Dilemma mortale.

Si dice che l’accordo capestro proposto da Marchionne agli operai di Pomigliano mette in discussione diritti fondamentali. Il diritto di sciopero ( tutelato dalla Costituzione) e quello ad ammalarsi (tutelato dalla legge). Vero.
Ma forse come scrive oggi Revelli su Il Manifesto “non c’è davvero altra alternativa che piegarsi al ricatto”. Esatto. Non c’è. Non c’è più da tempo. Oggi semplicemente si sancisce uno stato di fatto con un accordo aziendale destinato ad allargare a macchia d’olio i suoi effetti.

Marchionne fa il suo mestiere. Con rigore e coerenza. Si limita a interpretare la “legge del mercato”. E oggi la legge del mercato è legge del più forte.
Bersani dice che si tratta di un caso eccezionale. Sottintendendo che tale deve rimanere. Pura illusione. Quel che fa premio nella logica riformistica del PD è la salvaguardia dell’investimento su Pomigliano. Punto.
Fassino rincara la dose chiarendo che senza Marchionne la Fiat non esisterebbe più. E aggiunge che “sta passando l’ultimo treno per salvare Pomigliano”.
L’uno e l’altro sono sinceri nel loro approccio ultra-riformista. Non riescono neppure ad immaginare la possibilità di mettere in campo un’altra cultura politica. Non ci credono. Considerano come estremistica velleità anche solo l’idea di contestare in radice l’andazzo che ha portato all’accordo delineato da Marchionne. E anche perciò, l’attacco all’articolo 41 della Costituzione rischia di aver successo.
Perché così va il mondo.

Flores d’Arcais su Il Fatto spiega che la profezia di Marx (ancora il grande vecchio) risultò sbagliata perché le lotte dei lavoratori appoggiati dalla politica imposero camicie di forza al “capitale”.
Vero solo a metà. Dunque non vero. Se non altro perché oggi è il “capitale” ad imporre la propria camicia di forza ovunque nella società. La globalizzazione a senso unico chiarisce, infatti, che la profezia di Marx era del tutto giusta.
Oggi , terzo millennio, il capitalismo può riprendere la strada principale. Lo sfruttamento intensivo della forza lavoro, ovunque nel mondo, come condizione ancora e sempre più fondamentale per estrarre plusvalore. Il valore lo crea il lavoro. Non altro.
E oggi il lavoro dipendente è divenuto (come ho rilevato altrove su questo blog) attività puramente servile.

Il lavoro non concorre più a promuovere e sostenere un progetto di vita. Serve solo a sopravvivere. Per lo più malamente. In queste condizioni inutile lamentarsi se i lavoratori voltano le spalle alla politica e al sindacato. La Fiom dal canto suo, nel “dilemma mortale” manterrà pulite le proprie mani come auspica Revelli .

Ma. Se io fossi un operaio di Pomigliano voterei sì a quell’accordo. Non sono un eroe. Gli operai non lo sono. Devono pagare affitti e bollette, mandare a scuola i propri figli, arrivare alla fine del mese. Solo loro, esemplarmente, devono reagire immolandosi? Non mi sembra giusto, Non mi sembra umano. Non mi sembra ragionevole. Non mi sembra realistico.
Trovo addirittura razzista il mettere interamente sulle spalle di quei lavoratori la responsabilità di reagire. Quando la politica , tutta la politica li ha abbandonati alla logica predatoria del mercato globalizzato.
A sinistra per quasi trent’anni è prevalsa una visione della modernizzazione in base alla quale bisognava sempre e comunque accettare la grande e progressiva sfida della innovazione. Perdendola puntualmente.
Un riformismo tanto egocentrico quanto , alla prova dei fatti, imbelle.

