Ultimo appello.

Francamente si stenta a capire.
Lorenzo Sassoli ritira la propria disponibilità alla candidatura. E , a me pare, con più di qualche ragione. Il segretario bolognese e quello regionale del PD prontamente si defilano.
Il primo afferma che, “non porto responsabilità, di nomi non ne ho fatti”. Il secondo chiarisce che il gran rifiuto di Sassoli “ è la dimostrazione che non c’era nessun caminetto, né patti segreti”. Bella e non richiesta consolazione quest’ultima.

A questo punto viene da chiedersi chi ha avviato così maldestramente la giostra del toto sindaco. Magari i media locali, da soli, senza alcun impulso?
Nessuno a Bologna e nel limitrofo orbe terraqueo può prendere per buona questa puerile versione.
Ciò premesso, adesso diventa persino maramaldesco infierire oltre misura.
L’autolesionismo del PD porta in primo piano un ’altra grave preoccupazione .
La destra, infatti, potrebbe alfine scuotersi dal suo torpore. Sembra intanto che Berlusconi e Bossi si siano entrambi accorti dell’opportunità che la fase commissariale, tutt’altro che neutra, lascia sul campo.

Bisogna occuparsene. Subito. Anzi ieri.
Se invece di manovrare, in un modo o in un altro, dietro le quinte delle primarie per salvarsi- per dirla in modo educato- la coscienza, si fosse avviata per tempo una larga discussione sul programma di governo, muovendo dall’ azzeramento di tutta quella congerie di progetti essenzialmente trasportistici stratificata nel tempo e malamente assortita, la destra avrebbe meno frecce al suo arco.

Da qui si potrebbe forse ripartire. Con una vera e propria svolta civica in grado di rimettere in campo opinione pubblica e cittadini-elettori. Un modo onesto ed efficace , ai tempi nostri, di far prevalere l’interesse generale entro un progetto di governo locale.

Ma su ciò ho argomentato fino alla noia nel recente passato. Inutile ripetersi. Se non per tornare a ribadire dire che l’idea di una lista civica che riunisca il centrosinistra tutto intero non assume affatto il significato di una rinuncia.

L’ipotesi civica non mette in discussione l’esistenza dei partiti ,né la loro identità nazionale. Posto, naturalmente, che questa vi sia. Semmai, al contrario, rende comprensibile e rilegittima il ruolo dei partiti proprio a partire dalla loro “utilità” verificabile in modo ravvicinato nell’ambito locale.

Rendere protagonisti i contesti locali è compito di una politica rinnovata, che può ritrovare linfa, vitalità e radici nelle peculiarità e nelle potenzialità territoriali.

D’altro canto la particolare situazione bolognese non è certo estranea ad un più generale disfacimento per consunzione della politica.
Anche per questo ripartire dai territori riportando al centro del dibattito pubblico una aggiornata e reinterpretata visione del “buon governo” è semplicemente essenziale per un riscatto progressivo della funzione stessa della politica.

Un tempo , e per lungo tempo, gli interessi delle diverse “categoriali sociali” potevano amalgamarsi in un blocco sociale relativamente coeso e stabile.

Quel tempo è trascorso. Come sappiamo. Adesso, qui e ora , va ricostruita una base di consenso a partire da un diverso e ben più dinamico rapporto tra legittimi interessi privati e bene pubblico da perseguire. Tutto è divenuto più fluido e instabile. Nessuna, categoria sociale è in grado di sfidare una politica che si dotasse di un nitido progetto , teso al perseguimento del bene comune.
Quante “divisioni” (elettorali) possiede veramente questa o quella corporazione d’interessi? Beh, le cose sono assai cambiate.

Da qui la possibilità per la politica di risalire dal fondo del barile, in cui è stata da lungo tempo costretta, per avanzare liberamente una visione ampia e trasversale che non si limiti ad una mera (e illusoria) sommatoria d’interessi settoriali a fini elettorali.
Una politica che parli apertamente alla generalità dei cittadini.
Nella fattispecie proponendo, ad un tempo, un progetto per Bologna, e un candidato credibile per attuarlo. Può ancora farlo il PD?
Certo, in mancanza, possono farlo anche altri a sinistra. Ma con minori possibilità.

Dunque , cari democratici, il tempo è scaduto. O la smettete di perder tempo con invereconde manfrine spacciate per metodiche democratiche o la partita rischia d’esser perduta. Purtroppo per tutti noi.
Diteci cosa volete fare a Bologna. Diteci quale idea avete (se l’avete) per il futuro di questa città. E , per favore , non sottoponeteci un programma sulla falsariga del “ma anche”. Non rappattumate il rusco e il brusco. Bisogna correre il rischio insito nella scelta. Siete lì proprio per questo. E non ve l’ha ordinato il dottore. Se non vi assumete questo rischio diventate semplicemente superflui.

