Vista Casaralta

Nei giorni scorsi seguendo distrattamente la vicenda relativa alla “vista Colosseo” che ha coinvolto Scajola ho ripensato al mio recente acquisto immobiliare. Infatti, a fine carriera e dopo tre anni di ricerche sulle gazzette, ho deciso di investire i miei risparmi acquistando un appartamento con “vista Casaralta”. L’area dismessa nota in città per l’enorme quantità di amianto che ha provocato, nel corso del tempo, la morte di tanti operai. Costo al metro quadro come quello di Scajola. Pensavo, e tutt’ora penso, di aver fatto un buon affare. Perché? Semplice. Trattandosi di una nuova costruzione quel costo è tra i più bassi entro i confini del comune di Bologna.Certo fino a che non verrà riqualificato l’intero comparto si dovrà giocoforza convivere con la presenza di manufatti fatiscenti e di cumuli d’immondizia del più vario tipo, deposti e mai rimossi fin dall’epoca fordista nei quali s’annidano ogni sorta di antipatiche bestiole. Niente a che vedere con le colonie di gatti del Colosseo. Ma insomma, dato il contesto di partenza in futuro non potrà che migliorare e magari valorizzare il mio investimento. Furbo no?

E invece no. Scajola insegna. Lui sì che ha il genio degli affari. Lo ha detto anche alla coinquilina Lory Del Santo: “ho fatto un buon affare” . Altroché se l’ha fatto. Adesso però dice (al volenteroso Vespa) che non ricorda affatto i dettagli dell’acquisto. Non ricorda neppure chi era presente alla stipula notarile. Gli viene addirittura il sospetto che qualcuno , a sua insaputa, gli abbia praticamente regalato il “mezzanino” al Colosseo da 180 metri quadri.
Un caso di “proprietà percepita” come scrive Travaglio. E per questo il ministro si è ,alfine, dimesso. Vespa, col volto tirato, dice in TV che, l’affaire assume contorni inquietanti.

E inquietante dev’esser davvero se Scajola, come apprendo dalle cronache, confida agli amici più intimi che “troppe cose non tornano”. Vuoi vedere che si tratta di un complotto internazionale? Eh sì. Può essere. I francesi, per esempio, di molto preoccupati per la concorrenza nucleare che l’Italia per impulso di Scajola sta per scatenare nei loro confronti. Da qui a un quarantennio. Forse. Ma si sa i francesi con la loro mai dismessa mania di grandezza guardano avanti. E poi, manco a dirlo i soliti americani con tutto il loro seguito di diavolerie da covert operations. Gratta, gratta e sotto ci trovi sempre la CIA. Gli americani sono estremamente preoccupati per il rapporto sempre più stretto tra Putin e Berlusconi. Anche il monumentale fuoristrada che l’autocrate di Mosca ha regalato al Berlusca, il quale lo ha subito passato per competenza al fedelissimo La Russa, deve aver avuto qualche parte in questa faccenda. Forse la NSA agenzia tecnologica ben più informata (tramite il sistema d’intercettazione globale Echelon) della stessa CIA avrà scoperto i sofisticati segreti militari celati nell’apparentemente innocuo e sgraziato carrozzone di lamiera e acciaio in dotazione al nostro ministro della difesa.

Insomma le cose non sono mai così semplici. Come appaiono. La riprova: può un uomo politico navigato e rotto ad ogni esperienza come quella del massacro al G8 di Genova passando per il rompicoglioni a Marco Biagi, esser così sprovveduto e tonto da farsi regalare i due terzi di una casa lasciando così tante tracce. Tipo un gran mucchio di testimoni e ben ottanta assegni circolari?

Può Scajola esser (parole sue) così cretino?
Secondo me sì. La possibilità esiste. Mica tutti gli uomini di potere sono intelligenti. E comunque il rischio di comportarsi da cretini, alla lunga, è insito nell’abitudine all’impunità.

