Il sindaco.

Sembra che abbiamo un sindaco a Bologna. In questo climax sempre più rarefatto l’investitura al Parco Nord, vale un’elezione.
Le primarie, come molti fanno notare a caldo, sono ormai una semplice formalità.
Lo sono sempre state. Almeno a Bologna. Si faranno, tuttavia, per consolidare e rafforzare ulteriormente un consenso già acquisito sul terreno progressivamente desertificato della politica.
Son questi i tempi che corrono, signora mia.
Siano resi dunque onori e lodi, entrambi meritati, a Cevenini.
Mirabile quel : “ Candidato di partito? Io resto il candidato della gente” .
Anche così la presenza del Cev va a riempire, nell’immediato, un vuoto drammatico nell’immaginario di una città già da tempo estenuata dalle promesse mancate da parte di leadership acclamate a furor di popolo e  –si fa per dire- d’intellighenzia radunata in circoli mattinieri.*
Una città, in seguito, ferita gravemente dall’inaudito evento del commissariamento.

Sia lode anche a Donini (per gli onori è ancor presto) per aver avuto l’accortezza di puntare sul cavallo vincente convincendo, con la sua marmorea insistenza sulle primarie,(il cui esito era ed è scontato) i maggiorenti dislocati sull’asse Roma-Modena-Ravenna e i riottosi e ombrosi (nel senso che agiscono nell’ombra) ex aspiranti notabili che risiedono a Bologna. Ex dirigenti DS nel PD. Partito sul quale non hanno mai davvero creduto.

Dunque vai incontro al tuo destino, sindaco Cevenini.

Te lo sei cercato senza davvero cercarlo. Adesso non c’è ritirata possibile. Non onorevole comunque.
Lo sai. E anche per questo mi resti simpatico.

Non ti voterò, tuttavia.

Non sono d’accordo ,infatti, col Professore Ignazi secondo cui con te : “Bologna ha la possibilità di rovesciare di nuovo il tavolo…. Cevenini può trasformarsi da boa di ancora di salvezza in un faro”.
Faro?
Non ne sono convinto. Per ragioni che attengono alle scelte da compiere e che magari in seguito cercherò di chiarire ulteriormente ma che si possono già agevolmente desumere dal contenuto di questo anomalo blog.

Ma ciò ha ben poco o nullo rilievo.

Per adesso basti a te e ai quattro gatti che mi leggono quest’espressione di lealtà.

Quando, (questa è purtroppo la mia previsione) le difficoltà ti saranno, anche ingenerosamente imputate, e i tuoi più illustri sostenitori ti volteranno le spalle, io continuerò a darti atto di aver accettato semplicemente il tuo , non previsto, destino.

Nel malaugurato caso non mi troverai tra i tuoi facili detrattori.
Dalla tua hai pur sempre la possibilità ch’io mi sbagli.
E’ già successo.

PS *La Sveglia: ore 6,30 , per chi se lo ricorda ancora.
PS.2. E la destra mi chiedete? No. Non c’è. Fortunatamente. Lega compresa.

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22 Risposte to “Il sindaco.”

  1. Rete Laica Bologna Says:

    Segnalo il comunicato stampa della Rete Laica Bologna in merito ad alcune dichiarazioni che hanno accompagnato l’ “acclamazione” di Cevenini.

  2. gabriella Says:

    a me sembra che se lo sia proprio cercato……. il destino!

  3. giovanni Says:

    Caro Mauro,
    il tuo post ha un tono incomprensibilmente sconsolato. Cosa ti aspettavi di diverso? La mia non è una domanda retorica, è una domanda reale. Nessuno meglio di te, credo, ha una precisa radiografia della città e, quindi, ti chiedo ancora, cosa ti aspettavi?
    Il povero soldato Cev in queste ore, dopo l’acclamazione del “popolo della festa” è impegnato a rendere omaggio ed a rassicurare prodiani, costruttori, curia, cooperative ecc… Come acutamente hai osservato non l’ha voluto, ma ormai è in ballo e non può sottrarsi dall’abbraccio mortale. Il soldato Cev è e resta un bravo ragazzo, sempre presente, sorridente, amichevole, bonario e, soprattutto resta un uomo onesto.
    L’onestà, è questo l’unico requisito che il “popolo della festa” ha rivendicato e ottenuto. “E noi vi diamo il bravo ragazzo”, il quale, però, pensano i diabolici notabili, farà quello che diciamo noi, affiancato da una giunta forte. Perdinci!
    A parte la possibile discesa in campo del pesce grosso, tu, Mauro, a cosa pensavi? Dovrai pur dircelo una buona volta. Certo, c’è la desertificazione della politica, ma questo è il punto di partenza dell’analisi, un dato di fatto insopprimibile.
    Bologna, politicamente parlando, siamo d’accordo, ormai conta quanto Casalecchio. Conta ancora qualcosa per i notabili, perché ha un bel pacchetto di partecipazioni in Hera e perché, in fin dei conti, ha un bilancio di 600 milioni di euro. L’osso si può ancora spolpare.
    In proposito non ti sarà sfuggito il “progetto” finalmente svelato dal nostro amico Lorenzo Sassoli, trasmutato da “sindaco-conte” a “sindaco-ombra”, in prima fila, naturalmente, ad applaudire l’incoronazione del soldato Cev.
    Dopo aver convocato per tre giorni di seguito i giornalisti di Repubblica, mister Valsoia, come viene pure appellato il nostro amico Lorenzo, ha proposto a) di trasformare Bologna nella “città morta” più grande del mondo; b) di vendere il pacchetto Hera (sulle orme della finanza creativa di Prodi, Ciampi e Tremonti) così da mettere “in sicurezza” l’enorme business e tutte le posizioni di potere che discendono dalla vendita dell’acqua, del gas e della raccolta rifiuti. Queste sono le grandi idee in circolazione, a parte i soliti civis e trenini vari. Per il resto la città, quella degli altri 330 mila abitanti affonda lentamente: l’agonia della Fiera, la desertificazione industriale, l’assenza di sistemi per la mobilità, la povertà di strutture scolastiche e sportive e l’immobilità sociale e fisica dei cittadini.
    Una città per pochi rentier, dove la stragrande maggioranza deve lottare quotidianamente per recarsi al lavoro, a scuola, o per fare un po’ di sport, o per parcheggiare i bambini da qualche parte, disperando di poter offrire la possibilità ai propri figli di abitare in una città appena appena vivibile.
    Tutto è stato occupato dai rentier, anche quello che un tempo era stato pensato e costruito per tutti: dal circolo del tennis all’ultima polisportiva. Non c’è posto per chi vive del proprio lavoro.
    Un figlio del popolo queste cose le vede, ma se non ha una reale forza politica cosa può fare? Nulla. Il soldato Cev non può nulla anche se volesse.

    Ps.: Federico Minoli ha donato alla Parrocchia di Santo Stefano la liquidazione ricevuta dalla Fiera, con un assegno di 100 mila euro. Se l’importo era di 100 mila euro, come riferisce la stampa locale, vuol dire che l’ex AD della Fiera, per una anno di lavoro, ha percepito a titolo di mera liquidazione di fine rapporto, la somma di 190 mila euro lordi. Una somma enorme, (per un Ente indebitato fino al collo), trasferita nelle mani dei chierici di Santo Stefano, i quali avrebbero potuto rivolgersi alla Curia per la ristrutturazione della chiesa. Alla Curia sarebbe stato sufficiente vendere uno soltanto dei 3000 immobili, di cui è proprietaria in Città, per far fronte alla bisogna. Così vanno dunque le cose a Bologna. Queste sono le vene che trasfondono il sangue dalla Città alla Curia.

