I dintorni del Civis.

Chi segue questo blog sa che non posso condividere in alcun modo la scelta annunciata da Cervellati. Non voterei per la Lega o per uno qualsiasi dei partiti o fazioni della destra. Una destra che ha ormai fatto venire alla ribalta nel paese non solo una generica ed endemica questione morale. Stando alle circostanziate accuse di molte e diverse procure in Italia emerge una questione criminale. Un intreccio tra poteri affaristici e poteri criminali. Su questo versante si situa la differenza rispetto alla tangentopoli degli anni novanta.

Ma persino, al di là di questo stato di fatto, intollerabile in qualsiasi democrazia degna di questo nome, non voterei a destra perché… sono e rimango di sinistra. Punto.

Ciò premesso, Cervellati sul Civis e dintorni ha ragione da vendere. L’acuto Smargiassi su Repubblica ne traccia uno dei suoi ritratti migliori. Nel senso di azzeccati. A partire dai suoi meriti. Centro storico e salvaguardia della collina bolognese. Uno tra i più bei luoghi d’Italia, quest’ultimo.
C’è poco da rimproverare all’esperienza amministrativa di un uomo come Cervellati. Se non quello (da lui negato) di esser pur sempre un VIP. E di ragionare come tale.

Un plebeo come me si è a volte, in passato, interrogato sulla radicalità della visione di Cervellati. Prendiamo la collina. Mi è sempre rimasto in un angolo della mia testolina “proletaria” l’enorme rendita di posizione assicurata, per l’eternità, ai pochi ,ricchi e fortunati residenti. La conclusione tuttavia è sempre stata che non esisteva e non esiste alternativa.

Oddio, qualche cosina in più, ancor oggi, si potrebbe fare per assicurare almeno un minimo di fruizione della nostra meravigliosa collina ai non VIP. Qualche idea potrebbe venire.

A me , ancor giovane , un tempo, venne quella(strampalata e duramente rampognata) di istituire “parchi dell’amore”. A partire dal Cavaioni, oggi mi dicono in completo abbandono. A trent’anni di distanza, non se ne avverte più il bisogno. Il costume (come suole dirsi si è evoluto) e i giovani possono fruire di luoghi meno ameni ma più sicuri, al riparo da guardoni e zanzare . A partire dalle comode abitazioni dei propri genitori che li ospitano fin oltre i trent’anni.

E, ancor oggi- per parlar di cose più “serie”- ritengo che al sacrificio richiesto a talune categorie per riprendere e proseguire coerentemente, la politica di salvaguardia, valorizzazione e fruizione del centro storico, resta più che mai attuale e necessario tener in primo piano un corrispettivo essenziale, in assenza del quale tutto ritorna appannaggio di un confronto tra VIP.

Si tratta della visione di una città metropolitana reinterpretata a partire dalla progressiva estinzione di un antico concetto di “periferie”.

Sia chiaro la periferia di Bologna non è mai stata paragonabile a quelle delle maggiori città italiane. Tuttavia la delega pressoché totale lasciata in capo ai presidenti di quartiere, forse gli unici che con poche risorse e non molti poteri si sono dedicati al tema, non basta più.

Ma qui parla uno che non ha mai condiviso l’idea sempre dominante(almeno negli ultimi vent’anni) di una città che si riduce, sotto le due torri: all’epicentro baccagliatore, del suo centro storico.

Detto questo, Smargiassi nota che anche uno come Cervellati, s’acconcia a lasciar il posto “all’entropia da comitati di una sola causa”. Beh. Anch’io in fin dei conti , preso atto della “disintegrazione della politica come sintesi di interessi generali” m’acconcio, nel mio piccolo, sostenendo la campagna significativamente denominata: STIAMO CON I TRENI PER TERRA.

Però non c’entra nulla l’entropia da single issue. Dato che solo bloccando nefasti, costosi e inutili progetti si può ripensare al futuro generale di Bologna.

Tale è ormai la condizione necessaria perché nascano idee e progetti nuovi e innovativi all’altezza di ciò che in un tempo ormai lontano fu definito il buon governo. Nessuna nostalgia. Per quanto mi riguarda. In quel tempo solo la consociazione nazionale tra PCI e DC consentì a Bologna , qual trincea della guerra fredda, di contrattare risorse per implementare politiche esemplari in campo urbanistico e sociale. Uno come Vincenzo Galetti per esempio lo sapeva bene quando radunò suoi discorsi in un volumetto dal significativo titolo di : “Bologna non è un’isola rossa”

Adesso indietro, comunque, non si torna.

A maggior ragione ,con risorse calanti, bisognerebbe assumere la responsabilità di buttar a mare tutto un pregresso progettuale imposto e sedimentato alla rinfusa da robusti interessi economici. E’ prevalsa una visione parziale degli interessi in campo. Poche ricadute pubbliche e massimizzazione degli interessi privati. Mentre la politica declinava. A Bologna, a Roma e altrove in giro per il mondo.
Cofferati ben lo sapeva e perciò non ha neppur provato a muover foglia.

Su quell’esempio si può decidere , come tutto al momento lascia presumere, di lasciar le cose come stanno. Con una politica e un sindaco che si limitano a procedere per residua forza inerziale.

Del resto ,assecondare è stata la parola d’ordine , saggia e “riformista”, che ci ha condotto a questa “disintegrazione della politica”. Si può pensare che sarà sempre così. E che , alla fin fine è stato sempre così.
Tanto vale allora usare in modo funzionale il proprio voto. Ultima risorsa. E’ ciò che preannuncia Cervellati.

Mi domando(e mentre lo faccio giuro che faccio fatica) se , eventualmente, non si può cercar di gettare lo sguardo oltre quest’epoca di decadenza. O se, comunque, a prescindere ,o anche solo per ragioni di coerenza, non valga la pena di delineare uno scenario alternativo.

Il mio è semplice. All’apparenza. Si raduna in sole tre linee guida.
Una volta, beninteso, abbandonato a metaforiche ortiche il pacco di ferro cemento e recuperate, almeno in parte, le risorse necessarie.

La prima: manutenzione ordinaria, permanente, efficiente, a ridosso delle esigenze dei cittadini. Il concetto di democrazia partecipata potrebbe avere in questa particolare versione di “governo del fare bene le piccole cose indispensabili” un suo banco di prova.

La seconda: manutenzione straordinaria. In questo campo c’è molto lavoro da fare e anche leciti interessi imprenditoriali da sollecitare. Tralascio molti esempi dove si potrebbe agevolmente dimostrare che un progetto di manutenzione straordinario si collega direttamente allo sviluppo ordinato di una città di medie dimensioni come Bologna, anche considerando la sua più vasta dimensione metropolitana.