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9 Risposte to “Vista Casaralta”

  1. roberto Says:

    Concordo che l’abitudine all’impunità rischi di sfociare in comportamenti cretini, se non si dispone di una batteria di consulenti ben pagati e ascoltati come il nostro presidente del consiglio, e soprattutto se non li si ascolta, come fa sempre lui.

    Ho però provato rabbia per la giustificazione minimalista di D’Alema a Ballarò (finita su tutti i giornali e su Youtube): l’equo canone per un’abitazione di un ente previdenziale era legale, quindi nulla questio.
    Come se ai tempi fosse stato possibile per un tranviere o uno spazzino avere in affitto a Roma e ad equo canone un appartamento dell’INA.
    Tenere la valutazione alla soglia (bassa) della pura legalità porta a comportamenti come quelli del nostro Delbono, che mescolando morose e incarichi nella pubblica amministrazione (scelte fiduciarie consentite) ha creato i presupposti per un’infinità di pasticci.

    Accantonerei però l’opzione un po’ consolatoria che non tutti gli uomini di potere siano intelligenti (in senso lato): escludendo ragioni dinastiche, il potere è difficile da ottenere, e ancor di più da conservare, e una simile considerazione potrebbe portare con sè molti rischi di sottovalutazione.

  2. maurozani Says:

    Mah, Roberto a me “Sciaboletta” non è mai parso particolarmente intelligente. Rozzo, volgare, arrogante sì. Del resto il potere mica lo ha ottenuto lui. Gli è stato concesso da chi l’ha preso. In ogni caso la mia è tutt’altro che un’opzione consolatoria. Anzi, semmai il contrario.
    Quanto a D’Alema , beh conosco nomi e cognomi di altri , tutti del suo rango, che se la sono cavata semplicemente restando dov’erano solo calando la testa e aspettando la fine della piena mediatica. E’ probabile che il suo scatto d’ira derivi proprio da questa circostanza. D’Alema anche volendo non avrebbe potuto far finta di nulla, dato che era il più esposto in quanto segretario del PDS. Resta, tuttavia, più che giusta la tua osservazione sull’argomentazione minimalista.

    PS. Tanto per farmi odiare. Ricordo un tempo in cui il povero Stefanini, tesoriere nazionale, dovette liberarsi di alcuni appartamenti di proprietà del partito nel centro di Roma per far fronte LEGALMENTE( a differenza di altri partiti) ad un’indebitamento ormai insostenibile. Chi le comprò…ad un prezzo piuttosto ragionevole , esercitando una irresistibile prelazione di partito, se non alcuni dirigenti? Tutto regolare naturalmente .Più tardi io, in ER, dovetti convincere la “base” a liberarsi di varie case del popolo, per salvare il salvabile. L’Unità compresa.

  3. Giovanni Says:

    Con il patrimonio immobiliare del partito è stato salvato il quotidiano l’Unità.
    Anche i soldi della bella sede di via Barberia sono andati a Roma per ripianare i debiti del quotidiano.
    Ne valeva la pena? Penso di no.

    Ho sempre pensato che quel giornale, a far tempo dalla direzione Veltroni, serviva solo a garantire un’occupazione ai giornalisti.
    I compagni, ormai da tempo, anziché un buon giornale, stampavano debiti. Insomma, non è stato un buon investimento, anche perché il numero di copie venduto, negli ultimi quindici anni, è davvero esiguo e non giustifica la vendita, praticamente, dell’intero patrimonio immobiliare del partito.

    Più meditato, mi pare, sia stato il tuo acquisto con vista su Casaralta, anche se, senza volermi intromettere nelle tue faccende domestiche, a mio avviso, avresti dovuto essere più paziente e attendere ancora un pochino prima di coronare il tuo sogno.

    L’acquisto, senza cambiare radicalmente location, avresti potuto farlo, ad esempio, in zona ex mercato, dove è in via di realizzazione un complesso immobiliare immerso nel verde (da realizzare) a due passi dagli uffici comunali e dalla nuova stazione dove transiteranno i treni ad alta velocità delle Ferrovie dello Stato e di Montezemolo. Oltre l’edilizia civile, vi è anche quella convenzionale. Il rapporto alla qualità, mi sembra, se non a buon mercato, accettabile: semplicemente il doppio di quanto costi a Verona (3.000€ al mq contro 1.600€). Ma sempre edilizia convenzionata è. Merola docet.

