Vittime.

Adesso è tutto uno straparlare di freddi analisti che ci spiegano il come e il perché gli israeliani si son dati la zappa sui piedi compiendo una strage di gente inerme. Non sono d’accordo.

Da che è stato fondato lo “stato ebraico” tutti i governi che si sono succeduti alla sua guida, si sono comportati nello stesso identico modo. Qualcuno ricorda Sabra e Chatila quando i falangisti cristiani massacrarono in tutta calma oltre duemila palestinesi, donne e bambini compresi, sotto l’attenta protezione del macellaio Sharon? E qualcun altro ricorda, durante la prima intifada, due soldati israeliani rompere con grosse pietre le braccia di un ragazzo palestinese (poco più che bambino) in favor di telecamere, tanto per dare un esempio?

No. Israele non ha commesso alcun errore . Continua a compiere stragi e crimini a man salva. Perché nel caso d’Israele è la coda che muove il cane. Con buona pace della Nato che protesta e di Obama che obbietta. Il ponte di quella nave è invaso dal sangue ma Israele sa che il tempo (breve) lo laverà. Come ha dilavato il ricordo di tutto l’altro sangue versato in passato. Israele sa che può contare per sempre sul senso di colpa (via, via integrato da interessi strategici) degli anglo americani , i quali pur essendo perfettamente a conoscenza dello sterminio degli ebrei nei territori dell’est europeo diressero i loro bombardieri a far strage di civili tedeschi a Dresda come ad Amburgo a Colonia come a Berlino. Perché Parigi val bene una messa. Anche quella recitata in suffragio di tutti quei milioni di ebrei.

Da allora ad oggi il ricordo dell’olocausto cancella quello della tortura e del massacro sistematico dei palestinesi e di chiunque si opponga alla supremazia israeliana. Un popolo che ha subito tutto può permettersi di tutto.
I suoi governi, non importa di che colore, hanno sempre cinicamente sfruttato questa condizione di agnello sacrificale. Gli ebrei sono le VITTIME. Per ora e per sempre. Quando ammazzano lo fanno per legittima difesa. Continuano a difendersi dall’orrore di cui furono oggetto in un’altra epoca storica.
Anche stavolta invocano infatti la legittima difesa. Rovesciando la verità dei fatti.

Io, pur condividendo in quanto europeo quell’originario senso di colpa, sento tuttavia il bisogno imperioso d’affermare che coloro i quali hanno cercato di spaccar la testa a chi entrava con la forza a casa loro (loro navi in acque internazionali) avevano tutto il diritto di farlo.

Se qualcuno entra armato in casa mia, cercherò, nei limiti delle mie forze e delle mie dotazioni difensive e offensive di reagire col massimo vigore possibile. In attesa che intervengano le forze dell’ordine.
Solo che nel caso di specie, quando sono in azione le vittime , non ci sono forze dell’ordine disposte a mettersi in mezzo. La condanna ex post è tanto scontata quanto inefficace. Come sempre.

Gli israeliani , fatta salva una minoranza coraggiosa, hanno da molto tempo deciso di condannare i palestinesi alla condizione permanente di semi- schiavitù. Si attengono rigorosamente e coerentemente ad un tal precetto. I palestinesi possono solo servire, con la loro forza di lavoro, il popolo delle vittime , dato che si trovano nei paraggi del suo Stato.
E ,a Gaza, l’obiettivo largamente condiviso in Israele, è quasi del tutto conseguito. Con la fame e le malattie. Chi parla di diplomazia, di dialogo, di confronto e così via cinguettando fa finta di non capire che non c’è ormai più un conflitto da dirimere.
C’era un tempo. Ora non c’è più. Dopo il disfacimento per corruzione dell’OLP, la consunzione della cosiddetta Autorità Palestinese e il conseguente avvento del fondamentalismo religioso di Hamas. Non c’è più. Adesso una parte uccide e l’altra si limita a morire. In un modo o in un altro. Dunque niente conflitto.