A questo punto un democratico, riformista, ragionevole, innovativo, pietoso e proiettato(of course) oltre il novecento mi chiederebbe qual è l’alternativa. Dato che, appunto, così va il mondo.
Ebbene l’alternativa al momento non c’è. Si tratta di costruirla. Lo si può cominciare a fare solo a partire da una contestazione globale. Così va il mondo? Beh, a noi non piace. Continua a non piacere. Siamo minoranza? No, questo poi no. E lo si potrebbe dimostrare. Solo che se non si elabora una visione altra e diversa sarà sempre un’infima minoranza a dettar l’agenda alla politica. E il senso comune delle persone comuni andrà sempre da un’altra parte. Come dar loro torto?

Spicciola morale. Si ha il coraggio di cominciare una lunga traversata nel deserto. Equipaggiandosi di conseguenza? Ancora adesso basterebbe l’enunciazione sincera e convinta di questa volontà per riunire e ingrossar le file. E da cosa nascerebbe cosa.
Ma vale per il PD ciò che fa dire il Manzoni al suo personaggio: se uno il coraggio non l’ha , non se lo può dare. Con una correzione. Sostanziale. In realtà quel coraggio il PD non l’ha anche perché non lo vuol avere. Ritiene legittimamente, il PD, che grandi cambiamenti non siano all’orizzonte. Di più: ch’essi non siano ipotizzabili, né auspicabili. Stordita preda degli eventi della fine del novecento il PD non s’avvede ancora che la storia umana si è rimessa in movimento.

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15 Risposte to “Dilemma mortale.”

  1. luigi battistini Says:

    C’è poco da commentare ,perfettamente d’accordo con le tesi esposte .
    Lucidissima Analisi

  2. roberto Says:

    Caro Mauro, pur essendo pienamente d’accordo con le tue valutazioni, vorrei aggiungere una modesta considerazione.
    La nuova piattaforma di Pomigliano per la Panda non nasce sul prato verde, ma si innesta in una realtà presente dai tempi dell’Alfa Sud.
    Marchionne rispetto ai dati storici di produttività e assenteismo di quello stabilimento mette paletti aggiuntivi rispetto alle condizioni regolamentari presenti negli altri stabilimenti Fiat in Italia.
    C’è certamente il rischio che poi tutto venga livellato al ribasso, ma credo che la situazione abbia pochi sbocchi, anche considerando chi c’è (o non c’è) al ministero dell’industria.
    Un aneddoto personale: all’inizio degli anni ’90 seguo il trasferimento di un piccolo stabilimento industriale in un capannone alla periferia di Napoli.
    Gli impianti elettrici e l’installazione dei macchinari sono affidati ad una persona di notevoli competenze tecniche e anche organizzative, necessarie per gestire il lavoro di un piccolo gruppo di manovali.
    Vengo poi a sapere che si trattava di un capo manutentore elettrico a Pomigliano, che faceva sempre il turno di notte durante il quale doveva dormire, perchè il giorno faticava altrove, e naturalmente in nero.
    Era forse spacconeria, ma a me disse che se si fossero verificate fermate nel turno notturno tali da richiedere il suo intervento, quelli dei turni giornalieri avrebbero dovuto vedersela con lui.
    Non credo fosse un caso isolato: d’altra parte anche la chiusura dell’Alfa di Arese, a fronte di motivazioni probabilmente più gravi, ha trovato una sponda nella “ingestibilità” della produzione.

  3. Claudio Says:

    Bravo! Lucido!

  4. maurozani Says:

    Caro Roberto, comprendo benissimo il senso dell’aneddoto. D’altro canto non sono mai stato (per usare un gergo d’antan) un “operaista”. Penso tuttavia che qui si stia (non a caso) tirando l’anello debole della catena per avere l’occasione di portare a compimento un nuovo modello di relazioni industriali. La modifica costituzionale proposta da Tremonti è , in tal senso, del tutto significativa e illuminante assai. Persino al di là del risultato che potrà o non potrà ottenere in termini concreti, l’idea lanciata da Tremonti è già un fatto politico compiuto, corrispondente alla rottura di un altro “tabù” di grande rilievo sotto il profilo simbolico ,democratico e civile. Si sta realizzando compiutamente il passaggio, non indolore, dal valore sociale del lavoro a quello dell’impresa. Tirando questo filo, ormai da tempo, si butta a mare il vecchio concetto di coesione sociale e si chiude il varco a qualsiasi ipotesi di patto (o contratto) sociale. Il caso Pomigliano assume, in un tal contesto, una portata di carattere generale. Nè potrebbe esser diversamente.