La terza infine riguarda la possibilità da parte del sistema pubblico, complessivamente inteso, di fungere da catalizzatore di un nuovo sviluppo non solo economico, ma anche civile e sociale.

Qui si gioca la carta del rapporto positivo (secondo una logica win –win direbbe una mia amica) col resto d’Europa e del mondo.
Opporsi all’outsourcing non con grida manzoniane ma con la costruzione progressiva di “reti lunghe”(informazione, ricerca,tecnologia) di cui debbono necessariamente poter contare, in modo non sporadico, le realtà produttive locali che attualmente fanno ciò che possono ciascuna per conto loro. E , non di rado, scaricando oneri crescenti sul lavoro.
Non tutte queste realtà, naturalmente, hanno le potenzialità per partecipare a un tal disegno. Tuttavia , alla lunga potrebbero comunque usufruire di ricadute territoriali utili anche a loro.

Insomma un salto di scala, o meglio una riqualificazione del sistema produttivo locale mi sembra ancora possibile. In prospettiva. E’ comunque doveroso provarci. Altrimenti resta solo il discorso che ho già da tempo orecchiato. L’apparato produttivo, servizi compresi è quel che è. La festa del modello emiliano è finita da gran tempo. Non ci son più soldi per il welfare pubblico. Passiamo alla famosa e a mio parere, ingannevole, sussidiarietà.
In seguito verrà il tempo della carità. Con la politica alla finestra ad osservare gli effetti sociali di quel sistema di vasi comunicanti nell’economia mondiale che caratterizza l’epoca della globalizzazione.

Sia detto per inciso, questo discorso dei vasi comunicanti,(riproposto anche da Scalfari qualche domenica addietro) se vale a descrivere , “grosso modo” lo stato dei fatti, rischia tuttavia di non cogliere i dinamismi in atto.

Non è vero che il mondo è piatto.
Si ergono alture improvvise, vi sono dighe che interrompono il flusso, salti d’acqua, curve a gomito, strozzature varie, frane, ampi bacini e insomma ogni genere di strozzature. Il mondo continua a restar bello perché vario. (Variabili relative all’ambiente naturale, alla capacità energetica, al fattore geopolitico ,storico , umano , culturale e molte altre ancora).

Nella varietà potrebbe forse risiedere una possibilità. Anche per Bologna.
Del resto mi vien in mente che la parola inglese outsourcing non ha, almeno in origine, un significato univoco. Il significato manageriale negativo che gli viene, a ragion veduta, attribuito può esser rivoltato da parte di una comunità locale coesa in quello di “approvvigionamento esterno”. Apertura e scambio. Possibilmente alla pari.

Ma , insomma son cose per giovani. E semmai candidati. Lascio a loro pensieri più lunghi.

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37 Risposte to “I dintorni del Civis.”

  1. Gino Says:

    C’è da trasecolare. Votare la Lega avendo in odio il Civis mi sembra più che un atto da vipera una cosa da stupidi. Come quello che si taglia i maroni per dispiacere alla moglie. Un atto di così estrema abiezione morale, un tradimento in pompa così magna, persino con il Manes Bernardini a fianco, neanche il Bossi, ma un comune ragazzino detrosteronico…. tutto per il civis. Un comune filobus, per quanto ingombrante e obsoleto, destinato a fare confusione, ma il cui impatto non sarà comunque superiore agli auto-articolati e agli innumerevoli suv che da tempo immemorabile scorazzano per il centro accasandosi nei garages della ricca borghesia del centro storico…Che sarà mai. Davvero non c’è causa migliore cui dedicarsi ? A mio parere Cervellati non ha ragione su nulla. E’ un abusivo che ha cpitalizzato in celebrità personale un piano per il centro storico che aveva diversi padri, e che fu una realizzazione collettiva. Un piano che ha avuto meriti ma anche innumerevoli effetti perversi…. Come dimostra la povertà/banalità dei suoi scritti Cervellati era un ‘operatore’ poco versato alla speculazione cui il Pci offrì una generosa occasione di emergere in una epoca nella quale di architetti in giro ce n’erano pochi. Tutto il suo pensiero è una lagna passatista ed estetizzante, un’ermeneutica scarsa come poche. Una banalità da Mulino Bianco ad uso della piccola signoria culturalista, quanto sempliciotta e provinciale risiedente nel centro (come compagna di condominio del nostro). Come progettista, quando ha realizzato qualcosa, vedi Borgo Masini, ha raggiunto abissi che neppure a Plovdiv si possono trovare. Esempio che più ulgido non si potrebbe di una pseudo-élite, ignorante quanto supponente, assai diffusa nella balanzonica Bologna. Da Lei, signor Zani, di cui pure ammiro molti atteggiamenti di sfida, mi aspettvo qualcosa di più tagliente…

  2. Andrea Says:

    L’inanità dello sforzo di pensare a questa città se non ribellandosi: c’è sotto tutto il dispetto per la mancata, potenziale, alternanza di governo, che è sentita anche da persone di sinistra (qualunque cosa voglia dire, ormai). La maledizione, in fondo, dello “zoccolo duro”, dell’abitudine, che travolge anche la qualità del ceto dirigente della sinistra locale: senza un “ce la giochiamo alla pari”, non c’è gusto ad occuparsi di nulla.

  3. vanni pancaldi Says:

    Churchill, a chi storceva il naso per il suo alleato Stalin, rispose che se Hitler avesse invaso l’inferno lui non si sarebbe sentito in imbarazzo ad argomentare in parlamento sulle qualità del diavolo
    Mi fa impressione che Cervellati condivida talmente le preoccupazioni di Boschi ed altri esperti (oltre a quelle di normali cittadini) da accettare anche la Lega come interlocutore privilegiato. Forse siamo davvero vicinissimi ai disastri paventati per portare avanti un progetto costoso ed inutile.
    Io assieme alla cittadine/i metropolitani autori dell’appello a STIAMO CON I TRENI PER TERRA non arriviamo certo a tali contorsionismi (almeno elettorali) ritenendo di appartenere ad una sinistra civica e di progetto (quello di una visione metropolitana dei problemi ed opportunità per Bologna), anche se solo sperata, per ora.
    Con la nostra presenza il 12 luglio a Porta San Vitale con il nostro lunghissimo striscione e la copertura mediatica eccezionale avuta,oltre ad aver fatto iniziare un pressante dibattito sul civis ed in parte seminato per il germe di Bologna a dimensione “metropolitana”, abbiamo almeno impresso una matrice non solo di destra all’opposizione al Civis. E continueremo con vigore su quella strada.
    Non mi aspetto certo in un cambiamento di fronte del PD sul Civis ma almeno che non scompaia dal dibattito lasciandolo in mano a PDL e Lega con l’argomentazione che “oramai…..” come dice la Cancellieri e assurdamente la Sovrintendenza o che soggiaccia completamente ai diktat di Legacoop e che sopratutto non cerchi di cavalcare, sull’onda delle dichiarazioni di Cervellati, la sindrome della cittadella assediata dai barbari e dai traditori.

