Carlo Marx?

Qualcuno dice che con la decisione di creare un fondo di 725 miliardi per tre anni corrispondente a quanto necessario per mettere in fuga il “branco di lupi” incarnato dalla speculazione sul possibile default di Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo, l’Europa tutta ha compiuto un passo avanti nell’integrazione “passiva”. Sotto scacco il vecchio continente ridiventa, giocoforza, solidale. I mercati reagiscono positivamente. Per il momento.
Maurizio Ricci su Repubblica scrive che, tutto sommato, ha ragione chi fa riferimento alla strategia shock and awe che gli americani hanno sperimentato in Irak. Si tratta “dell’impiego di una forza soverchiante che lascia sgomenti gli avversari”.

Ora, può persino essere che la difficoltà imponga ai governi europei di accennare ad una sorta di salto di qualità. O , almeno di definirne i contorni a tavolino. Quando però si fosse costretti ad intervenire in solido può persino essere che le cose cambino. Voglio dire che se il branco di lupi decidesse di andare a vedere le carte ci si potrebbe anche trovare di fronte ad un bluff. O a qualcosa che gli rassomiglia molto. E ciò perché non è stata aperta una linea di credito europea gestita in modo comunitario ma si è ripiegato su un sistema di prestiti bilaterali. Ha prevalso un approccio in larga parte intergovernativo. Saranno i singoli governi a decidere, all’uopo, se rispettare o meno l’accordo fatto a Bruxelles. E si sa le circostanze possono cambiare ed esser diversamente valutate a seconda dei casi. E delle convenienze nazionali. Ci si potrebbe ritrarre anche solo con la motivazione di un’insufficiente azione, verso le famose riforme strutturali da parte dei paesi sull’orlo della bancarotta. Si tratta, ancora e sempre, (com’è arcinoto) di tagli alla spesa, alla previdenza, e di ulteriori deregolazioni del mercato del lavoro. Insomma la “forza soverchiante” resta di riserva . Poi si vedrà.

Non voglio tediarvi ancora con la solita tiritera sulla mancata integrazione economica, evidenziata dal totale e disastroso fallimento della strategia di Lisbona secondo cui l’Europa doveva diventare “l’area più competitiva al mondo” entro il 2010, ovvero sulla pessima interpretazione della riforma istituzionale. A tal proposito, nonostante  l’entrata in vigore del nuovo “trattato di riforma”, Kissinger potrebbe continuare a dire che non esiste un numero di telefono dell’Europa. Non si capisce, infatti, quale sia stato il ruolo giocato dal nuovo presidente permanente dell’Unione, Herman Van Rumpoy. Qualcuno gli ha telefonato?

Comunque niente tedio. Voglio solo mettervi, unilateralmente, a parte dell’ozioso, roccioso e schematico pensiero giovanile che ritorna a frullarmi in testa in questi giorni.

Primo. “Il branco di lupi” è stato allevato amorevolmente entro la logica mercatista che ha subornato le coscienze di mezzo mondo e che ha ridotto in ginocchio ogni sistema pubblico dopo aver fatto prigioniera la politica. Tutta la politica, a qualsiasi livello. Dunque è assai difficile difendersi dai morsi della speculazione se non ci si difende dal mercato. Per tagliar le unghie ai lupi, specie protetta dal mercato, occorre riformare radicalmente quest’ultimo. Non si tratta di demonizzare il mercato ma di sottometterlo all’interesse generale. Severamente. Altra via non c’è. Non c’è mai stata. Ciò presuppone una rivoluzione. Culturale anzitutto: sottrarsi ad una vera e propria malìa. Le Corporations assieme alle massime espressioni del capitalismo finanziario, ci hanno somministrato, a dosi omeopatiche nel corso del tempo, un beverone magico. Adesso si tratta di rigettarlo. Sorvolo sul fatto che ci vorrebbe un’élite capace di iniettare un contravveleno se non d’effettuare una lavanda gastrica nel corpo sociale. Troppe cose, non tutte graziose, abbiamo vissuto nel novecento . Mi limito a dire che occorre un processo sociale, il quale tuttavia può ben difficilmente e virtuosamente avviarsi, (se non in forma sporadicamente ribellistica), senza un impulso e una guida. La politica servirebbe ad una tal bisogna. Ma lasciamo perdere.