In ogni caso da questo “mostrarsi” in pubblico con una selezione di idee e proposte passa o meno la possibilità di vincere le prossime elezioni.
E, sia detto senza alcuna presunzione di “verità”, ma tuttavia, una volta per tutte: rendetevi conto che solo da una robusta, sostanziale e sincera correzione di rotta passa anche la possibilità che molti tra noi si rechino alle urne.
Altre parole non ci sono. O , almeno, io non le trovo più. Vedete voi….

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16 Risposte to “Ultimo appello.”

  1. edoardo Says:

    Questo è il mio contributo:

    NeATA è un’associazione temporanea di associazioni (A.T.A.), strumento sperimentale nato per sviluppare e dare sostanza agli obiettivi, che da anni perseguono i cittadini dell’area, di valorizzazione, qualificazione e salvaguardia del comparto dell’ex Manifattura Tabacchi, oggi Manifattura delle Arti.

    Questo strumento è lo sviluppo naturale delle esperienze del Comitato per la tutela del parco e dell’associazione Parco Manifattura Tabacchi, e incorpora i valori dell’accoglienza, della solidarietà e dell’inclusione sociale, ampiamente diffusi nel territorio, attraverso le attività del Centro Sociale Anziani G. Costa e della Parrocchia SS. Filippo e Giacomo.

    Terreno fertile dunque, ampiamente dissodato, nel quale la nuova pianta affonda le proprie radici, nella convinzione che i valori esposti siano necessari nei confronti di individui a disagio sociale e nei confronti di soggetti associati deboli, che soffrono entrambi di esclusione e marginalità.

    Il filo che attraversa e lega NeATA al comparto, è la voglia di promuovere azioni di sostegno e di aiuto, che superi la concezione assistenziale e si collochi nell’ambito della valorizzazione del lavoro e delle attività sia dei singoli sia delle associazioni.

    Valorizzazione del lavoro, singolo o collettivo, obiettivo che traspare dalla natura che assume NeATA, che pur essendo Associazione deriva la denominazione dalle Associazioni Temporanee di Imprese ( A.T.I. ).

    Lo scopo di quest’ultima è concorrere per l’acquisizione del profitto, noi intendiamo concorrere per l’acquisizione di una migliore qualità della vita nell’intera area.

    Un soggetto prevalentemente sociale che intende svolgere una funzione di raccordo e di stimolo nei confronti delle numerose istituzioni presenti nel comparto, l’Università, la Cineteca, la futura Galleria d’arte moderna, il Cassero e che proprio per questi motivi avanza la proposta al Comune di Bologna di acquisire lo stabile di proprietà dei Monopoli dello Stato in via Azzo Gardino 61.
    Una città più felice.

  2. umberto mazzone Says:

    Caro Mauro al di là della politica momenti di tristezza personale. Un antico funzionario del PCI, lo stesso che guidava la mia zona quando nel 1969 mi iscrissi, arrestato perché sembrerebbe coinvolto in consistenti operazioni “lavatrice” della mafia cinese (non una combriccola di ruba galline). Mi auguro per tutti che possa mostrare la sua innocenza. Però che distanza da quei tempi, una distanza tremenda. Viene da pensare ad un paragone con la pedofilia nella chiesa. Dobbiamo ritrovare, tutti, tutta la nostra società dei vincoli ideali forti e duri che ci dicano: questo non solo non si fa ma non ti viene neppure in mente, se sei parte di una certa storia.

  3. maurozani Says:

    Caro Umberto sto ancora cercando di farmi venire in mente chi è quel funzionario. Invecchio. Tuttavia mi riconosco nella tua tristezza. Senza arrivare a quegli estremi ,nel corso del tempo, ho dovuto prender amaramente atto che persone(non una sola) che stimavo, sul piano etico e morale, si sono dimostrate, quando un tratto di storia giungeva a conclusione, del tutto diverse. Come se avessero improvvisamente gettato la maschera. Tuttavia mi è di consolazione il sapere, con certezza, che la maggior parte degli uomini e delle donne che hanno fatto con me (e con te) un lungo percorso ideale erano e sono del tutto degne della nostra stima e del nostro affetto. Tra questi ,a proposito di funzionari di zona, ricordo Franco Pirani scomparso di recente. Con lui, amendoliano dogmatico, ho spesso litigato, ma l’ho sempre stimato e sono onorato di essergli stato anche amico.

