Ginepraio afghano.

Stante l’attuale inerzia dall’Afghanistan non ci ritireremo. Più semplicemente –scrive Caracciolo, direttore di Limes- “lo evacueremo”.
Già. Mentre ascolto l’oscena retorica patriottarda del TG1 in memoria dei nostri ultimi due caduti, non posso che condividere una tal previsione.
Un giorno, ce ne andremo. Al seguito degli americani. Alla chetichella. Come al solito. O magari anche precedendo gli americani. Come abbiamo fatto in Irak. Rimpatrieremo i nostri soldati. Soldati unici al mondo e unici nella storia, in quanto “soldati di pace”. Lasciando l’Afghanistan al suo destino. Quale che sia.

A parte ciò, vengono in mente anche altre considerazioni.

In primo luogo l’assenza di una qualsiasi opposizione razionale al proseguimento di una guerra che ha perso il senso , se mai c’è davvero stato, della propria missione.

In secondo luogo l’assenza di un benché minima consapevolezza da parte della politica italiana sul retroterra storico nel quale affonda le proprie radici una guerra da cui non s’intravede via d’uscita.

Non si vorrebbe infierire , ma a creare l’attuale generale smarrimento, di cui è vittima anche l’amministrazione Obama, molto ha aiutato la superficiale imbecillità con la quale da destra e da sinistra si è ufficialmente proclamata la fine del novecento. La cesura, stabilita al tavolino di una nuova ideologia, tra un secolo e un altro.

Da qui l’idea, fuorviante, che una guerra iniziata nel 2001 non avesse nulla a che vedere con quella avviata nel 1979 .

La propaganda della guerra al terrorismo ha sfigurato lo scenario storico. Andrebbe invece rintracciato. Sia pure a cavallo tra due secoli.
Non so. Ad esempio, nel 1996 gli americani diedero autorizzazione all’operazione segreta della CIA volta a recuperare i missili Stinger che furono consegnati all’ISI pakistano e al dittatore, generale Zia, affinché li donasse a sua volta alla guerriglia talebana per abbattere gli elicotteri sovietici.

Armi micidiali in mano a terroristi. Ancora all’epoca dell’arrivo vittorioso dei talebani a Kabul “ne mancavano all’appello circa 600 dei 2300 distribuiti dalla CIA” negli anni precedenti. Nonostante venisse offerta la non disprezzabile cifra di 150000 dollari per ogni sistema d’arma.
(Fonte :Steve Coll in “La guerra segreta della CIA” ed. Rizzoli).

Adesso, nel nuovo secolo, mentre infuria la nuova guerra sembra che siano proprio gli Stinger (del secolo scorso) ad abbattere i sofisticati Predator ,gli aerei senza pilota ideati per la caccia all’uomo. Per inciso, in questo campo , degli omicidi extragiudiziali tramite droni aerei com’è noto eccellono gli israeliani.

Insomma , senza tornare alle guerre afghane dell’ottocento , sembra che vi sia una certa continuità storica tra il vecchio e il nuovo secolo. E che , oggi si raccolgano ancora i frutti velenosi della guerra fredda.

Nel corso del 1979 i dirigenti sovietici influenzati dal KGB di Andropov s’interrogavano ancora sul che fare, scomodando Lenin.
Di fronte alla rivolta fondamentalista in Afghanistan, continuavano a ritenere la situazione di quel paese “non matura” per il comunismo.
Per questo rimanevano incerti sul da farsi. Specie di fronte al sanguinoso caos tribale che dominava lo scontro interno alla dirigenza afghana. E del quale ricordo una colorita descrizione di Pajetta, di ritorno dall’Urss nel corso di una riunione riservata.

Nello stesso periodo fu Brzezinski a suggerire al presidente Carter di avviare una prima fase d’appoggio segreto,”non letale” ai ribelli afghani.

Si trattava, allora, di indirizzare il pericolo fondamentalista che proveniva dall’Iran di Komeini verso un altro bersaglio. Non a caso ancora all’atto della presa di Kabul da parte dei talebani, i maggiori esperti del governo USA consideravano che : “ I talebani non seguono il fondamentalismo antiamericano praticato in Iran. Sono più vicini al modello saudita”.

Per non farla troppo lunga, alla fine l’URSS, già con un piede nella fossa, si decise per l’invasione dell’Afghanistan. E gli USA , logicamente, si misero all’opera per dare il colpo di grazia all’impero del male foraggiando in ogni modo e senza andar troppo per il sottile il Pakistan e il suo regime terroristico, allora come oggi, retto dai servizi d’intelligence interni.

Ora , nel nuovo secolo, dopo dieci anni da che è iniziata la nuova guerra, si scopre –come scrive Caracciolo- che l’unico risultato ottenuto,dalle ultime due guerre (entrambe decennali) è il rafforzamento dei talebani e la destabilizzazione ulteriore del Pakistan che , non va dimenticato, resta pur sempre una potenza nucleare.

In questo ginepraio,appena accennato, cosa diavolo stiamo a fare noi italiani?

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2 Risposte to “Ginepraio afghano.”

  1. giovanni Says:

    Noi siamo dappertutto. Per il soldo militare,si capisce Le paghe e il miglior vettovagliamento Regole d’ingaggio per crocerossine .Ogni tanto ci scappa il morto. Mai in combattimento

  2. Andrea Says:

    Un esempio di pseudo-rinuncia al “sovversivismo” che proviene “dall’unica-democrazia-del-Medio-Oriente-minacciata-nella-sua-stessa-esistenza”: la “auto-limitazione” nell’uso di fosforo bianco contro i suoi orribili nemici di Gaza:

    GERUSALEMME. Israele limiterà l’utilizzo delle armi al fosforo bianco e il numero delle vittime civili nei conflitti futuri. Lo ha dichiarato in un rapporto consegnato al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, sulla campagna militare condotta a Gaza nel dicembre 2008 contro Hamas. Il testo prevede anche che in ogni unità di combattimento israeliana venga inserito un ufficiale che si occupi di diritti umani.
    (da “Avvenire” del 22.07.2010, pag. 13)

    Bontà sionista con diritti umani sullo sfondo… still life! Godete del fermo immagine, please!

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