Public hearing.

Ferve il dibattito. A Bologna. Sotto le due torri. Molto meno in periferia, laddove è dislocata la maggioranza degli elettori. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Da dove partire? L’elenco è lungo e non bisogna deprimere l’ego di alcuno. Dunque provo scegliendo un criterio di contingente popolarità. Arbitrario, naturalmente.

Direi che per primo viene l’ex assessore Ronchi. Del quale so poco o nulla dato che durante il suo mandato ero in altre faccende affaccendato. Tuttavia lui , non è un leader, come dice di sé stesso. Pensa che bisogna governare con la cultura e intende dar vita ad un’associazione (idea non originale) che si chiamerà Bologna città d’Europa. Commendevole. In effetti anch’io penso da tempo che Bologna dovrebbe cercar d’imparare il meglio (le best practice) dalle più significative esperienze di governo locale in Europa. Infatti Bologna non ha quasi più nulla da insegnare ma piuttosto da imparare.

Segue Bonaga /Petazzoni il vulcanico duo che ha accumulato progetti innovativi nei cassetti da molto tempo a questa parte. Istruttoria pubblica per raccogliere idee e progetti per Bologna.Il Commissario , donna pratica, subito depotenzia l’iniziativa riportandola entro un solido alveo istituzionale: public hearing ,cioè udienza conoscitiva. Come nei parlamenti. Ci si limita ad ascoltare. Si fa così , di solito. Lo si fa –come scrive Pasquino non senza una certa malizia- proprio per “evitare che facciano la loro frizzante comparsa alcuni inventori pazzi”. Già.

Nel back stage partitico l’approccio è diverso. Si segnala la sortita anticonformista dell’ex assessore Campagnoli (eh sì sono gli ex che più smuovono le immote acque della politica bolognese) il quale invita l’ex sindaco Guazzaloca a partecipare a primarie di coalizione. Da via Rivani, si limitano ad offrire un dialogo. Anche in vista di un’eventuale alleanza con Casini. Cosa abbia convinto Campagnoli (ciao Duccio!) a effettuare la compromettente avance può esser solo oggetto speculativo. Del tipo partecipiamo a primarie tutt’e due e poi chi arriva secondo o terzo appoggia chi è arrivato primo. Giorgio da par suo non risponde. Aspetta. Non si sa mai. Metti che il PD ancora una volta s’incarti. E si vedrà. Ma non certo per arrivare secondo.

Intanto emergono anche un paio di nomi illustri ben addentro l’establishment. Società civile a 24 carati. Mica gente da nulla. Il presidente della Fondazione Del Monte, Marco Cammelli, giustamente stimato in vari ambienti e del quale non è la prima volta che si parla. Segue (probabilmente favorito) un briscolone civico come Lorenzo Sassoli de’ Bianchi il cui nome è già di per sé un programma. Secondo solo a Luca Cordero di Montezemolo. Anche per cumulo d’incarichi e presidenze. Solidità, tradizione , cultura, impresa, unita ad una naturale propensione all’innovazione.

Romanini sul Corriere scrive che Lorenzo ,con quel che segue e consegue, piacerebbe molto a Bersani. Può essere. D’altro canto Bersani sa bene che dopo tre tentativi falliti l’dea di un candidato civico s’impone. Preferibile di gran lunga anche ad una candidatura in extremis di Romano Prodi. Quest’ultima – anche dal punto di vista di Bersani, che non confesserà mai neppure sotto tortura- ha infatti molte controindicazioni . La prima delle quali ha a che fare con il futuro stesso del PD.

Infine il Cev (ciao Cevenini). Sfumata, per ovvi problemi di equilibri interni al partito dei separati in casa, la naturale scelta (è ciò che sa far meglio) di una sua presidenza del consiglio regionale Cevenini si sente di nuovo in pista. Ma forse la sua sorte è stata segnata anzitempo proprio dalla candidatura alla regione. Checché ne dica con maldestra abilità e soave cortesia il neosegretario designato del PD bolognese.(ciao Donini). Sul Cev va detto per onestà e verità che è stato tra i primi a capire che nella nuova politica bisogna farsi imprenditori di sé stessi. Cosa che ha fatto con costanza e inossidabile tenacia ormai da lungo tempo a questa parte. Solo che…
Solo che l’operazione politica che si sta ponzando e forse tessendo alacremente va da un’altra parte. Non si tratta di mischiare le carte nel e del PD. Bensì di tirar fuori una carta nuova che non c’è nel mazzo del PD. Quella del sindaco civico. Appunto.

