Ombre Africane.

All’Aja , Naomi Champbell nega di aver ricevuto nottetempo un “regalino” in diamanti da parte di quel gran bastardo di Charles Taylor sotto processo per crimini contro l’umanità. Poche pietruzze sporche dice la suddetta. Senza avvedersi della gaffe. Quei diamanti, provenienti dalla Sierra Leone in cambio di armi, erano certamente sporchi, infatti. Incrostati dal sangue di una guerra civile che ha fatto duecentomila morti e decine di migliaia di mutilati. Braccia e gambe tagliati via col machete. L’esercito dei soldati bambino messo su dai ribelli in Sierra Leone con l’aiuto dell’uomo degli americani: Taylor , appunto.

Di tutto questo ha parlato un’Inchiesta di Silvestro Montanaro andata in onda su RAI 3 l’altra sera.

La segnalo non tanto per la vicenda in sé: il processo internazionale contro Taylor. Altre volte ho chiarito un mio non particolare apprezzamento per i tribunali speciali di solito messi in piedi a cose fatte da chi non ha voluto impedire i fatti al solo scopo di salvarsi la coscienza e nascondere le proprie dirette o indirette responsabilità.

Ma a volte un ripassino, va fatto.

La Liberia , com’è noto, più che un paese è un appalto permanente degli USA. Confina con la Sierra leone. Tra i due paesi si compone una delle aree diamantifere più produttive del mondo.

Storia recente. C’era una volta un presidente, andato al potere con un colpo di stato e sostenuto dalla popolazione liberiana. Si chiamava Samuel Doe. Aveva manie indipendentiste e faceva discorsi strani sulle risorse della Liberia. Un po’ come Thomas Sankara in Burkina Faso (l’ex Alto Volta) o come ancor prima, molto prima, Patrice Lumumba in Congo. Fatti fuori tutt’e tre. Due di loro non senza aver subito efferate torture in pubblico.
In tutti e tre i casi non è provata la presenza in loco di agenti della CIA. Non è provata. Solo fortemente sospettata.

Certo è provato che il gran bastardo Taylor , a suo tempo sostenuto con fervore religioso (of course) anche dal reverendo Jesse Jackson, era detenuto in un carcere federale di Boston e difeso dall’avvocato generale dello Stato sotto presidenza Carter, quando improvvisamente prese il volo e arrivò a Monrovia, carico di dollari americani, per organizzare la sua rivoluzione. Dicono sia molto difficile fuggire da un carcere federale negli USA. Beh, lui ce la fece.

Più tardi indisse “libere elezioni”. Correva l’anno 1997 e verso le undici di sera del primo giorno di votazioni il capo degli osservatori internazionali , l’ex presidente USA Jimmy Carter, annunciò (molto anzitempo) al mondo intero, che Taylor stava vincendo le elezioni con il 73, 3% dei voti. Lo riporta un’autorevole testimone intervistato da Montanaro.

Già, il buon vecchio Carter col suo aperto , irresistibile, sorriso.
Era sul mio stesso aereo diretto ad Addis Abeba , nella primavera del 2005, all’epoca delle penultime elezioni politiche. Passò a salutare con molta cordialità, ad uno ad uno, tutti i membri del team dell’UE che si recavano in Etiopia in qualità di osservatori internazionali nell’ambito della missione ONU.

E guarda il caso, anche allora, concluse le operazioni di voto – mentre era appena iniziata la riunione per valutare la conclusione della tornata elettorale ed emettere un giudizio in ordine alla sua regolarità- Carter batteva sul tempo gli europei rendendo noto al mondo che tutto era andato benissimo.

A ruota un comunicato del premier Meles Zenawi che decretava lo stato d’assedio in tutto il paese per un mese, in attesa della proclamazione ufficiale dei risultati. Poi 193 morti. Studenti per lo più. Uccisi dai berretti rossi dei corpi speciali per le strade di Addis.