Resta solo da attendere il risultato del blocco di Gaza per consegnare nelle mani della religione la gran parte di ciò che residua della lunga battaglia laica di libertà e indipendenza di un popolo , salvo appropriarsi della vita e del destino di quanti ormai estenuati andranno a servire presso il popolo d’Israele.

Dunque nessun errore. Israele conosce solo le ragioni della forza. Nessun altra. E la forza, anche quella nucleare, è dalla sua parte.
Oppure la Nato è disposta a rompere militarmente il blocco di Gaza? Magari per ragioni umanitarie come in Kosovo. Dite di no? Beh allora baccagliate pure. Gli israeliani sparano.

Intanto Frattini mostra la sua faccina in tv per dire che i nostri stanno bene e che si attende il disbrigo di faccende amministrative per il loro rilascio. Immagino che le faccende amministrative non comprendano botte da orbi o quantomeno insulti e ogni sorta d’intimidazioni e umiliazioni? O sbaglio , faccina?

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16 Risposte to “Vittime.”

  1. Andrea Ventura Says:

    Bravissimo!
    Ti attendevo.
    Ho fatto bene ad aspettarti tanto tempo.
    Non voglio aggiungere nulla, pur avendone.

  2. PUTA. A QUEER INVADER Says:

    Boicottiamo le aziende di Bologna che commerciano con Israele…

    L’esercito, su ordine del Governo di Israele, ha aperto il fuoco, in acque internazionali, sulla flotta di navi pacifiste, dirette a Gaza, per portare aiuti ad una popolazione allo stremo. 19, per ora, i morti dichiarati tra gli attivisti. Thasal…

  3. Guido Says:

    Forse hai dimenticato di quando quei due ragazzi israeliani (ripeto, ragazzi, perchè erano due riservisti che passavano con la loro macchina) sono stati presi, massacrati di botte, gettati dalla finestra, rimassacrati, il tutto perchè c’erano le telecamere. E adesso dimentichi i coltelli, le spranghe di ferro (hai mai preso una coltellata? O una sprangata in testa? Credi che sia meglio di una pallottola?). Fino a quando ci sarà gente come te che stà dalla parte di chi quotidianamente tira razzi sui civili, bambini compresi, di chi esalta fanatici che si fanno esplodere nei bar o su scuola bus (noti mezzi di trasporto per militari), fornendo appoggio morale, giustificazioni e anche aiuto concreto, non ci sarà speranza per la gene che abita in quelle zone. E scrive uno che in Israele (Palestina per te) c’è stato nel 1969, 2 anni dopo la guerra, girandolo tutto, compreso le zone arabe, constatando con i propri occhi come arabi ed ebrei vivessero allora in accordo perfetto. A differenza di tanta gente che parla, sicuramente anche tu, che quasi ha difficoltà a indicarlo sulla carta geografica.

  4. maurozani Says:

    Questo sfogo demenziale lo pubblico affinchè si comprenda quanto marcio e verminoso può diventare un cervello portato all’ammasso del fondamentalismo. Sia esso ebraico o islamico o cristiano. E’ il veleno del nostro tempo che ha sostituito le ideologie, la cultura,l’intelligenza e la razionalità tutta intera.Niente argomenti contro argomenti. Niente gusto per il confronto e la discussione. Solo insulti.

    PS. Se poi oltre all’insulto dovesse trattarsi di minaccie(della serie “hai mai preso una coltellata”) beh è facile incontrarmi. Io non mi nascondo dietro un comodo e vile anonimato. Chiunque sa dove abito e cosa faccio.Dunque venite signori. Vi attendo. E mi troverete.