Comprensibile. Ma non condivisibile. Per chi come me ha avanzato l’idea di una rinascita civica e democratica che chiami a raccolta in una nuova stagione politica e di governo l’intero frastagliato campo d’opinione che si riconosceva un tempo nella sinistra bolognese (anche senza farne parte organica) e che oggi spesso rifiuta,con qualche buona ragione, d’esser etichettato a priori. Sì lo so. Procedo per definizioni approssimate e generiche. Tuttavia mi par d’annusar l’aria che tira. Stavolta l’area della delusione e del disincanto è davvero assai larga.

Per questo ben prima del candidato dovrebbe venire un chiaro annuncio: un listone democratico e di sinistra sotto il simbolo delle Due Torri accompagnato da un programma innovativo che stralci e butti alle ortiche con coraggio alcune vecchie scelte. Un centrosinistra rifondato attorno ad idee nuove e diverse rispetto al passato recente. Chi segue questo blog sa di cosa parlo. Di tutto quel ferro e di tutto quel cemento pigiato dentro i confini comunali e persino entro le mura, Bologna non ha alcun bisogno. Anzi. Ne avrebbe un danno permanente e irrimediabile anche tradendo quella che dovrebbe essere la sua naturale vocazione metropolitana. La quale, per contro, non consiste nell’esternalizzare i costi limitandosi a governare la città piccola. Vabbè su tutto ciò ho già scritto e detto in passato e qualcosa d’altro spero di poterlo dire assieme ad altri nel prossimo futuro.

Concludo a proposito di vocazioni. Potrà un civico blasonato tradire la sua vocazione manageriale rimettendo in discussione il piatto ricco costituito da scelte infrastrutturali ormai consolidate, se non nel loro iter tecnico amministrativo, certamente in una convinzione largamente trasversale al ceto politico ed imprenditoriale? Temo di no. E a me questo basta e avanza. A proposito di prevalenza dei programmi.

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28 Risposte to “Public hearing.”

  1. Umberto Mazzone Says:

    Caro Mauro, sei uno dei pochi che non si vergogni del proprio pensiero “laburista”, non hai demeritato (anzi). Per farla breve anziché pensare alla società civile da Circolo della Caccia perchè non pensiamo alla società civile da ex-casa del Popolo (ex nel senso da te evocato)? Se metti insieme due buone idee e proponi il tuo nome, potrei uscire anch’io dall’ incipiente depressione, che nessun Valium riesce a lenire, e poteri anche divertirmi a fare un paio di mesi di campagna elettorale.
    A presto

  2. Arturo Says:

    Caro Zani, ho sempre apprezzato la sua schiettezza e un certo piglio, che però sa fermarsi al momento giusto. Anch’io so fermarmi al momento opportuno e penso che Campagnoli abbia espresso il pensiero di tanti del PD e del centro-sinistra che, a boccie ferme, possono riflettere sulla mia esperienza di sindaco con la necessaria distanza e anche con un certo affetto.
    Credo che nessuno voglia imputarmi la tentazione di emarginare una parte della città – quella che vota a sinistra – od ostinazioni preconcette.
    Io aspetto non perché attenda che il PD – come dice Lei – si incarti, ma perché la vita pretende l’attesa degli altri su linee condivise da tutti, come indispensabile base di partenza per ogni progetto.
    Le auguro fortuna per le Due Torri e tutte le altre T: tenacia, trasparenza, tolleranza… ma anche trasporto leggero e territorio metropolitano.

  3. Giovanni Says:

    Di Duccio Campagnoli, ex assessore regionale, conosciamo l’azione di governo da lui stesso recentemente pubblicizzata.
    Ha partecipato a 5.000 (cinquemila) tavoli con gli imprenditori della Regione. Cinquemila tavoli sono davvero tanti. Un tavolo al giorno, per 365 giorni, per quindici anni, domenica e ferie comprese.

    Peccato che il risultato in concreto sia stato assolutamente nullo, anzi, negativo visto che i nostri industriali hanno quasi smesso di produrre macchine per farsi speculatori immobiliari. La deindustrializzazione della Regione, ed in particolare della città di Bologna, è sotto gli occhi di tutti.
    Duccio Campagnoli, insomma, pur avendo svolto un’intensa attività su tutti i tavoli della Regione non è riuscito, come amministratore, a conseguire alcun risultato istituzionale. Dunque un totale fallimento.
    E poi, diciamola tutta. Duccio Campagnoli somiglia vagamente, nel suo piccolo, al Cinese. Stessa educazione e formazione mentale, essendo cresciuti negli anni che contano, in quel Sindacato dove vige ancora il peggior centralismo democratico possibile. Quello staliniano, senza Stalin.