  4. Umberto Mazzone Says:

    Grazie per aver ricordato Mauro Pirani, un bel compagno scomparso troppo giovane.
    Per l’altra questione a questo link trovi il comunicato degli inquirenti:
    http://ibossdichinatown.blogspot.com/

  5. Giovanni Says:

    Nobile appello, parole sagge e disinteressate.
    Ma tu credi davvero che Vitali, Zampa, Bonaccini, Donini, Mura, Favia, Sconciaforni, Naldi ecc….siano disposti a cedere un millimetro quadrato della loro “sovranità”?
    Ho ancora negli occhi l’immagine di Milena Naldi in lacrime l’ultimo giorno della giunta Del Bono. Milena è indiscutibilmente una brava ragazza, seria, onesta, a modo, eppure anche lei, inesorabilmente, è stata calamitata dal fascino perverso della carica assessorile e ciò, aggiungo, nonostante che il Rapace Democristiano l’avesse interdetta dall’esprimere opinioni pubbliche fuori dal coro, sotto sanzione di revoca della delega assessorile.
    Temo, caro Zani, che la via della redenzione sia un’altra, più aspra: una lista civica alternativa a questo magma. Vedrai, al primo turno spariranno grillini, dipietristi e compagnie varie. Insomma, i contenitori degli scontenti. Poi ci sarà da fare i conti con i resti del PD. Non ci sono alternative, a mio giudizio.
    Diversamente, dovrai continuare a sentire Campagnoli che si propone con il progetto in luogo dello sputtanato programma; di Mura che vuole far prigioniere il soldato Cev e, soprattutto, dovrai prendere in considerazione il rischio più grande (che possiamo stimare al 90%) e cioè che “il pesce grosso”, all’ultimo minuto, scenda in campo per salvare la “ridotta” ove oggi è comodamente accampato con tutti i famigli ed i clienti. L’affidabilità delle mie riflessioni è, ovviamente, lasciata alla discussione pubblica. Ma non solo. È importante, secondo un metodo che tutti conosciamo, saggiare anche le reazioni psicologiche, verificando, così, che le nostre impressioni non ci stiano ingannando.
    Altra storia è l’appello per la lista civica alternativa, e cosa ancor più impegnativa è la forza che essa saprà darsi.

  6. maurozani Says:

    No. Non ci credo davvero. O meglio ci credo ad intermittenza. Lo si può notare anche dall’evoluzione di questo blog. Tuttavia io resto quello che sono. Cerco una via d’uscita. Per questo più che una proposta avanzo un’ipotesi. Forse non molto di più del solito caciocavallo. Lo faccio non per dire, in futuro, lo scontato “io l’avevo detto”, ma per cercar di tenere la situazione bolognese entro un ambito più ampio. La ricerca di una sorta di riscatto della politica. Ma qui mi fermo.
    Ma tu credi davvero che i contenitori di cui parli si scioglierebbero come neve al sole? Dubito assai. Fili tenaci legano i loro inquilini e protagonisti a chi è ancora in grado di assicurare loro carriere personali. La politica ha regole ferree. Molti tra questi pesci piccoli attendono speranzosi il torpido guizzo del pesce grosso.
    Quanto alle “reazioni psicologiche”, ho svolto una piccola indagine. Tutto rimane maledettamente incerto e gracile assai. Tuttavia, pur propendendo per una sorta di catarsi (il listone civico) non escludo , per onestà, che di fronte ad un appello, per la lista civica alternativa, i “quattro gatti” con i quali discuto debbano disporsi in formazione di combattimento. Vedremo.
    Conservo un certo tasso di vago pessimismo, tuttavia. Mi è capitato in passato di ricordare a Cossiga che non furono i quattro gatti (gli straccioni di Valmy) a vincere la battaglia decisiva. Bensì il generale Kellerman, con la sua professionale cavalleria, che li riportò in linea a piattonate, dopo che si erano dati a precipitosa fuga.
    Insomma non ho acritica fiducia nelle mie e nelle “nostre” forze.

  7. giovanni Says:

    Si ci credo. I voti del partito a cinque stelle e dei dipietristi sono i voti della rabbia contro il PD e della frustrazione nei confronti della destra.
    Diamo la possibilità anche a questa moltitudine di “ straccioni” di combattere per non essere più ignorati.
    Vale qui la pena che io mi soffermi a dimostrare razionalmente il mio assunto? Non penso, anche perché gli intrecci e le applicazioni delle regole della politica non sempre funzionano in modo cogente.
    Una certa dose di ottimismo è dunque necessaria per intraprendere qualsiasi viaggio, che comincia sempre con il solito primo passo.
    Quanto alle “ piattonate” del generale Kellermann certamente non furono le prime ,né le ultime usate come sprono nei confronti di uomini che temevano di morire.
    Qui e ora a Bologna per fortuna , non dobbiamo mettere in gioco la nostra vita ma soltanto la nostra autostima in un momento cruciale della storia della nostra città. L’alternativa è restare a guardare rigorosamente in apnea, perché il Prefetto del governo Berlusconi, esperta nel problem solving, ci ha ridotto anche l’aria respirabile garantendo di averlo “fatto in coscienza”.
    Che il Prefetto abbia compiuto un atto cosciente ne sono assolutamente certo, ho solo il dubbio che qui vogliano farci “ la pelle”. Morire senza combattere non è davvero onorevole.

