La truffa.

Ricapitoliamo. A Bologna grazie alla manovra di Tremonti saranno tagliati qualcosa come 92 milioni in tre anni. Se anche, dopo adeguate proteste ed ulteriori contrattazioni, si arrivasse a dimezzare una tale cifra si configurerebbe ugualmente una situazione drammatica per gli standard bolognesi.
Il sistema pubblico locale sarà stretto in una tenaglia. Sarà giocoforza tagliare la spesa e segnatamente quella sociale. Non a caso Il sistema delle imprese chiede già a gran voce di non aumentare la tassazione locale.
E’ il gioco truffaldino ideato da Tremonti. L’uomo che fa da solida sponda alla Lega sul federalismo fiscale. Una roba che nessuno al mondo sa ancora cosa sia.
Non a caso la truffa comprende anche la modifica dell’articolo 41 della Costituzione secondo cui :
“L’iniziativa economica è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale e in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

E’ evidente che modificare quest’articolo significa svincolare l’impresa da ogni e qualsiasi responsabilità sociale. Della serie:
“ L’iniziativa economica può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale e può benissimo recar danno alla dignità umana in nome delle superiori ragioni del mercato. La legge, infine, deve astenersi da qualsiasi velleità di indirizzare o coordinare alcunché”.

Una svolta cilena. Ovvio completamento, assieme alla riforma della giustizia e alla legge bavaglio sull’informazione, di quel “Piano di rinascita democratica” attribuito a Licio Gelli. La Marcegaglia esulta.
L’emergenza finanziaria diviene così l’occasione per un progressivo slittamento autoritario sul piano sociale.

Ricordate tutta la chiacchiera sulle nuove regole da introdurre per governare la finanza globale? Balle naturalmente.
Ben al contrario, si intende procedere ad un’ulteriore deregolazione per rendere più libero il “libero” mercato. I tagli al sistema pubblico non bastano. Bisogna  incentivare ulteriormente  il Far West nell’economia. Il lavoro diventa sempre più un’attività meramente servile al servizio del profitto. Le ulteriori riforme previdenziali servono a questo. Lavorerete tutta la vita senza tutele e protezioni sociali , e con redditi calanti. Ma com’è noto: arbeit macht frei.

La logica è sempre quella delle esternalità negative. Dato che bisogna continuare ad incrementar i profitti privati in una situazione finanziaria critica e al limite del collasso , la cosa da fare è scaricare con maggior vigore i costi all’esterno. Sulla società e anche sulla natura. E’ ciò che uno stuolo di truffatori , più o meno titolati e comunque esperti nel giuoco delle tre carte,  chiamano: “ambiente favorevole all’impresa.”

In un tal generale contesto leggo che la signora Cancellieri dice che “se i numeri sono questi bisognerà tagliare ovunque” e aggiunge che si profilano problemi anche per quel buco in terra pomposamente e ingannevolmente denominato metrò. Secondo il Prefetto , tuttavia, “sarebbe da incoscienti perdere una cifra come quella garantita dal finanziamento statale”.
Non sono d’accordo. Sarebbe da incoscienti non rendersi conto che quel buco in terra vincolerebbe tutti i bolognesi a pagarne i costi di gestione per molti anni a venire . E, sarebbe da incoscienti non chiedere al governo di svincolare quella cifra dall’inutile e costoso scavo per destinarla, almeno in parte, al potenziamento del servizio ferroviario regionale nell’ambito della ormai improcrastinabile costruzione di un servizio di trasporto metropolitano. Una vera metropolitana insomma. Molto meno costosa e del tutto gestibile senza caricarsi di un fardello insostenibile.

Metrò(si fa per dire)+ people mover (treno per aria)+ civis (già invecchiato prima di entrare in esercizio) peserebbero sulle spalle dei contribuenti bolognesi in modo ancor più schiacciante a fronte dei tagli ipotizzati.
A molti bolognesi ,in questa sciagurata ipotesi, non resterebbe altro da fare che portare i propri figli o i propri anziani a veder passar treni, interrati e sopraelevati. In assenza di asili nido,  scuole materne e adeguati servizi d’assistenza domiciliare.
Un cinema per gente a basso reddito.
Mi ripeto. Ciò che è stato possibile per Parma deve esserlo anche per Bologna. Non è vero signor Prefetto?