  5. Balanzone Says:

    Non credo si tratti di minacce ma di normale intimidazione a bassa intensità (tanto per far sapere che sei osservato dai “volonterosi”) di cui è piena la rete, elargìta probabilmente da uno dei soliti sayanim: il mondo abbonda di “uomini di buona volontà” alla Vittorio Feltri, Angelo Pezzana, Carlo Panella, Ugo Volli, Fiamma Nirenstein e tanti altri! Ve ne sono a sinistra ( Peppino Caldarola, Furio Colombo, la Littizzetto… ) e a destra ( Frattini, Fini, Maurizio Gasparri, Enzo Raisi e, in genere, soprattutto gli ex-missini, ex-aennini… ). Anche ammettendo che Israele sia un faro per tutti i goym, mi torna in mente Isaak Babel ( il grande scrittore ebreo comunista di Odessa, autore de “l’armata a cavallo” ) che nel suo diario, nel 1920, nell’immediatezza dell’esperienza rivoluzionaria scrisse: ” E’ spaventoso come portiamo la libertà”.

  6. maurozani Says:

    Hai ragione. Bassa intensità. E’ che a volte rispunta l’ardore giovanile. E’ un mio difetto. Comunque le parole sono importanti e se qualcuno mi chiede se ho mai ricevuto una coltellata vuol dire che almeno in ispirito…
    Quanto a Caldarola e Colombo, che conosco bene, sono ottime persone.Che stimo. Con le quali , a volte, ho discusso. Sempre civilmente. Resta che ci sono argomenti tabù.

    PS. Quei due ragazzi israeliani io non li ho dimenticati. Come auguri di Natale non ricordo la data ) l’ambasciata israeliana inviò a tutti i deputati una cartolina con l’immagine di uno dei due soldati completamente ricoperto di sangue, linciato dai fondamentalisti. Raccapricciante. Non c’era altro. Neanche una parola. Solo quell’immagine. A dimostrazione di un cinismo che non si ferma di fronte a nulla.

  7. Andrea Ventura Says:

    Se posso permettermi… me lo permetti Mauro?
    E’ da molto tempo prima dell’enfatizzazione seguita all’Olocausto – enfatizzazione che prende origine nella seconda metà degli anni Settanta… basta consultare i dizionari della lingua italiana dell’epoca alla voce “olocausto” e, ancora posteriormente, dieci anni dopo, “shoah”… prima non se ne parlava per niente: l’uso politico dell’Olocausto inizia a metà degli anni Settanta – che gli ebrei desideravano prendere congedo dalla “giudeità” dello shtetl (il ghetto ebraico tipico dell’Europa orientale) fatta di separatezza culturale e morale con rapporti solo d’affari con i gentili: la Rivoluzione d’Ottobre, in cui furono sovrarappresentati fino all’eccesso (come una piramide rovesciata) soprattutto fra i quadri superiori e dirigenti del potere bolscevico, fu l’inizio del loro abbandono definitivo del passato, anzi, sostiene Yuri Slezkine – “Le Siècle Juif” – “si tous ces commissaires étaient des héros parfaits, c’est à la fois qu’ils étaient juifs et parce qu’ils avaient pris congé de leur judéité. Ou, plutot, c’était leur judéité meme qui leur avait permis de rompre avec le passé”.
    Il sionismo, che nasce alla fine dell’Ottocento, enfatizza questa sorta di “autonomia del politico” ebraico, che seguirà due strade politiche prive di scrupoli etici, e una strada di integrazione e di successo economico strepitoso: le prime due sono rappresentate dalla Russia rivoluzionaria e dall’immigrazione in Palestina, la terza dall’immigrazione di massa dell’ebraismo orientale nelle Americhe (Stati Uniti, Canada e Argentina, soprattutto). Gli scrupoli morali legati alle due esiziali scelte politiche furono, ovviamente, ridottissimi, mentre gli scrupoli morali in relazione alla scelta integrazionista e individualista nord-americana, crebbero in simbiosi o si allentarono in relazione al matrimonio ben riuscito (con alti e bassi, come in tutti i matrimoni) con l’élite anglosassone, che dura tuttora ed è segnato dalla fagocitazione della medesima.
    Chiedere a questo popolo di successo che non ha mai dismesso l’uso (metaforico, ovviamente) del triregno, di soggiacere ad un normale copricapo, sarà il compito delle generazioni future. Il problema è che vorrebbero essere percepiti dai gentili come uguali ad essi pur considerandosi totalmente altri in tutte le cose che contano realmente (e catastroficamente).
    “Sic transit gloria mundi” nessuno l’ha ancora recitato di fronte a loro, malgrado Gaza e Wall Street, ma gli imperi cadono e questa volta potrebbe cadere rovinosamente il mondo intero.