  8. maurozani Says:

    Le “regole” della politica non funzionano sempre. Ma quasi sempre. Il partito a cinque stelle e l’IDV rappresentano certo rabbia e protesta e frustrazione. Adesso però costituiscono realtà politiche, elettorali ormai saldamente costituite in altrettanti partiti tra loro in ovvia concorrenza. La sinistra bolognese che residua dalla nascita del PD rimane divisa. L’una costola del PD. L’altra culturalmente irriducibile a logiche politiche unitarie e potenzialmente aggreganti. Ognuno gioca la sua partita. Magari male , ma la gioca. La mia, prima e generica idea di “sinistra civica” si scontra con questo stato di fatto. L’ho sempre saputo. Tuttavia una sasso (non tanto grande) nella morta gora dello stagno bolognese andava gettato. Ha smosso ben poca acqua. Da qui, anche, il mio rilancio, ancor più utopico, verso un’ipotesi (listone civico)non necessariamente contraddittoria con la prima. Esso è suggerito dallo stallo , subentrato nel frattempo, nel PD. Infine la ritirata, strategica (of course) sull’ultima posizione realisticamente difendibile. E dalla quale forse avanzare in futuro: quella della messa in campo (di battaglia) di una aggregazione trasversale capace di inflenzare e anzi pesantemente condizionare le principali scelte di governo a disposizione della futura amministrazione comunale. E qui la rete potrebbe aiutare.
    Dunque non si resta in apnea. Per quanto mi riguarda. Tuttavia, sento di dovermi tener alla larga dalla visione, ingenua, tutto sommato eroica, che ha ispirato molte mie scelte personali del passato. Gettare il cuore oltre l’ostacolo, alla fine, assume solo il significato di un’approccio egocentrico, Tanto appagante all’istante, quanto deludente e frustante in seguito.
    Tuttavia c’è anche la residua possibilità che da cosa nasca cosa.
    Anche perciò, giungo alle conclusioni, provvisorie e parziali, di ripartire intanto da alcuni rocciosi NO. Per salvarci la pelle. O almeno venderla a caro prezzo.

  9. Giovanni Says:

    L’ipotesi di influenzare ed, anzi, pesantemente condizionare le principali scelte di governo a disposizione della futura amministrazione comunale è condivisibile.
    Interdizione costruttiva, verrebbe da dire, per evitare scelte scellerate e “far prevalere l’interesse generale entro un progetto di governo locale”.
    Sennonché alcune di quelle scelte sono ormai giunte al capolinea per esaurimento delle risorse pubbliche. La Cancellieri ha invitato la CCC a trovarsi un partner diverso dalla ATC per gestire il People Mover. Stai pur certo che il partner non salterà fuori, nonostante l’investimento di 27 milioni della Regione. Non è ragionevole pensare che qualcuno sia disposto a perdere centinaia di milioni per “un’opera”, destinata in partenza a generare solo debiti.
    Cade, così, il compromesso scellerato che aveva condotto le amministrazioni Cofferati-Draghetti a rinunciare alla battaglia contro Civis e contro il metrò, che aveva costituito il cavallo di battaglia del duetto nel corso della campagna elettorale del 2004. Anche il metrò non si farà per la semplice ragione che il governo non ha più un euro e se ne frega degli animosi costruttori bolognesi.
    Resta Civis. Come al solito il Montezemolo ha fatto bingo. E allora, visto che ormai la frittata è fatta, sarebbe realistico vendere i “velocipedi”, a prezzo di saldo, ai comuni di Rimini, Riccione e Cattolica per evitare maggiori danni.
    E qui si torna al punto di partenza, perché si deve convenire che il metro-tranvia bolognese è la fenomenologia e non la causa del malgoverno della città. Quali sono i centri di potere reale della città? Il Comune è il governo effettivo della città o, piuttosto, un organo di ratifica di decisioni prese altrove, nell’interesse dei soliti beati possidenti?
    Il problema è più profondo di quanto si possa credere, perciò, a mio avviso, senza una volontà di verità è impossibile rendere partecipi i cittadini elettori a qualsiasi ipotesi o progetto che dir si voglia.
    In proposito mi torna alla mente il vecchio principio greco, più volte richiamato da Focault, il massimo esperto dei meccanismi di esclusione sociale: “l’aritmetica può ben riguardare le città democratiche, poiché insegna i rapporti di eguaglianza, ma solo la geometria deve essere insegnata nelle oligarchie, poiché essa dimostra le proporzioni nell’ineguaglianza”.
    Ecco, noi dovremmo insegnare la geometria politica, secondo un approccio più diretto e più coinvolgente per gli esclusi, in una città dove 2.500 cittadini vivono a carico di 350.000 abitanti.
    Tanto per fare il solito nome, al nostro amico Lorenzo Sassoli, a cui ho auspicato un futuro in linea con il predicato di Adam Smith, consiglierei di lasciare la presidenza del Museo di Arte Moderna di Bologna, la vice presidenza della Commissione per la cultura e l’arte della Regione Emilia Romagna, l’Agenzia per lo sviluppo Promo-Bologna e il Bologna Film Library, per far spazio a quattro giovani talentuosi.
    Sono certo che Lorenzo Sassoli non me ne vorrà, perché come lui stesso ha detto, è un uomo di sinistra, e come me pensa che tutti abbiamo diritto ad un’opportunità. Peraltro in 10 anni sicuramente avrà ormai portato a termine il suo progetto e qui, a Bologna, abbiamo bisogno di tanta innovazione. Diciamo, dunque, tutti insieme “no al pessimismo della volontà”, poiché le ragioni del novecento non hanno più orecchie, almeno per il momento.

