Il PD al lavoro.

Il PD sta alacremente lavorando per perdere le prossime elezioni.
Di fronte alla crisi nella maggioranza avanza la proposta di un governo di transizione. Per di più con a capo quel Tremonti responsabile della “pessima” manovra economica denunciata da Bersani.
La proposta fa perno sulla necessità di riformare , la legge elettorale in vigore. La porcata di Calderoli.

Sulla legge elettorale val la pena di rilevare che se si trova una maggioranza in parlamento non c’è bisogno di fare un governo. E aggiungere che, a suo tempo, l’opposizione non fu poi così vigorosa. Infatti la ciliegina avvelenata posta da Calderoli sulla fumante porcata , sotto forma di uno sbarramento al 4% per i partiti non coalizzati, provocava effetti collaterali assolutamente in linea con l’idea di un sistema politico basato sul bipartitismo puro.

Come si sa, o si dovrebbe sapere e ammettere per onestà, questa era la condizione per molti, nei DS e nella Margherita, per la nascita del PD.
Calderoli offrì un contentino alettante: far fuori tutta la ciurma sinistrorsa e verdastra in un colpo solo e forse ( ma andò male) anche quella giustizialista e dipietrista.

In seguito, alla prova dei fatti la “vocazione maggioritaria” tanto invocata favorì Berlusconi e il suo partito-non partito. Quello del predellino.

Adesso Letta(inteso come nipote) scopre che il mattarellum non era poi così male. Tanto che, la principale motivazione per il governo di transizione, di larghe intese o quel che è, riguarda proprio la possibilità che gli elettori possano tornare a scegliere i propri rappresentanti , nei collegi uninominali.

Propaganda a buon mercato naturalmente.

L’idea di fondo, per la quale la modifica della legge elettorale diventa solo un accessorio argomentativo, è quella di verificare in un nuovo governo la percorribilità di un’alleanza con il costituendo(?) terzo polo. Due piccioni con una fava.
Da un lato si mette da parte Berlusconi, dall’altro si tagliano i ponti con quel paio di rompicoglioni che rispondono al nome di Di Pietro, il Demagogo e Vendola,il Poeta.

Tattica suicida. Mentre prosegue la caduta di Berlusconi (vedi post precedenti, in epoca non sospetta) gli si offre la possibilità di un estremo rilancio. Magari con elezioni nella primavera prossima. Certo c’è Napolitano. Certo Fini cercherà di non tirar troppo la corda per non offrir pretesti per lo scioglimento anticipato delle camere.

Epperò ,Berlusconi, per quanto logorato e in parte bollito, non è stupido. Troverà il modo e la maniera di prender d’infilata il terzo polo e compagnia cantante prima ch’esso si consolidi. Non è realistico pensare che sloggi da Palazzo Chigi senza una sconfitta in campo aperto. Chi lo pensa ha urgente bisogno di una visita medica. E d’altro canto non si possono mandare i carabinieri. Questo è compito semmai della magistratura.

Tra l’altro pur non conoscendo sondaggi, son disposto a scommettere che il terzo polo, al momento (e anche in primavera), non vale i voti dell’IDV e quelli, in vario modo, sparsi a sinistra. O , ben che vada, li pareggia.

A parte ciò, che è materia opinabile, nel momento in cui è il berlusconismo che comincia a franare, anche in virtù di una questione morale che a tratti assume i caratteri di una questione criminale intrecciata alla politica, nel PD si continua con il vecchio armamentario di una tatticismo incomprensibile agli elettori, abituati a pensare che chi ha vinto le elezioni non può venir disarcionato con un colpo di palazzo.

Si, lo so, il premier viene incaricato dal presidente della Repubblica , ma da quando il suo nome è nella scheda elettorale, la riforma materiale della Costituzione si è imposta, nel senso comune, anche grazie alla debolezza della sinistra che fu.

Dunque si vince solo espugnando, con un vasto movimento d’opinione, le casematte già sbrecciate del berlusconismo. Bisogna suscitarlo.Promuoverlo. Assecondarlo. Il movimento, dico.
Per questo andrebbe elaborata e poi proposta una visione. Un progetto per il futuro. Che riguardi la società italiana. Il futuro appunto. Lo si vuol lasciar evocare solo da Fini mentre il PD compie la sua svolta neodemocristiana? Come si può pensar di preparare il dopo Berlusconi mettendo in mano a Tremonti o chi per lui , (comunque ad uno dei massimi interpreti del berlusconismo), le redini del governo?