    Spero si torni a parlare delle opportunità indicate da Mauro in particolare da quella di catalizzatore pubblico per il progresso in tutti i campi. Le modalità ci sarebbero a partire dalla riconversione “eco”nomica del packaging e dalla sua filiera.
    Ma chi è il soggetto in grado di portare anche pochi temi ragionati e prioritari nell’agenda di una politica strangolata dalla spasmodica ricerca di nomi e cognomi e poltrone? O è meglio iniziare una serie di progetti ad hoc collegati ma ciascuno con proprie dinamiche, come quello dei “treni per terra”?
    Cominciamo a tentare una risposta? Prima che cali il gelo preelettorale

  4. Andrea Says:

    Ho capito la strategia di Cevenini: accodarsi, ovvero la “vietnamizzazione del conflitto”… tanto, non c’è nulla da aggiungere rispetto a qualsivoglia problema. Grande tattica per amministrare una sconfitta non ancora nei numeri ma nelle teste; ovvero che c’è già stata “nel corso del tempo” e che rimarrà tale.
    Anche un orologio rotto però, due volte al giorno, segna l’ora giusta… e qui nasce l’equivoco.

  5. maurozani Says:

    Caro signor Gino, l’esperienza , compiuta anche in questo blog, mi suggerisce sempre una certa prudenza nei giudizi sulle persone. Salvo quando mi salta la mosca al naso. Non è il caso di Cervellati. In ogni caso non sono d’accordo con il suo secco giudizio: “Cervellati non ha ragione su nulla”. Anche se simpatizzo con talune sue osservazioni “storiche”. Resta che se lei legge bene quanto ho scritto, capirà che, nel contesto del discorso, è difficile trovare qualcosa di più “tagliente” rispetto alla confermata definizione di VIP.
    C’è anche dell’altro però. Mi riferisco alla mia condivisione dell’approccio politico di Pancaldi che scrive qui sopra.
    Detto questo c’è tuttavia un’omissione nel mio post. Riguarda Boschi cui Cervellati affida ogni definitiva considerazione: “un genio della statica”. Io invece non ho condiviso il suo approccio tranciante sia pur formulato dall’alto di un’indiscussa competenza. Rimedio , in parte, ricordando che fu Boschi , tra gli altri, a portare il suo contributo alla condanna di quel povero cristo che aveva lanciato l’allarme sul terremoto dell’Aquila.
    Quanto alla “vietnamizzazione del conflitto” simpaticamente evocata da Andrea, c’è poco da fare. Non riuscì allora, così come non ottiene risultati apprezzabili in Irak e in Afghanistan. Non ne otterrà a Bologna. Non è infatti una grande tattica ma solo l’ammissione dell’inizio della fine.
    Una resa condizionata dal disimpegno resta pur sempre una resa.

  6. Gino Says:

    Egregio signor Zani, concordo con lei. Non è il caso di infierire sull’arch. Cervellati, il quale, a mio parere vale quel che vale. Per me poco, per altri molto. Questione di gusti. Volevo solo segnalare che le sue parole correvano il rischio d’essere travisate. Nel senso di una visione di Cervellati come un ‘compagno che sbaglia’, ma solo politicamente, non nel merito, anche perché costretto a sbagliare dalla stessa impresentabilità del resto dei compagni. Anche il signor Ventura, a mio parere inclina in qualche modo in questa direzione. Per non parlare del signor Pancaldi, quello che sta con i ‘treni per terra’. Traluce in talune espressioni come un moto di pietosa simpatia per il ‘povero’ Cervellati. Egli avrebbe disperatamente ragione. E perciò si tratterebbe di cavalcare con più forza i suoi temi, ‘da sinistra’, per evitare che la destra se ne appropri. Così (sic !) il Pancaldi, il quale richiama la maestosa manifestazione del 12 Giugno (della quale non mi sono accorto) come momento in cui è “stato seminato per il germe di Bologna metropolitana”, con “impresso una matrice non solo di destra all’opposizione al civis”. Di qui l’invito a continuare per questa strada. Meglio sarebbe dire per questo ‘binario purulento’. “Avanti” contro il civis, cioè il rifiuto a ritirarsi dal Civis. Con il rischio, alla fine, se non è troppo ardito il paragone, di una kadima civica nostrana, con questo civis al posto dei territori occupati. Tutti attaccati a un filobus, come una volta si diceva per un noto tram. Non le sembra un po’ troppo sdrucciolevole, oltre che comico, questo binario, signor Zani ? E non le sembrano invece più sensate le parole di Zamboni, il quale ha dovuto precisare che sempre di mezzo pubblico si tratta, per quanto goffo, non privato ? Dunque perché tanto zelo degno di miglior causa ? L’accesso socializzato delle masse su mezzo pubblico al centro storico, per godere della sua bellezza e delle sue funzioni, non è forse una battaglia di sinistra ? Infatti dove sta adesso la destra ? Contro il Civis. Che allora fu voluto per esorcizzare il tram, un mezzo di sinistra troppo hard, e che adesso, rimosso il tram, si rivela pur sempre un mezzo ancor troppo ‘democratico’, ancorché sgraziato. Per inciso le faccio notare – tornando sul Cervellati – che la politica ‘rossa’ per il centro storico aveva un movente: la lotta democratica alla rendita fondiaria e alla speculazione. L’elemento sociale, come un grande riformista come Campos ha insegnato fino all’estenuazione, sussumeva e ricomprendeva quello estetico. Sberciando via il lato sociale del piano (come purtroppo in parte è avvenuto) il principio storico-estetico resta a sé stante. Esattamente come lo troviamo oggi nel Cervellati e nei suoi seguaci. Un punto di vista da ‘rentier culturale’, o meglio, meno metaforicamente, da rentier tout court: una lotta alla rendita capitalistica dal punto di vista della piccola aristocrazia fondiaria. Finalmente imbozzolata nella propria icona. Una città proibita se per pochi eletti, liberi, al caso, di percorrerla con i propri mezzi privati.
    Comunque, le sue parole sulla manutenzione ordinaria e straordinaria mi sembrano sagge. Dovrebbe comunque mondarle di quella cultura catastrofistica che le circonfonde. Io non so se la città (e la sua politica) stia davvero in una prolungata ‘decadenza’. Il mondo evolve, scompaiono vecchi attori sociali e ne arrivano dei nuovi. Quello che è certo è che veniamo da una nevrosi. Che si manifesta in tanti sintomi, anche comici. Non la fa ridere il fatto che arriva un vulcanologo che predice il crollo delle due torri ad opera del Civis, come fosse la farfalla il cui battito d’ali fa precipitare la catastrofe all’altro lato del globo, e tutta una città si mette a discuterne come fosse una cosa seria ? Decadente fosrse. Rimbecillita di certo. Un rimbecillimento da prolungata nevrosi. Ecco perché le sue semplici idee sulla manutenzione (io direi quella ordinaria più ancora che straordinaria) mi paiono sagge. Così si fa negli esaurimenti nervosi. Si ricomincia dalle cose semplici. Con rispetto il suo: Gino