  8. Andrea Ventura Says:

    Voglio dire che hanno costruito Israele con gli stessi scrupoli morali e la stessa determinazione con cui hanno partecipato in massa alla costruzione del potere sovietico, fino alla fine dell’ultima guerra… poi, con la fondazione dello stato ebraico, che ebbe nell’Urss, fine al termine dei Quaranta, un patrocinatore e un fratello, più che un alleato, a prova di bombe (vere, messe da loro anche in Italia, e non solo contro l’ambasciata britannica a Roma) si romperà l’idillio. Loro, con le armi ci sanno fare, e piace molto mostrarle (quasi) tutte.

  9. maurozani Says:

    Andrea.Ne abbiamo discusso a lungo. Anche troppo. In passato. Tu sai che io mi rifiuto di considerare gli ebrei come un blocco razziale. Resto nostalgico del tempo(non tanto breve) in cui etnie, “razze” e religioni restavano sullo sfondo e non venivano alla ribalta della politica e della guerra. Il tempo in cui (ingenuamente?) consideravamo le persone e i popoli in base a ciò che facevano. In altri termini in base ad un’analisi materialistica della storia. Nel tempo attuale la politica come la guerra si avvolge nel mantello soffocante della razza e della religione. Prima il nazismo considerava i popoli slavi dell’est europeo , senza eccezione, sub-umani da ridurre in schiavitù. Questo fu, tra le altre cose, il lebensraum inventato da Karl Haushofer. In quest’ambito (allargato) gli ebrei furono di fatto considerati come una vera e propria infezione razziale. Da debellare con lo sterminio puntuale, diretto e sistematico. La differenza (ad esempio) tra i campi di sterminio e il gulag si situa proprio su questo crinale. Ma adesso è inutile dilungarsi su tali quisquilie, dato che appunto ci sono argomenti tabù. Se uno dice che il criminale Stalin (quello stesso , come tu ricordi, che diede un contributo fondamentale alla nascita di Israele) non era il fratello gemello del criminale Hitler suscita lo scandalo e la riprovazione generale. Se poi si afferma che la teoria e pratica del lebensraum è oggi applicata ai palestinesi lo scandalo diventa un fattore travolgente e ammutolente. A quel punto diventi addirittura un negazionista. Passiamo oltre. Per il momento.

    PS. In ogni caso questa discussione non interessa granchè. Lo registro dall’amministrazione del sito. Ciò rileva lo spirito del tempo. C’è poco da fare ..e da dire. Se israele spara e uccide lo fa per difendersi. Se chi ha perso ogni speranza nel futuro reagisce è un terrorista. Basta la parola. Terrorista. E il gioco è fatto. Aggiungo che ben pochi hanno notato il significato delle parole del “fondamentalista” Erdogan, di cui Berlusconi vanta o millanta amicizia, secondo cui l’attacco israeliano è, per la Turchia, il proprio 11 settembre. Se in Europa ci fosse ancora qualcuno con la testa sulle spalle rifletterebbe seriamente su quelle(accuratamente scelte) parole.