  10. Lorenzo Sassoli Says:

    Caro Giovanni, solo per precisare:
    1) Cineteca di Bologna: sono uscito dal cda nel 1999 (dopo 4 anni) dopo l’elezione di Guazzaloca e mai più rientrato.
    2) Vice presidenza Commisione regionale cultura. Uscito nel 2006 (dopo 3 anni)
    3) Consiglio di Promo-Bologna uscito nel 2007 (dopo 2 anni)
    Resta il MAMbo dove non mi pare di aver fatto un cattivo lavoro che deve, a mio parere, ancora essere consolidato. Aggiungo che non ho mai ricevuto un Euro per questi incarichi rinunciando a favore delle istituzioni nel caso fossero previsti.
    Piccolo commento amaro: non mi sono mai fatto avanti a chiedere nulla, quando mi è stata richiesta una mano, per quanto possibile e nei limiti delle mie capacità,l’ho sempre data nel solo interesse della città. Davvero sono così di intralcio? Sinceramente mi dispiace, ma certamente lei avrà le sue buone ragioni.

  11. maurozani Says:

    Non per intromettermi. Ma non vorrei si pensasse ad una mia posizione pilatesca. Non ho ragioni (non più) per incaricarmi di mediare alcunchè. D’altro canto l’ho fatto raramente anche quando ciò rientrava nei miei compiti “istituzionali”.
    La risposta di Lorenzo a Giovanni mi pare tuttavia meritevole d’attenzione.
    Allo stato degli atti e dei fatti.
    Naturalmente, la mia idiosincasia, plebea, “cosacca”, esistenziale e dunque irredimibile verso la frequentazione di salotti e belle case bolognesi, sodalizi e cenacoli vari (tra l’altro odio i luoghi dove si mangia in piedi) non mi ha permesso l’accumulo di informazioni di prima mano per quanto riguarda il passato.
    Non sono sempre preparato a giudicare eventuali comportamenti e intenzioni pregresse. Gli arcana imperii del potere bolognese li intuisco, a volte li ricostruisco sulla base di indizi puramente analitici, (e non sempre sbaglio). Giovanni è persona di buona memoria e forse collocato (adesso o in passato) in un osservatorio privilegiato. Al di là di ciò è senz’altro persona capace di osservazioni acute e perspicue. Insomma mi resta simpatico. In questo caso, specie dopo la rinuncia di Sassoli, si espone però ad un’obiezione maliziosa, per quanto garbata (noblesse obblige): le “buone ragioni” che Lorenzo lascia sospese nell’aria.
    Torno in politica. Caro Giovanni, so per certo, anche se indirettamente, che se Sassoli avesse “tenuto il brodo”- linguaggio caro al ravennate Errani e metafora non lontana dal gergo bersaniano, certamente condivisa anche in quel di Modena- si sarebbe trovato modo e maniera per portarlo, anche a viva forza, all’ambito seggio. Non devi aver dubbio alcuno in proposito.
    Dunque il gesto di Lorenzo è del tutto gratuito e inconsueto e va, anche per questo apprezzato. A prescindere.