  7. Giovanni Says:

    Odio, altro che inanità politica.
    Cervellati odia la classe dirigente di questa città fino al punto da dire pubblicamente che voterà per la Lega. Uno sfregio.
    È il primo, tra i tanti, a manifestare pubblicamente i sentimenti non più nascosti che affiorano ormai massivamente nella città.
    Il Partito di Del Bono la deve pagare. Si, perché è questo il punto: tutti gli sponsor e gli accoliti di Del Bono sono ancora nel circuito politico. Non si sono fatti da parte. E allora, il vasto programma elettorale popolare sarà all’insegna di “mandiamoli tutti a casa”. Certo, se poi sbuca un leghista con la lingua sciolta e con l’idea di cacciare tutti i negri dalla città, sarà sommerso dai voti.
    È questa la vera Opera Magna realizzata da Prodi, Vitali, Zampa, Draghetti, Cofferati, Mumolo ecc…altro che il morituro Civis.

  8. roberto Says:

    Credo che Giovanni abbia colto nel segno: a mio avviso è la stessa insofferenza che ha permesso a Guazzaloca di diventare sindaco, e la strada per il leghista di lingua sciolta si sta spianando.
    Piazza S. Giuseppe è un piccolo e piacevole spazio alberato tra via Indipendenza e via Galliera, dietro l’Arena del Sole. Uno spazio un po’ parigino con qualche panchina ma che ahimè è spesso frequentato da stranieri, di quelli che piacevano a Biffi.
    Polacchi, moldavi, ucraini (quindi cristiani e non musulmani) l’hanno scelta come punto di incontro.
    La piazzetta era stata risistemata di recente, ha una nuova alberatura che sostitusce i pini sbilenchi di prima e una bella pavimentazione in porfido; solo i 2 lati adiacenti alle costruzioni conservavano un acciottolato sconnesso, perchè aree private.
    Col modico impegno di 100.000 euro saranno sostituite le panchine con altre rotonde che circondano gli alberi (così diventa difficile parlarsi, e più difficile stendersi) e sarà rifatto l’acciottolato che forse non è più privato.
    I lavori che avrebbero potuto concludersi in 15 giorni dureranno mesi.
    Nella speranza che i frequentatori si siano nel frattempo trovato un altro posto.

  9. maurozani Says:

    Capisco signor Gino. E mi fa buon sangue la sua ironia sull’eventuale kadima nostrana, così come il riferimento ai rentier culturali. Salvo che questi ultimi sono davvero tanti e tra loro diversi. Quanto al catastrofismo ,boh, non saprei. La decadenza c’è , la vedo io come la vedono altri e si mischia al cambiamento inevitabile il quale ultimo comunque non la redime.In ogni caso rifletterò dato che non è la prima volta che vengo accusato di catastrofismo. Anche se alcune volte in modo eclatantemente strumentale. A fini di lotta politica ,intendo. Infine il Civis. Tra le grandi opere che costituiscono il pacco di ferrocemento che si vuol rifilare ai bolognesi, indebitandoli fino al collo, questa non è quella che più ha attirato, in passato, la mia critica. Tuttavia ,secondo il mio modesto parere, ci sono altri modi , meno obsoleti e costosi per portar le masse nei pressi di Piazza Maggiore. Se si è optato per questo è solo per colpevole forza d’inerzia.

  10. Andrea Says:

    La manutenzione fu un cavallo di battaglia di Guazzaloca e fu deriso come il “sindaco delle buche”… ricordate?
    Il centro storico, caro Gino, non è solo il simbolo di una fruizione culturale, con le visite ai musei, la visione di un film, la ricerca di un libro… è lavoro quotidiano di impiegati, dirigenti, massaie, badanti, poliziotti, bancari, commercianti, rappresentanti, avvocati, medici, ingegneri… e fin qui siamo d’accordo.
    Come farli giungere in centro tutte le mattine è da decidere in fretta.
    Se tutti si attaccano al tram è perché si mette sottosopra la vita di tante persone con la motivazione dell’assenza di inquinamento di questo mezzo a trazione elettrica, peraltro fuori produzione e con modestissimo successo internazionale. Vi è stata un’altra motivazione forse?
    Cervellati odia il ceto politico dirigente di questa città? E allora? Anch’io…
    Cervellati si esprimerà per la Lega? Beh, ha avuto il coraggio di dirlo e questo gli fa onore… quando la misura supera il limite è giusto sfogarsi!
    I prodiani fanno il bello e il cattivo tempo anche dopo Del Bono? Sono penetrati nel vuoto pneumatico!
    Io, per rispetto di voi tutti che siete di sinistra non dirò per chi ho votato negli ultimi dieci anni…

  11. giovanni Says:

    Mentre noi discutiamo appassionatamente della Città,la Prefetta Cancellieri chiacchiera da mesi di graffiti, metrò, civis,”scivolo prodiano”,tovaglie et similia,con il supporto di un gabinetto che ci costa 5.000.000 di Euro,di cui 1.500.000 per fare le cerimonie alla Finocchiaro,Donini e Farinelli.
    C’è molto da tagliare:due segretarie bastano e avanzano

    Ps un risultato concreto però la Prefetta l’ha conseguito :con l’aiuto del Saggio Presidente ha salvato la poltrona di Prodi all’Aeroporto Si sa le cose possono cambiare repentinamente,e,allora,una gamba di qua e una di là, cosi anche la Cancellieri vince sempre.E poi Banana in questo momento è impegnato in ben altre cose,non se ne accorgerà Prodi,invece ,non dorme mai. Con una mano tiene Bologna e con l’altra piazza una avvocatina della l’Azione Cattolica a C S M. Gente modesta ma perseverante

