Cossiga.

Vado sul filo della memoria. Tutto sommato ancor buona. Mattino, ore 6,30 squilla il telefono fisso nel mio “garage” (definizione di Sergio Sabattini del mio quartierino al piano terra) di Trastevere. E’ la batteria del Viminale, una delle poche istituzioni efficienti in Italia. Se ti cercano , prima o poi ti trovano. Il carabiniere in servizio m’informa che all’altro capo del filo c’è Cossiga e come da consueta prassi mi chiede se voglio rispondere alla chiamata.

Per farla corta Cossiga aveva già letto i giornali e notato una mia intervista in seconda pagina del Corrierone nella quale , timidamente criticavo da sinistra (ca va sans dire) l’operazione, all’epoca , ormai comunemente denominata come la Cosa 2, propedeutica alla Cosa 3 che poi vide la luce nel nuovo secolo come PD. Parlò solo Lui. Qualcosa come: “vedo con piacere che nel PDS ci sono ancora dei comunisti”. E vabbé in qualcosa dovevo aver sbagliato.

Poi commissione stragi. Audizione di Cossiga.

Arriva equipaggiato di tutto punto. Stecca di cioccolato e thermos di caffè. “Preferisco non farmi offrire un caffè in questa sede”.
Per i più giovani l’allusione di storia patria è a Gaspare Pisciotta e Michele Sindona che passarono a miglior vita dopo un buon caffè corretto alla stricnina.

Quando arriva il mio turno cerco di sfrucugliarlo con un’apertura alla sua vanità. Faccio positivo riferimento al suo intervento a Dublino subito dopo la caduta del muro di Berlino, quando, unico tra i democristiani, capì che quell’evento riguardava in Italia un intero sistema politico e non un solo partito.
Mi corregge subito: “Edimburgo onorevole , non Dublino”. In effetti non sono mai stato forte in geografia. E prosegue chiarendo che comunque mi scusava sulla base delle informazioni riservate che lui aveva avuto in ordine al mio intervento svolto nella segreteria nazionale ai tempi di Occhetto quando si doveva decidere l’impeachment contro di lui.
“So che lei non era d’accordo”. Bugia. O forse solo equivoco.
Io, pur essendo d’accordo con la messa in stato d’accusa del presidente per via dell’affaire Gladio, accennavo in quella sede al pericolo di un effetto boomerang, qualora una tale mossa fosse caduta nel vuoto. Come poi in effetti accadde.

Episodi di poco rilievo che , tuttavia, servono a metter in risalto il particolare rapporto che Cossiga ha sempre cercato d’intrattenere con la versione italiana del “mondo comunista”.

Si pensi ad esempio alle frequenti chiamate in causa di un uomo come Ugo Pecchioli.
Il Presidente cerca di dar l’impressione che Pecchioli fosse in tutto e per tutto subalterno (consapevole oppure no) delle scelte del Viminale nella lotta contro il terrorismo.
Chi ha conosciuto Pecchioli sa che ciò non può esser preso, neppure alla lontana, in qualche sia pur minima considerazione. Pecchioli, come noi tutti , sapeva semplicemente che il fenomeno delle BR era del tutto funzionale a sbarrare per sempre il passo al PCI sulla via del governo. E per questo lo combatteva. Senza riserve e mezze misure.

Pecchioli si sarebbe fatto uccidere piuttosto che riconoscere alle BR lo status di combattenti come invece , in una logica di scambio omertoso, fece più tardi Cossiga.

Ecco su questo crinale si situa il peggior Cossiga. Quello che :” la cosa più semplice è quella vera. E la cosa più semplice è che le BR hanno ucciso Moro”. Mente sapendo di mentire. E gli ex combattenti brigatisti gliene ne sono grati.

Nessuno , né i brigatisti , né Cossiga ha interesse a passar per fesso. Gente che , con ruoli diversi in sanguinosa commedia è stata dentro un big game che li trascendeva di gran lunga.

Strage di Bologna? Beh un palestinese in transito ha dimenticato un ordigno già innescato nella sala d’aspetto. Un puro incidente. Strage di Ustica: sono stati i francesi. E via di questo passo.

Ecco qui è il peggior Cossiga.
Colui che cerca peraltro di lasciar intendere di saper molto, se non tutto, dei misteri d’Italia, e che forse (il sospetto l’ho sempre avuto ed è lecito) ne sapeva abbastanza poco.

C’è anche il miglior Cossiga. Quello che dice la verità, nuda e cruda. Come ad esempio nel libro scritto con Andrea Cangini.
Solo qualche pillola.
“Tendiamo troppo spesso a dimenticare che la democrazia è sorta nel quadro delle nazioni, e faremmo pertanto bene a interrogarci su quale forma di democrazia possa in effetti sopravvivere alla crisi delle nazioni e all’eclissi degli Stati”.

E , più avanti , Cossiga pone l’accento su ciò che considera il paradosso dello stato moderno il quale nasce come monopolio legittimo della violenza ma, dopo la grande strage della prima guerra mondiale, si diffonde l’idea che “l’effettivo esercizio di quella violenza” sia incompatibile con la ragion d’essere dello stato. Da qui la necessità , per muover guerra, di demonizzare l’avversario fino a considerarlo “la personificazione del male assoluto” e dunque pianificarne l’annientamento.

E comunque la “parola chiave oggi è pace. Vietato fare guerre, si fanno solo operazioni di pace. L’ha scritto anche l’ONU, no? Passi per il peace keeping, ma quando si dà il via a operazioni di peace enforcing di cos’altro si tratta se non di operazioni militari di guerra?”

Chiaro che Cossiga rompe il pudore ipocrita che impedisce di rivendicare le guerre d’aggressione e di conquista moderne come in Irak o in Afghanistan.
Chiaro che siamo stati su posizioni diverse e opposte rispetto a quelle guerre.
Va tuttavia riconosciuta la chiarezza e la lealtà (nei confronti dei cittadini) di Cossiga in questo campo.
“L’imperativo morale è che la guerra, la guerra cattiva, sia sempre l’avversario a farla. Noi, che siamo buoni facciamo solo la pace”.

Già, proprio così : i soliti soldati di pace che appaiono sconcertati, delusi e sorpresi quando in guerra gli altri, i cattivi, s’industriano ad ammazzarli, come possono.

In conclusione della controversa figura di Cossiga si capisce poco o nulla se ci si limita agli stereotipi , da lui costantemente e alacremente alimentati. Quando faceva il matto lo faceva per non pagar dazio e anche perché, semplicemente gli piaceva farlo.

Resta , a mio parere, che l’intera sua esistenza politica ed umana viene fortemente influenzata e sconvolta dalla sanguinosa beffa.
Aspettava Moro vivo e glielo restituirono morto.

Adesso anche su questo pezzo di storia patria cala il sipario.

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31 Risposte to “Cossiga.”

