’idea di ridurre le poltrone?Ovviamente al solito suggeritore di Piazza S.Stefano,il quale ha fiutato che per la Draghetti è suonata la campana dell’ultimo giro.L’anno prossimo
    si voterà anche per la provincia di bologna.
    I prodini anno allora deciso di giocare d’anticipo:si vuole mandare a casa chi ha ridotto i costi della politica.
    Il solito azzardo di chi non ha nulla da perdere:”vinciamo sempre”,”uno di quà uno di là.”
    E’ qui che si misura la capacità politica di un gruppo dirigente.
    Se Bonaccini vuole rispetto per il suo partito deve sfiduciare la Draghetti per l’affaire dell’ex Maternità e quindi per malgoverno.
    Insomma si dica pubblicante che la Draghetti ha rifiutato di dare in locazione al Comune di Bologna l’ex Maternità provocando una perdita patrimoniale alla Provincia di 50 milioni di euro per i prossimi 10 anni.
    La demagogia della riduzione delle poltrone non può essere utilizzata da chi sperpera cosi ingenti risorse per motivi che sono tutti da chiarire,fino in fondo,pubblicamente, anche su La repubblica di Smargiassi .
    In ogni caso Mercoledi ci sarà Di Pietro,uomo sensibile alla logistica giudiziaria.
    Vediamo se ha orecchie per sentire

  13. maurozani Says:

    @Giovanni. Ultimi due interventi. Onestamente non sono in grado di interloquire se non genericamente. E non sarebbe serio da parte mia assentire o dissentire nel merito. Ero altrove. Con il corpo e con la testa. Non ho seguito le due vicende in oggetto(Hera e Maternità e dintorni).

    PS. resta la tua circostanziata analisi-denuncia che può esser di stimolo e arricchita , immagino, da altri tra i lettori di questo blog.

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