Spergiuri.

E’ arrivato dall’Aja il parere della Corte internazionale sulla proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo. Non frega niente a nessuno, naturalmente.
Della “guerra umanitaria” contro la Serbia guidata dagli angloamericani e sostenuta dal governo italiano presieduto da D’Alema si è ormai persa memoria.
Tuttavia, per pura ostinazione, voglio ricordare. Per sommi capi.
La guerra fu preparata a tavolino nel castello di Rambouillet.
In quella storica sede, alla Serbia venne chiesto di rinunciare, d’un colpo e del tutto, alla propria sovranità statale.
Si trattata di accettare un’invasione di truppe Nato sul proprio territorio senza limitazione alcuna, spazio aereo compreso. O, in alternativa, subire una campagna di guerra aerea tesa a “riportarvi all’età della pietra”.

E guerra fu. In nome della salvaguardia di quegli stessi diritti umani che non valsero a smuovere in precedenza , né a Sarajevo , né a Srebrenica, il tenero cuore del mondo libero. Peraltro, qualche anno prima, il sensibile cuore dell’occidente democratico non accelerò i suoi battiti neppure di fronte al genocidio in Ruanda.

Fu guerra per i diritti umani, dunque.
Una campagna militare che non si era mai vista nella storia dell’umanità. Guerra disinteressata. Libera da considerazioni strategiche o geopolitiche. Guerra , sol perché, come spiegò il capo del governo italiano: “non provo simpatia per i fautori della pulizia etnica”.

Su questa falsariga fior di intellettuali con due dita di pelo sullo stomaco, analisti paraculi e supponenti interpreti del mondo post-guerra fredda ci spiegarono, con grande dovizia di parole, se non di solidi argomenti, che da quel momento in poi si schiudeva l’epoca dell’interventismo umanitario.

Le guerre non originavano ormai più dagli interessi economici , da mire espansioniste , da volontà di potenza: in una parola dalla politica. Ma solo e unicamente dall’eterna lotta del Bene, contro il Male.

A chi obiettava che in realtà dentro questo cartoccio ideologico c’era solo la volontà di ridimensionare Belgrado e con esso la nuova Russia, sorta pur sempre dalle ceneri dell’ex impero del Male, si rispondeva giurando sulla salvaguardia della integrità territoriale della Serbia: non è vero che vogliamo portarvi via il Kosovo.

Infatti.
Nel 2008 il Kosovo, sotto amministrazione Onu e saldamente presidiato dalla Nato, si proclama stato indipendente. Subito riconosciuto da altre 60 paesi con alla testa gli USA. Vasta corte di spergiuri.
E , oggi, la corte internazionale getta del tutto la maschera affermando che la dichiarazione d’indipendenza deve essere considerata alla luce della “situazione di fatto” che si era creata (con la guerra umanitaria) nell’area.

In fondo si tratta di un atto di chiarezza che ristabilisce una rocciosa verità: il diritto internazionale viene stabilito nei fatti. E con la forza. Sempre.

Tutto il resto è pura chiacchiera. Magari umanitaria. Ma pur sempre chiacchiera.
Alla fine s’impone la forza. La quale può esser impiegata oppure no. A seconda dei casi. E degli interessi in gioco.

Da questa logica, mai smentita nei fatti, origina il regime di doppio standard per tutto ciò che riguarda i diritti umani.
Se sei mio amico ti posso riconoscere una certa dose di diritti umani. Se non lo sei, facile che ti spetti solo una buona dose di botte. Umanitarie, beninteso.

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6 Risposte to “Spergiuri.”

  1. umberto mazzone Says:

    Nella cronologia dell’intervento in Serbia non va dimenticato neppure il significativo bombardamento “per errore” dell’ ambasciata cinese. Un bell’invito al silenzio, che la Cina parve raccogliere evitando poi ogni esposizione nelle faccende europee.
    Infine, solo per ricordare l’ironia della storia: le bombe colpirono ferocemente gli stabilimenti della Zastava, proprio quelli dove ora Marchionne vuole delocalizzare Mirafiori. La Zastava, usata allora per mostrare al mondo la “credibilità” internazionale del governo dalemiano, diviene oggi il simbolo della crisi del pensiero della sinistra italiana sul lavoro e, anche, di quello che una volta si chiamava internazionalismo.