  12. Gino Says:

    Carissimo signor Andrea, votare come le garba è un diritto sacrosanto. Del resto il voto è segreto. E, se ci pensa, è in questa modesta oscurità che sta la sua natura democratica. Diverso è il caso di chi fa auting in modo plateale, passando da un palcoscenico a un altro. A mio parere non c’è nulla di più disprezzabile del diciannovismo del jet set. Per inciso, caro Giovanni, l’odio per la classe dirigente, specie politica, è un sentimento tipicamente intestino (e peristalsico), da classi dirigenti, magari di taluni strati o cerchie particolari contro altri armate, oppure di frammenti decaduti, declassati o finiti in minoranza se non in disgrazia, o anche semplicemente in quiescenza. Oppure di aspiranti alla classe dirigente. La quale, come ci ha insegnato Pareto, è articolata in almeno tre strati: politica, economica e culturale. E in ceti molteplici. Tutti individui, insomma, che se non appartengono al nucleo interno della cd. classe dirigente, ci girano intorno. Questo tipo di odio è anche fortemente individualizzato. Viene dall’interno di gruppi, ceti, corporazioni, ma è sempre impugnato da individui animati dal rancore, cioè pieni di sè, e che sentono dimidiato il rispetto e l’ambizione di cui si nutre la loro autostima. Mi guarderei dal confondere ciò che avviene nella vasta e composita classe dirigente, con la massa della popolazione. La gente inclina semmai all’indifferenza, all’apatia o al vaffanculismo (che è comunque un sentimento -per così dire – leggero). O alla rassegnazione. Al caso, se non ha la prova provata che c’è qualcosa di meglio da cui trarre vantaggio, inclina al conservatorismo (anche di sinistra). Il popolo, sanamente diffida delle classi dirigenti, e perciò si guarda bene dal seguire chi, facendone parte, fa sfoggio di accidia. Anche l’odio di classe di cui ci siamo imbevuti nella nostra gioventù, era una costruzione ideologica. Le classi, se ci sono, al massimo si disprezzano, per apprezzare il proprio modo differenziato di vita.
    Per quanto mi riguarda sarei ben felice di poter cambiare un vagoncino di pletora dirigente intrisa di rancore e supponenza proveniente da sinistra e dintorni, con qualche bella vagonata di popolo hard proveniente da destra, anche a costo di cedere qualcosa (in attesa di una sana ma ponderata rieducazione) al suo innato razzismo. Tutti sul civis, mentre gli altri li attaccherei al tram.

  13. maurozani Says:

    Tipico. Sei tornato. Ma lo avevo capito anche prima. La manutenzione… Adesso poi Pareto..

  14. maurozani Says:

    Ah..va bene, comunque…
    PS. Naturalmente non condivido la vena masochistica popolar-populista in salsa Civis.

  15. Gino Says:

    Non so cosa voglia intendere, signor Mauro. Non mi risulta d’essermi mai azzardato a dilogare con il suo blog, che ho sempre letto con deferenza. Perciò cosa vuol dire con ‘tornato’ ? Io so che son ‘venuto’ (con gusto modesto). Semmai, ecco, potrei essere ‘andato’.

  16. giovanni Says:

    Signor Gino,è venuto….? Se continua così diventerà del tutto cieco.Si riguardi.

  17. Gino Says:

    Comunque anche orbato dalle seghe non sarò come Giovanni dalle bende nere

  18. roberto Says:

    Sono d’accordo che ci sia molto da tagliare (ridicolo il taglio dell’1% alle spese del Quirinale!) ma l’iperbole delle due segretarie potrebbe sviare il discorso.
    Io resto sempre del parere che ad ogni cambio di sindacatura sarebbe indispensabile far fare (o aggiornare) un audit organizzativo (ci sono fior di società internazionali in grado di farlo, bastano 3 mesi se si parte da zero), e renderne pubbliche le conclusioni. Poi la politica decide.
    Per chiarezza:
    – lo “scivolo prodiano” è forse il People Mover?
    – la poltrona di Prodi all’aeroporto è quella di Giuseppina Gualtieri dai troppi incarichi (cosa fanno e cosa producono ERVET e Promobologna ?), grande menager (il presidente?) in un contesto generalizzato di crescita del traffico aereo, con alle spalle e ormai seppellite vicende quali quelle denunciate dal direttore bolognese di Enac Generoso Coraggio (Doro group, crediti non richiesti alle compagnie ecc.) ma bollate da Cofferati, Draghetti ed Errani come azioni “politiche”.
    – l’avvocatina della l’Azione Cattolica a C S M (Consiglio Superiore della Magistratura o Centro Sviluppo Materiali, come diceva il senatore eletto a Napoli Sircana), chi è?

  19. roberto Says:

    Ho trovato un riferimento a Giuseppina Gualtieri, datato 2008, quando Cofferati la designò alla presidenza dell’aeroporto: una vera superwoman!
    Giuseppina Gualtieri, oltre che Presidente di Aeroporto Marconi Bologna spa, è anche nel
    – Marconi Handling srl (SAB al 100%)
    – Consiglio di amministrazione di HERA Bologna
    – nella società Famula on-line (60% in mano a Hera)
    – in SIPRO agenzia per lo sviluppo di Ferrara
    – consigliere della Fondazione Nomisma Terzo settore
    – direttore generale di PROMOBOLOGNA.
    (dall’interrogazione al Consiglio Comunale di Serafino D’Onofrio, che aveva chiesto anche quanto quanto percepisse Gualtieri per tutti i consigli in cui sedeva, risposta non pervenuta. Ma forse con Brunetta, spulciando ora qualcosa si trova).