    Meglio allora per Bologna che Duccio si scelga come Guazzaloca un buon ristorante e un buon body center, dove godersi le molte pensioni, beninteso, tutte assolutamente meritate, se non altro in forza dei numerosi tavoli frequentati.
    Nella stagione umida potrà, poi, sempre far ritorno nell’amata Recanati, per volger lo sguardo finalmente all’infinito…..

  4. Giovanni Says:

    P.S. La campagna elettorale per la lista civica, democratica, di sinistra e un po’ anticlericale, l’ho iniziata tre mesi fa e prevede, ovviamente, come unico candidato a Sindaco di Bologna, senza compromessi, la persona di Mauro Zani.

  5. Balanzone Says:

    Caro Giovanni, sei di una velocità da fare invidia, un vero secchione!
    Potresti anche rendere noto il programma elettorale?
    Ma Zani è a conoscenza di essere già candidato?

  6. Giovanni Says:

    Caro dott. Balanzone, non credo che Mauro scioglierà la riserva un anno prima delle elezioni. Lui sa che il nemico non va informato, semmai spaventato. Il programma elettorale? Sei abbastanza arguto da poterlo ricavare dalla lettura del blog. Quelli scritti sulla carta è per i più. Il tuo Benefattore docet.
    P.S. Il guanto si raccoglie manifestando il proprio pensiero. Mica vaneggi di startene “acquattato” per prendere in castagna chi scrive?

  7. maurozani Says:

    @Umberto e Giovanni.
    Cari amici, il tempo per me è scaduto. L’ho scritto su questo blog e altrove. Ero sincero. Come lo sono ora. Ho fatto politica tutta la vita, ma almeno voi dovete sapere ,per certo, che non sono un politicante.
    Vi ringrazio comunque per la stima e la fiducia. Roba che non si compra al mercato. Cosa importante, molto, per me.

    PS. Poi, confesso a voi, che se qualcuno mi pensa acquattato pronto a saltar sù da un momento all’altro la cosa mi diverte. Non si vive di solo pane!

  8. Roberto Says:

    Anche prendendo atto che Mauro Zani considera per lui il tempo scaduto, gli confermo la mia stima (antica) riconoscendogli di non far perte della nutrita schiera di “tengo famiglia – tengo partito – tengo carriera” come ebbe a definire tempo fa il prof. Pasquino i personaggi che attualmente disegnano l’orizzonte politico (anche locale).

  9. maurozani Says:

    Caro “Arturo”, La ringrazio per il suo intervento e prendo volentieri atto della sua precisazione in ordine alle reali motivazioni dell’attesa. Naturalmente lei ben sa che la mia era una semplice valutazione politica. Non essendo mai stato, peraltro, tra coloro che ,dieci anni orsono, caricavano a testa bassa la sua persona. La ringrazio per gli auguri sulle T, (nessuna esclusa) che , a mia volta, contraccambio in relazione agli eventuali risultati dell’attesa. Magari più avanti avrò modo di soffermarmi sulla sua esperienza di Sindaco ponendola in relazione ad eventuali alleanze future. Ma così, solo per baccagliare. Come lei sa non sono più in servizio attivo.
    Se anche in futuro vorrà avanzare osservazioni di qualsivolgia tipo, in questo spazio sarà sempre benvenuto.

  10. Giovanni Says:

    Caro Mauro, tu pensi di cavartela con il blog? No, hai degli obblighi civici, anzi dei debiti per non aver usato, parole tue, il lanciafiamme nel 1999.
    Al momento giusto faremo un pubblico appello civico affinchè aiuti la tua città ad uscire da questa orrida marmellata.

