Metropolitana intra moenia. No, grazie.

Sembra aprirsi la possibilità di rimettere in discussione la scelta peggiore. Quella del metro. Un sacco di soldi pubblici per pochi chilometri di metropolitana. Una demenzialità vera e propria. Senza alcun rapporto tra costi e benefici. Da profano sostengo dall’inizio, che collegare la fiera con la stazione con un breve tratto di treno underground è come sparare ad una mosca con un gigantesco cannone. Tipo la grande Berta. L’effetto rinculo sulla città sarebbe devastante. Adesso la Cgil e la Cisl, complice la crisi in corso, propongono apertamente di lasciar perdere facendo il possibile per destinare le risorse ad altri ,più urgenti obiettivi. Mi sembra giusto.
E’ stato possibile per Parma. Deve esserlo anche per Bologna. A Parma la maggior parte delle risorse statali sono state dirottate su progetti di mobilità alternative. La minor parte vengono dedicate anche a progetti d’ordine sociale. Il sindaco di quella città parla di mobilità sostenibile. Appunto. I treni sotterranei e anche quelli sopraelevati per città delle caratteristiche storiche e delle dimensioni territoriali di Bologna sono del tutto insostenibili. Stupisce che non lo si sia capito prima. E insospettisce che ancor adesso si provi a difendere l’indifendibile.

La mobilità alternativa per Bologna riguarda il collegamento rapido con l’insieme dell’area metropolitana che, di fatto, coincide ormai con l’intera Provincia e non solo. Dunque il tema che potrebbe (dovrebbe) tornare d’attualità riguarda la possibilità di dare corpo e senso concreto ad un servizio ferroviario regionale efficiente e (relativamente) poco costoso tramite un suo deciso ammodernamento in tutta la vasta area bolognese: tracciati esistenti e materiale rotabile. Una raggera composta di varie linee, di metropolitana di superficie. Veloce, frequente, sicura.

Tutto il gran parlare che si è fatto da un paio di decenni almeno sull’istituzione della città metropolitana non ha fino ad oggi portato a nulla anche perché ci si è limitati per lo più ad agitare il tema nel corso di un’infinita diatriba tra poteri istituzionali (Comune ,provincia e regione) e altri addetti ai lavori.
Adesso si potrebbe rimettere sui piedi anche quell’antico confronto, muovendo dalle esigenze di ancor maggior integrazione del territorio metropolitano. Non esigenze astratte ma servizi essenziali per tutti i cittadini. Non sono un tecnico , né in alcun modo un esperto, tuttavia qualcosa mi suggerisce che, in quest’ambito, e con qualche variante all’esistente, (e qualche strizzatina in più ai cervelli di chi ne sa più di me) si risolverebbe anche il problema(essenziale) del collegamento stazione-aereoporto. Bisognerebbe cioè cambiar ottica. Ragionare in modo tale da affrontare in modo unitario e integrato i problemi del Comune di Bologna con quelli del suo territorio metropolitano. Rozzamente esemplificando: due piccioni con una fava. (Chiedo venia, quest’ultima è rivolta a quanti continuano a far finta di non capire).

Quanto a coloro che operano il solito ricatto occupazionale per i quali perdere l’occasione della pseudo* metropolitana significa rinunciare a posti di lavoro, basti obiettare che intervenire sui collegamenti ferroviari di area vasta porterebbe a pareggiare il conto dell’occupazione, con in più il pregio di collegare il lavoro allo sviluppo di un progetto di ben più vasta portata e ,per di più, chiaramente finalizzato ad ottenere benefici per tutta una comunità di cittadini.

Quanto a quelli che ritengono invece necessario sostituire i treni interrati con quelli aerei, pudicamente definiti come People mover, e “opportunamente” prolungati. Su ciò posso obiettare solo una tantum. Infatti il prolungamento dell’aerovia ferrata passerebbe a circa quattro , cinque metri dalle mie finestre. Dunque sono in palese conflitto d’interesse. Sì perché tale scelta mi agevolerebbe notevolmente. Come Fantozzi quando prende al volo la sopraelevata. Dunque ne parlo adesso e poi mai più. Resta che allo skyline della nostra città tale scelta non aggiungerebbe alcunché di notevole.