  5. luca bolobazza Says:

    Tutto chiaro e condiviso … ma il mondo sta cambiando ? dove ?

  6. luca bolobazza Says:

    Tutto chiaro e condivio a parte la conclusione che “il mondo sta cambiando”
    Boh . A parte che l’ambiente sta divenendo di moda ed addirittura un conservastore cameron lo usa come item di campagna elettorale… per non parlare di Obama. Il movimento di Seattle è stato stroncato con i manganelli a Genova ed in altre città ed ora la società è silente e frammentatissima. Ma non prendiamocela conil PD che fa esattamente le medesime cose di qualsiasi partito riformista europeo. Blair che inventato il nuovo riformismo ha fatto ben di peggio. Ed è da mò che il Pd già alcuni anni fa aveva aperto alla contrattazione aziendale e non più nazionale. La novità principale mi sembra piuttosto il divenire dell’azienda un Istituzione politica e sociale compiuta e riconosciuta. In futuro casomai il mondo non sarà più organizzato in stati ma in gruppi di multinazionali senza legame territoriale. E casomai il federalismo o lo ‘stato piccolo’ ne potrà essere il corollario come entità puramente amministrativa locale con delega alle aziende di ogni elemento di istruzione previdenza pensione abitazioni ecc.

  7. maurozani Says:

    @Luca.Mah. Mi sembra che tu descriva un mondo completamente cambiato. Anzi stravolto dal totalitarismo delle corporation. Io vedo anche controforze che sono in pieno movimento.Nel bene e nel male. mobilitazione di risorse culturali, tradizioni ,religioni etc. E vedo anche la possibilità che si sia venduta la pelle dell’orso troppo frettolosamente : identità nazionali e statali. Non vedo un mondo piatto, lo vedo alquanto increspato e mosso. L’unipolarismo sognato dalla coppia Bush-Blair si rivela una chimera.Comunque il punto è se ciò che è avvenuto e potrebbe ancora avvenire ci piace oppure no? Se no, conviene non gettare del tutto la spugna. Quanto al PD che fa esattamente? Che idea ha del futuro del mondo? E della società? Capisco che è in panne tutto il socialismo europeo, ma il PD è nato proprio sulla base di questa constatazione. Dunque che facciamo?

    PS. Contrattazione aziendale. Non sono contrario per principio. Ma qui viene in ballo ben di più, come cerco, magari sommariamente, di dire.

  8. luca bolobazza Says:

    Ripartire dalle forme di auto-organizzazione solidaristiche del socialismo ottocentesco … quello che in nuce fù poi lo stato sociale … contrapporre all’organizzazione del lavoro e della vita aziendale, una auto-organizzazione della società … contrapporre al bene aziendale fatto coincidere con il bene collettivo un bene sociale dal basso basato sul concetto di cittadinanza e non di occupazione e di merito. Ma bisognerebbe anche aggiornarli un po al secolo presente sti concetti e pratiche. L’autonomismo del 77 , almeno quello teorizzato, ne è sicuramente un tentativo di reinterpretazione nel contesto frammentato della società moderna. Piccole enclave tanto marginalizzate quanto autonome, coincise negli ultimi anni con centri sociali occupati o quartieri e banlieu in ai margini dello ‘stato’. Serve molto di più anche perchè qui manca nel bene e nel male un progetto di società alternativa e diversa e rimane una sorta di ribellione permanente. Come sempre è un piacere potersi confrontare con lei.