  11. Roberto Says:

    Oltre ai 5000 tavoli, creatura di Duccio Compagnoli è (sarà) il polo tecnologico all’ex Manifattura Tabacchi che tra azioni preparatorie e costi effettivi comporterà una spesa pubblica per circa 150 milioni di euro.
    Le intenzioni erano buone, ma l’impostazione da “centralismo democratico” (come dice Giovanni) mette radici su corpaccioni inefficienti da cui non verrà niente di utile per il tessuto produttivo emiliano-romagnolo.
    Di esempi di poli tecnologici che funzionano in Italia conosco soltanto l’Area Science Park di Trieste (che gode di alcune condizioni irripetibili) e Kilometro Rosso in Lombardia, dove di soldi pubblici ne sono stati messi ben pochi, e forse l’Environment Park di Torino.
    A Bologna, che non ha più nulla da insegnare, si è partiti a mio avviso troppo tardi, quando l’idea dei poli era abbondantemente tramontata, e male anche dal punto di vista insediativo. Inadatta senza consistenti interventi edilizi ad ospitare laboratori, uffici, centri di servizio e l’insediamento di start-up, la Manifattura è stata scelta per mettere una toppa che rischia di diventare peggiore del buco.
    Quello con la BAT (British American Tabacco) era probabilmente uno dei tavoli di Campagnoli, conclusosi con l’acquisizione da parte della Regione Emilia-Romagna dell’area industriale.
    Quindi un’impresa manifatturiera sostituita da un possibile carrozzone (al contrario di Kilometro Rosso, dove i primi insediamenti di R&D sono stati industriali: Brembo, Italcementi, Porche Akademie, Mario Negri…)
    Ma Giovanni che è molto informato sulle cose bolognesi, potrà dirci certamente di più.

  12. Roberto Says:

    Chiedo scusa, rileggendo mi accorgo di aver trascurato tra i poli che funzionano Centuria di Cesena, che ha una base sociale costituita prevalentemente da imprese (non associazioni) e una dimensione locale, legata al settore manifatturiero ed agroindustriale.
    Centuria è nata nei primi anni ’90 nell’insediamento dismesso della “Arrigoni”.
    Ma non può essere considerata una best practiche per il Tecnopolo bolognese.

  13. Balanzone Says:

    Quoto il pubblico appello civico: nella migliore tradizione degli intellettuali di sinistra; inoltre è molto vintage. Insomma, ha il suo charme, e visto che le elezioni sono così poco charmant, sarebbe un tocco old fashioned ed anche segno di best practice (bestia pratica che sono… ).
    Il problema sarà dove recapitarglielo… Mauro Zani, Vista Casaralta, in Vista delle Elezioni 2011, scala impervia, interno solitario. Sicuramente Bologna.

  14. edoardo Says:

    Ci sono in città autorevoli ” vecchi ” amministratori e politici che dicono le stesse condivisibile cose.
    Certo ognuno con le proprie sensibilità e modalità, ma la sostanza è la stessa.
    Una rinnovata attenzione alla città, alla sua gente, un passo indietro dentro e insieme alla città.
    Le formule sembrano, nelle modalità come sono espresse, diverse ma il nucleo è lo stesso.
    Spesso negli scritti si perde di genuinità, si paga uno scotto alla grammatica, alla scorrevolezza del testo e perfino alla punteggiatura.
    Viso a viso si può apprezzare anche il guizzo improvviso, il lampo illuminante e poi tra vecchi amici ……………
    Sarebbe quasi di ora di un buon calice in compagnia.

  15. maurozani Says:

    Il lanciafiamme. Già. Ho detto anche che “mi mancò il cuore”. A differenza di altri blog , il mio serve anche a dire quella piccole verità difficili da esprimere in pubblico e che ti rovinano la reputazione. Certo è un paradosso, dato che non c’è nulla di più pubblico di un blog aperto. Ma è così. Scrivendo, si può forse pagar scotto alla grammatica come dice Edoardo e persino alla sintassi, tuttavia impone disciplina, un certo rigore, un certo tempo di riflessione. Lo scrivere può essere operazione ingannevole ma anche il suo contrario.I lettori e gli osservatori attenti avrebbero di che riflettere su molte circostanze del passato se selezionassero alcuni flash back che ogni tanto infarciscono ciò che scrivo.
    Ma torniamo a noi. Mi mancò il cuore e spiegai anche perchè. Volgarmente perchè cane non mangia cane. E poi perchè la sponda romana che mi era indispensabile era di quelle molli e franose quant’altre mai. E poi perchè (sto leggendo il libro di Scalfari) c’è un sentimento morale che impone dei limiti alla politica e alla sua autonomia. E poi via, anche perchè ho sempre preferito, nella lotta politica, accumulare crediti e non debiti. Ma quest’ultima è una vera e propria fregatura: sono crediti inesigibili. Però si sta meglio con sè stessi.
    PS.Edoardo, per il calice quando vuoi.

  16. vittoria Says:

    Umberto,Giovanni, Edoardo e voi tutti che leggete, tranquilli. Abbiate fiducia in un politico molto,molto per bene, che ha centinaia di migliaia di crediti . E poi seguiamo il consiglio dell’amico Balanzone. Non apriamo vetrine nel centro storico tessiamo la ragnatela su tutta la città partendo dai nostri nidi.