Allo stesso tempo qualcuno dovrebbe spiegare a me, e a tutti voi che (con pazienza) continuate a leggermi, quale sarebbe il rapporto costi- benefici di una tale scelta. Quanti passeggeri, ogni giorno, diretti all’erigendo Tecnopolo sarebbero necessari per recuperare negli anni (e in quanti anni) i costi della progettata via aerea di Del Bono? E poi perché al Tecnopolo e non nel cuore del polo fieristico, dove vi sarebbero, probabilmente, i numeri. Dei passeggeri dico.
Quest’ultima forse è semplice. Per andare alla Fiera non c’è abbastanza spazio. E comunque c’è gente che non può esser disturbata. Dunque l’uovo di Colombo, della politica del fare, è presto trovato. Andiamo da un’altra parte. Una parte che però deve essere anche solo parzialmente giustificabile. Ed ecco scoperta l’America, sotto forma di Tecnopolo. In fondo con una fermata intermedia e previa una, sia pur insalubre, passeggiata si raggiungerebbe facilmente anche il polo fieristico. E comunque, con poca spesa, si potrebbe opportunamente allestire un centro di prima accoglienza per operatori di mezz’età, sfiatati e tachicardici.

A questo punto mi domando: qualcosa di più normale oltre alla messa in efficienza effettiva del servizio ferroviario regionale, no? Tipo una vasta rete di piste ciclabili sull’esempio di molte città europee delle dimensioni di Bologna e magari una ripresa dell’antica idea di una fascia boscata a ridosso della tangenziale? E , aggiungo, una seria disincentivazione dell’uso dell’autotrazione a diesel nelle aree più densamente popolate a partire dal centro cittadino, no? Capisco tutto ciò è più difficile. Interessi in gioco troppo potenti. Ma allora piantatela di triturarci i testicoli, mattina e sera, con la propaganda a buon mercato sull’effetto serra. Ci sono polvere sottili che vanno nei polmoni. Bastano quelle. Non si sente davvero il bisogno di polvere (anche) negli occhi.

*pseudo. Perché pochi chilometri di tunnel ferroviario non fanno ancora una metropolitana. Si tratta solo di un costoso buco in terra. E, non mi si venga a parlare di lotti successivi, magari con la “finanza di progetto”. Quest’ultima, in Italia, è come la bella Cecilia.

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9 Risposte to “Metropolitana intra moenia. No, grazie.”

  1. Beppe Ramina Says:

    Caro Mauro, tutto vero: qualche settimana fa ti ricordavo che era la posizione dei Verdi – dei quali, nella versione Arcobaleno, allora facevo parte – nel 1990 quando già una volta il metrò era stato proposto (e anche allora Campos si schierò con noi). Tutto: dall’uso del servizio metropolitano al trasporto leggero alle piste ciclabili.
    Scomparsi – quasi del tutto – i Verdi (stremati dall’affetto sincero per poltrone e strapuntini) le loro suggestioni sono più vive che mai e appaiono per quel che erano: del tutto ragionevoli e di buonsenso.
    E dunque: concordo con te e con la Rete ecologista bolognese, la cui esistenza ignoravo.
    Un solo appunto: il prolungamento al Tecnopolo è delbonista, ma il People Mover ebbe due padrini precedenti: Romano Prodi e Sergio Cofferati. Del secondo si è detto quanti guasti a Bologna abbia provocato; di quelli del primo se ne parla meno; anzi, per nulla. E a Bologna, non so perché, decide ancora su parecchie cose….