  10. giovanni Says:

    Può darsi che questa discussione non interessi granchè i “bottegai della politica”,ma è di fondamentale importanza per chi ha compreso che il razzismo non è un semplice elemento sovrastrutturale,ma un potente motore della storia,al pari della religione
    Il rapporto tra tecne,economia,razza,religione filosofia,arte ecc.è mutevole,sicchè lo schema materialistico,pur sempre valido per un’adeguata analisi della storia umana,va usata cum grano salis.
    Premessa inutile,dirà Balanzone.E’ vero.Ma io mi rattristo ancora del fatto che nelle scuole si legga Primo Levi e non si faccia mai il minimo cenno al fatto che il “Popolo eletto”,gli ebrei,consideri i non ebrei”bestiame umano”(goym)al servizio degli ebrei.
    Se questa distinzione essenziale, accettato da tutti gli ebrei praticanti,fosse noto al resto del mondo,il lager a cielo aperto di Gaza,dove piove soltanto piombo fuso,verrebbe chiuso in un giorno
    Oggi,è irresponsabile negarlo,una ideologia razzistica governa Israele e condiziona pesantemente la politica americana

  11. Andrea Ventura Says:

    Ho letto il vibrante discorso di Erdogan e, se non mi è sfuggito, ritengo di poter dire che non ha fatto nessun riferimento o paragone all’11 settembre.
    Ha detto piuttosto una cosa che può essere considerato il climax:
    “Per quanto preziosa possa essere l’amicizia della Turchia, non è nulla in confronto alla sua inimicizia”.

    Per il discorso completo:

    http://www.eurasia-rivista.org/4413/il-discorso-del-presidente-turco-recep-tayyip-erdogan-sul-massacro-della-freedom-flotilla

  12. maurozani Says:

    Mah. Ho sentito telegiornali. Ho letto quotidiani e tutti riportavano la frase attribuita a Erdogan sull’11 settembre. Sono rimasto in effetti un pò stupito. Comunque sia, resta la crisi aperta con la Turchia, paese sul quale la Nato conta molto per ovvie ragioni e inoltre paese candidato all’entrata nell’Unione Europea.

  13. Andrea Ventura Says:

    L’Indipendent di ieri l’altro denunciava: gli israeliani hanno distrutto tutte le prove video di quello che hanno fatto sul Mavi Marmara ed hanno diffuso un resoconto degli eventi accuratamente confezionato, che ha dominato i media nelle prime 48 ore. E’ vero, come sostengono i superstiti, che i commandos avevano una lista di persone da eliminare? E’ vero che hanno cominciato a sparare dagli elicotteri? Nessuno dei nostri media si pone queste domande.

    http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/the-hijacking-of-the-truth-film-evidence-destroyed-1992517.html

  14. Andrea Ventura Says:

    Washington (CNN) – Lanny Davis joined Ari Fleischer Sunday in calling for Hearst Corporation to take quick action against legendary White House correspondent Helen Thomas for recently saying that Israel should “get the hell out of Palestine,” and that the Jewish people should go home to “Poland, Germany … and America and everywhere else.” (6 giugno)