  17. Balanzone Says:

    Sono costernàto dal doverlo dire, ma tutto ciò che è “pubblico”, in inglese ha una “b” solamente.

  18. maurozani Says:

    Giusto. Corretto! Grazie…

  19. Andrea Ventura Says:

    Quando, nel 1989, al pari di tutti gli altri dipendenti del Comune di Bologna, ricevetti un lungo questionario a cura della federazione comunista bolognese sul grado di soddisfazione che l’amministrazione locale aveva procurato ai suoi cittadini, risposi diligentemente a tutti i punti e conclusi con una secca affermazione sulla fine del socialismo municipale: “basta con le mogli in Comune e i mariti in cooperativa”.
    Mi sono occupato a lungo del “modello emiliano”, nei miei vent’anni, in compagnia di molte persone, fra cui Franco Piro, e lo stesso Giovanni Evangelisti mi propose di curare un volume per “il Mulino”.
    Questa premessa per dire che l’intreccio di mito politico e capacità organizzativa, in un contesto piuttosto povero di attori veri provenienti della “società civile”, mi aveva affascinato e anch’io ho ritenuto originale questo impasto. Non credo che ora, ormai esaurito da almeno vent’anni, possa essere fatto rivivere, se non come argomento di studio.
    Finito per esaurimento, è rimasto il nudo potere dovuto ai numeri prodotti dal consenso espresso in cabina elettorale.
    Io pensavo ci fosse più coraggio e più intelligenza politica: sono mancati sia l’uno che l’altro.
    Mauro dovrebbe essere ancora più crudele e puntare il dito sul crepuscolo di un mondo che conosce perfettamente e senza il timore dei barbari alle porte.
    Occorrerebbe un distanziarsi anche dalla categoria di “sinistra” con annessi e connessi civici, libertari, anticlericali che tanto vi intriga e che sono un succhiotto per consolarsi un poco.
    E’ vero che i programmi li compilano gli “uffici studi” e che i leader sono circondati da consulenti e portaborse, ma un uomo come Mauro, che ha incarnato il potere comunista cittadino, se fosse disponibile a spogliarsi delle ultime vesti che ne impediscono il libero movimento, potrebbe avere molta più udienza in molti ambienti, anche lontani.
    Qui siete tutti onesti e bravi ma anche Gianfranco Pasquino lo è stato e purtroppo ha ottenuto circa il due per cento dei voti espressi.
    Francamente, credo che al crepuscolo di un mondo segua quasi sempre la sua completa rovina, che passa attraverso la mediocrità degli uomini, l’assenza di senso tragico e una lunga, penosa discesa agli inferi.
    In fondo, il “modello emiliano” è finito prigioniero dei suoi uomini e delle loro campagne elettorali: quando la tela di interessi che ancora li sostiene, senza però esprimerli (nel senso di generarli) sarà così piena di buchi da non offrire più nessuna utilità, anche un vento debole libererà l’orizzonte e si potrà ricostruire qualche cosa.
    Non preoccupatevi dell’avvenire della “sinistra” ma della vostra vita radicata qui, in questa città: forse, Cevenini, ben compreso da Mauro, è interessante per questo aspetto, e forse è il miglior sensore di un’enorma crepa che si allargherà fino al crollo. Io non lo conosco, non credo di avere niente in comune con lui, ma penso che sia la persona più interessante, per come agisce o per come è agito dagli accadimenti.
    Non mi preoccuperei del grado di congruenza con una sinistra che non esiste o che, se esistesse, sarebbe vuota e inutile come le altre sinistre europee. Lo dico non perchè creda nei “riformismi” o nella cosiddetta “innovazione”, ma solo nella vita residua delle nostre esistenze.
    Dossetti, che per me non è un mito, quando sciolse la sua corrente, fece rimanere tutti malissimo: ancor peggio rimasero quando invitò coloro che lo avevano seguito fin lì ad unirsi a Taviani!
    Questo è il senso tragico della politica.
    In terra emiliana ho visto solo Dossetti al Castello di Rossena nel 1952.
    Forse un po’ Mauro, in questo suo fastidio per il mondo, in questo autoesilio condito da moltissime letture, che apprezzo molto.
    Non credo però di intervenire più, per non irritare il padrone di questo blog: in fondo è casa sua.

  20. Andrea Ventura Says:

    Ho dimenticato di dirvi che non sono assolutamente ben informato: non compro più giornali da anni e mi accontento delle prime pagine locali fornite gratuitamente on-line. Sono dunque in balìa della mia miopia, che forse si riflette anche sul mio pensiero: vedo poco ma sento molto.