  2. Balanzone Says:

    Prosa limpida; senza offesa, direi montanelliana.
    C’è una certa analogia nel porsi e nel proporsi fra Mauro Zani e Montanelli: eretici misurati, disturbatori senza eccessi, valorizzatori del sentire comune.
    “La mia destra è un codice di comportamenti, non un pacchetto ideologico”, scrisse il fondatore del “Giornale”, motivando l’adesione al “manifesto” di Prodi di quindici anni fa (“Governare l’Italia”. Roma: Donzelli, 1995).
    Sostituendo “destra” con “sinistra” il significato non risulterebbe compromesso: la politica come codice di comportamenti.
    Penso che sia anche il messaggio di Mauro Zani e la ragione del suo auto-esilio, in un mondo politico senza più codici né comportamenti razionali.

  3. maurozani Says:

    Vado via da Bologna per una settimana. Senza computer al seguito. In un posto dove sarà complicato trovare un accesso internet. Dunque vi chiedo scusa se non potrò leggere eventuali interventi, nè pubblicarne di nuovi. Lo farò immancabilmente al mio ritorno.
    @Beppe. Siamo d’accordo anche sui “padrini precedenti” del people mover.
    @Andrea. Quando colpisci , colpisci duro. Non di rado sotto la cintola.Quando poi vuoi far un complimento sai trovare le parole giuste per solleticare il mio (già non piccolo) ego. Grazie.

  4. Andrea Ventura Says:

    Ci riprovo, solleticando di nuovo.
    Fare politica oggi è come girare un film. Stretti fra l’affermazione di Pasolini (“Piove che Dio la manda: in fondo, fare cinema è solo una questione di sole”) e un dialogo di Wenders (nello “Stato delle cose”: “Sai quanti registi europei avrei potuto trovare per finire il film, nel parco-registi europei qui in America?”). Mauro, potresti essere l’uomo adatto per completare il film della città, se solo spuntasse un po’ di sole, ma la strada in cui siamo situati si chiamerà pur sempre e comunque “Viale del tramonto”. Ti dico questo perché mi è sempre piaciuto sapere di film che, pur nel dramma (o nella farsa) sono portati a termine da registi che hanno studiato a fondo “soggetto” e “sceneggiatura”.
    Tutto qui.

  5. roberto Says:

    Con idee così chiare e condivisibili, caro Mauro, bisogna che tu ti faccia venire un’idea per estendere oltre ad un “blog ben frequentato” la discussione e il fare.

  6. giovanni Says:

    Ramina ha la memoria davvero lunga. In effetti fu Romano Prodi a partorire l’idea del “people mover”.
    L’ex pluripresidente dell’Iri, tempo fa, ma non molto tempo fa, con il linguaggio immaginifico tipico delle parrocchie, evocò la necessità di uno “scivolo” per l’aeroporto. Detto, progettato e appaltato.
    Al tempo del lancio dell’idea dello scivolo, se non ricordo male, era presidente dell’aeroporto un altro grande economista bolognese, un tale Alberto Clò.
    Alla facondia del professor Clò, dobbiamo l’allungamento della pista dell’aeroporto di Bologna per la modica cifra di 100 milioni di euro, e l’interramento della linea Ferrovaria diretta a Padova.
    Ahi!? La linea per Padova.
    Certo, una volta interrata si poteva costruire una piccola stazione – fermata sotto l’aeroporto, come accade in tutte le città di Europa.
    Per fare un esempio, cosa fa l’abitante di Zurigo, per recarsi all’aeroporto internazionale della sua città (non più grande di quella di Bologna). Naturalmente si reca sul primo binario, a destra della stazione centrale di Zurigo, e dopo 10 minuti è sotto l’aeroporto, prende qualche rampa di scale mobili e … miracolo, è dentro l’aeroporto.
    Ma se al zurighese non torna comodo andare alla stazione centrale, ci va in tram. E se poi ha troppi bagagli, ci va in taxi.
    Come mai nessuno dei tanti cervelloni che amministrano la città di Bologna, abituati a girare il Mondo, non ha mai pensato ad utilizzare la linea per Padova come “scivolo” per l’aeroporto? È un indovinello, che escludendo gli sciocchi, possono risolvere tutti.
    A questo punto qualcuno potrebbe sentirsi in diritto di insorgere ed esclamare “possibile che in questa città non se ne fa una giusta, che c’è sempre qualcuno pronto a criticare”. È vero – ma il fatto è che al tempo delle barbarie pensare criticamente serve a “rintracciare” il bene.
    In questa città, come nel resto d’Italia, tutti sono indaffarati ad allestire imbrogli e cose mal fatte che, notoriamente, viaggiano a braccetto. Se una cosa è fatta bene, si sa, non c’è trippa per gatti.
    Gli abitanti della città devono fare autocritica. Questi politici, questi amministratori di enti parapubblici sono meritati dal primo all’ultimo, e sarebbe ora di applaudire pubblicamente la Cracchi, non tanto per il movente, ma per il risultato: ci ha liberati dal prof. Del Bono. Con lui, Bologna, sarebbe definitivamente sprofondata per i prossimi secoli a venire. Ce ne vorrebbero di signore e signorine pronte a far volare gli stracci. La città ne guadagnerebbe in trasparenza, perché un sistema doroteo di governo e un’opposizione praticamente inesistente non consentono ai cittadini di vedere il malgoverno.