Eh sì, l’Etiopia filoamericana è un paese in cui si vota liberamente.
Si è votato anche nel maggio scorso e il Consiglio elettorale nazionale ha spiegato che la tornata elettorale è stata : “pacifica, chiara, libera e democratica”, mentre i risultati provvisori davano al Partito al potere e ai suoi alleati 545 seggi su 547.

Non ho notizia dei risultati definitivi. Non li ho trovati pubblicati da nessuna parte.

Tutto ciò per ricordare che l’Africa resta un continente pieno di ombre. Molte risorse, molto sangue, disse una volta un rappresentante della Repubblica Democratica del Congo.

E del sangue fatto scorrere a fiumi da Charles Taylor, l’ammiratore evidentemente contraccambiato di Naomi, sono responsabili i burattinai che operano tutt’ora tra la Liberia e la Sierra Leone. Le compagnie diamantifere che dopo la caduta del presidente liberiano secondo molte e diverse testimonianze raccolte da Montanaro , piazzarono persino un loro esponente al vertice della missione di pace dell’ONU.
Lo poterono fare , naturalmente, grazie ad un forte sostegno politico. Anche la politica come Naomi non è insensibile al fascino dei diamanti. E’ noto: un diamante è per sempre.

E così, prima porti al potere un assassino, che ti apre le porte . E , a quanto pare, ti consegna anche l’intera mappa mineraria della zona. Dopo te ne sbarazzi ricorrendo a un tribunale speciale.
Meglio, più pulito e meno rischioso che dover invadere Panama per liberarsi di Noriega.

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4 Risposte to “Ombre Africane.”

  1. Rodolfi Paola Says:

    Ho letto l’articolo e mi è piaciuto molto. Mi è piaciuto soprattutto il riassunto degli avvenimenti, perchè accadono tante di quelle cose brutte tutte insieme, che ormai sono portata a dimenticarle. Ho ancora la forza d’indignarmi e di meravigliarmi, ma purtroppo sembra che questo mondo vada sempre peggio e gli interessi di pochi azzerano i diritti di tanti.

  2. maurozani Says:

    Già. Se ci si pensa l’ingiustizia cresce ogni giorno ed ogni ora. Ma non la vediamo più. Siamo moderni, pragmatici , scettici e infine cinici. Tanto non possiamo farci niente. Non c’è luogo a procedere. Non c’è utilità. L’Africa è lontana dagli occhi e lontana dal cuore. Tutt’al più documentari sulle biodiversità, sulla fuana etc… Ci commuoviamo sul destino delle specie in via d’estinzione. Nulla vogliamo sapere o vedere del carico di indicibile sofferenza umana nelle contrade del sottosviluppo.
    Libro Cuore? No. La verità è che non ci siamo mai emancipati dalla logica coloniale e schiavista riassunta da Kipling come “il fardello dell’uomo bianco”.

  3. Nadia Bonora Says:

    E’ proprio vero che siamo dentro ad una logica coloniale e schiavista come dimostra anche il fiorente commercio dei nuovi schiavi, la tratta degli esseri umani, che è al terzo posto per giro di affari criminali dopo armi e droga. Il problema è che pare non essere un tema importante per le politiche “centriste” di questa fase storica. Ricordo con maliconia e rabbia lo slogan “proletari di tutto il mondo unitevi” che teneva insieme le lotte per i diritti di tutti e prima di tutto quello alla libertà di ciascuno Certo che in piena globalizzazione dei mercati sembra una vera contraddizione il pensiero localista dei nostri politici ma non solo.
    Forza pure che c’è un gran lavoro da fare per chi non vuole gettare la spugna e pensa ci sia ancora spazio per le lotte politiche ma chi può raccogliere oggi questi appelli?
    Le tue riflessioni sono sempre molto stimolanti e vere!

  4. Nadia Bonora Says:

    Aggiungo che la Naomi dovrebbe vergognarsi il doppio dato il colore della sua pelle!

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