  21. Giovanni Says:

    Elezioni amministrative: la sfida di Dossetti a Dozza
    Nelle elezioni amministrative il sindaco uscente Giuseppe Dozza ha come avversario Giuseppe Dossetti, già rappresentante per la Democrazia Cristiana all’Assemblea Costituente. Il professore reggiano, che ha ormai abbandonato la politica attiva, viene sollecitato a candidarsi dal cardinal Lercaro. La speranza del prelato è quella di sottrarre il comune di Bologna alla sinistra: in una lettera a Giuseppe Lazzati afferma che “la caduta di questa roccaforte sarebbe per il Soviet italiano un colpo mortale”. Dozza invece parla di Dossetti come di un “candidato straniero”, imposto da Lercaro con metodi da antico legato pontificio. Nonostante la capillare campagna dell’opposizione, la sinistra vince le elezioni ottenendo la maggioranza assoluta e Giuseppe Dozza è eletto nuovamente sindaco

    Chissà se nell’incontro, patrocinato dal giovane sindaco Donini,del 1994 Dossetti si sia pentito con Nilde Iotti di aver tentato,senza successo,di asservire alla Curia il libero e democratico Comune di Bologna,nato dalla resistenza.
    Donini, futuro segretario provinciale del Pd, che ama definirsi”dossettiano”, ma che non vuol sentir parlare di etichette, ne dovrebbe saper qualcosa

  22. Lorenzo Sassoli Says:

    Caro Zani ,desidero farle i complimenti per il blog sempre preciso, puntuale, accurato ed intelligente. Condivido molte sue idee e chissà che in futuro non gliene rubi qualcuna. Colgo l’occasione per dirle che il mio blasone rimarrebbe intatto anche se mi chiamasse solo Lorenzo, cosa che mi farebbe davvero piacere. Sa per me è importante, da sempre, essere considerato solo per quelllo che ho fatto da medico prima e imprenditore poi anche se, in passato, la definizione di “conte rosso” mi aveva fatto sorridere. E’ tutta la vita che mi confronto con i pregiudizi e, penso di torovarla d’accordo, del mio cognome non sono responsabile, come nessuno d’altronde. Resta la mia meraviglia che proprio Mauro Zani mi associ a parole come briscolone ( me la sarei aspettata da Guazzaloca o Filippo Berselli), accumulatore di cariche ( me la sarei aspettata da deputati con tripli incarichi) e manager incapace di mettere in discussione scelte infrastrutturali ormai consolidate. Su quest’ultima affermazione vorrei tranquillizzarla, mi sono guadagnato sul campo tutto quello che ho conquistato senza aver mai fatto leva su possibili conflitti di interesse o partecipazione a consorterie varie. Ho, infatti, l’impopolare difetto di ragionare e decidere con la mia testa. Continuerò a leggerla con grande interesse soprattutto per la sua naturale vocazione a far prevalere i programmi. Con sincera stima e simpatia

  23. maurozani Says:

    @Andrea. Te la senti di ridurre il “socialismo municipale” alle mogli in Comune e ai mariti in cooperativa”. Conoscendoti , almeno un pò, credo di no. Ce ne fosse(ancora) del socialismo municipale! Tuttavia, non sono così stolido (e tu lo sai o comunque lo intuisci) da non vedere il crepuscolo. Altrochè se lo vedo. Al punto che , credo nessuno avrebbe mai pensato ad un mio rifiuto di aderire a quella(purtroppo) concrezione politica crepuscolare che s’aduna nel PD. Ma, come sai , a quelli che sono stati miei COMPAGNI, che stanno nel PD resto, sadomasochisticamente, legato. Forse odiato , ma legato. E sai anche perchè. E sai anche, da uomo psichicamente fine, quale sei, per quale ragione. E quale sofferenza ciò mi cagioni. Tutto ciò non m’impedisce di cogliere la verità interna alla tua “analisi”. E forse persin questo sai. O intuisci. Adesso è rimasto “il nudo potere”. Concordo. Ma proprio perciò non mi rassegno, almeno intellettualmente. Troppe cose in questa piccola città di questa piccola provincia mi ricordano come va il mondo adesso. Non mi piace. Anche se so benissimo (lo sai che leggo qualche libro) che non è vero che andava meglio quando andava peggio. Resta che continua a non piacermi: questa città in questo mondo. “I filosofi si sono limitati ad interpretare il mondo , adesso si tratta di cambiarlo”. Ne ero convinto a vent’anni, ne sono ancor più convinto adesso. Per me la sinistra è solo questo: il cambiamento.