  20. Andrea Says:

    Non ho letto l’intervista a Cervellati perché, da alcuni anni, non compro più giornali. Detto questo, penso che se l’architetto avesse dichiarato il suo voto al Partito comunista dei lavoratori, sarebbe cambiato molto… anziché parlare di “sovversivismo delle classi dirigenti”, sarebbe entrato di diritto nel romanticismo della sinistra bolognese… oppure immaginiamolo con Vendola a fare anche lui il cattolico comunista (chiedo scusa alla memoria di Franco Rodano, che si rivolta nella tomba…) che spara sul tradimento del ceto politico della sinistra locale… le vie della sinistra sono infinite… in genere si gode poco ma chi si accontenta gode un po’…
    Se c’è una cosa che mi fa arrabbiare è il ricordo di Berlinguer che taccia noi settantasettini ventenni di diciannovismo… magari!… con il programma “sansepolcrista” e tutto! Invece abbiamo avuto Bifo… urca!
    Ecco, se fossi “Repubblica” intervisterei Bifo sul Civis, per trasformare tutto in un manga! Jena Plinsky Cervellati in “2010: fuga da Bologna”…
    Io, caro Gino, sono un reazionario, socialista, populista, e altre cose ancora, che non vede nulla all’orizzonte che non debba essere rifiutato e da cui sfuggire e apprezzo molto il suo approccio, vivo, scintillante e inevitabilmente onanistico… si gode poco ovunque… questo è un problema grave!
    Peraltro i cambiamenti si debbono all’unione di aristocrazie cadette e popolo e credo che se una persona come l’architetto ha voluto rendere chic la Lega significa che gli abiti – tutti gli abiti – sono diventati stretti, non più indossabili… che è ora di cambiare il guardaroba… Come nel “Gattopardo” dirà lei… forse… ma almeno potremo vedere e raccontare un altro capitolo… Cervellati non appartine al jet set… Renzo Piano, Fuksas e le altre archistar stanno nel jet set, con tanto di jet lag quando parlano di problemi comuni o di politica.
    A proposito di rancore: che cosa muove l’agire se non il rancore… contro l’infinito otto settembre italiano, contro il fascismo, la Democrazia cristiana, l’unificazione socialista, il pentapartito, Craxi, Berlusconi… si fa presto a parlare di rancore a bocce ferme… è rimasto solo Berlusconi… dopo? Fine del rancore? Giovanni ha la saccoccia piena di prodiani da odiare… lui è tranquillo, non rimarrà sguarnito. Ma noi?
    Mauro non odia più se non il cattivissimo fascismo e nazionalsocialismo… ma sono sempre più lontani… diventa dura!
    Io odio il tempo che passa e lei, caro Gino, il “diciannovismo” del jet set… ma dove lo vede?… Sono tutti accucciati con il centro sinistra, dai banchieri ai paraculi di impiegati comunali!… di sovversivo vedo solo le malattie… “il buffo è che abbiamo avuto il tempo di leggere tutto!… romanzi, saggi, critiche, discorsi… lecito mi è dunque affermare, prove alla mano, che i re, deputati, ministri, proferiscono sempre, di decade in decade, le stesse fesserie… appena qua e là, qualche imprevisto… più stronzo, meno stronzo…” scrisse Céline in “Nord”.
    Caro Gino, lei mi è molto simpatico… anch’io vorrei “qualche bella vagonata di popolo hard proveniente da destra”… ma quale popolo?… distrutto dalla televisione, dal telefonino, dal Suv, da facebook, dai viaggi all inclusive… già Pasolini, che ho amato e che si sarebbe unito a noi due nel desiderio, non vedeva più il popolo… erano i primi anni Settanta!

  21. Andrea Says:

    Se dichiarassi che l’Archiginnasio è stato ridotto ad un cesso di biblioteca a causa di un concorso di circostanze in cui fa la parte del leone la cricca di lontane origini piciste a cui furono date in gestione illimitata le biblioteche bolognesi qualche decennio fa… e che il disastro, ovviamente, è senza paternità evidente… ma sono sicuro che solo il diluvio politico più sconvolgente potrà forse salvare quello che rimane di questa istituzione… sarebbe sovversivismo piccolo-borghese pieno di odio per il ceto dirigente di sinistra di questa città?… modestamente, si… con disgusto anche per il genius loci!

  22. Gino Says:

    Caro Andrea, la sua prosa è così avvolgente che si stenta a lasciare la forma (per quanto è bella) per andare al contenuto. Ha ragione: le circolazioni delle élite nascono sempre dalla distruzione delle oligarchie ad opera del contatto fra i cadetti esclusi dal potere e le ‘masse’. Le quali possono essere insofferenti, cioè in movimento, ma anche in dormi-veglia. Se l’avanguardia dei cadetti raggiunge una minima massa ‘critica’, come numero e coesione ideologico-culturale, allora troverà comunque un popolo disposta a seguirla. Qui – e suppongo lei lo sappia meglio di me – è il nucleo intimamente élitistico del pensiero leniniano, con quella sua idea ossessiva della ‘coscienza che viene dall’esterno’. Comunque tutto questo valeva prima del compiersi della democratizzazione. Nel noto e ribollente timing che ha visto prima affermarsi la cittadinanza civile, poi quella politica e infine quella sociale. Compiuto il processo, ossia esaurito il ciclo dell’emancipazione’, le cose hanno preso una piega particolare. Se prendiamo i due soli esempi di vera novità avvenuti nei nostri dintorni, non possiamo non coglierne le anomalie. La Lega è stato l’incontro fra segmenti di popolo stanchi di conferire vecchie deleghe e un gruppo di dilettanti, privi di professionalità politica e di background intellettuale. Si direbbe davvero un movimento che è proceduto dal basso. Dalla periferia al centro. Il grillismo è invece corrispettivo ai paradossi delle formazioni ‘anti-cartello’, neo-surrogato di ciò che un tempo costituiva l’area dei partititini ‘anti-sistema’. E’ un movimento di classi medie di nuovo conio (cadette e senza speranza) che si rivolgono a sè stesse. Una massa critica senza una massa sottostante. Tutto il resto è decomposizione, scomposizione, ricomposizione di interessi e ceti dirigenti. Che è la fenomenologia di una democrazia matura (e quindi anche stanca). Anche il neo-populismo di Fi e Pdl, malgrado molto si sia parlato della sua novità, appartiene, in fondo, a questa ordinaria fenomenologia.
    Resta il discorso del popolo, e qui non posso seguire le sue inclinazioni. A me il romanticismo pasoliniano non è mai piaciuto. Un amore per il popolo subito pronto a trasformarsi in disprezzo aristocratico e culturalista appena il popolo comincia a star meglio. I telefonini, la televisione, i suv…. E’ quello che passa il convento. Dove prima c’erano mele, pere, carriole e biciclette… A me le masse leopardate e maragliesche che entrano nei super-mercati piacciono. Sono un grande movimento. Il popolo per quello che è realmente, e sociologicamentre, non per come è sublimato dagli intellettuali. Solo chi ha sempre goduto degli agi può permettersi di ‘superarli’ con un rifiuto che è esso stesso un ‘bene posizionale’ esclusivo (cioè aristocratico). Ed è qui – se ci pensa – che rivedremo all’opera il ‘rancore’. Il quale nasce, come sempre, dalla privazione di ciò che si ha, non di ciò che non si è mai avuto. Popolo che scala nella fruizione dei consumi ‘cd. opulenti’ (seguendo l’adagio dei francofortesi – tutti pasoliniani ante-litteram, della specie alto-tedesca) e classi medie ben dentro la crisi di nervi. Il Pd ha cercato di captare le seconde, disinteressandosi al primo. Di storto, ma qualcosa l’ha fatto. La sinistra socialista è rimasta a contemplarsi l’ombelico, finendo travolta. La ‘narrazione’ di Vendola è un volo pindarico. Potrebbe stufarci presto. Questo narrare narrare narrare, almeno per me, è già una favoletta stucchevole. Una ninna nanna e mi son già addormentato. Ecco perchè mi ha colpito l’idea della manutenzione nella quale è incappato il signor Zani. Voce del verbo manu-tenere, muovere gli arti per dare ossigeno al cervello. Disintossicarlo. Mi piacerebbe che sviluppasse ancor più il concetto, lasciando perdere, semmai le ‘reti lunghe’. Altra ninna nanna narrativa. Ecco, se lei, signor Zani, fosse mai un pescatore, le coniglierei un semplice retino, da tenere nella mano sinistra mentre con la destra si tiene in tensione la canna.