  9. Giovanni Says:

    Caro Mauro, la verità? L’emarginazione politica dei lavoratori italiani ha portato all’emarginazione umana dei lavoratori. Anche il tuo blog lo testimonia.
    I riformisti, come tu li chiami, hanno trasformato i produttori di beni, servizi e saperi, in una classe servile e frustrata. Il capitalismo non c’entra nulla.
    Bastano i riformisti: Bersani, Letta, Fioroni, Treu, Ichino oggi stendono il tappeto rosso allo svizzero Marchionna.
    Secondo te è un caso che per la Chryselr gli americani abbiano scelto Fiat? Assolutamente no. La Fiat è universalmente conosciuta come una impresa di rottamazione dell’industria automobilistica. In America ce n’era una in più. Fra quattro anni ce ne saranno due. La Fiat ha un bel pedigree. Ha rottamato l’Alfa, la Lancia, la Macerati ecc… In una parola, l’intera industria nazionale dell’auto.
    Ma di quale rilancio, ma di quale produttività blaterano i nostri riformisti.
    Il prof. avv. Ichino ha come clienti Banca Intesa, Antonveneta ecc… ecc… Per chi vuoi che parli? Treu è un vecchio bonzo della Cisl, un “culo di pietra”, che ha inaugurato la politica della precarizzazione dei rapporti di lavoro, con l’eliminazione di tutti i vincoli che disciplinavano i rapporti di lavoro a termine. Treu i lavoratori li vuole come quei coloni che a San Martino dovevano traslocare da un podere all’altro. Hai presente il film “Novecento”? Letta è il nipote del maggiordomo di Berlusconi.
    Fioroni un democristiano abortito, che non saprebbe neppure dove andare a “sbattere la tesa” se non fosse stato nominato deputato dal vertice del PD.
    Bersani è una brava persona, ma è terribilmente confuso. Così confuso da non comprendere neanche le ragioni per cui esiste un partito di opposizione.
    La Fiat ha sempre e soltanto succhiato il sangue dei lavoratori i quali pagano in Italia l’85% delle imposte. Ha succhiato soldi per investimenti al sud, ha succhiato soldi per la rottamazione e incentivi vari, ha preteso di non avere concorrenti in Italia, accontentato, a suo tempo, da Craxi che impedì alla Ford di venire a produrre auto in Italia. La Fiat ha commesso, impunemente, gravissimi illeciti sui corsi azionari, con il supporto delle banche, che hanno gonfiato un titolo spazzatura sempre a danno dei risparmiatori italiani.
    E questi sarebbero capitalisti? Ma di che parliamo.
    Riserviamo le grandi categorie economiche e sociali alle discussioni che meritano. Qui stiamo parlando di bottegai.

  10. Andrea Ventura Says:

    Dopo essere stato designato come curatore dell’immagine BP, così fortemente danneggiata, e dopo aver partecipato alla prossima riunione Bilderberg 2010 – assieme, per gli italiani, a Bernabè, Draghi, Elkan, Monti, Padoa Schioppa, Siniscalco – Prodi, con una zampa sola, potrà dedicarsi, in alternativa o assieme, all’immagine Fiat e all’immagine del Pd.
    Goldman Sachs forma dipendenti straordinari anche quando sono poco dotati! Fossi poi in Bersani, prenderei in considerazione la sottoscrizione di un Credit Default Swap presso Goldman Sachs, in cambio di una stock option call, ovviamente, da concedere loro… se solo il Pd fosse stato quotato in tempo in qualche piazzetta (Cuccia). Ecco perché Fassino gridò felice a Consorte: “abbiamo una banca!”
    La stategia c’era, mancò la fortuna.

  11. roberto Says:

    Per Giovanni.
    Molto informato sulle cose bolognesi, sulla Fiat permettimi qualche appunto.
    Non so perchè gli americani abbiano scelto Fiat, so però che ha un’eccellenza tecnologica consolidata e riconosciuta su motori e piattaforme per vetture medio-piccole.
    Non penso sia conosciuta come azienda di rottamazione: se la famiglia si defila un po’ (e non potrà che continuare questo trend) e saprà coltivare il suo mercato potrebbe ragionevolmente restare tra i 5-6 player mondiali nel 2020.
    Quello che ha fatto in passato gli è stato consentito, è la vecchia storia del topo e del formaggio.
    E’ comunque venuta fuori meglio (e soprattutto viva) rispetto ai tanti costruttori di automobili presenti in Europa dal secondo dopoguerra ad oggi.