    Ma è tempo di dare uno sguardo alla fervente attività amministrativa del Prefetto che il governo ha inviato in città, da Mauro, fino ad oggi, del tutto trascurato, credo, in attesa che “maturassero le pere”.
    Reputo, invece, che il momento sia arrivato. Qualcuno del PD nei giorni scorsi ha detto che la democrazia è da preferire ad un dispotismo illuminato. Forse il dirigente del PD voleva paragonare la Cancellieri a Maria Teresa d’Austria, “Terrible”. Primo perché Maria Teresa non era una despota; secondo perché la Cancellieri non mi pare per nulla illuminata, anche perché è semplicemente e soltanto una dei tantissimi prefetti italiani.
    La Cancellieri, ovviamente, non ha la più pallida idea, a mio giudizio, di cosa sia necessario alla città. Si sarà informata prima del suo arrivo su quali erano i programmi e le problematiche della città più presenti sulla stampa locale e qualche funzionario del palazzo ha arricchito le informazioni riferendo che nell’ordine i problemi erano il metrò, i graffiti e l’estate bolognese.
    Allora il Prefetto si è recato a Roma per dirci che la costruzione del metrò si poteva fare indebitando il comune di Bologna, come dice Campos Venuti “per i prossimi 50 anni”. Si è messa a pulire i muri, come Del Bono, a piazza Aldrovandi e, colta da disgusto estetico, ha criticato infine i coprimacchie e le tovaglie dei bar di piazza Maggiore. Cosa avrebbe detto la Cancellieri se si fosse spinta fino a via Dei Musei, dove aleggia una puzza di piscio da far stramazzare a terra un cavallo, non lo sapremo mai, perché sicuramente sarebbe scivolata sulle cacche dei cani che abbondano sotto i portici.
    Eh, no, Maria Teresa d’Austria non si occupava di questi inestetismi, era una donna bellissima, intelligente e molto molto avanti con i “lumi”, rispetto all’impero che governava come un orologio.
    Caterina di Russia era un’altra cosa, donna volitiva, intraprendente, al di sopra degli uomini e di tutto.
    Spiace dover sentire uscire tante sciocchezze dalle finestre di via Riverani. Una volta nel Partito Comunista albergava la migliore intellighenzia di questo Paese.
    Anche dalla più grande federazione sindacale d’Italia escono richieste che confondono le acque. Come si fa a sostenere che i fondi stanziati per il metrò dal governo devono essere riconvertiti in spese per il welfare? La verità è più semplice: con i debiti che il Comune di Bologna andrà a contrarre per la costruzione e gestione del metrò, non vi saranno per i prossimi 50 anni più fondi per il welfare. Se quest’anno mancano 8 milioni, come dice la Cancellieri, l’anno prossimo ne mancheranno 20, fra tre anni 25 ecc…. Il moncone “non s’ha da fare” non solo perché è inutile al trasporto urbano e dannoso all’ambiente, ma perché costituisce un veicolo per indebitare il Comune di Bologna, per poi metterlo “a sacco”. Una barbarie.