Secondo. Per sperare che, almeno in futuro – magari dopo un aspro e generalizzato disincanto dovuto ad un peggioramento drastico delle condizioni di vita – s’inneschi un ripensamento/rigetto collettivo è opportuno, per non dire vitale, cominciare a dire che il Re è nudo. Per me ciò significa tornare ai fondamentali.
Da dove diavolo origina tutta questa faccenda? Ancora e sempre (mi si scusi l’estrema e rozza sintesi ) dal meccanismo sociale che consente di produrre un profitto dall’impiego di forza -lavoro, per la ragione semplice e primordiale che il lavoro viene retribuito in misura molto inferiore al valore prodotto. Questo “plusvalore” è la fonte del profitto. Bon.
Inoltre, il capitale che viene accumulato da questo processo generatore di profitto eccede di gran lunga quanto è necessario reinvestire nei processi produttivi. Ciò grazie all’aumento esponenziale della produttività del lavoro umano, esplicato nel contesto dell’innovazione tecnologica, e anche grazie al drastico diniego di attribuire al salario quanto sarebbe socialmente necessario e giusto riconoscere nel nostro tempo storico. Di conseguenza il suddetto(capitale) si emancipa del tutto dal lavoro e anche dagli altri fattori della produzione. Comincia a vivere una vita propria e se ne va a zonzo per il vasto mondo globale sotto forma di capitale finanziario. Novella pietra filosofale. Cerca di produrre denaro attraverso denaro, credendo (e sperando) di poter svincolarsi completamente dal valore. E da qui originano i guai attuali. Dalla follia del capitalismo finanziario.
Ergo, per me la malattia è nel capitalismo. Né più , né meno. Ma allora bisogna curarlo. Domare e poi addomesticare la bestia selvatica che è in lui. Tener a freno il suo intrinseco essere asociale senza uccidere il suo spirito animale e vitale. Operazione complicata. Non impossibile. Solo logica, necessaria, urgente. In verità : umana.
Alla luce degli eventi attuali e alla fin della fiera forse conviene ripartire dai grandi umanisti. Come Karl Marx. Con tutti i grani di sale che volete.

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11 Risposte to “Carlo Marx?”

  1. Giovanni Says:

    Caro Muro, vedo con piacere che l’acqua lustrale di Carlo Marx è (ridi)scesa su di te.
    Sono sicuro che nella tua libreria, un po’ in alto, è riposta l’edizione economica del Capitale (Editori Riuniti). In questi giorni avrai senz’altro sentito la necessità di prendere il primo libro e, forse, anche il secondo. Bene. Possiamo allora definitivamente abbandonare ogni discorso monetarista.

  2. maurozani Says:

    Caro Giovanni prendi per i fondelli? Comunque è un piacere sapere che si sa di cosa parlo.

  3. maurozani Says:

    Caro Giovanni non sarai per caso Andrea??? Se lo sei vieni pure avanti come tale.

  4. Balanzone Says:

    – Chi è quel bel marinaio che saluta a prùa?
    – Guarda che è a poppa…

    (à la manière de Arbasino)

    Pendant les années 1970 et 1980, l’Etat soviétique devenu gérontocratique avait du mal à distinguer les Juifs de l’intelligentsia: une bonne partie des membres de l’intelligentsia soviétique se conidéraient comme juifs, et la plupart des Juifs de Moscou et de Leningrad se considéraient comme membres de l’intelligentsia. Lorsqu’un individu était passé à tabac dans une allée parce qu’il portait des lunettes ou avait un accent trop raffiné, il se fasait aussi généralement traiter, de façon interchangeable, de “Juif” et d’ “intelliguient”.

    (Yuri Slezkine, Le Siècle juif. Paris : La Découverte, 2009)

  5. maurozani Says:

    Devo prenderla come una conferma? Non ne sono ancora sicuro.Comunque che gli ebrei sia stati spesso “intercambiabili” con le élites intellettuali non va certo a loro disdoro. Da Marx a Einstein.

  6. Balanzone Says:

    Intercambiabilità e disdoro degli ebrei da Marx a Einstein non c’entrano nulla. Nemmeno il libro, citato solo per rendere una certa aria, un état d’esprit. C’entra la tua percezione del tono – un certo tono – di Giovanni e il fatto che un certo modo di scrivere ti fa squillare il campanello interno, senza peràltro una memoria autentica della scrittura di una persona.
    Se tu ricordassi la scrittura di Andrea capiresti che non c’entra nulla con Giovanni.

  7. Giovanni Says:

    Caro Mauro, sono Giovanni, ospite del tuo blog da tre mesi e tuo estimatore.
    Il mio libro preferito è Gargantua e Pantagruel che leggo e rileggo or sono quarant’anni (Einaudi Editore). Per il vero ne ho una copia più costosa, illustrata da Dubout. Per la tua edizione del Capitale e per la sua collocazione, ovviamente, ho tirato ad indovinare.
    Con affetto.

  8. Giovanni Says:

    Caro Balanzone, questo è un blog per amici. Cosa preferisci la sciabola o il fioretto?

  9. maurozani Says:

    Provo un certo qual senso di sollievo. Non c’è dubbio alcuno che i temi e i contenuti di Giovanni non hanno nulla a che vedere con Andrea.E neppure la scrittura. Tuttavia ad Andrea (la cui scrittura ricordo benissimo) attribuisco la diabolica capacità di assumere qualsiasi veste. Pur di perseguitarmi.

  10. maurozani Says:

    Ah. dimenticavo. Vogliate accettare entrambi le mie scuse.

  11. Che fine farà l’Europa? E gli europei? | PUTA. A QUEER INVADER Says:

    […] i consigli, suggerendo la lettura di due lunghi post di Mauro Zani, ex parlamentare europeo: Carlo Marx e Finanza per lo […]

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