  23. Andrea Says:

    Caro Gino, la quoto interamente… la sua prosa mi mantiene teso… da vecchio amante del jazz riconosco la grande orchestra… con decine di strumenti.
    Le confermo: Zani è un pescatore… la pesca è stata la sua passione… è noto a molti e ne ha anche parlato da democratico e socialista in occasione del penultimo viaggio americano di Fausto Anderlini alle foci del Mississippi… Immaginava lucci giganteschi!… Da accanito lettore – che fui – di Adorno… capisco! Che il popolo stia meglio mi fa molto piacere… detta così è piacevolmente sgradevole… fa molto Ortega y Gasset (che fu socialista!). Io, però, mi sono rifugiato nell’Ottocento francese… in Peguy (che fu socialista anch’esso…), in Balzac, in Drumont… poi, finalmente, in Bernanos. Vede, il popolo, come l’intendeva Bernanos, è quasi lo schifo che lei descrive, ma c’è la grande monarchia cattolica francese che tutto avvolge come mito fondativo e non ancora distrutto completamente, nel ricordo, dall’orrore rivoluzionario (ah! amato Rivarol!…).
    Noi abbiamo le coop come mito fondativo… pensi che giungo fino ad allungarmi all’Esselunga per difendermi un po’!
    La manutenzione è un’idea fastosa che solo il provincialismo ammantato di sociologia disprezza… è un’idea calda, genitoriale, affettuosamente reazionaria, di comunità viva, che solo popoli più sicuri della loro identità possono praticare con sprezzo del pericolo!… invece qui si diventa, quando va bene, il “sindaco delle buche”! La manutenzione è un concetto robustissimo, che si applica quasi a tutto, salvo al cibo e alla benzina… io lessi, ventenne, il romanzo di Pirsig – “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta ” – e ne fui estasiato!… La manutenzione si applica agli affetti familiari, ai rapporti di amicizia, ai rapporti di lavoro, ai rapporti politici, economici, commerciali… ai rapporti con Mauro Zani… insomma, il mondo è la sua manutenzione, orca boia!
    Il romanticismo Pasolini se lo teneva per sé e ne è morto, ucciso forse su commissione da un maraglio già finto popolano… è vero, parlava di lucciole, di poliziotti, di giovani fascisti che gli piacevano e che sbocchinava… di Brasillach – fucilato senza aver fatto nulla! – si disse che amava farsi inculare dalle SS… Insomma, quando c’è di mezzo la tendenza frocia, diventa oscuro, molle, duro, sguincio anche un concetto come “popolo”, che nell’Ottocento vede la sua apoteosi democratica e socialista, ma che fonda, molto prima, la legittimità della monarchia.
    In una recente “intervista sulle minoranze” apparsa in libreria da meno di due anni (Laterza), anche Goffredo Fofi dichiara che “il popolo non esiste più. Ma allora (negli anni Cinquanta-ndr) c’era e come, aveva una sua cultura differenziata e ricchissima, regione per regione, ed era ben diverso dalla borghesia e dalla piccola borghesia […] mi ci sono identificato, e ci stavo assai bene ! E mi dispiace per i giovani d’oggi che queste esperienze non potranno più viverle, forse, chissà, in nessuna parte del mondo. Il gioco è cambiato e non si ritroverà mai più quell’ingenuità, quella verità, quei momenti di slancio appassionato e fiducioso, e naturalmente neanche quella peculiare crudeltà.”
    Ecco, anche l’ex Lc Goffredo Fofi, mitico e amato critico cinematografico di “Ombre Rosse” (Savelli), di area non-violenta, capitiniana, socialista libertaria… è un reazionario! Evviva!… sono già con la compagnia giusta, mica con i “duri di Parigi”, i “collabò”… da me amatissimi: La Rochelle, Brasillach, Rebatet, Cousteau… e, ovviamente, Céline!
    Insomma, il popolo esiste… fa schifo, ma esiste. D’accordo con lei… ma esistono anche le coop! Come facciamo?
    Nei “Grandi cimiteri sotto la luna”, ancora lui, Bernanos, scrisse:
    “Esiste una borghesia di sinistra e una borghesia di destra. Non c’è invece un popolo di sinistra e un popolo di destra, c’è un popolo solo […] L’idea che io mi faccio del popolo non è per nulla ispirata da un sentimento democratico. La democrazia è un’invenzione di intellettuali, all’identico modo, in fin dei conti, della monarchia di de Maistre. La monarchia non potrebbe vivere di tesi o di sintesi. Non per gusto, non per scelta, ma per vocazione profonda o, se preferite, per necessità, alla monarchia manca sempre il tempo di definire il popolo, deve prenderlo così com’è. Non può nulla senza di esso. Io credo, scriverei quasi io temo, che neanche il popolo possa nulla senza di essa. La monarchia viene a trattative con le altre classi, le quali per la complessità degli interessi che difendono, esorbitanti dal quadro della nazione, saranno sempre in qualche modo degli Stati nello Stato. E’ con il popolo che la monarchia governa. Mi direte che talvolta se ne dimentica. Allora perisce […] I bisogni del popolo sono troppo semplici, d’un carattere troppo concreto, d’una necessità troppo pressante. Il popolo esige il lavoro, il pane, e un onore che gli sia affine, spogliato al massimo di ogni raffinatezza psicologica, un onore che rassomigli al suo lavoro e al suo pane […] Abbiamo avuto monarchi egoisti, ambiziosi, frivoli, taluni cattivi, ma dubito che una famiglia di principi francesi abbia mancato di senso nazionale sino al punto da permettere che un pugno di borghesi o di piccoli-borghesi, di uomini d’affari o di intellettuali, cicalando e gesticolando sul proscenio, pretendessero di impersonare la Francia, mentre il nostro vecchio popolo, così fiero, così saggio, così sensibile, diventava a poco a poco quella massa anonima che si chiama proletariato.”
    Ecco, tutto qui!