    Se hai arredato con parsimonia la tua abitazione, come sospetto, sarebbe addirittura possibile vendere e ricomprare un quartino nella suddetta Trilogia, sempreché, nel frattempo, non siano rimasti solo i piani bassi, quelli senza vista.

    Mi perdonerai sicuramente per la mia impertinenza. Lo scherzo mi aiuta a dimenticare l’infortunio occorso a D’Alema, il quale, a mio avviso, non avrebbe dovuto accettare di dibattere con un pennivendolo come Sallusti. Avrebbe dovuto rifiutare l’invito. Chi parteciperebbe ad una serata dove sarà presente un mascalzone?
    Ma chi glielo fa fare a D’Alema? D’Alema, ormai, è uno stimato e riverito benestante: ex Presidente del Consiglio, con scorta a vita, la bella casa romana, la casa in campagna con vigneto, la bellissima barca a vela, la riconoscenza imperitura dei Carabinieri, da lui elevati a rango di IV Forza Armata e la Fondazione. Dove la mettiamo la Fondazione? Mica ce l’hanno tutti. D’Alema è stato il primo, insieme a D’Amato a farsi la Fondazione, poi, ma molto tempo dopo, è venuto Fini, Montezemolo e da buon ultimo Veltroni.

    Ecco, di D’Alema mi sfugge la sua tendenza alla sovraesposizione mediatica, mentre molti altri, come tu giustamente notavi, più astutamente, preferiscono restare nell’ombra.

    L’antipatico D’Alema ha, però, la mia totale solidarietà, anche se, in qualche modo, intuisco che la sua fortuna, al pari di quella di Occhetto e Veltroni, sono stati una vera sfiga per il PC-PDS-DS.

    Mi pare, ma potrei sbagliarmi di grosso, che tutto sia iniziato con il golpe ai danni del povero Alessandro Natta. Un uomo gentile e per bene, oltrechè un ottimo segretario. L’ultimo dei migliori, almeno per me.

    P.S. Nei prossimi giorni, abuserò del tuo blog per fare una carrellata sulla recente storia immobiliare della Città.

  4. maurozani Says:

    Natta che ho conosciuto era senza dubbio un uomo gentile e molto per bene. Anche un uomo di ferro in verità. Con tutto l’affetto non è stato e non per colpa sua , un buon segretario.
    Per il resto vieni avanti Giovanni. siamo ansiosi di leggerti.