  2. Iames Forni Says:

    Niente di nuovo sotto il sole. Dopo la guerra fra Venezia e gli Estensi del 1482-1484, agli ambasciatori estensi che si lamentavano delle condizioni imposte con la pace di Bagnolo, il Doge Nicolò Foscherari rispose: Il giusto per gli Stati è l’utile, purchè ammantato di qualche ragione,lasciandosi le sottigliezze e dispute ai litiganti del foro.
    Qui si tratta di capire quali sono gli interessi degli Stati, e in particolare del nostro Paese, fra i primi a riconoscere il nuovo stato( governo Prodi ministro degli esteri D’Alema ) Se non ricordo male gli Stati Uniti hanno nel Kossovo una grande base militare, e qui posso capire.L’Europa, a mio avviso, non ha niente di cui rallegrarsi. Molti stati hanno problemi con minoranze interne ( non a caso la Spagna non riconosce il Kossovo ) quindi, e qui è un problema mio ,non capisco la nostra posizione e quella di tanti paesi europei. Sempre se non ricordo male il governo D’Alema nacque, con il decisivo apporto di un gruppo di parlamentari del centro destra, capeggiati da Cossiga,( sottosegretario fu nominato, poi esautorato tal Messerville ex M.S.I.) anche sull’onda della necessità di dare vita ad un governo nel pieno delle sue funzioni per affrontare appunto l’intervento contro la Serbia. Dando così un colpo mortale all’Ulivo e aprendo la strada, di fatto, al ritorno di Berlusconi.

  3. Andrea Says:

    Si disse che Bill Clinton, uomo che ci teneva (come spesso accade nella sinistra) a diffondere l’idea dei buoni studi, delle buone letture e che ebbe un grandissimo maestro alla Georgetown University (forse solo intravisto: Carroll Quigley, mai tradotto in italiano), avesse meditato sul grandioso romanzo di Ivo Andric: “Il ponte sulla Drina”.
    Forse si fermò al titolo, però ne fu colpito: si diresse sui ponti di Belgrado… Quando le letture raffinate aiutano a decidere!

  4. maurozani Says:

    Addirittura! Non me lo vedo Bill a leggere il Ponte sulla Drina. Un libro che si ricorda tutta la vita. La tua ironia è del tutto azzeccata.
    Vabbè la dico tutta a costo di passare per un destrorso romantico. Per anni ho scongiurato i miei compagni di Sala di non far abbattere il vecchio ponte sul Reno presso Bagno di Piano proprio pensando a tutte le parole e a tutti gli scambi umani, ai confronti e agli scontri avvenuti sulle spallette di quel ponte carico di storia in ogni sua pietra. Pensavo anche a quello sulla Drina. Comunque ciò che nel 1945 non fecero i tedeschi in fuga e gli americani che avanzavano avvalendosi di un “pioniere” improvvisato ,tal Zani, lo hanno lasciato fare giovani amministratori cinquant’anni dopo.

  5. roberto Says:

    …e io ricordo il dolore struggente nel vedere bombardato e crollare il ponte di Mostar, città fantastica per me giovane dove covivevano cristiani di rito romano e ortodosso coi musulmani, si sentiva la voce del muezzin, c’erano ragazze in pantaloncini e donne col velo, si poteva bere un cattivo caffè tipo espresso ma anche quello orientale coi fondi.
    E anch’io ripensavo al ponte sulla Drina

  6. Buone notizie: il PD risponde ai blogger | PUTA. A QUEER INVADER Says:

    […] di interesse internazionale e, a mio giudizio, i suoi articoli sull’Afghanistan e sul Kosovo sono tra i migliori che potrete leggere su queste questioni poco dibattute quanto […]

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