  12. Giovanni Says:

    Caro Lorenzo, è vero, a volte anche il buon Omero sonnecchia (o finge di farlo).
    La prossima volta, tuttavia, prima di interrogare la mia “buona memoria”, interrogherò il web, così da non incorrere in narrazioni anacronistiche, cumulando erroneamente cariche sociali, tempo per tempo da lei ricoperte.
    Ma sgombriamo senz’altro il discorso dalle insidie del tempo e veniamo alla question da lei posta.
    Ha ragione, ho un ottimo motivo perché lei rinunzi alla Presidenza del MAMbo.
    Vorrei che la Galleria d’Arte Moderna di Bologna non fosse appannaggio perpetuo di un esponente dell’associazione industriale.
    Sono certo che lei coltivi la passione per l’arte in modo sincero, e non come un orpello sociale. Tuttavia, non si può parimenti negare che da quella carica ella tragga prestigio sociale, notorietà ed occasioni di incontro con il mondo dell’arte.
    Anch’io, confesso, coltivo passioni nel mondo dell’arte. Eppure non riesco a prendere la cosa sul serio, pur avendo fatto nella mia vita esperienze, per così dire, significative. Ma perdo il buon umore quando lei dice di non aver fatto un cattivo lavoro per MAMbo.
    Chi ha traslocato la galleria dalla Fiera all’ex Forno e perché?
    La nuova location, a mio giudizio, è un luogo buio e “tristo” e per giunta assai costoso.
    La ristrutturazione del Forno è costata almeno venti volte il valore del contenuto, assai povero, per il vero, da giustificare l’esistenza a Bologna di una galleria d’arte moderna.
    Lei sa quanto è costato il centro Paul Klee realizzato a Berna da Renzo Piano? Ed a parte i costi, si rende conto delle differenze strutturali delle entità di cui stiamo parlando?
    Mauro sarà certamente dispiaciuto per la mia aggressività, ma qui non parliamo di lei, caro Lorenzo, parliamo di un sistema, cioè di quella cappa che impedisce a Bologna di vivere dialetticamente e in modo non necessariamente conformista.
    E’ mai possibile, chiedo ancora, che non si riesca mai a collegare una funzione ad un luogo giusto? E’ possibile che capiti con i musei ciò che capita con i tribunali?
    Avete mai letto, su un solo quotidiano, criticare il MAMbo o il suo presidente? Forse lo avrà fatto il Carlino, giornale che io non leggo a prescindere, ma gli altri?
    Certo, rispetto alla gestione del “motociclista”, c’è una differenza, non fosse altro nei modi e nello stile. Ma a chi scrive, non piacciono neppure le campiture scultoree del Papà di Maraniello. E dunque, il cerchio su questo argomento è chiuso.
    Quello che ho detto per il MAMbo, vale, a maggior ragione, per la Fondazione del Comunale di Bologna, dove la fanno da padroni notai e industriali.
    Del Direttore del Cineca, il vispo e tonante Farinelli, pubblicizzato oltre modo in ragione di novanta contratti co.co.pro, ho già detto in passato e non mi ripeto.
    Potrei continuare nella “mappatura del potere culturale” in città e degli intrecci con i personaggi di sempre, che occupano le varie fondazioni, e che mettono qualche soldo per ottenere grandi ritorni dalla nostra “povera cultura”.
    Mi fermo qui, per il momento, non senza aver rappresentato a Lorenzo Sassoli i sensi della mia stima, perché è stato l’unico, tra i tanti, ad accettare di discutere pubblicamente le sue ragioni e le sue opere.
    Non è poco, in questo mondo di tartufi.
    Mauro, sulle terrazze della Città murata sono salito qualche volta, a seguito di una donzella, oppure sospinto da qualche petulante amico, che voleva che io conoscessi questo o quella.
    Nell’uno e nell’altro caso, ho rimediato soltanto qualche buon bicchiere di vino.
    Da ultimo, evito rigorosamente tali luoghi perché disprezzo il prosecco.
    Dalla politica attiva mi sono congedato all’età di 27 anni, disilluso come milioni di giovani che volevano cambiare il mondo, ma senza rancore perché determinato a diminuire il male e l’ingiustizia.

  13. maurozani Says:

    Caro Giovanni, non sono affatto dispiaciuto per la tua “aggressività”. Anzi. Ti leggo sempre con curiosità e molto interesse. Imparo. Anche. Dunque , grazie.