  5. Giovanni Says:

    Si è chiusa la “crisi delle poltrone” voluta dalla Draghetti, con qualche danno collaterale.
    A far le spese la giovane professoressa Maura Pozzati, segata, ancorché giovane madre, senza riguardi dalla colonnella Mura, donna-padrone della IDV in Emilia Romagna. Alla Pozzati avrei suggerito di difendersi alla baionetta, costringendo la Draghetti alla revoca, affinché fosse manifesto chi era l’affamatore dell’infante.
    Ma la Pozzati è giovane madre e, dunque, realista. Non vuole creare problemi alla Draghetti. Qualche compensazione arriverà, per la “pazienza e il sacrificio”, non certo dall’IDV, anche perché, nel frattempo la professoressa Pozzati, che faceva affidamento sull’indennità assessorile, non avrebbe partecipato al concorso, in quel di Carrara, per la cattedra di “storia e metodologia della critica d’arte”.
    In realtà volevo svelare ai lettori un segreto. La crisi della Provincia si è rapidamente chiusa grazie a questo blog.
    Epperò, dal mio punto di vista la questione è ancora aperta, perché dobbiamo tornare sul mattone e sui debiti della Provincia.
    Tutti voi ricorderete che il 23.02. 2005 la Provincia di Bologna pubblicò il seguente comunicato stampa: “Lunedì scorso Stato e sottoscritto Il verbale d’Intesa sui Rapporti giuridici ed Economici relativi all’ex Maternità TRA la Provincia di Bologna e Il Comune di Bologna. Lo ha Annunciato Ieri al Consiglio provinciale l’assessore al Patrimonio e all’edilizia Giuseppina Tedde, rispondendo ad un’interrogazione di Giuseppe Sabbioni e Luca Finotti di Forza Italia, il Che chiedevano Informazioni circa Il Futuro dell’immobile. L’Intesa prevede il Che Il Comune PRESENTI ENTRO Il 31 marzo Il Progetto Relativo Alla riconversione dell’immobile ad OSU Uffici giudiziari, corredato da Una Ipotesi di Piano di Economico Finanziario Che ne definisca le CONDIZIONI giuridiche ed Economiche per la Cessione o la Concessione in Uso, Diversamente la Provincia di Bologna rientrerà in Possesso della Struttura. L’Intesa prevede valutazioni ANCHE L’Impegno della Provincia uno Comunicare formalmente le proprie e Decisioni NEL Merito della Eventuale PROPOSTA del Comune ENTRO e non Oltre Trenta Giorni Dalla Consegna, e a prorogare Fino al 31 marzo la Cessione in USO Senza oneri al Comune di Bologna”.
    Ora, vorremmo sapere dalla Draghetti e dall’ex super-assessore all’urbanistica della giunta Cofferati, Virginio Merola, come mai il progetto non ebbe seguito, perché la Provincia di Bologna rinunciò a locare per 5 milioni di euro annuali al Comune di Bologna, l’ex Maternità ad uso Uffici Giudiziari.
    Sui quotidiani locali sono comparse molte lamentele, anche da parte dei Magistrati, degli avvocati, degli operatori di giustizia in genere, circa, l’inidoneità del Palazzo Pizzardi per uso Uffici Giudiziari. Ma nessun giornalista di Bologna si è mai chiesto o ha mai ritenuto di interpellare le amministrazioni sul perché la soluzione ex maternità, riconosciuta all’unanimità la più idonea, non sia andata in porto.
    C’è qualcuno tra i frequentatori del blog, che conosce personalmente la Draghetti e/o Virginio Merola? La cosa più normale sarebbe chiederne conto direttamente, alzando, come si diceva una volta, la cornetta del telefono.
    È probabile che se ciò avvenisse l’interlocutore risponderebbe che si tratta di una vecchia storia, invocherebbe leggi regolamenti, pastoie burocratiche ecc…ecc…, mentre per Palazzo Pizzardi tutto filò liscio perché c’era il privato.
    E questo è il punto, quando c’è di mezzo il privato, il pubblico soccombe e si trova a gestire soltanto i debiti.
    La Provincia di Bologna, ormai ha un debito annuale di 7 milioni all’anno, e ha emesso bop per 60 milioni scadenti il 2015. Ha pure fatto la sua manovrina aumentando le gabelle per i cittadini della provincia.
    Per “alleggerire” il debito ha venduto anche le azioni Hera. Qualche malalingua dice che sia stato fatto per ripicca a Cofferati che ostacolò la nomina dell’avv. Peccenini nel cda di Hera (che ce ne facciamo delle azioni se non possiamo nominare uno dei nostri?) e questo spiegherebbe perché la Provincia non ha venduto la sua quota di partecipazione alla fiera, dove poi è riuscito ad allocare il medesimo avv. Peccenini, ex Margherita, una volta partito l’ombroso e vendicativo Sceriffo.
    C’è da chiedersi come mai una provincia da sempre amministrata con oculatezza, precisione e grande qualità di interventi sul territorio, sia ridotta in miseria, e non più in grado di fornire neppure le tende ad una scuola.
    Lo si potrà comprendere solo compulsando analiticamente gli ultimi 12 bilanci, da quando, cioè, sull’alto scranno si insediò il prof. Vittorio Prodi.
    Per il momento ci basta una risposta scritta della Draghetti e di Merola sull’affaire dell’ex maternità (pubblico) e del suo gemello Palazzo Pizzardi (privato).