  1. Umberto.Mazzone Says:

    Io non vorrei che si dimenticasse che Cossiga, non ostante gli alti incarichi ricoperti, non è mai stato un democristiano di prima fila ma, semmai, di seconda se non di terza.
    I veri signori del partito lo hanno sempre abbastanza snobbato, quando non l’hanno apertamente silurato come ha fatto Andreotti rendendo pubblica l’esistenza della struttura Gladio.
    Ha cercato di divenire il punto di riferimento degli Stati Uniti, ma non vi è riuscito. In questa sua debolezza di partito, in questa sua non del tutto garantita coperura internazionale, cercava sicurezze altrove, talvolta nei servizi, talvolta in un familismo apolitico che voleva esser politico (al quale Berliguer rispose che con i cugini si mangiava l’agnello ma non si faceva politica), talvolta in strutture tecniche che ripronevano un volontariato un po’sospetto (in quel tempo), pensiamo alla nascita della Protezione civile con il fido Zamberletti. Mi pare che alla fine il modello operativo che veniva fuori era sempre quello della Brigata Osoppo, anche nel volontariato civile e non è un caso che si cerchi di istituzionalizzarlo proprio a partire dal Friuli. Cercava sostegni in un attivismo continuo, penso spesso in buona fede e generato da genuina preoccupazione. Alcune volte andò a trovare, sin a Monte Sole, don Giuseppe Dossetti, un persona del tutto aliena da quelle strategie. Ho l’idea appunto che in lui ci fosse un bisogno di trovare un consenso, anche spirituale, che gli mancava. Poi come dici giustamente c’è il Cossiga peggiore, quello di Giorgiana Masi, di Lorusso, dei polveroni sulle stragi, degli incontri omertosi successivi con gli assassini (di destra e di sinistra). Qui ha grandi responsabilità morali.
    Alcune cose sicuramente le sapeva e non le ha dette, su altre ha millantato credito. Difficilmente poteva credere realmente al ritorno di Moro vivo. Ragione di stato, ragione di stati, ragione di blocco, ragioni blocchi volevano che Moro morisse. Solo la Chiesa ha perseguito, con Paolo VI, un vero progetto volto alla liberazione, con uno sforzo inaudito (ricordate il Paolo VI di “uomini delle Brigate Rosse”?). Ma il mondo e la politica oramai da troppo tempo si erano secolarizzati.

  2. Andrea Says:

    Cossiga sentì molto il taedium vitae… fu ciclotimico e a suo modello elesse l’uomo di milizia, che appartiene a fascismo e comunismo. Conobbe la regola aurea del secondo dopoguerra: puoi parlare male di tutti ma non di Israele e dei “fratelli maggiori”. Mai tirarli in ballo, per nessun motivo che non sia agiografico!

  3. beppe sebaste Says:

    bella testimonianza, bel pezzo. grazie, anche la mia memoria va a giorgana masi e alla tremenda intervista eversiva, se non criminale e basta, del 2008 – sui cortei degli studenti, con consiglio al ministro dell’Interno di fare come aveva fatto lui nel ’77, infiltrando i cortei…

  4. maurozani Says:

    Vero, Umberto, la brigata Osoppo e poi Gladio. Ma vero soprattutto che Cossiga non è mai stato un democristiano “di prima fila”.
    Resto convinto che sperava in Moro vivo. C’era una trattativa. Non con le BR. Ma con i mandanti. e , non andò a buon fine. Bisognerebbe interrogare , in modo stringente ( ma non è giustamente possibile in un paese, nonostante tutto, democratico) la “sfinge”. Tal Moretti. Bisognerebbe riandare ad una cosa che si chiamava Hyperion …Ma insomma ognuno ha le sue convinzioni..e gli storici lavorano ancora troppo poco al caso Moro al di là delle centinaia di volumi oramai editi.

  5. maurozani Says:

    @Andrea. Sui fratelli maggiori Cossiga qualcosa, tradivamente, dice nel libro che ho citato. Esempio che gli americani furono implicati nella strage di Piazza Fontana. Il problema riguarda la sua capacità di mischiare il vero con il verosimile e tutt’e due con il falso.
    Curiosamente sugli americani dice anche qualcosa controcorrente, per quanto possa interessare me e pochi altri. Si tratta tuttavia di un’osservazione acuta, non banale: “gli americani sono pessimi soldati”. Verissimo e storicamente verificato. Gli americani vanno forte: soprattutto nella fiction.

  6. maurozani Says:

    @Beppe Sebaste.
    Quell’intervista resta a perenne testimonianza di un cinismo tanto esibito quanto, a volte, millantato/rivendicato per non passar per fesso. Cossiga era molto meno addentro gli arcana imperii dello Stato di quanto ha sempre voluto accreditare. Bisognerebbe dare il penthotal ad Andreotti per saperne di più. Cossiga a volte si voleva far grande sapendo d’esser piccolo. Resta , il carattere , come tu scrivi, criminale di quell’intervista.

  7. piero Says:

    Allora riepilogando siamo ancora ai mandanti della CIA che manovravano le BR? ancora la vetusta propaganda del PCI che all’indomani dell’assassinio di Francesco Lorusso mobilitava gli operai contro i provocatori, impedendo ai compagni di andare in piazza maggiore
    che pena …ma se l’avete eletto voi capo dello stato e la merce di scambio è stata l’eliminazione del movimento del 77 e di tutto quanto fosse a sinistra del PCI stalinista.Dopo aver eliminato una generazione con leggi speciali ed eroina a fare politica sono rimasti solo i fgciotti , d’alema eroe del Kossovo e veltroni” mai stato comunista”.E i risultati si vedono

  8. Gino Says:

    Caro signor Mauro il fatto che lei abbia posseduto una Prinz (NSU, nuova sinistra unita…in fondo mi fa pensare che ci sia ancora sopra) mi riempie di travolgente simpatia. Anche considerato l’amore per le stravaganze del sunnominato Cossiga, mi permette di fare qualche considerazione semiseria sul suo Blog ? Bene. Se me lo concede vorrei richiamare l’attenzione sugli impegnativi programmi dei candidati e non che vanno proponendosi per le primarie. Ammetterà che quel Mariucci, che mi dicono illustre giuslavorista, è davvero potente. Ha dichiarato di presentarsi alle “preselezioni” del Pd (ci sono forse dei provini come al Grande fratello ?) e di volere tutto il centro pedonalizzato. Ma con gradualità (e qui è una questione di misura, fa una bella differenza fra un anno, un secolo, un millennio….). Poi che Bologna è troppo piccola, ma anche troppo grande. Ci si aspetterebbe che fra small e large Egli optasse per il Medium, come fanno tutti davanti alla birra con pizza. Invece no. Lui la vuole grande. Le alleanze ? “Con chi ci sta” (da ragazzi, tanta era la voglia, si diceva: “basta che respiri”). Siamo, come si vede, nel “vaste programme”. Anche l’Anselmi (illustre italianista) non era stato da meno evocando la necessità di un nuovo stadio (problema, come noto, che assilla i 350.000 bolognesi che vivono stipati in Via Menabue, dove transitano i tifosi avversi). E poi non manca chi vuole fare nuovi incontri. Come il Vicepresidente Venturi. Per “scardinare” l’attuale assetto politico (ma a Bologna il Pd è certo il cardine più importante dell’assetto politico. Ci si vuole dunque “scardinare” da soli ? Cioè cascare sulla strada come una cancellata ?). E anche chi getta lì il suo nasometro. Come l’ex presidente del Navile, per il quale Guazzaloca vale almeno il 15 %. Qui si vedono lanciati oltre il sondaggi non solo il cuore, ma anche altri organi, fra i quali i sacri zebedei. Modo del tutto singolare di usare i dati di un noto sondaggista: il 12 % che aveva nel ’99 + un altro 3% portato in dote dal Pd. Bravo ! Ma perchè, signor, Zani non possiamo fare, io e Lei, il partito NSU Prinz e presentarci anche noi all’autodromo di Repubblica ? Un partito finalmente capace di fare una sintesi fra il Civis in Certosa e lo Stadio a Volta Reno, fra il centro pedonalizzato e le aree militari de-nuclearizzate. Per una Bologna degli scardinati, nè small nè large, ma medium o extra-large. Con chi ci sta, ma anche con chi non ci sta, e certo con chi c’è stato e forse ci sarà…. Davvero urge un vero partito: il lo chiamerei Pdv-PRINZ-ipi-cccSTA: partito dei veri prinzipi con chi ci sta.