  14. roberto Says:

    Non sono un frequentatore di musei d’arte moderna, ma ricordo lo squallore in cui era ridotto quello alla fiera.
    Magari era una scelta per trasferirlo altrove, questo ci sta: l’ultima volta che ci sono stato c’erano catinelle e mucchi di segatura per risolvere infiltrazioni dal soffitto, e guardiani stravaccati sui divani, e forse era un po’ troppo.
    Pare che il centro Paul Kle e sia costato 100-110 milioni di franchi: non so quali siano stati i costi del Forno del Pane.
    So però che il cambio del sistema di bigliettazione dell’ATC è costato almeno 12 M€, con vantaggi economici tutti da quantificare per i cittadini e anche per ATC.
    Non voglio avventurarmi troppo, ma trattandosi di soluzioni tecnologiche il progetto avviato nel 2000 potrebbe non essere troppo all’avanguardia…

    Quanto ai tribunali, penso proprio che a Bologna si sia attuata una scelta scandalosa, probabilmente per lisciare il pelo agli avvocati coi loro studi in centro, poi qualche accorto affarista ci si è infilato. Vi ricordate il Ferrhotel dichiarato pericolante dai pompieri, prontamente sgomberato e venduto per 2 M€, ripulito un po’ e subito affittato alla Polizia di Stato?
    Anche lì, bella rendita

  15. Lorenzo Sassoli Says:

    Roberto. Ha ragione. Nel ’95 (quando Vitali me ne affidò la responsabilità) pioveva dentro alla GAM, c’erano secchi di segatura etc etc. Aggiungo che i visitatori annui erano attorno ai 5.000, non c’era attività didattica, si facevano mostre di tanto in tanto, il giardino era una selva di erbacce da cui spuntavano strani sassi che si sono poi rivelati essere pezzi delle sculture di Pomodoro (ex piazza Verdi) abbandonate lì alla ruggine e al vento da tanti anni.Il Comune ne sosteneva il 100% del costo.
    Quando Guazzaloca mi ha mandato a casa 4 anni dopo la Gam era stata ristrutturata, cambiato l’ingresso, restaurate le sculture di Pomodoro (valgono attorno al milione di euro), gli spettatori erano 70.000 all’anno, 8.000 bambini frequentavano la sezione didattica, oltre ad alcune esposizioni memorabili quali quelle di Gilbert and George, Baselitz, Kiefer, Sarmento, Schnabel, Ontani, Scully e tanti altri tra i massimi artisti contemporanei. Bologna, insieme a Torino era diventato il punto di riferimento per l’arte contemporanea in Italia. Il Comune a quel punto sosteneva il budget solo per il 50% dei costi.
    Giovanni. Passano 5 lunghi anni in cui la GAM perde identità con mostre che non si riferiscono più solo al contemporaneo, gli spettatori calano, si dileguano gli sponsor e il Comune ritorna al 100% della copertura dei costi. La GAM sparisce dalla mappa dei musei di interesse nazionale ed internazionale.
    Nel 2005, Cofferati mi chiede di riprendere in mano la cosa, visto l’ormai prossimo trasferimento al Forno del Pane. però non ci sono soldi per la gestione e non c’è più il direttore. Pongo come unica condizione di poter scegliere un giovane (anche perchè pochi erano disposti a venire in tanto disastro) con cui costruire il futuro. Arriva Maraniello 32 anni, il più giovane direttore d’Italia, figlio dello scultore Maraniello da cui il Museo nei primi anni ’90 aveva ricevuto in dono quell’opera a cui si riferisce Giovanni. Il Forno è al grezzo e non si sa quando si finiranno i lavori.
    Lavoriamo a testa bassa per 2 anni fino all’apertura del MAMbo il 5 maggio 2007. Definiamo un progetto preciso: didattica, posizionamento su contemporaneo e sperimentazione (l’unico possibile), apertura ai giovani, potenziamento delle collezioni permanenti. Lo sottopongo alle istituzioni (Regione, Provincia, Fondazioni, privati, Banche) dicendo chiaramente che se il progetto non fosse stato condiviso e sostenuto finanziariamente non avrebbe avuto senso partire. Risultato: il Comune oggi ci sostiene per meno del 40% dei costi, si sono potenziate le collezioni con il contributo di Unicredit, le Fondazioni fanno la loro parte così come la Regione. Gli spettatori nel 2009 sono stati 125.000, record in Italia per un museo d’arte contemporanea, di cui oltre il 50% da fuori Bologna. Le mostre: Vertigo, Ontani, Zorio, Penone, De Rick e De Roj, Sarah Morris, Morandi in co-produzione col Metropolitan di NY (terza mostra più vista in quel museo nella storia), Fellini, Kren etc etc. La nostra attività didattica ha vinto per 3 anni consecutivi il premio europeo Didart per la miglior didattica museale, i bambini all’anno sono circa 20.000 che frequentano il museo, con campi estivi in corso in questa stagione: La lista delle opere acquisite sarebbe troppo lunga, la maggior parte in donazione o comodato, in qualsiasi parte del mondo a chi si occupa di arte contemporanea si nomini il MAMbo, si viene guardati con rispetto e stima.
    Il MAMbo è costato circa 20 milioni di Euro ottenuti dai finanziamenti di Città europea della cultura, il progetto può piacere o meno ma è di Aldo Rossi, architetto riconosciuto tra i più importanti dal dopoguerra. Naturalmente tutto è
    soggettivo, a me non pare buio ma rispetto le opinioni ed i gusti di tutti anche dei 125.000 che sono venuti l’anno scorso, però.
    Detto questo non nego affatto di aver tratto ” prestigio sociale, notorietà ed occasioni di incontro con il mondo dell’arte”. Se così non fosse vuol dire che avrei fatto un cattivo lavoro. Così come non nego che la scelta di andare al Forno del Pane poteva essere più meditata, ma l’opportunità della Manifattura delle Arti era davvero interessante e, a mio vedere, quel progetto va riconosciuto come merito a Walter Vitali.
    Parlando di gusti non considero il Museo Klee di Berna particolarmente riuscito, preferisco, sempre di Piano, il Bayler di Basilea, un vero capolavoro. Se le capita non se lo perda. Basilea, città virtuosa dedicata all’arte con un forte progetto che coinvolge tutta la città, ma qui si riaprirebbe il capitolo dei progetti appunto che, per quanto mi riguarda, è chiuso, come chi frequenta questo blog ormai sa bene.
    Mi scuso per la lunghezza di questo intervento ma ritenevo doverose alcune precisazioni. Se qualcuno dei simpatici frequentatori di questo blog volesse visitare il MAMbo sarei felice di accompagnarlo e spiegare meglio quello che facciamo. La mia mail è lorenzo@valsoia.it
    Mi farebbe davvero piacere