  6. roberto Says:

    Penso che quanto adombrato da Giovanni esiga un adeguato controllo sociale dei cittadini sull’operato dei pubblici amministratori, che ormai è venuto meno perchè nella marmellata bolognese (ma credo non solo) l’unico risultato è guastarsi il sangue.
    A conferma, Vittorio Prodi e Sergio Cofferati svernano a Brusselles (con tutto il rispetto per Zani, che mi pare abbia un’altra storia).

  7. Giovanni Says:

    Secondo me, il prof Vittorio Prodi “all’età di 73 anni” avrebbe preferito svernare in riviera piuttosto che nella umida e fredda Bruxelles. Ma come tutti sanno la famiglia Prodi è numerosissima e perciò c’è sempre bisogno di uno stipendio in più.
    E’ vero che le donne della famiglia continuano regolarmente a partorire professori, ma ‘sti ragazzi bisogna pure mandarli a scuola. Bastasse la laurea in Italia la spesa sarebbe facilmente sostenibile. Ma oggi tutti hanno una laurea estera o un master, e allora tocca adeguarsi.
    E poi c’e da mantenere il posto. Una volta occupato non si molla. Al più si può designare momentaneamente una persona di famiglia (Zampa). Ma mai mollare il posto, poi diventa difficile riottenerlo.
    Già quest’anno c’è stata l’accidentale perdita del Comune di Bologna. Quel Del Bono che vantava di essere allievo dell’economista Amartya Sen ne ha combinate di cotte e di crude, dimostrando di non avere nozioni neppure di economia domestica.
    Certo Del Bono sarà stato pure malconsigliato dal suo avvocato, che aveva pure nominato nel CdA di Hera (altro posto buttato al vento) ma alla fine ha deluso anche Donna Flavia che lo aveva accolto a casa almeno una volta al mese, come un figlio, Blair e famiglia, per chi non lo ricordasse, in pieno agosto, dovettero semplicemente accontentarsi dei tortellini del Diana.
    Meglio, molto meglio, si sono comportate le donne dell’Azione Cattolica, forgiate nelle migliori sacrestie della città: Draghetti, Zampa, ecc…
    C’è poi il cruccio del capo-famiglia per non essere riuscito a sistemare in tempo l’ex banker(?), oggi politologo Filippo Andreatta.
    Il ragazzo, caduto il governo, non è stato riconfermato nel CdA della Fimmeccanica. Il suo esperimento politico alle comunali è stato un flop assordante. Ha preso solo i voti di famiglia. Il ragazzo poi per mantenere la cattedra di “politologia”, è costretto a fare il pendolare tra Bologna e Forlì. E’ vero è dentro Nomisma ma quella è pur sempre un’azienda di famiglia.
    Le gravi perdite subite spiegano perché sia stata decisa la preventiva conquista della segreteria del PD.
    Un “dossettiano” (?) è quello che ci vuole, perdinci.
    Sia segretario provinciale Raffaele Donini, che fin da giovane ha respirato l’aria di Monteveglio.
    Tutto questo accade mentre la Curia bolognese rischia di essere cancellata dal vendicativo papa tedesco per metter fine alle trame della Curia romana (Ruini compreso) che a sua volta rischia di essere distrutta come Sodoma e Gomorra.
    Mi scuserete l’inversione del metodo, ma mi pare corretto muovere dal local al global. Sarà perché il nostro vero valore aggiunto, lo sanno bene gli stranieri, sono la famiglia e la comunità
    P.s.: il nostro amico Mauro fu mandato a Bruxelles, come diceva Milone, “a mangiar le triglie”.

  8. maurozani Says:

    PS.Il concetto è giusto. Solo che a Bruxelles non ci sono le “buone triglie di Marsiglia”.

  9. maurozani Says:

    Ah. Quanto a Vittorio Prodi temo proprio che a lui, sinceramente (e incomprensibilmente per me) piaccia molto Bruxelles.

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