  9. maurozani Says:

    @Piero. Sì , riepilogando io non ho mai creduto alla versione concordata tra Cossiga e le Br sul rapimento e l’uccisione di Moro. Se lei ci crede, per me va bene. Immagino ci credano, anche i figiciotti che lei cita.

  10. Giovanni Says:

    Caro Mauro, questo tuo post mi offre l’occasione per una riflessione finalizzata, innanzitutto a spiegare come sia stato possibile che , finita la guerra , alcuni italiani abbiano continuato a fare strage di altri Italiani innocenti.
    Provo a spiegarmi: in Inghilterra gli inglesi non ammazzano altri inglesi innocenti per motivi politici; in Francia , i francesi non ammazzano altri francesi innocenti per motivi politici, e così in Germania e persino nella Spagna post- franchista.
    In Italia lo stragismo politico ha avuto il suo esordio a Portello delle ginestre , ha continuato con gli assassini del governo Tambroni, e poi con Piazza Fontana, piazza Della Loggia, Italicus e, infine, e’ culminato nella strage della stazione di Bologna . Vi sono , poi, da segnalare gli omicidi di Lorusso, Masi e Moro.
    Orbene, vi e’ da chiedersi una volta per tutte, come e’ possibile che tutto ciò sia potuto accadere in un paese democratico all’insaputa del potere politico, amministrativo e giudiziario.
    La verità , a mio giudizio, non e’ mai divenuto uno stato democratico per la semplice ragione che il vecchio regime clerico- fascista si e’ travasato nell’involucro repubblicano senza mutare nella sostanza .
    La favoletta dei padri costituenti, che avrebbero istituito lo stato democratico Fa il pari con il mito fondativo di Romolo e Remo .
    La verità e’ che i cardini essenziali della nostra costituzione , e cioe’ la rimozione degli ostacoli all’uguaglianza dei cittadini e la democrazia economica diffusa , social
    ente utile, sono stati mutuati dalla costituzione di Weimar. I padri costituenti “nostrani” lo hanno soltanto “inzeppata” di incongruenze ( concordato, famiglia naturale,ecc.).
    La concreta realizzazione , molto parziale , dei cardini del nuovo stato sono stati letteralmente ignorati fino all’alba del centro- sinistra: la legge contro i licenziamenti illegittimi, la riforma del diritto di famiglia, lo statuto dei lavoratori, il divorzio, il diritto alla maternità consapevole, l’equo canone ecc. Hanno mutoto il nostro ordinamento in meglio appunto nell’Rco temporale compreso fra il 1965 e il 1974.
    Dopo il 1974 e’ iniziata una nuova fase regressiva dello stato di diritto.
    Il vecchio stato clerico- fascista ha ripreso il sopravvento , per nulla scalfito dall’espansione elettorale del PCI che si sarebbe conclusa con un ” nuovo co
    promesso storico” ( il primo lo sottoscrisse il Migliore, con l’amnistia con i fascisti e il concordato per le gerarchie cattoliche ) .
    Sono andato lontano ?
    Si e’ vero, ma ricapitolare per intero la vicenda politica del nostro paese dal dopo guerra dovrebbe rendere palese a chiunque che non e’ più il caso di parlare di servizi deviati o di singoli responsabili. Di questa o di quella strage. Sono luoghi ormai comuni utili a stornare la nostra cattiva coscienza per non aver fatto quello che si doveva fare: estirpare i clerico- fascisti dal nascante stato democratico con tutto l’ordinamento giuridico che a quella ideologia e grumo di interessi si ispirava. Mai fatto , da nessuno. Tra storicismo endemico e politicismo malato, le forze cosiddette riformatrici non si sono mai munite di un programma di azione politica per trasformare lo Stato fascista in Stato democratico.
    Qualcuno crede ancora che la CIA o il Masad possano agire in Italia senza la collaborazione attiva degli organi deviati? Lo abbiamo constatato di recente nel caso Abu Omar come vanno le cose nella realtà : tutti complici e, se qualcosa salta fuori, il sigillo del segreto di stato ( fascista ma sempre confermato dai governi democratici) chiude per sempre la verita’ ultima.
    Chiunque abbia messo le bombe, le stragi restano, comunque di stato, perche’ lo stato avrebbe , comunque , potuto impedirlo.
    Ecco , io penso che le persone debbano essere giudicate non per le parole dette, ma per le azioni che hanno posto in essere per imprimere alla vicenda umana e sociale una direzione anziche’ l’altra.
    Era Cossiga il ministro degli interni quando il giovane Lorusso fu ucciso a sangue freddo in Via mascarella. Era Cossiga ministro degli interni quando la studentessa Masi fu uccisa a sangue freddo. Era Cossiga ministro degli interni quando fu rapito e ucciso Moro.
    Nessuno qui vuole affeare che a premere il grilletto sia stato il ministro dell’interno ma il ministro poteva immaginare e sapere che sarebbe stato premuto il grilletto e, dunque, non lo ha impedito.
    Forse che il ministro degli interni protempore ignorava quello che si preparava, da parte delle forze di polizia al G8 di Genova? I torturatori di Genova sono tutti liberi e godono della fiducia dei ministri della giustizia e degli interni.
    Epperò devo aggiungere che non ho mai neppure sentito Prodi, D’Alema e Fassino, protestare in modo vigoroso ne adottare alcun provvedimento per i fatti di Genova e per la solidarietà espressa ai torturatori in fine condannati, che saranno assolti in cassazione.

    @Piero
    sei ancora pieno di rancore per i fatti del ’77, e ciò mi amareggia non poco perché sono consapevoli che quella frattura è difficile da ricomporre.
    Bologna non era preparata. I quadri dirigenti del PCI furono colti di sorpresa e reagirono in modo rituale all’ omicidio di Lorusso: il PCI organizzò un presidio avanti al Sacrario di piazza Nettuno, in attesa di un corteo ormai partito da piazza Verdi.
    Errore fatale: anziché accorrere nella zona universitaria ed organizzare insieme agli studenti la protesta, il corteo fu lasciato nelle mani di potere operaio e Lotta Continua.
    Furono rotte le vetrine della Fiat e di una banca in via Rizzoli, ma la cosa più amara fu l’ incontro ravvicinato a piazza Nettuno, due mondi che non si comprendevano.
    Per i bolognesi le vetrine rotte successivamente furono uno shock, un’ azione incomprensibile e incivile. Non fu intravisto il vero nemico, neppure quando Cossiga utilizzò i carri armati per rimuovere alcune sedie da piazza Verdi con l’intento di imporre lo stato d’assedio.
    Ma il nocciolo resta che il PCI non comprese cosa stava accadendo nel paese.
    Kossiga rimase in sella, perché l’ opposizione politica in Italia non esisteva più. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Cossiga, non c’ è dubbio è stato un uomo di Stato.