    PS. Non farmi le pulci sulla citazione del grande vecchio, quello che giustamente Scalfari nel suo libro chiama “l’aquila reale”. Come ha divinato Giovanni è sui piani alti della mia libreria. Non ho voluto scomodarlo.

  24. maurozani Says:

    @Giovanni. Mi rendo conto che scrivere su un blog ben frequentato è un vero privilegio. Al tempo stesso può essere fonte d’imbarazzo. Esempio ci si rende conto di non sapere un sacco di cose. E si è obbligati ad ammetterlo. Oddio, si potrebbe benissimo anche far finta di sapere ciò che non si sa, ma il divertimento intellettuale ne risulterebbe del tutto azzerato. Esempio. Sono nato nella politica e in questa città ma per quanto mi sforzi non ricordo la lettera di Lercaro a Lazzati. Semplicemente straordinario e disdicevole alquanto. Bellissimo , impagabile quel “colpo mortale al soviet italiano”!! Vedi mò che bisogna continuare sempre a leggere e cercare. Mmh..il vero è, che per quanto in quiescenza, resto un uomo politico che presume (ca va san dire) di sapere già tutto o quasi.
    Quanto a Dossetti (vale la sincerità che ho altrove postulato) il mio unico incontro con lui a Monte Sole si tradusse in una lunga disamina da parte Sua del piano regolatore di Marzabotto. Ne fui francamente deluso. specie in seguito quando – reduce dalla lettura delle “Querce di Monte Sole”- e da una mia personale rivalutazione della brigata “Stella Rossa” ne trassi la conseguenza che Lui mi considerò, nell’occasione, un modesto ragazzotto senza arte nè parte. Resta che la sua definizione di “delitto castale” con riferimento alla strage di Marzabotto m’intrigò e ancor m’intriga oggi.
    Poi (o forse prima?) ho conosciuto un prete “dossettiano”: Giovanni Nicolini. Con la sua complicità pretesca riuscii a convincere (o vincere?) il Cardinale Biffi a “sponsorizzare” la nascita di una comunità di cura e recupero per le tossicodipendenze. La comunità del “Pettirosso”. Fu una cosa buona e molto utile. Di fatto, frontalmente contrapposta a (per metodi, cultura e umanità) a quella di san Patrignano. Tanto mi deluse Dossetti, tanto mi onoro , ancor oggi (son passati trent’anni) dell’amicizia di Giovanni. Quest’ultimo non chiede mai nulla. E’ disponibile a dare. tutto ciò per dire che non ho nulla contro i dossettiani. Dunque neppure contro il simpatico Donini il quale tuttavia si trova , lui nonostante, a rappresentare il sintomo (evidente) di una decadenza in atto.

    PS. Quanto a Biffi , che ho citato, dirò che mai Cardinale mi fu più simpatico. Diretto, schietto, sempre all’arma bianca, mai ipocrita. Un avversario politico senza mezze misure. Da ricordare con stima.

  25. maurozani Says:

    @Lorenzo. Caro Lorenzo : touchè. Starei per dire che buon sangue non mente. Scherzo naturalmente. Me lo permetto dopo aver incassato una lezione di stile. Solo in parte meritata. Comunque gradevole. Puntuale. Capisco benissimo che ci si possa risentire per giudizi che appaiono affrettati, superficiali e ingenerosi. Tuttavia c’è un contesto. C’è sempre un contesto che ispira (o svia) un testo. Non lo dico a mia scusante. Non potrei farlo per la naturale simpatia che m’ispirano le sue calibrate parole e non potrei farlo per il rispetto che devo a chi ci legge. E anche per quello che devo a me stesso. Il contesto è un articolo del Corriere al quale io mi sono esplicitamente riferito. Ho giudicato quel contesto verosimile. Ho reagito al contesto col riflesso pavolviano mio tipico. Tipico per i pregiudizi che accompagnano il mio essere uno di campagna, un proletario nell’anima ,se non nel reddito. Proprio quei pregiudizi che lei giustamente combatte da sempre. E’ un mio difetto. Che permane , nonostante le biblioteche che ho compulsato nella mia non più breve esistenza. Un difetto culturale. Non certo morale. Un marchio esistenziale. Uno è quello che è.
    D’altro canto, purtroppo, i miei pregiudizi si sono dimostrati nella grande maggioranza dei casi assai fondati. E questo mi ha fuorviato, nel suo caso. Come faccio a saperlo? Facile. Mi basta leggere le sue parole per capirlo. Bene. E per intero. Vede , Lorenzo, quando io attribuisco ad un manager l’incapacità di rimettere in discussione le scelte di cui trattasi, sono nel vero. Senza alcun dubbio. Lo so per esperienza diretta. Lo potrei dimostare in via statistica. Ma poi ci sono le persone . Come Lei.
    E allora conviene far pubblica ammenda. Fino a prova contraria. Ma so già(sempre dalle sue parole) che non c’è bisogno d’attender la prova. E ciò mi conforta.
    Quanto al conflitto d’interessi e consorterie varie, beh tutto questo proprio non è contenuto nel mio post.
    Quanto invece al “briscolone” posso solo ribadire ch’esso è richiamato in quel contesto. E , il mio interesse s’appunta sul fatto storico(si fa per dire) che, nel tragico stallo della politica cittadina già una volta ci si è posti alla spasmodica ricerca di un asso di briscola. Coi risultati arcinoti.
    Detto ciò, non tutto il male vien per nuocere. Almeno per me. Resto convinto che le parole non mentono e dunque sono contento d’aver fatto la sua conoscenza e spero vorrà , qualche volta, intervenire su questo spazio elettronico.
    Contraccambio, con sincerità, stima e simpatia.