  24. giovanni Says:

    Chiarissimi Professori Andrea e Gino,sapete dirmi qual’è in assoluto il miglior nettaculo al mondo.Resto in attesa di una univoca risposta per due ore:Trascorso inutilmente il termine vi ridurro alla condizione di “falsi intellettuali”

  25. Gino Says:

    Caro Andrea, lei è come un vulcano dal quale tracimano colate di eccitanti contaminazioni. Tutt’altra cosa del soporifero Vendola. La rivoluzione dell’89 aveva decollato il re, con ciò che restava della nobiltà, e preso la nozione di popolo dalla monarchia assoluta. Popolo, cittadino, nazione. Il plebiscito permanente di Renan. I reazionari cattolici rivogliono il re e il suo popolo, senza di mezzo i ceti e la borghesia, ma con il clero. Così si torna daccapo: al dispotismo illuminato, che però guardava, di necessità, oltre sè stesso. In avanti, non indietro. La citazione di Bernanos lo conferma. Il suo popolo non esiste empiricamente. E’ una creazione dall’alto del regno. La transizione dagli Stati dinastici allo Stato nazionale territoriale.
    Quanto poi ai popoli regionali cui lei accenna con nostalgia, è vero che essi c’erano, ma, purtroppo non erano consapevoli d’esserlo. Fino a che non arriva la politica, e prima di lei, come insegna Gellner, l’uniformizzazione astrattizzante del mondo industriale, non c’è ‘popolo’ che sappia di esserlo. Esistono popolazioni locali, usi, costumi, ceti, ordini, stati, assemblee, comunità, parrocchie, feudi, signorie ecc. Unite in una Res pubblica christiana della quale, peraltro, non hanno cognizione.
    Se adesso possiamo provare nostalgia per il particolare e sforzarci di trovarne qualche scampolo incontaminato da qualche parte (magari con un viaggio low coast) è perchè siamo davvero inviluppati nell’eguaglianza…

  26. Andrea Says:

    @Giovanni

    Mondo Italia: Fini (… è “Fini” grazie all’iniziazione nei salotti internazionali che contano del massone socialista filoamericano Giuliano Amato…)
    Mondo mondo: Obama (stucchevole calimero creato da Zbigniew Brzezinski…)
    Mondo Bologna: Prodi (“posso entrare nel suo sedére democratico?…gentile elettore primario?…”)
    Mondo cane: il povero Edmondo Berselli (furbetto antipatico e supponente, finto “alla mano”… pace all’anima sua!)

    …ci tengo a rimanere un fottuto intellettuale di merda… monarchico, cattolico, socialista, populista! Sull’univoco, ognuno per sé…

  27. Andrea Says:

    Gino, sono d’accordo… è un dramma!

  28. Giovanni Says:

    Professor Andrea,
    In ragione della buona volontà dimostrata, Ella resta nella cerchia degli intellettuali, seppur di merda.
    E’ però bene sapere, che sono ormai trascorsi cinque secoli da quando il sapiente Panurge ha stabilito in modo oggettivamente incontrovertibile che il miglior nettaculo è il caldo e morbido collo del papero bianco.
    La invito, dunque, prof. Andrea a leggere i fondamentali e trascurare i clericali.
    Professor Gino,
    mi raccomando, non faccia un uso improprio dell’animale. Lo tenga per il becco.

  29. Giovanni Says:

    Roberto
    Si tratta di Marina Magistrelli,avvocato in Ancona.Nel 1995 ha risposto alla”chiamata” di ……..Prodi!
    Mauro dovrebbe conoscerla

  30. Vanni Pancaldi Says:

    chissà che virus o batterio sta infestando la mente di quel duo.
    Certo che a lasciar la porta aperta ogni tanto entrano dei soggetti che mio nonno avrebbe sicuramente gradito quando da popolano argomentava “quand a’i gnarà la rivoluzion, vueter a’v cupan tott” e quella altra popolana di mia nonna avrebbe classificato nella maniera che lei riteneva più incisiva: “lulè l’è un …prit”

  31. Andrea Says:

    Scusa Vanni… è stato uno “stress test”!… le banche oggi fanno la storia!

  32. Gino Says:

    Dibattito chiuso. Per estenuazione. Chi attaccato al tram e chi alle prese con un collo d’oca con il quale spurgare i deretani altrui. Resto in attesa che il signor Zani rischiari qualche altro tratto di binario. Se non disturbo sarei contento di poter ancora esprimere le mie opinioni. Ringraziandola per avermi accolto in questo blog con pareri così emeriti, le porge i saluti il suo Gino.

  33. maurozani Says:

    @Andrea. Giusto. Manutenzione come affetto. Nel senso di manutenzione materiale che diviene manutenzione civile.
    PS. Non erano lucci , ma pescigatti.

  34. maurozani Says:

    @Andrea. Odio per fascisti, nazionalsocialisti? Al momento indirizzo tutta la mia avversione verso una congrega di criminali comuni che al confronto la banda della Magliana…..

  35. maurozani Says:

    @Giovanni. Non la conosco personalmente, l’avvocatessa, ma confermo.

  36. maurozani Says:

    @Signor “Gino”, per quanto mi sforzi, son tuttavia costretto a riconoscerLa nella cronica, penitenziale affezione per quel popolo composto di leopardate masse che Lei descrive. Vi sarebbe qualcosa di sano..superando la patologia che s’intravede e che consiste in una narrazione non meno consolatoria e cloroformizzante delle altre…

  37. Andrea Says:

    @Gino

    “Entre 1970 y 1972 el Partido Carlista organizó los Congresos del Pueblo Carlista en Arbonne (País Vasco francés), en los que se materializó el cambio ideológico del carlismo hacia un socialismo autogestionario y la conversión del PC en un partido de masas, de clase, federal y democrático que aspiraba a una monarquía socialista basada en el pacto entre la dinastía y el pueblo”.

    http://es.wikipedia.org/wiki/Partido_Carlista

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