  11. Gino Says:

    Mi permetta, signor Giovanni: analisi troppo impegnativa, con passaggi che sgomentano per quanto sono arditi, e che lasciano nella confusione le teste con pensieri semplici (come la mia, sotto il cappello, alla guida della Prinz..). Dalle mie letture, poche e assai poco sistematiche, e successive riflessioni, altrettanto dilettantesche, ho dedotto che i terrorismi (di vario genere e colore) in diversi stati ‘democratizzati’ nel tardo ‘900 hanno a che vedere con la storia peculiare di quei paesi: stati-nazione costituitisi in ritardo, in analogo ritardo nell’industrializzazione, e con alle spalle tentativi tragicamente falliti di bruciare le tappe transitando alla forma statale-imperiale. Sono i casi di Italia, Germania e Giappone. Inoltre i terrorismi sono stati anche la necessaria combustione di energie non completamente consumate nelle guerre civili della prima metà del secolo. Uno strascico inevitabile. Questo spiega il perchè dei terrorismi radical-rivoluzionari in Germania e Italia, e l’esclusione della Spagna (la quale ha attraversato il ciclo imperiale storico, ed anche una guerra civile a tutto azimut). Il terrorismo nelle antiche nazioni-impero ha piuttosto assunto la forma delle sfide irredentiste nelle periferie non assimilate (Spagna, Regno Unito, ed anche Francia). Ciò detto io penso che la scelta del Pci di lasciare ogni indugio e di mettersi a difesa dello stato democratico non fu affatto un riflesso condizionato della sua natura stalinista (e statalista), bensì il frutto di una analisi che conseguiva da una conoscenza approfondita dell’esperienza fascista. Dislocandosi a pieno entro lo Stato impedì (almeno allora) che esso finisse fagogitato dalle forze eversive. La nozione di Stato clerico-fascista che lei Giovanni sembra sposare è infatti, nel suo semplificazionismo, un grave errore. Se così fosse, guardando ad oggi, la stessa azione eversiva del berlusconismo non avrebbe incontrato gli ostacoli ‘costituzionali’ che ancora oggi si frappongono. L’analisi del ’77 che affiora in questo blog mi sembra poi troppo impregnata di elementi ‘leggeri’, romantico-mnemonici s non auto-biografici, per potere essere presa sul serio. Scusandomi pe la licenza, suo Gino.

  12. Gino Says:

    Mi permetta, signor Giovanni: analisi troppo impegnativa, con passaggi che sgomentano per quanto sono arditi, e che lasciano nella confusione le teste con pensieri semplici (come la mia, sotto il cappello, alla guida della Prinz..). Dalle mie letture, poche e assai poco sistematiche, e successive riflessioni, altrettanto dilettantesche, ho dedotto che i terrorismi (di vario genere e colore) in diversi stati ‘democratizzati’ nel tardo ‘900 hanno a che vedere con la storia peculiare di quei paesi: stati-nazione costituitisi in ritardo, in analogo ritardo nell’industrializzazione, e con alle spalle tentativi tragicamente falliti di bruciare le tappe transitando alla forma statale-imperiale. Sono i casi di Italia, Germania e Giappone. Inoltre i terrorismi sono stati anche la necessaria combustione di energie non completamente consumate nelle guerre civili della prima metà del secolo. Uno strascico inevitabile. Questo spiega il perchè dei terrorismi radical-rivoluzionari in Germania e Italia, e l’esclusione della Spagna (la quale ha attraversato il ciclo imperiale storico, ed anche una guerra civile a tutto azimut). Il terrorismo nelle antiche nazioni-impero ha piuttosto assunto la forma delle sfide irredentiste nelle periferie non assimilate (Spagna, Regno Unito, ed anche Francia). Ciò detto io penso che la scelta del Pci di lasciare ogni indugio e di mettersi a difesa dello stato democratico non fu affatto un riflesso condizionato della sua natura stalinista (e statalista), bensì il frutto di una analisi che conseguiva da una conoscenza approfondita dell’esperienza fascista. Dislocandosi a pieno entro lo Stato impedì (almeno allora) che esso finisse fagogitato dalle forze eversive. La nozione di Stato clerico-fascista che lei Giovanni sembra sposare è infatti, nel suo semplificazionismo, un grave errore. Se così fosse, guardando ad oggi, la stessa azione eversiva del berlusconismo non avrebbe incontrato gli ostacoli ‘costituzionali’ che ancora oggi si frappongono. L’analisi del ’77 che affiora in questo blog mi sembra poi troppo impregnata di elementi ‘leggeri’, romantico-mnemonici se non auto-biografici, per potere essere presa sul serio. Scusandomi per la licenza, suo Gino.

  13. umberto.mazzone Says:

    Personalmente, anche alla luce dei commenti precedenti, vorrei sottolienare come si rischi di capire poco di tutta la storia italiana sino alla fine della cosìddetta prima repubblica ma anche della vicenda della seconda che dalla crisi della prima nasce senza fare i conti con quella crisi, se non si considera “la” particolarità italiana.
    Ovvero il suo essere come un paese “anfibio”, animale di terra che vive in acqua o viceversa.
    Ovvero un paese legato all’occidente che ha in sè il più grande partito comunista, appunto, dell’ occidente. Un partito comunista strano, che è parte redigente fondamentale della costituzione, che non giocherella, se non per brevi giorni, con ipotesi insurrezionali, e che diventa garante della attuazione della costituzione, avendo però dato nel contempo tutte le garanzie già citate (amnisti, art.7).
    Ovvero il PCI non può essere messo fuori legge o fortemente limitato come in Germania (Berufsverbot).
    L’Italia è così una specie di porto franco, di metropolitana di Berlino, dove ci sono tutti, dove tutti controllano tutti, e dove la possibilità di una guerra civile a bassa o bassissima intensità è sempre possibile. Ma più per ragioni condizionate dall’ evolversi del quadro esterno a mio avviso che per ragioni immediatamente interne. Prendiamo Gladio. E’ una struttura che oramai è accertato sia esistita in tutti i paesi Nato con uno scopo tutto sommato ovvio e militarmente e politicamente logico: garantire la presenza dello stato, in qualche modo, nei propri territori occupati dal “nemico”. Qualcuno mi dica se questa è una ipotesi eversiva. In Italia diviene tutto viscido perchè in realtà Gladio diviene lo strumento per immaginare l’ avvio di una possibile guerra civile: i resistenti contro i collaborazionisti, collaborazionisti che non potrbbero che essere i comunisti. Tornando all’ esempio Osoppo: dopotutto per loro si trattava di combattere una RSI alla rovescia. Questo è il dramma italiano. Il non essere riuscita la democrazia repubblicana ad integrare in un percorso forte tutte le sue componenti. Ovvero l’insieme del paese NON si è fatto stato.
    Le colpe sono di tutti. Il passaggio poi alla II REp. ha poi disgregato tutto, rompendo anche qui piccoli fili che esistevano e che accanto alla stragi hanno anche consentito lo statuto dei lavoratori e che forse erano due facce della stessa medaglia, appunto due facce destinate a coesistere, tremendamente. La fine dei blocchi da noi ha avuto proprio per questo dualismo effetti devastanti, perchè non si è stati capaci di ricostruire nulla in tempini di un pensiero plitico nazionale (giusto o sbagliato è il mio paese). E così siano all’ oggi. Per ora almeno non abbiamo le bombe ( e speriamo di non averle più), ma non abbiamo nemmeno una solida prospettiva democratica.