Boh. E’ una tattica troppo sofisticata. Confesso che non arrivo a comprenderla.
A meno che il governo di transizione non serva semplicemente a completare la transizione del PD. Dal centro-centro- sinistra, al Centro. E basta.
Solo in quest’ambito la proposta di Bersani assume un senso compiuto.
Si vinca o non si vinca, alle prossime elezioni, un risultato lo si otterrà.
Quello del definitivo superamento dei nostalgici residui di sinistra, socialdemocratici e veterocomunisti, che ancora rimangono nel “partito nuovo”.
Benvenuti alfine nella nuova epoca democratica. O democristiana. Come vi pare.

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11 Risposte to “Il PD al lavoro.”

  1. luigi battistini Says:

    pienamente d’accordo , siamo stanchi di tatticismi e beghe intestine ,di quello che vuol fare le scarpe all’altro ,e cosi via .
    Siamo sicuramente uno dei pochi paesi Europei dove non esista ,di fatto , una sinistra che sia solo sinistra, e non centro etcc…,il problema è che nel paese le forze e la gente che vuole definirsi di sinistra ed unicamente di sinistra esiste ,purtroppo non trova chi li rappresenti .
    Possibile che non si abbia la forza ed il coraggio ,tra tutte le forze che si richiamano ad un identità di sinistra di, per una volta , mettere da parte tatticismi ed egoismi ,interessi personali e di partito,e provare a fare un programma comune e condiviso . I temi ci sono , le possibilità di mettere nell’angolo la destra pure,perchè non provarci .

  2. Maurizio Cecconi Says:

    E’ così.

  3. roberto Says:

    Caro Mauro, non so se hai visto il video mostrato dal Corriere di Bologna con Bersani e Donini che discutono dei candidati sindaco al corteo del 2 Agosto. Giudizi su Luciano Sita (un po’ datato) e Duccio Campagnoli (che ogni giorno ne dice una), su Cevenini non gradito a Pierluigi Stefanini.
    Ma non avevano un altro posto in cui parlare, invece di lamentarsi delle «forme più aggressive di giornalismo che cercano di carpire informazioni in modo rocambolesco, accontentandosi di intercettare qualche fraseggio all’insaputa dei protagonisti».
    Donini che cerca di farci rimpiangere De Maria, è conferma di essere abituato a fare il pesce in barile: «Io da oggi sono sordomuto — ha risposto ieri mattina al Corriere — in ogni caso resto in vacanza fino al 23 agosto e fino ad allora non parlo».
    A da passà ‘a nuttata!
    Certo è niente rapportato ad altre “intercettazioni”, ma è indubitabile che con gente così non si va da nessuna parte.

  4. Il PD al lavoro. « mauro zani Says:

    […] Link fonte: Il PD al lavoro. « mauro zani […]

  5. maurozani Says:

    Roberto, ho visto adesso il video in questione.
    La chicca è Vitali. Secondo Donini, infatti, lui vuole un governo di transizione, non solo senza Berlusconi, ma anche senza il PdL e la Lega. Cioè vuole il suicidio in pubblico di tutto il centrodestra che ha vinto le elezioni.Eh , la madonna!
    Che dire? Se non che Vitali sa benissimo(voglio crederlo) come stanno le cose. E dunque è contro la linea Bersani. E a favore di quella , indistinta, della gatta morta. Al secolo Veltroni.
    Impagabile anche Bersani, l’emiliano, che corregge il compitino di Donini aggiungendo alle motivazioni del governo Tremonti (o chi per lui) le politiche anticorruzione. Ma certo. Bersani introduce la volpe nel pollaio e pretende pure di aver salve le galline!
    Ma siamo solo all’inizio. La paura fa novanta e ne vedremo delle belle. Si fa per dire.
    Sì , temo che non si vada da nessuna parte. E, sinceramente, me ne dispiaccio.