    Se poi, Donini, segretario in pectore del PD bolognese, vuole rivendicare alla prossima giunta democraticamente eletta dai bolognesi il diritto di scegliere se fare o non fare questo moncone di metropolitana, deve dire che la signora Cancellieri non può ipotecare – o meglio – indebitare il bilancio della città per i prossimi 50 anni. Diciamola tutta, la Cancellieri è stata nominata commissario dal governo Berlusconi, che rappresenta a tutti gli effetti. Non ha diritto di compiere scelte straordinarie e irreversibili in nome e per conto dei cittadini bolognesi. Tutta la pubblicità che giornali come “La Repubblica”, “Il Carlino” ecc… fanno alla Cancellieri, serve a riempire le pagine di quei giornali così come prima erano riempite dalle gesta di Del Bono, Cofferati, Guazzaloca, Vitali ecc..hanno delle pagine da riempire e ci scrivono tutte le sciocchezze che credono, rendendo un cattivo servizio alla città. È vero, a volta qualche reale notizia trapela. Ad esempio, la veemente protesta del Presidente di Unindustria, Maurizio Marchesini, che “sta per perdere la pazienza”, a causa del dibattito sull’abbandono del progetto di costruzione del “moncone”. E allora? Quando avrà perso del tutto la pazienza cosa farà il Presidente? brucerà il Comune o andrà a Roma per far cacciare la Cancellieri?
    Riepilogando:
    1) “Moncone di metrò”, ideato e progettato da Guazzaloca;
    2) “Civis”, ideato e progettato da Guazzaloca;
    3) “People mover”, suggerito da Prodi, ideato e progettato da Cofferati per la CCC.
    I primi due progetti furono fortemente avversati dal PDS e dal candidato sindaco Sergio Cofferati nel 2004. L’aggiudicazione dell’appalto di Civis fu impugnata dalla Provincia di Bologna avanti al Tar regionale, per violazione del bando. Finita la campagna elettorale del 2004 Cofferati tornò sui suoi passi, senza fornire alcun chiarimento ai cittadini. La Provincia abbandonò il ricorso al Tar senza un perché: sicuramente ci sarà un qualche parere “pro pecunia”, sia per l’impugnazione, sia per la rinunzia all’impugnazione, magari redatto da due diversi professionisti. Ma qui nessuno più porta l’anella al naso.
    Se Donini ha, come usa dire adesso, “le palle” dica che le passate amministrazioni hanno fatto cose da pazzi, che è tempo di cambiare sul serio. La partita è nelle mani di chi è in grado di liberarsi dei “rompicoglioni”. Vendola, docet