  12. Gianni Says:

    Condivido in pieno, mah
    “A sinistra per quasi trent’anni è prevalsa una visione della modernizzazione in base alla quale bisognava sempre e comunque accettare la grande e progressiva sfida della innovazione. Perdendola puntualmente”.
    La mania dello sviluppo a quasi tutti i costi aveva preso anche noi Emilia Romagna.
    Io che ho fatto il Funzionario fino al 1993, che non ho aderito al Pd, devo dire però che in qualche modo mi sento responsabile di questo andazzo produttivista e tu??? Si può dire che il peggio è arrivato negli ultimi 15 anni ma qualche colpa l’abbiamo, eccome………..
    In fondo si comincia con la FIAT l’occupazione di Mirafiori 1980 e si finisce con la FIAT Pomigliano 2010.
    Spero vivamente che se non questa, almeno la prossima generazione si incazzi veramente, qui ognuno si fà i “fatti “suoi e la politica è fatta di tante botteghe personali (o se volete chiamatele Fondazioni o corruttelle)!!! e non può dare buoni frutti và spazzata, via speriamo non da Tremonti e dalla Lega…………..
    Con Stima Gianni

  13. giovanni Says:

    Per Roberto,
    dove hai letto che la Fiat ha un’eccellenza tecnologica consolidata e che nel 2020 sarà tra i 5-6 player mondiali? Sicuramente sul Corriere , sul Sole 24 ore, su Repubblica, ecc . Servono ben altre evidenze tecnologiche e finanziarie per avvalorare la tua tesi. A meno che tu non voglia sostenere che quella “scorreggia” della Panda sia da annoverare tra le eccellenze tecnologiche e che il “convertendo” scaduto tre anni orsono sia stato un capolavoro finanziario e non uno sporco trucco per ricapitalizzarsi ai danni dei risparmiatori.
    La produzione di autovetture a basso valore aggiunto fa si che il margine (profitto) comporti un’esasperata compressione dei salari e dello sfruttamento di mano d’opera non qualificata.
    Il danno per l’Italia è triplo: bassa tecnologia, manodopera non qualificata, sfruttamento inaccettabile.
    Piuttosto dovresti chiederti quante autovetture assorbe il mercato italiano e quante ne produce l’industria sul territorio nazionale.
    Stai sicuro che Fiat vende in Brasile perchè produce in Brasile ,altrimenti calci in culo a Marchionna.
    Marchionna si lamenta che gli scioperi sono programmati in concomitanza con i mondiali. Ebbeh? Programmazione astuta utile e dilettevole. Cosa crede di essere l’unico ad avere un briciolo di cervello?
    Ah ,dimenticavo la Seat, che fortuna passare da Fiat a volkswagen e che macchine!

  14. roberto Says:

    Caro Giovanni, rispetto alle problematiche dell’industria, e dell’automotive in particolare, constato che sei assolutamente decontestualizzato e sostieni punti di vista che sanno molto di partito preso.
    Riconoscendoti passione e buonafede, non capisco cosa c’entra l’eccellenza nei motori (ti ricordo il common rail – ai tempi nato in Fiat anche se sperperato, il dieseljet, più recentemente il raffinatissimo multi-air) e nelle piattaforme con la Panda.
    Scusandomi con Mauro Zani per lo spazio occupato, per me la questione è chiusa.

  15. maurozani Says:

    @Gianni. Responsabile per l’andazzo produttivista? Ma neanche per sogno. Il discorso sullo sviluppo è altra e diversa questione.Comunque responsabilità ne ho avute. L’ho ammesso varie volte su questo blog. In particolare, per ragion di partito, ho spesso salvato il c… a chi non lo meritava. E per di più ho applicato la categoria dell’amicizia alla politica. Ingenuamente non mi rassegnavo all’idea, semplice e dura, che in politica non ci sono amici.

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