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8 Risposte to “La truffa.”

  1. paolo galletti Says:

    perfetto e indiscutibile.basta con il buco e la banda del buco.servizio ferroviario metropolitano e regionale.
    E’ stata anche la conclusione della scuola ecologista di primavera tenuta al cassero di porta galliera dall’associazione eco,legambiente e rete ecologista bolognese.
    Cinquanta persone di varie età econdizione sociale dopo due ore di discussione ( word cafè) partecipata hanno votato questa proposta (servizio ferroviario METROPOLITANO E REGIONALE) come la prima per la città,PER LA QUALITà DELLA VITA della città.

  2. perplesso Says:

    condivisibile, ma a questo punto mi vien da chiedere che regole per governare la finanza stia proponendo il partito di Zani, perché proprio non se ne sono sentite e se pensiamo a cosa hanno fatto di Hera, qualche dubbio che non siano tanto diversi c’è

  3. maurozani Says:

    Il perplesso sono io. Dato che non ho un partito.

  4. giovanni Says:

    La clausola di rispetto dei valori di libertà, dignità e sicurezza costituente il limite della libertà di impresa, da tempo è stata archiviata dalla legislazione e dalla prassi di governo del nostro Paese.
    La provocatoria proposta di Tremonti di rimuovere il limite dell’utilità sociale dall’art. 41 della costituzione, è solo il punto finale della frantumazione valoriale della Carta costituzionale.
    A questo approdo finale ha concorso, con responsabilità enormi, il centro-sinistra, ormai privo di referenze ideologiche e incapace di ideare e rappresentare una società votata al progresso anziché al sottosviluppo capitalistico Una classe politica povera di idee, tutta tesa ad allestire “la capitalizzazione” delle imprese private italiane, prima con il debito pubblico, poi, con la svendita degli “asset” pubblici. Saraceno, Andreatta e Prodi, sono, appunto, i ragionieri del debito, prima hanno accumulato debiti per finanziare il sistema clientelare nella prima repubblica, poi, hanno svenduto i beni pubblici, tra cui importanti realtà industriali, come ad esempio la Telecom, nella seconda repubblica.
    La Telecom, appunto, costituisce un preclaro esempio di azienda pubblica che realizzava l’utilità sociale. In quella azienda, infatti, trovavano riconoscimento la dignità, la libertà e la sicurezza dei lavoratori, nonché la produzione di servizi nell’interesse dei cittadini.
    Sappiamo cosa è rimasto di quell’azienda, dopo le devastazioni e i saccheggi degli imprenditori privati. Poco. Anzi, solo debiti. Ma la parte più dolorosa di quella vicenda è costituita dalla disperazione delle “maestranze”, cioè dalla disperazione dei molti lavoratori e tecnici espulsi dall’azienda, esternalizzati, precarizzati ecc.ec..
    Bersani è un brav’uomo, una persona per bene, ma ancora oggi è coinvolto emotivamente nella sua pregressa esperienza ministeriale.
    È vero, nella fase finale provò a fare qualcosa. Le famose “lenzuolate”. Si trattò di una iniziativa empirica, certamente non di sistema, portata avanti con il conforto di qualche orecchiante ministeriale. Ma sempre di iniziative tardive ed inefficaci parliamo. Basti pensare al settore delle assicurazioni, dove Bersani ha introdotto il c.d. plurimandato agenziale nel 2007, anziché nel 1996. Un ritardo di 11 anni, per comprendere i benefici della c.d. concorrenza “in store”, sono davvero troppi.