  14. giovanni Says:

    @Umberto Mazzone.

    Di figure e concetti “anfibiologici”, così come della “particolarità italiana” ne sento parlare da quando ero ragazzo.
    Si tratta, come anticipavo nel post precedente, di un approccio “teorico” che discende direttamente da quello storicismo endemico che tanti mali ha arrecato al nostro paese (Benedetto Croce non si oppose al fascismo e, poi, caduto il regime voleva conservare lo statuto Albertino; Don Sturzo vendette i voti del suo gruppo parlamentare a Benito Mussolini in cambio del Concordato, perchè la chiesa doveva tornare ad operare nel sociale).
    Lo storicismo italico serve a giustificare le cattive azioni ,cioè tutte le azioni non ortodosse e ,più precisamente, le azioni che deviano dai principi, dal predicato e dall’oggetto , fino al punto di privare di senso le cose a cui attribuiamo un nome.
    Siamo una repubblica democratica e laica fondata sul lavoro, ma anche clericale (abbiamo le gerarchie cattoliche) , perchè ciò fa parte della tradizione del nostro paese, eccetera.
    C’è libertà di pensiero, ma i preti ne hanno più degli altri, perchè possono predicare oltre che nelle chiese, nelle scuole, nei telegiornali e sui giornali e anche all’inaugurazione delle strutture pubbliche perchè ciò fa parte della tradizione.
    A sei anni eravamo costretti a farci il segno della croce all’inizio delle lezioni scolastiche e pure la comunione perchè ciò era semplicemente obbligatorio.
    La decima, come accadeva prima della rivoluzione francese, continuiamo a pagarla alle gerarchie cattoliche perchè possano continuare a predicare bene e razzolare male,( come diceva bene Carlo Magno 1200 anni fa) in ragione della mancata evoluzione dell’ordinamento.
    La religione, gentile professore, come sapevano bene gli antichi (i romani per prima cosa sottrassero al re le funzioni religiose) resta uno strumento di dominio del popolo, che funziona però soltanto nella misura in cui è collegata (forzosamente) con le istituzioni sociali( stato, scuola, matrimonio ,eccetera )
    Fuori dalle istituzioni sociali una religione vale l’altra e i credenti di tutto il mondo potrebbero pregare un solo dio o tutti gli dei che si riesce ad immaginare.
    L’ Italia ha bisogno di radicalità, gentile professore, non di “componenti” unite(cattolici,socialisti,comunisti,democristiani di varie sfumature) desiderose di spartirsi il bottino di un paese ormai esangue e prostrato: idee e non mezze idee, fatti e non misfatti, confronti e non compromessi.
    L’Italia ,è il caso di precisarlo, non ha mai sentito il bisogno di una insurrezione. Aveva semmai semplicemente bisogno di un percorso, magari lento ma sicuro di progresso civile , attraverso riforme meditate e condivise, non dalle “componenti” ma dai cittadini.
    Il paese che noi consegnamo ai nostri giovani fa schifo perchè abbiamo fatto troppi compromessi, senza curarci del magma infernale che andavamo producendo.
    Ma una graduazione nelle colpe nei partiti politici italiani che hanno partecipato in misura diversa allo scempio è ancora possibile.
    I Comunisti sono sempre stati tutti in buona fede, almeno fino al 1984. I Cattolici sono sempre stati in malafede ed hanno tradito la parola data ( cacciata dei comunisti dal governo nel ’48) e il giuramento alla costituzione ( segreto di stato apposto reiteratamente per impedire di accertare la verità delle stragi). I Cattolici, o i democristiani che dir si voglia, nella cd prima repubblica hanno sempre preteso il monopolio della forza.Tra gli altri ,Cossiga è stato ministro degli interni per un lungo ed importante lasso di tempo. Cossiga non era un matto.

    PS: A Yalta le grandi potenze assegnarono l’ Italia alla sfera d’influenza anglo-americana ma non decisero l’amnistia per i fascisti e la conservazione costituzionalizzata del Concordato (un vero e proprio unicum costituzionale ) per i clericali già collaborazionisti del regime fascista. Tutto questo è stato cucinato nel nostro paese. Inoltre,francamente,non riesco sul piano razionale a stabilire alcuna correlazione tra stragismo e statuto dei lavoratori,neppure temporale:la gestazione dello statuto è iniziata nel 1965 ed è divenuta legge nel 1970

  15. umberto.mazzone Says:

    Gentile Giovanni, solo per spiegarmi meglio. Le dinamiche interne all’ Italia, almmeno a partire dal 1960, erano molto vivaci e consentivano elaborazioni avanzate, come lo statuto dei diritti dei lavoroatori, il tentativo di rinnovamento strutturale forse più profondo avuto dal paese nel ‘900, il centrosinistra, con l’idea di tenere insieme un paese che industrializzazione e nuovi rapporti di forza tra gruppi e classi stavano radicalmente cambiando. Gli è che, molto schematicamente, questi tenativi di adeguamento, anche importante, si scontrano con resistenze feroci. Insomma come tutte le modernizzazioni vere è un fenomeno non indolore, in cui convivono esiti profondamente diversi (lo statuto appunto e, tanto per citarne uno, il rapimento di Moro ma lo stesso vale anche per alcune stragi come quelle sui treni che comportano tra l’altro-ce ne siamo dimenticati- una logorante sorveglianza militare della linea Bologna-Firenze nel 1974-76 segno che si sapeva bene che non erano iniziative di spostati isolati ). Di qui il mio paragone un po’brutale e certamente da approfondire che l’aveva lasciata assai perplessa.
    Una modernizzazione che non riesce però a concretizzarsi politicamente a pieno per assoluti (reciproci) veti internazionali. Quando questi veti si dissolvono la cultura polica italiana non è in grado di adeguarsi, con la nascita di un partito conservatore di centro destra e un partito progressista di centro sinistra (chiamiamolo laburista, socialista, socialdemocratico) così come in tutto il resto d’Europa. Ci si può “tendere” ma mai arrivarci, nè di qua nè di là, e cos’ abbiamo due cose strane, berlusconismo e centrosinistra aprogettuale. Con in più il fatto che la maggioranza delle forze presenti in parlamento sono oramai del tutto estranee alla cultura della carta costituzionale.
    Ancora grazie per la pazienza.