    Ps.: Un merito – o demerito, secondo i punti di vista – lo dobbiamo riconoscere alla Cancellieri. Ha ottenuto che anche per quest’anno Farinelli occupi la piazza Maggiore per due mesi così da propinarci i soliti films, anziché utilizzare le molte sale cinematografiche di cui dispone.
    Le proiezioni di Farinelli in piazza Maggiore, diciamo la verità, non alimentano, come accade a Mantova, Modena e Torino, alcun apprezzabile movimento e dibattito culturale. Anche Farinelli, a mio giudizio, che da tanto tempo dirige la Cineteca dai ristoranti della città come fosse cosa sua, di concerto con i potentati, dovrebbe alzare i tacchi e liberare gli uffici.

  7. Andrea Ventura Says:

    @ Giovanni.

    Ottimo intervento, molto bello, punti oscuri a parte:

    a) “Ma è tempo di dare uno sguardo alla fervente attività amministrativa del Prefetto che il governo ha inviato in città, da Mauro, fino ad oggi, del tutto trascurato, credo, in attesa che “maturassero le pere”.

    b) “People mover”, suggerito da Prodi, ideato e progettato da Cofferati per la CCC.

    c) Vendola, docet.

    Il puzzo di liquidi organici sotto il Portico della Morte è molto diminuito e anche gli escrementi di cani.
    Penso che ogni settore della macchina amministrativa comunale sia collassato da anni, ma è interesse di tutti far finta di niente e non occuparsene. Se penso all’infingardaggine che regna del cosiddetto “settore cultura” rischierei di aprire una diga.
    Negli ultimi tempi è stata provvidenziale la progressiva diminuzione di denaro disponibile sotto varie forme, perché ha offerto un’ottima scusa per smettere definitivamente di pensare qualunque cosa.
    Io sono stato mobbizzato da dieci anni a questa parte dal mio direttore (Archiginnasio) perché “lavoro troppo” e “marco il terreno come i gatti” (testuali parole, di cui vorrei sottolineare la congruità e l’eleganza).
    Farinelli è una creatura di Vittorio Boarini: chiedere all’esimio intellettuale già comunista, già “Manifesto”, già settantasettino, già girotondino.
    Anche il mio direttore considera l’Archiginnasio cosa sua: evidentemente è una prerogativa concessa ai dirigenti del “settore cultura” con ottime protezioni ovunque e nessun obbligo di produrre progetti e rendiconti soggetti a valutazione di congruità e di merito.
    Che la Cineteca dovesse diventare un centro europeo di restauro film se ne poteva anche discutere in Consiglio comunale; che Sala Borsa dovesse diventare il contenitore che è diventato avrebbe meritato almeno un anno di cosiddetto dibattito sui giornali, nei partiti, in Comune.
    Che l’Archiginnasio da dieci anni fosse dispensato dal fare acquisti librari veri e sia stato destinato – nel silenzio generale – a sala di studio per gli studenti universitari e a deposito (negli ultimi due) di tutto ciò che si stampa da Piacenza al mare (dai periodici immobiliari di Forlì alla rivista dei cacciatori reggiani…) meritava anch’esso un dibattito e non solo la volontà di Rosaria Campioni dell’IBC (Istituto Beni Culturali della Regione ER) di compiacére Cofferati e il “rilancio” di Bologna capitale (con “Apicultura reggiana” e “Pescatori con la mosca in Val d’Enza”!).
    In quanto alla gestione Guglielmi, che non ha messo mai piedi in Archiginnasio ma ha dato spazio solo a “Bè – Bologna estate”, con il solo cinema (e Cineteca) nella sua mente, vogliamo dire due parole?
    In fondo è facile prendersela con i dirigenti: è con chi permette loro di essere padreterni senza mai pagare nulla che bisogna prendersela, ma rischieremmo di ritornare alla casella di partenza, ovvero alla fine del “modello”, in parte per entropìa, in parte per inconsistenza “ab imis”.
    La destra cittadina è nulla, meno di nulla, fatta da personaggi al di là del bene e del male: questa è la vera fortuna del Pd!

  8. edoardo Says:

    La manifestazione estiva ” ManiFuture ” progettata da Neata al parco dell’ex manifattura tabacchi, dopo l’autopsia sarà formalmente dichiarata defunta. Si cercano i mandanti dell’efferato omicidio………
    info più dettagliate sui ipotetici mandanti sulla mia pagina di facebook.
    a presto

  9. paolo galletti Says:

    Beppe Ramina ha ragione:i Verdi proposero una tramvia leggera (progetto Husler) modello Zurigo ed il Servizio Ferroviario Regionale e metropolitano:per la tramvia c’era un accordo generale ed i finanziamenti del governo con la legge 211. Solo il sovrintendente Garzillo eccepiva sul percorso: Ma la seconda giunta Vitali rinviò l’inizio lavori alla successiva legislatura,nella quale Guazzaloca cancellò la tramvia per il METRo’.
    La giunta Cofferati approvò l’attuale metrò pasticcio, con il voto dell’assessore noglobal entrato nei verdi bolognesi.
    Caro Beppe, si lavora anche in Italia ad una costituente ecologista, come in Francia:una sfida dura ma necessaria.
    Condivido la linea di Zani : senza alcuni chiari NO a progetti che impiccano Bologna non si potrà fare nessuna alleanza credibile
    paolo

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