    A proposito delle assicurazioni, in questi giorni, sui giornali è stata denunciata l’esistenza dell’acqua calda e, cioè, che in Italia le assicurazioni costano il doppio che negli altri paesi europei, e che le assicurazioni praticano una tariffazione discriminatoria in danno degli immigrati.
    Purtroppo la realtà è ancora più amara. Succede nel mondo delle assicurazioni quello che succede per le tasse: il lavoratore dipendente, a parità di cilindrata, paga il doppio di quanto paghi un imprenditore, il quale, notoriamente, ha maggiore potere contrattuale con l’agenzia assicurativa. Ci sono poi le varie “caste”, carabinieri, poliziotti, pubblici ufficiali, gerarchie e preti ecc…che hanno diritto a un’ulteriore particolare sconto, sicché la socializzazione del rischio finisce, alla fine, tutta sul groppone dei lavoratori, come, appunto, accade per le imposte di Stato.
    Ecco, allora, che ritorna il famoso art. 41 della Costituzione, l’abrogazione del limite è nei fatti, perché quella norma tendeva ad eliminare le disuguaglianze di fatto tra i privati, cioè, tra i privati e le imprese, tra l’impresa e tutti i soggetti coinvolti nei rapporti con l’impresa.
    Chissà se Bersani nello svolgimento della sua attività ministeriale abbia mai riflettuto con i suoi consulenti sul contenuto dell’’art 41 della costituzione, sui “fini dell’impresa” ovvero, sulla sua capacità di incidere sui diritti dei soggetti coinvolti nei processi di produzione e distribuzione dei beni e servizi.
    Probabilmente non l’ha mai fatto, visto che nominò come Presidente dell’autorità garante delle assicurazioni (Isvap) l’ex direttore generale dell’Ina Assitalia, che siede su quello scranno ormai da tempo immemorabile. Anzi, da quando l’Ina Assitalia (assicurazione a partecipazione pubblica) fu assegnata alle Generali, oggi governata dal sempiterno Geronzi.
    Risalire la china, riaffermare la centralità del lavoro, l’utilità sociale dell’impresa, nel nostro sistema è un compito per giganti.
    Non penso che a sinistra vi siano maestranze capaci di ideare progettare e realizzare un siffatto programma. Riesci ad immaginare, Mauro, la presidente Finocchiaro elaborare un programma di governo incentrato sulla democrazia economica e sugli strumenti di controllo dei poteri privati nell’attività di impresa?
    Non conosco di persona la Finocchiaro. Ho notato, però, che indossa gli stessi tailleur della moglie di Scajola. Non vorrei essere frainteso per l’accostamento. Voglio semplicemente dire che, a mio giudizio, la Finocchiaro, evidentemente, ha altre ambizioni.
    Qualche giorno fa è stata a Bologna, non so bene per fare cosa, ma si è recata a Palazzo d’Accursio in visita al prefetto Cancellieri. Il giudizio espresso sul governo prefettizio è stato sintetico ma lusinghiero: “una donna saggia” siede a palazzo. Come dire, “questo cioccolato è squisito”.
    Il substrato culturale è sempre quello, lo stile pure, Nipperdey Calamandrei, Natoli, hanno studiato e lavorato invano. Tutto cancellato.
    Non potrai certo negare, o Mauro, che i giovani colonnelli e colonnelle abbiano fatto un buon lavoro, oltre che rinnovare il guardaroba.
    Restano le gerarchie cattoliche, l’Opus Dei, l’Azione Cattolica, i Corpi dello Stato (detti, a volte, separati) i Padroni, i Ladri di regime e moltissimi dandy fashion. Ma tutte queste entità c’erano anche prima del varo della carta, durante il ventennio.
    Allora come oggi nuotavano come pesci nell’acqua.

  5. agostino Says:

    “Il lavoro diventa sempre più un’attività meramente servile al servizio del profitto”. Sono d’accordo!
    Non vi è dubbio che nel conflitto capitale/lavoro la quota di lavoro ceduta al profitto dipende dal rapporto di forza tra le parti. E’ sempre stato così! E oggi? Oggi è ancora così.
    Questo ci dice la vicenda di Pomigliano.
    Scrive Gallino (La Repubblica – 14 giugno): “Toccherebbe alla politica e alle Leggi provare a ridisegnare un mondo in cui delle alternative esistono, per le persone non meno che per le imprese”.
    Certo. Ma nell’attesa che tale mondo sia ridisegnato come se ne esce da Pomigliano?
    La mia opinione è che nella situazione data non vi sia altra strada che quella di negoziare cercando di strappare qualche modifica alla piattaforma presentata dalla FIAT.
    Un NO sarebbe esiziale innanzitutto per i lavoratori e poi per il sindacato.
    La marcia dei 40.000 a Torino, agli inizi degli anni ottanta, segnò un punto di svolta negativo nelle relazioni industriali. Quella sconfitta fu esiziale per la tenuta del movimento sindacale.
    La vicenda di Pomigliano, se non gestita, rischia di produrre effetti ancor più devastanti.
    “Toccherebbe alla politica e alle Leggi provare a ridisegnare un mondo……”.
    Questa è la questione che interroga la sinistra. Tutta. La sinistra emersa; la sinistra sommersa; la sinistra dispersa. Aggiungo. Poichè non è possibile immaginare un mondo perfetto in un Paese solo è una questione che interroga le forze di progresso in Europa e nel mondo.
    E’ una questione che interroga il PSE e l’ IS.
    Non ne posso più di analisi.
    E’ tempo per la sinistra ovunque essa si trovi di battere un colpo.
    Ho letto un po’ di roba (quella che sono riuscito a trovare tradotta in Italiano) partorita dall’ultimo congresso del PSE (Praga).
    Il quadro a me è parso sconfortante. Le solite chiacchere. Non ho trovato un’ idea in grado di essere mobilitante.
    Con questi chiari di luna ho l’impressione che il rapporto di forza tra capitale e lavoro sarà “sempre più” a favore del primo.

  6. maurozani Says:

    Per Pomigliano sono d’accordo. Le persone in carne ed ossa hanno bisogno di tirare avanti. Con le loro famiglie. Non possono divenire oggetto di una battaglia senza sbocco. L’errore -come si dice-è a monte. Nella più totale subalternità ai paradigmi subculturali del pensiero unico. Le analisi servono a questo. A smascherare, criticare. A porre le premesse di un nuovo e aggiornato pensiero politico. Senza il quale muore anche la speranza. Non vedo troppe analisi. Al contrario vedo un navigare a vista.Un rincorrere posizioni altrui. Un’omologazione tanto stupida quanto inefficace. Non si può battere un colpo se non si ha la più pallida idea di dove si vuol andare. Per questo la poltica è morta.

  7. giovanni Says:

    E’ morta soltanto la politica democratica e di sinistra.Quella di destra è viva e produce sempre più profitti e ingiustizia sociale.
    E’ possibile che non vi sia un solo sfigato tra i politici visibili in grado di dire al paese che lo svizzero Marchionne ricatta 5000 famiglie.Che per L’italia è meglio liberarsi di una famiglia di 500 parassiti e far produrre in italia le macchine da tedeschi e giapponesi
    Le parole devono essere chiare, compresensibili, in grado di suscitare emozioni e azioni.
    Ma insomma si consente a quel venditore di fumo prima di minacciare la chiusura e poi di dirsi preoccupato per le famiglie. Due parti nella stessa commedia
    E poi Epifani.Un mese fa ha chiesto scusa per i fischi a Bonanni e l’Altro . Poveretto.
    Qui l’unica cosa razionale che si può pensare è che sia stato concordato il suicidio collettivo.
    Caro Agostino ,lasciamo stare la resistibile marcia dei quarantamila. Lasciamo stare lo storicismo crociano,che tanti guai ha provocato al PCI. Ci voglio idee e programmi forti

  8. maurozani Says:

    La politica di destra è quella dei padroni del vapore. Come sempre. Ci sarebbe un lungo discorso da svolgere. Io identifico la parola politica con la parola sinistra o democrazia ad esempio.
    A parte ciò, Giovanni , come darti torto. E’ un ricatto bello e buono. Però al momento funziona. Prima di tutto e comprensibilmente nella testa e nelle preoccupazioni di quei lavoratori. Non me la sento , qui e ora, di dire a quelle persone che si può ingaggiare un confronto vincente. Proprio perchè non c’è alcun politico in grado di far da sponda almeno relativamente sicura ad un’ipotesi alternativa. La quale comunque , nei fatti e al punto in cui si son lasciate giungere le cose, difficilmente garantirebbe qualcosa in più. E’ la triste vicenda di una politica , di una sinistra , di un sindacato in ginocchio. Col cappello in mano.

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