  15. Balanzone Says:

    Un “noto antisemita”, Franco Fortini, alias Franco Lattes, si riconosceva completamente nelle posizioni che un altro “noto antisemita”, Isaac Deutscher, espresse in una straordinaria intervista rilasciata a ridosso della “guerra dei sei giorni” (il 23 giugno 1967) alla “New Left Review”: la vedova, Tamara Deutscher, ne fece un sunto per il volume della Oxford University Press, assieme ai suoi scritti sull’identità ebraica e la questione israelo-palestinese. In italiano, Mondadori rese disponibile la piccola antologia nel 1969: “L’Ebreo non Ebreo e altri saggi”. Deutscher aveva capito una cosa che ancora oggi pochi comprendono e pochissimi osano dire apertamente: Israele non vorrà mai la pace e l’oscuro malessere per le terre rubate e le violenze esercitate contro gli arabi determinano “un represso senso di colpa” che spinge ad un crescendo di repressione e di sangue.
    “Storditi quasi dal timore d’una vendetta araba, gli israeliani, nella stragrande maggioranza, hanno accettato la dottrina ispiratrice del governo, secondo cui la sicurezza dello stato ebraico va garantita mediante periodici conflitti, allo scopo di ridurre, ogni qualche anno, gli arabi all’impotenza”.
    Dice anche una cosa tuttora attualissima rispetto al flusso di denaro che dagli Stati Uniti si dirige in Israele: “Siccome l’amministrazione degli Stati Uniti rende esenti da tasse tutti quei guadagni e quei profitti contrassegnati come donazioni a Israele, il Tesoro, a Washington, controlla in pratica le borse dalla cui generosità dipende l’economia israeliana. In qualsiasi momento, Washington potrebbe colpire Israele togliendo quell’esenzione dalle tasse”. Ma il gigante è diretto da un piccolo, implacabile padrone, che fino ad oggi gli ha impedito anche solo un larvato pensiero in tal senso. L’AIPAC vigila, promuove, distrugge, premia o colpisce chiunque si avvicini al punto nevralgico: la difesa ad oltranza di ogni atto e di ogni posizione di Israele.
    “Un rapporto razionale tra israeliani e arabi sarebbe stato possibile, se solo Israele avesse cercato di instaurarlo […] ma ciò non accadde. Israele rifiutò persino di ammettere che gli arabi potessero nutrire del malcontento. Sin dal’inizio il sionismo si mise all’opera per creare uno stato puramente ebraico, e fu lieto che il paese si sbarazzasse dei suoi residenti arabi. Nessun governo israeliano ha mai seriamente cercato l’opportunità di rimuovere o comunque lenire il malcontento arabo. Ci si rifiutò persino di considerare il destino delle grandi masse di profughi se prima gli arabi non avessero riconosciuto Israele: se, cioè, gli arabi non si fossero arresi politicamente prima ancora di avviare negoziati”.
    “La confusione in seno alla sinistra internazionale è tanto diffusa quanto innegabile. Non starò a parlare, in questa sede, di “amici di Israele” quali Mollet e soci (socialisti francesi – ndr) che, analogamente a Lord Avon e a Selwyn Lloyd, hanno inteso questa guerra come un prosieguo di Suez, e quindi come l’atto di vendetta per la sconfitta riportata nel 1956. Né starò a sciupar parole sugli intrighi della destra sionista nell’ambito del partito laburista. Ma anche sull’estrema sinistra del laburismo, uomini quali Sidney Silverman si sono comportati in modo da avallare il detto:”Guarda sotto la pelle di un ebreo di sinistra, e ci troverai nient’altro che un sionista”.
    “La sicurezza di Israele, ripeto, non è stata rafforzata dalle guerre del 1956 e del 1967, ma anzi è stata minata e compromessa. In realtà, gli “amici di Israele” non hanno fatto che istigare lo stato ebraico a intraprendere un cammino rovinoso”.

  16. Balanzone Says:

    C’è una “prima assoluta” per gli organi di informazione italiani: ieri, sulla “Stampa”, Barbara Spinelli traccia un realistico quadro dell’impasse in cui si è cacciato Israele, definito come uno stato che da 43 anni “occupa in maniera permanente spazi non suoi, abitati da un popolo che aspira a emanciparsi dal colonizzatore e a farsi Stato. In questi 43 anni Israele ha goduto di uno speciale privilegio, e ad esso si è abituato: era l’unico Paese nucleare della zona, anche se lo negava, e l’atomica costruita nel ‘55-58 con l’aiuto francese ha funzionato da deterrente. […] In Israele si parla poco della bomba e della centrale di Dimona. Mordechai Vanunu, il tecnico che lavorava a Dimona e ne rivelò l’esistenza, parlò di 200 testate in un’intervista al Sundey Times del 1986, e venne incarcerato per 18 anni, accusato di alto tradimento. Israele resta una democrazia, ma sull’atomica mantiene un segreto di natura autoritaria. […] Il segreto militare è un paravento forse necessario in passato, ma che ora copre debolezze e gesti di follia politica”.
    Israele è “sempre più ingabbiato dalle inferriate che si è fabbricato. […] Equiparare all’Olocausto l’atomica iraniana e la rottura del monopolio sul nucleare , significa impedire a se stessi correzioni di rotta e sforzi di rilegittimazione”.

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=40

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