  26. maurozani Says:

    Per Umberto, Giovanni, Vittoria..e tutti.
    Se c’è stato un momento magico (e non sono sicuro che ci sia stato), ebbene è passato. Festa finita. Prima di cominciare.
    Conviene dedicarsi a costruire un’opinione ,possibilmente ampia, intorno a ciò che si potrebbe fare in questa città.
    Una lobbie, come si usa dire adesso. Civica,democratica e di sinistra. Fare insieme l’elenco dei no. Quello dei sì (insisto) viene di conseguenza, O quasi. Influenzare dappresso i “decisori” è la cosa più importante.
    Io sto su questa breccia solo per questo. E per null’altro.

    PS. Se poi più avanti si trovasse anche il modo per indicare e sostenere un candidato sarebbe cosa buona e giusta. Sapendo che per superare la contingenza e l’emergenza attuale è necessario(mi scuso per il linguaggio) sangue fresco. Possibilmente non infetto.

  27. Andrea Ventura Says:

    Grazie. Sei stato molto lusinghiero e sono tutte risposte belle, oneste, dettate dal cuore e dall’intelligenza. Anche la passione, soffocata ma non spenta, si sente interamente. Peccato anche per questa, che, senza offesa, è diventata una malattia autoimmune. La generazione che non toccò il cielo (per dirla con Anderlini) ora, guardando in cielo, osserva le scie chimiche credendo che si tratti di semplice inquinamento! Il tutto condito da uno spleen vivissimo e dalla nostalgia, molto francese, per “socialismo e popolo”, che, peraltro, condivido anch’io. Può funzionare anche così, se si tratta di trovare il proprio, spesso precario, equilibrio interiore.
    Io credo che si possa rimanere socialisti anche fuori dalla sinistra, lontani dalla sinistra… ma non voglio riaprire – Dio me ne scampi! – temi già trattati, con sofferenza (ma anche divertendomi) sia in questo sito, qualche tempo fa, che nel tuo vecchio sito “democratici e socialisti”.
    Sempre per parafrasare qualcuno: “la sinistra ci ha colonizzato l’inconscio”, evoluzione e completamento di “gli americani ci hanno colonizzato l’inconscio” di Wim Wenders (“Nel corso del tempo”).

  28. Lorenzo Sassoli Says:

    Caro Mauro mi piace molto la Sua definizione di “proletario nell’anima”, So bene, da bolognese, cosa voglia dire: nobile semplicità e quieta grandezza. E’ un bene prezioso che permette di essere in sintonia con realtà e problemi troppo trascurati. Vede io quel dono non l’ho avuto, ma ho avuto fin troppi privilegi nella vita. Questo è il motivo per cui ho sempre pensato che bisognasse restituire qualcosa, che fosse imperativo morale stare sempre e comunque dalla parte di coloro che, nella lotteria della vita, hanno estratto il numero sbagliato. Questo ha spesso generato equivoci: da una parte mi hanno considerato “traditore di casta”, dall’altra “corpo estraneo”. Di questo non mi rammarico, ripeto: mi è andata fin troppo bene. Capisce da queste premesse come il confronto con persone con la Sua lucidità mi sia fondamentale. Sono perciò felice di aver fatto la Sua conoscenza. Mi scuso con i lettori del Suo blog per queste annotazioni personali, ma sentivo la necessità di fare chiarezza. D’ora in poi parlerò solo della nostra amata Bologna. A presto.

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