  16. Pellizzer Says:

    Mi permetto di tornare a Cossiga. Per far notare che anche come sedicente “cattolico infante” il Presidente-gladiatore lasciava molto a desiderare. Intanto vorrei saperne di più sulla sua moglie (dalla quale, se ho capito bene, è riuscito a divorziare cristianamente, attraverso quel tribunale “ad kossigam” che è la Sacra Rota). E poi mi pare di poter dire che la sua cattolicità consiste in quella religiosità ipocrita e criminale che portava tanti leader democristiani – Andreotti in primis – a difendere solo la morale privata (soprattutto sessuale) e i misteri della Fede. Salvo poi condonare le porcherie politiche, in nome della ragion di Stato. Perché anche Dio lo vuole.

  17. maurozani Says:

    Non era mia intenzione aprire così vasto dibattito. Solo qualche osservazione. Intanto mi par significativo che un tal tipo di dibattito si apra. Evidentemente covano sotto la cenere, da sempre, visioni assai diverse della storia italica C’è un grumo di questioni rimosse che ogni tanto riaffiora e torna ad impegnare in una riflessione tout azimut. Tendo a condividere quanto scritto da Umberto. Forse per formazione “culturale” intrisa di quello storicismo che Giovanni (per taluni aspetti anche giustamente) aborre. Sia come sia non credo che la definizione di clerico fascista aiuti granchè. E’ perfettamente vero invece che non può esser negata una continuità di tipo “statale” che Togliatti non poteva , semplicemente non poteva, se non rischiando il bagno di sangue intaccare più di tanto. Tuttavia , Umberto ha ragione, l’inserimento del PCI se non, pienamente, nello Stato certo nel sistema politico costituzionale è stata alla base di una sfida politica e di un dinamismo sociale che ha prodotto effetti positivi di tutto rilievo. Sempre in tensione però. Si è vissuto pericolosamente. Non è per caso che lo stragismo risale ad una certa epoca e che il terrorismo brigatista ,volenti o nolenti contribuisce a stabilizzare una situazione che altri ha definito (volentieri) da guerra civile a bassa intensità. Sempre sull’orlo del baratro. Ciò era funzionale ad impedire alternative politiche e attuazioni costituzionali. Anzi c’è stato il piano di rinascita democratico con la P2. Prima ancora l’attivismo di Sogno per accreditare il “golpe democratico”. Cioè tutta una panoplia di strumenti usati di volta in volta per impedire attuazione costituzionale e anzi per rovesciare indietro (una strategia di roll back) conquiste e movimenti per diritti civili e sociali. La stessa Gladio per rimanere in tema, citata da Umberto ,in Italia è subito un’altra cosa. Dai Nasco, acronimo poco originale, escono armi ed esplosivi per il terrorismo dei Nar, come a Peteano e si suppone altrove. I gladiatori non attendono l’invasione, si danno da fare per attuare tattiche provocatorie persino nel corso di scioperi e conflitti sociali. Per semplificare al massimo viviamo ancor oggi entro un pericoloso stallo. Uno Stato incompiuto. Cittadini che non vi si riconoscono. E una campagna di revisionismo storico battente che già da tempo influenza e forma senso comune. I giovani oggi si fanno un’idea della Resistenza sui libri di Pansa. Non ho nulla contro il lavoro della revisione storica , anzi. Esempio fui d’accordo con la tesi di Pavone sulle “tre guerre” per quanto riguarda il fenomeno resistenziale. Ma come afferma Angelo D’Orsi (uno che a differenza di Bocca fa il mestiere dello storico) oggi il revisionismo diventa rovescismo. Tale è il substrato della cosiddetta seconda repubblica (che nasce dopo le stragi di “mafia” di cui si torna a parlare in questi giorni). Un uso politico del revisionismo che gia Craxi aveva rozzamente incentivato. Il personaggio Cossiga , (il suo ruolo , i suoi detti e contraddetti, il suo avvelenare i pozzi) si spiega in questo particolare stallo. Assolutamente non risolto. Ho scritto di Cossiga anche per richiamare attenzione, ancora una volta sul punto di svolta. Quando Moro viene ucciso si apre una fase che dura tutt’oggi. E poi..bisognerebbe parlar della sinistra.

  18. Gino Says:

    Signor Zani, non so per quale ragione annoveri Bocca, che è notoriamente un intransigente, fra i ‘revisionisti’. Forse voleva indicare Pansa. Sempre cinque lettere, ma fa una bella differenza.