  16. giovanni Says:

    Caro Roberto,
    sarebbe utile e piacevole per te visitare the zentrum Paul Klee that differs from traditional art museums in its insistence on a targeted appeal to those segments of the population who have never, or who have only rarely, set foot in a museum.
    Scoprirai così che il centro non è costato nulla alle pubbliche casse e come il progetto sia stato condiviso e approvato da tutta la comunità civica bernese.
    Già che sei a Berna potresti allungare fino a Riehen, un borgo di Basilea ,e visitare a famous collection and impressive museum building.La Fondazione Beyler collegherà il tuo spirito direttamente con la Musa
    Sono sicuro che il weekend che mi permetto di suggerirti ,oltre che piacevole, ti consentirà di farti un’ idea più completa e strutturata di cos’è un centro-museo per la comunità e che cos’è, invece ,un’ importante collezione ,ospitata in un luogo appositamente progettato.(Piano)
    Nel frattempo ti prometto che cercherò di scoprire quanto è costata la ristrutturazione del nostro “Forno” ( se più o meno di 20 milioni di euro) e l’uso attuale dell’ex Galleria della fiera.
    E molto probabile, però, che Lorenzo Sassoli di rientro dalla convention dell’ U.P.A ci libererà dalle nostre morbose curiosità.
    Quanto al Tribunale ho già spiegato come sono andate le cose.
    La Draghetti ,dopo aver reso disponibile al comune il Palazzo dell’ ex Maternità, luogo più che idoneo alla funzione, con ordinanza del 2005 ha retrocesso alla Provincia il bel manufatto, da 16 anni in stato di abbandono.
    Nel frattempo un noto industriale bolognese (non un affarista qualsiasi, in questo tipo di business ci vuole sempre la Banca e la Politica) ha preso in carico il Palazzo delle ferrovie, posto in fondo alla stessa via Il Palazzo delle ferrovie è stato alla fine locato al Comune perché fosse utilizzato come ufficio giudiziario.Ma chi compra un simile manufatto senza sapere prima cosa farne?
    Il Tribunale è stato parzialmente occupato qualche settimana fa.Se ne hai voglia puoi andarci a giocare a nascondino con gli amici. Nessuno riuscirà a scovarti tra i corridoi angusti, scale e sottoscale e cunicoli vari.Tutti ,però ,rigorosamente dipinti con porte rifinite con listelli in oro.
    Nel frattempo il noto industriale ha già incassato 9 milioni dal comune. Mica male.
    Ma non è un giochino per tutti. Sia chiaro. E’ il “Grande mediatore “che decide chi vince. A perdere ovviamente è sempre l’interesse pubblico.
    Gli avvocati plebei , in questi giochetti, credimi ,contano meno di zero.

    PS: l’ex maternità, ancora di proprietà della Draghetti, secondo vox populi è destinato a diventare un hotel a 5 stelle con annessi 20 residence da lottizzare secondo rigorose prenotazioni.
    .

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