  6. Beppe Bianchi Says:

    Gentile Zani,
    d’accordo sulla necessità di suscitare il movimento, piuttosto che organizzare trame delle quali al fine si cade preda (per i leaders del PD vale sempre la sindrome di Wile Cojote). E’ un lavoro faticoso, ma qualcuno dovrà pur iniziare a farlo, porre le fondamenta (qualche pilastro prefabbricato va benissimo) sulle quali costruire una nuova idea di società e di sviluppo.
    Pensare che lo possa fare il PD è pura fantascienza. Non solo per il lavoro ai fianchi che le diverse componenti esercitano sulla leadership – con la conseguenza che ogni volta che si riesce a raccogliere un po’ di latte munto dalla vacca arriva un tizio (mandato dal suo capo clan) a rovesciare il secchio; non solo perché nel PD la tara originale dell’esistenza di diversi valori non negoziabili è rebus irrisolvibile; ma soprattutto perché il “suscitare movimento” non sta nel DNA del Partito Democratico. Il PD è nato proprio per liberarsi di questo bagaglio, di farsi portatore di una “visione” della società. Il PD vuole interpretare quella che c’è, aggiustandone magari “riformisticamente” le più macroscopiche iniquità (Pomigliano evidentemente non rientra tra queste). In definitiva il PD è nato per essere un Partito liberaldemocratico, non ideologico, tecnocratico (alcuni slogan: “bisogna fare le cose che si devono fare”, “la crisi è un’opportunità” etc.), ma privo di una sua visione originale del mondo.
    Naturalmente questo destino nei prossimi anni non può che essere ancorato (letteralmente, dunque frenato) al fatto che il PD è votato principalmente da elettori che invece sono in creca di una nuova narrazione (oltre che orfani di una vecchia), ed è dunque inevitabile che la poesia vendoliana trovi orecchie ben disposte ad ascoltare, soprattutto nel mare vasto degli elettori “dispersi”; ma è anche prevalentemente formato da una classe dirigente ex comunista alla quale non si può oggi far cambiare partito, ma al massimo accompagnare alla pensione, magari dopo essere passata (si spera) per un giro al governo del paese.
    Narrazione (e di conseguenza costruzione di una forza organizzata) vendoliana e smaltimento differenziato degli ex PCI porteranno il PD (la coscienza di sé avviene anche attraverso paragone tra diversi o per contrasti) a svelare finalmente la propria natura: un Partito a misura di Letta nipote, ma che pesca i voti anche dal serbatoio di Letta zio.
    Nel frattempo, non è necessario che il declino del berlusconismo inteso come organizzazione del consenso e gestione del potere debba passare attraverso un esecutivo deberlusconizzato. Diciamocelo francamente: la legge elettorale va bene così com’è per i Partiti, PD compreso, dunque si può andare tranquillamente a votare a ottobre. La legge elettorale attuale (oltre ad assicurare benefici di casta) permette al PD di far crescere Vendola e di stoppare il terzo polo. Mi direte, ma permette anche a Berlusconi di rivincere le elezioni.
    Possibile, ma dipende anche da quanto è vasto il movimento che si va a costruire….

  7. maurozani Says:

    D’accordo. Mi sembra. La manovra in corso in effetti tende ad innescare il passaggio definitivo. Prima fase: alleanza con ciò che sembra delinearsi come terzo polo. Il governo di transizione è evocato per questo. Seconda fase: il partito dei Letta, dopo, come lei nota, opportuno smaltimento dei “residui”. Che risulterà liberaldemocratico è ancora in forse. Che poi risulti maggioritario lo è ancor di più.

    PS. Resto convinto che qualsiasi partito, sotto qualsiasi cielo, in un modo o in un altro , per esistere, (e soprattutto per vincere le elezioni) deve avere una sua visione del mondo. Più o meno strutturata…

  8. Elio Bianchi Says:

    Bello ed impossibile, tutti ad esaminare l’ossimoro del PD, avvoltoi ed i sinceramente gli dispiace.
    Esaminiamo queste domande che pone l’emiliano Bersani e diamo una mano:
    “………siamo noi a chiedere agli altri di fare una scelta chiara. Il leader dell’Udc vuole fare il terzo polo o il secondo che può diventare il primo? Cos’è precisamente la sua area di responsabilità nazionale? Di Pietro vuole cavalcare tutte le tigri capaci di dividere irrimediabilmente l’opposizione o dare una mano a far cadere Berlusconi? La narrazione di Vendola prende la forma di una compiuta responsabilità di governo? Sono loro a doverci delle risposte. E quando sento dire che il Pd è fuori dai giochi mi torna in mente la vecchia freddura consolatoria degli inglesi: tempesta sulla Manica, Europa isolata”………
    Buon lavoro

  9. maurozani Says:

    Avevo già letto Repubblica , stamani…

  10. giovanni Says:

    Ci sarebbe un programma minimo ed essenziale per semplificare il quadro politico italiano.Un governo senza Berlusconi per votare una vera legge sul conflitto d’interessi. Chi si oppone e perchè?

  11. giovanni Says:

    Dimenticavo un governo transitorio,per fare una sola legge.

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