  19. Giovanni Says:

    Caro Mauro,
    non era neppure mia intenzione aprire il vaso di Pandora della storia italiana dal dopoguerra ai giorni nostri.
    Più semplicemente, visto che in questi giorni si parla di alleanza per la costituzione, volevo evidenziare il rapporto con la costituzione delle “componenti” cattoliche della sinistra e non, ricapitolando, brevemente, le grandi responsabilità dei democristiani (che io per precise ragioni storiche, giuridiche e socio-culturali definisco clerico-fascisti), nella strage di oltre 200 italiani innocenti per motivi di lotta politica finalizzata alla conservazione del potere e, dall’altro, su alcuni gravi errori strategici del PCI nel dar credito ai “democristiani”.
    Su questi due importanti nuclei e affatto peculiari della storia politica e sociale del nostro paese, nessun storico di vaglia si è, sino ad oggi, peritato di offrire al lettore qualcosa di razionale, e che sia in grado di farci uscire, singolarmente o come nazione, dallo stato di minorità che dobbiamo imputare a noi stessi.
    Forse un giorno ci sarà uno storico inglese o, più probabilmente, tedesco che scriverà la nostra storia. Anche se è da dubitare fortemente che ciò avvenga, perché i secoli dei giganti sono irrimediabilmente trascorsi.
    Ciò precisato, non sono convinto, caro Muro, che se il Migliore non avesse imposto a tutto il partito di votare l’art. 7 della costituzione, vi sarebbe stata la guerra civile. Neppure credo che l’amnistia fosse un atto necessario e tantomeno indispensabile per evitare la guerra civile.
    Togliatti era stato a Mosca per troppo tempo, e non aveva la misura per valutare quanto fosse impregnato il nostro ordinamento statuale e l’educazione degli italiani dall’ideologia clerico-fascicta.
    La sua buona fede nel promuovere la riconciliazione dopo la “guerra civile” e di accreditare il PCI come partito di governo, gli giocarono un brutto scherzo. Lo stesso “disastro” che procurò, trent’anni dopo, il compromesso storico di Berlinguer, che aprì la strada al craxismo, al berlusconismo, che più o meno sono la stessa cosa, per arrivare, infine, alle mafie e al potere.
    Il compromesso, lo sappiamo, di per sé è una scorciatoia: rinunzie reciproche per una composizione di un confronto politico e ideologico, nell’interesse comune e, si dice, anche nell’interesse del Paese.
    Togliatti e Berlinguer sono figure la cui primazia morale e politica nessuno può mettere in discussione, persone dalle “mani pulite”. Ma certamente possiamo mettere in discussione la loro capacità di percepire la realtà delle cose. È possibile o non è possibile?
    Si, oggi è possibile. E, allora, modestamente dico che sia il primo che il secondo non avevano compreso che cosa è un sistema clerico-fascista, come si perpetua, come si nasconde, qual è il suo tratto caratteristico e qual è il suo modus operandi. Si, è vero, c’erano gli amerikani, la Nato, Gladio ecc…, ma se dovessimo esser chiamati a distinguere nel vino che abbiamo bevuto quanto era il vino amerikano, e quanto il vino clerico-fascista, io rispondo senza indugio che il 10% era del “fratello maggiore” e il 90% nostrano.
    Ci sarebbe poi da parlare della sinistra comunista, della sua lenta evoluzione verso l’accettazione dell’idea che era finita la spinta propulsiva della Rivoluzione di ottobre e della vittoria finale dell’armata rossa sul nazi-fascismo, la rinviamo alla prossima puntata, perché forse nella tardiva consapevolezza della necessità di procedere a riforme per la tutela dei diritti civili, si annida il “grande errore” del PCI.
    Mancanza di illuminismo, eccesso di storicismo italico, appunto, perché nelle scuole e all’università si studiava solo quello. Ecco perché, a mio giudizio, tutto sommato, come dicevo nei precedenti post, hanno fatto meglio i socialisti (non quelli di Craxi, s’intende), perché prima di noi hanno capito cosa era necessario al paese reale.
    Differenze culturali e di aspettative, si capisce.
    Del resto, Caro Mauro, non so cosa tu pensavi trent’anni fa, ma io, quando avevo 17 anni, ripetevo con Lenin che la democrazia è la canna del fucile sulle spalle degli operai e aspettavo trepidante la rivoluzione. Qualche anno dopo eravamo costretti a difendere le federazioni dall’assalto dei fascisti, al tempo di “boia chi molla”, e poi a difenderci dal terrorismo di Stato. Di Stato, si, perché tu sai meglio di me che Nanni Moretti sta alle brigate rosse come Edgardo Sogno sta alla Resistenza italiana.
    Vi sono state anche pagine belle, anzi, importantissime per lo sviluppo socio economico dell’Italia, che sarebbe ingiusto dimenticare: la lotta contro le gabbie salariali, la lotta per il contratto unico, la legge per il divorzio, la legge per la maternità libera e consapevole, quelle che, appunto, portarono all’espansione del consenso elettorale del PCI tra il ‘75 e il ’76.
    Non posso chiederti di condividere le mie opinioni, ovviamente, perché ciò comporterebbe la rilettura dei tuoi pensieri trascorsi, delle decisioni da te assunte e delle azioni da te intraprese.
    Tu hai dedicato la tua vita alla politica, mentre io mi sono congedato all’età di 27 anni, e ho avuto il privilegio di ripensare, perché avevo avanti ancora tutto il tempo necessario per un altro percorso esistenziale, fuori dalla politica attiva.

  20. Andrea Says:

    @Gino (della farm “Gino & Andrea”: prodotti per la pulizia della stalla)

    C’è anche Nanni Moretti… (e sorvoliamo sui “fratelli maggiori”, che secondo Giovanni Paolo II, ideatore della definizione, sono gli ebrei…)

  21. Giovanni Says:

    @Andrea

    A te che dedichi alla morfologia e alla sintassi il tempo che occorre, compresa la collazione, non è permesso confondere il singolare con il plurale di “fratello”, perché il tuo sarcasmo svolge una funzione di stimolo in questo blog.
    Meno, però, della lettura della recensione di un libro di prossima pubblicazione, dove si narra, tra l’altro, che Papa Leone X fu portato in lettiga alla cerimonia di incoronazione per via delle ulcere anali provocate dalla sodomia, o dell’Abate Eugenio di Brest morto di infarto mentre copulava con una gallina (Enric Frattini I papi e il sesso, Ponte alle Grazie, Milano 2010, 442 pagine, euro 16,50).
    Ti prego di controllare attentamente le fonti perché si tratta dei tuoi antenati spirituali.
    Vedi mò, non dico di fare pulizia ma almeno di seppellire la merce.

  22. Gianni Guagliumi Says:

    Mi inserisco in un dibattito-dialogo molto stimolante e rischiando forse, come spesso mi capita, di andare fuori tema, ma azzardo ugualmente. A costo di apparire un nostalgico passatista mi domando: ma era meglio prima o è meglio adesso? Certamente gli anni evocati in questi post (e che forse hanno un tantino destabilizzato anche il presidente emerito) sono stati anni terribili: terrorismo, stragi, depistaggi, trame, ecc. ecc. Ciò tuttavia ci rendiamo conto che oggi siamo messi ben peggio degli anni in cui imperava la balena bianca? Certo se un DC si dichiarava appartenente alla sinistra si doveva diffidare ancora di più che se fosse stato tra i sedicenti di destra, tanto le posizioni erano indefinibili e soggette a continui riposizionamenti e a piccole sfumature che divenivano spesso sostanziali. Si avvertiva però l’esercizio di un potere democratico a differenza di ciò che accade oggi. Il partito del principe non ammette defezioni, tentennamenti o prese di posizioni in contrasto col pensiero del sommo capo. Professionisti nella vita civile e politici navigati ridotti al ruolo di yes-man. Uno spettacolo avvilente e desolante. Sabato scorso sulla prima pagina di Libero c’era un fondino nientemeno che di Giampaolo Pansa che avvertiva preoccupato della pericolosità della fronda finiana. Folgorato anche lui dalla sindrome cossighiana sulla via del triangolo della morte? Ma che Italia è mai questa? Una volta caduto il Grande Mistificatore come si ricicleranno i suoi adepti? Non voglio proseguire con ulteriori interrogativi, ma mi preoccupa molto la diaspora di una sinistra (questo blog ne è un esmpio) che non trova di meglio da fare che beccarsi come i capponi di Renzo. Invece di prendercela col destino cinico e baro dovremmo tutti fare fronte comune suscitando l’indispensabile indignazione anche degli elettori moderati che fino ad ora hanno consentito questa deriva politica dai connotati sudamericani. Per parte mia rimango ancora un estimatore delle grandi intuizioni di Enrico Berlinguer: compromesso storico, questione morale, austerità: proposte rivoluzionarie e per questo motivo fieramente avversate ancora oggi dai berluscones. Grazie per l’opportunità.

  23. Andrea Says:

    @Giovanni

    Qualche tempo fa, Brzezinski, rispondendo ad un giornalista disse: “Lei ha un’idea così superficiale delle cose che è quasi imbarazzante ascoltarla”.

  24. Giovanni Says:

    @ Andrea

    Caro Andrea,
    sono rammaricato per averti provocato imbarazzo.
    A mia parziale discolpa invoco il concorso di Rabelais, che mi ha inculcato il gusto per la satira scabrosa e spregiudicata. La disinvoltura del grande Maestro, però, come tu sai, non è emulabile e, perciò, le cadute sono inevitabili.
    Ho deciso, pertanto, di autocensurarmi. Ho chiuso in un armadietto di ferro tutte le edizioni di Gargantua e Pantagruele e, ieri sera, con buona lena ho cominciato a rileggere Proust, per migliorare la scrittura e approfondire i miei pensieri, con il fine di smaterializzare il mio umanesimo e rendere più sofisticato l’approccio diretto al divino.
    Mi mancherà molto il mio eroe Panurge, il suo essere troppo burlesco ma, nella vita, per venire incontro al mondo bisogna pur fare delle rinunzie.
    Ps.: ho conosciuto personalmente Brzezinski. Un Grande uomo, certamente ma, a mio sommesso giudizio, privo di humor, almeno quello percepibile ai più.

  25. gianni guagliumi Says:

    Ieri mi ero applicato con grande foga invettiva a commentare l’ultimo articolo su Cossiga. Debbo dire che la cosa non era neppure riuscita male. Purtroppo ho lasciato il pc senza sottoscrivere l’accettazione di partecipazione al blog di Mauro Zani. Risultato perduto tutto…
    Come si sa le cose scritte di getto conservano una freschezza che successivamente non è più riproducibile. Provo comunque a cimentarmi ad esprimere il succo della mia nota. Siamo poi così sicuri che il periodo in cui il nostro esercitò il massimo potere ai vertici dello stato sia da considerarsi uno dei più oscuri della storia repubblicana? La DC per quanto invischiata nelle trame del potere, anche le più segrete, era pur sempre un partito con pesi e contrappesi in cui il confronto democratico era, bene o male, esercitato. Certo era difficile distinguere tra destra e sinistra, tra statisti e trafficoni, tra riformisti e conservatori, tra mafiosi ed uomini in odore di santità, tra partigiani e amici dei golpisti. Pur tuttavia le leggi più significative ed innovative del dopoguerra, anche quelle di segno più propriamente laico, furono partorite durante gli anni in cui essa era al potere e c’era il continuo confronto con l’opposizione comunista. Viene da pensare che il sistema non fosse poi così ingessato ed anomalo. Se la pazzia di Cossiga trae radici anche nella fine di quel mondo, allora c’è un senso anche in essa.
    La vera anomalia l’abbiamo ora sotto i nostri occhi, la deriva di stampo sudamericano che oggi viviamo è il cancro di questo paese. Imprenditori di vaglia, professionisti affermati, politici non del tutto sprovveduti: tutti nel lungo codazzo di yes-man a ruota del capo. Un incubo che sembra non avere mai più fine. Una situazione pericolosissima in cui i colpi di coda del berlusconismo ormai (mi auguro) al tramonto possono creare ulteriori danni ad un paese in cui faccio fatica a riconoscermi. Sabato scorso su Libero ho perfino dovuto vedere con orrore un fondo in prima pagina a firma di Giampaolo Pansa, in cui l’autore, forse folgorato da sindromi cossighiane sulla via del triangolo della morte, metteva il lettore in guardia sulla pericolosità della fronda finiana. Ma come siamo messi? E intanto noi ex sinistrorsi a bisticciare ed a beccarci come i polli di Renzo… A costo di passare per nostalgico e passatista ricordo con grande rimpianto l’epopea di Enrico Berlinguer e le sue rivoluzionare intuizioni: compromesso storico, austerità, questione morale. Proponimenti non del tutto peregrini, dato che ancora oggi sono fieramenti avversati principalmente dal popolo delle libertà. Grazie a Zani dell’opportunità.

  26. Andrea Says:

    @Giovanni

    Pace fatta, senza rancore e con simpatia.
    Brzezinski è un ebreo polacco: la sua ironia è in certe pause, in certi sguardi, in poche sentite parole che gelano…

    Su Cossiga consiglio:

    I *fantasmi del passato / Sergio Flamigni. – Milano : Kaos, 2001. – 372 p. ; 21 cm. ((In cop. : La carriera politica di Francesco Cossiga.

  27. maurozani Says:

    Ops..chiedo scusa A Bocca e a tutti. PANSA..maledizione!!!!
    PS.Provvedo a correggere.

  28. maurozani Says:

    @Giovanni. Non è questione di convincermi o meno. Solo di confrontarsi. Del resto il mio esser sempre stato un “autodidatta” mi consente il privilegio di stare ,precariamente appeso alle mie antiche convinzioni senza mai impiccarmici del tutto. Situazione scomoda, ma non priva di qualche pregio.
    Esempio:”mancanza d’illuminismo”. Ci ho pensato e ci penso. Eccome.
    PS. del tutto d’accordo per quanto riguarda Moretti e le Br e Sogno e la Resistenza.

  29. giovanni Says:

    @Mauro

    Eh..per te è facile chiedere scusa .Io ci ho rimesso la parte migliore della libreria

  30. vanni pancaldi Says:

    Altri molto meglio di quanto possa fare io hanno dato storicamente un peso specifico adeguato a Cossiga ed alle vicende di quegli anni propedeutiche all’esplodere mafioso della seconda repubblica che con le bombe siglò il vero atto di nascita, mentre tangentopli rappresentò la fine “notarile” del capitolo precedente.
    Il riferimento al 77 citato da alcuni non è però un semplice allargamento fuori tema. Mi ricordo le scritte su KoSSiga. Era il 77. All’università mi trovai nel mezzo di barricate e furiosi scontri. Avevano ucciso Lorusso. Non amavo Autonomia Operaia ed il suo violento e puerile fiancheggiamento alle BR. (Nemmeno ne ero riamato viste le minacce che ricevetti e la scritta “Vanni Nazista” che apparve sulla facoltà di Fisica che mi fece vivere per un attimo il brivido della celebrità…) E nemmeno Comunione e Liberazione era un soggetto dialogante col suo vittimismo pretaiolo, integralista ed aggressivo. Furono i coprotagonisti di quella giornata di sangue assieme al rettore Rizzoli. Il mandante morale di quella violenza poliziesca fu identificato in Cossiga. Sulla sua visione “celerina” del confronto con certa protesta il suo pensiero era chiaro e lo ha ribadito anche recentemente in maniera inacettabile, meno chiare sono sempre state le sue mezze verità, talora volutamente o forzatamente confuse, fino a portare per sempre con se almeno l’impressione di oscuri segreti e oscure trame che forse come dice Mauro erano più un desiderio sciamanico di mostrare capacità e possedere verità che non aveva. Ma sul citato 77 andrebbe riaperto un confronto. Io non sono convinto che la Sinistra ancora Comunista non capì ma forse reagì a pelle a quello che non era più un movimento che avanzava richieste collettive anche estremizzate (come fecero i vari movimenti e gruppi dal 68 in poi) ma che mostrava anche nell’ “eroismo” criminale della P38, nelle azioni di autoriduzione “proletaria” e nella rottura di una dialettica assembleare pur aspra sostituita dalla minaccia e dalla preponderanza dell’azione fisica una deriva individualista che di fatto aprì le porte all’ ego-affermazione dell’era craxiana-berlusconiana.

  31. Giovanni Says:

    Caro Vanni,puoi avere ragione su tutto,ma non si può confondere la manifestazione di protesta di ventimila studenti per l’uccisione di Lorusso ,con l”azione militare (vetrine rotte e saccheggio i del cantuzein) di duecento stronzi piccoli borghesi supportati da infiltrati abituati a prendere la testa dei cortei.

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