  4. maurozani Says:

    Caro Giovanni, a cosa pensavo? Ma a ciò che ho detto e scritto in tempi non sospetti. A una sorta di rivolta civica e civile motivata dai fallimenti dell’ultimo decennio. A una lista ampia(il listone) promossa da un gruppo di persone cui aderisse tanto il PD (dopo adeguato e non indolore dibattito) quanto il resto del mondo che fa parte della sinistra bolognese(anch’esso dopo adeguato e non indolore dibattito). Tutto qui. Operazione prometeica. Tutta di testa. Forse. Anzi, a questo punto, tolgo il forse.
    Per quanto mi riguarda non ho mai pensato di promuovere in prima persona un’operazione/progetto politico di questo tipo, proprio perchè, per un tale “utopico” spessore, era indispensabile garantire un totale disinteresse personale. Sì lo so che le possibilità erano poche, quasi nulle. Tuttavia c’era (e c’è) un partito di maggioranza commissariato insieme alla città. Un evento assolutamente fuor dell’ordinario.
    Di fronte ad un tale evento si poteva reagire in modo straordinario e straordinariamente , “vichianamente”(?), rigeneratore, oppure (contando sull’estenuazione) con la restaurazione di una parvenza di normalità. Ed ecco Cevenini. Non lo voto. Ma certo in questo contesto è meglio di un altro per le caratteristiche che tu richiami.
    Tra l’altro più funzionale alla bisogna. Più adatto per storia personale e carattere ad ampliare i consensi in modo trasversale verso il centro. Capace persino di rosicchiar consensi alla Lega. Tanto trasversale che alla fine nessuno di noi sa prevedere come evolverà la situazione.
    Insomma la politica non c’entra più. Non solo a Bologna. E’ solo questo che mi rende “sconsolato”.

    PS. Approfitto di te (scusami) per un peana generale. Suona così.

    Quanto al vendere ciò che resta del pubblico al privato , beh, per me è esattamente agli antipodi di ciò che è imperativo fare, a livello globale e locale, nell’epoca attuale. Solo un certo riformismo oltranzista (ben presente nel PD) resta ormai abbarbicato al fondamentalismo di mercato che ha ucciso la politica e che minaccia da vicino la civiltà degli umani tout court, compresi diritti, doveri e libertà individuali e collettive sancite progressivamente dopo il 1789. Troppo radicale? Enfatico. Lontano dal paesone bolognese? Beh, io son così e così resto.

  5. maurozani Says:

    @Gabriella. Non so. Non per certo. D’altro canto sai che a volte mi è capitato di ritrovarmi nella scomoda posizione dell’ingenuo. Tuttavia c’è anche il caso.

    Alessandro Natta una volta mi raccontò la seguente storiella: ” Giuseppe D’Alema mi chiedeva e si chiedeva come mai avendo, noi due, fatto lo stesso identico percorso, a un certo punto io entrai a far parte della direzione del partito e lui no. La mia risposta fu che quando mi trovai a passare io , casualmente, la porta era aperta. E quando passò lui, altrettanto casualmente, la porta era chiusa. Tutto qui”.

    C’è anche il caso che Cevenini, casualmente, abbia trovato la porta lasciata aperta da un commissario. Ciò nulla toglie alla sua virtù che spesso , com’è noto, s’associa alla fortuna.

  6. giovanni Says:

    Caro Mauro,
    sono certo che non me ne vorrai se ti dico che la tua risposta non mi ha convinto del tutto. E ciò per la semplice ma assorbente ragione che c’è uno scarto enorme tra il listone auspicato e le reali possibilità di attuarlo. Ad un politico avveduto e raffinato quale tu sei certamente questo aspetto non può essere sfuggito, perciò ti dico che non mi hai convinto.
    Nel frattempo la politica nel paesone di Bologna continua a fare il suo corso. Anche stamane il nostro amico Lorenzo Sassoli De Bianchi parla sulle pagine di Repubblica per dispensare consigli a Cev e fornire un ennesimo “contributo di idee” ai bolognesi. Lo dico al netto della mia cattiveria: io sospetto che Repubblica riceva ogni mattina da Lorenzo un “mattinale”. Non si spiegherebbe altrimenti come sia possibile che negli ultimi cinque anni Repubblica abbia intervistato o parlato di Lorenzo Sassoli non meno di 200 volte.
    L’articolo pubblicato oggi ha, tuttavia, un contenuto davvero eclatante. Lorenzo Sassoli, se abbiamo capito bene, prende atto che la città ha fame e perciò si dichiara disposto a comperare i gioielli dei bolognesi.
    L’intento è nobile ma a me sembra che l’esempio fatto dal mio coetaneo sia infelice e anche un po’ di cattivo gusto, perchè la metafora sa tanto di “cravattaro” (absit iniuria verbis). Pertanto, anche per togliere il nostro amico Lorenzo dall’imbarazzo diciamo: no grazie.
    Io, però, una “mezza idea” su come rimpolpare le risorse del bilancio comunale ce l’avrei. La formulo con la circospezione che il caso richiede: ridurre da 65 milioni a 50 milioni ad Hera il corrispettivo annuale pagato dal Comune di Bologna per la pulizia della città.
    Il motivo? È sotto gli occhi di tutti. I servizi sono ormai da tempo in subappalto e sono diventati di pessima qualità. Non è raro vedere un netturbino con la casacca rossa fare pipì nei giardini di piazza Cavour alle ore 8:30 di mattina. Così come non è raro vedere tre netturbini, sempre con la casacca rossa, seduti al bar tabacchi del Pavaglione. Oppure vedere altre casacche rosse lucidare lo sporco sotto i portici, con macchinari inadeguati o, ancora, netturbini che usano la scopa “pippo” in luogo della più classica ed efficace ramazza, perché non sono minimamente professionalizzati.
    Ecco i primi 15 milioni. Ci sono poi i costi del gabinetto del sindaco di Bologna (oggi del Prefetto): 5 milioni di euro all’anno, per 87 impiegati.
    Si tratta di un insulto al buon senso: neppure Giulio Cesare riusciva ad impiegare simultaneamente più di tre segretari. Due o tre impiegati per il sindaco di Bologna bastano, sono più che sufficienti. Gli altri siano adibiti nella gestione dei nidi, delle materne, dei servizi alla persona, previo occorrendo corsi di riqualificazione professionale.
    Ergo, non c’è bisogno di alcun taglio al welfare, c’è da tagliare l’inefficienza e le rendite di posizione.
    Ci sarebbero poi da affrontare gli enormi sprechi nel settore della cultura. Lì si può tagliare fino al 50%. In soldoni, si possono risparmiare anche 23 milioni, migliorando sensibilmente la fruizione culturale dei cittadini.
    Ma su questo punto mi riservo di ritornare con dati analitici, per dimostrare che il settore cultura è concepito, a Bologna, più come “un orto” di chi ci lavora, che come un servizio reale da fornire ai cittadini.

  7. vanni pancaldi Says:

    @Giovanni
    di solito sono critico pure con me stesso figuriamoci con gli altri, anche se da sempre ho fiducia e lavoro per il cambiamento ed il progresso sociale e gli anni che avanzano mi fanno vedere un po’ più chiaramente le oscillazioni del pendolo della storia che solo alcuni grandi (anche tragicamente) sono in grado di spostare repentinamente.

    Posso però dire che non solo condivido ma applaudo il tuo commento.

    Ora c’è un imperativo. Costruire le basi per fare in modo che i 330 mila si rendano conto non tanto del lento affondo ma della possibile risalita. Perchè se non in parte e nebulosamente ne avvertono le conseguenze ma difficilmente ne identificano le cause e men che meno le possibili soluzioni. E bisogna farlo con ardore passione realismo spietatezza ma anche con goia. Se non si trasmette la gioia di una impresa difficile ma bella da percorrere solo alcuni (forse) faranno il passo. Tutti affondano ma proprio per questo si attaccanno a quello che pensano di avere, individualmente. L’operazione Cevenini è sicuramente abile , da questo punto di vista, perchè mette in campo uno sciamano della comunicazione felice così i poteri nascosti pur in declino potranno continuare a gestire nell’ombra i loro interessi.
    La politica come dice Mauro oramai non c’entra quasi più, ma qualcuno, qualche Penelope o Arianna, deve pur fare il faticoso lavoro di riprenderne in mano il filo e provare ad intrecciarlo di nuovo per far ritrovare al pendolo la strada!

    Nell’incontro dell’associazione “IO CI STO” alle Scuderie in molti abbiamo condiviso la scelta di puntare comunque ad una lista civica di sinistra. Una sola (se la razionalità ci assiste ancora) . Senza aggettivi e senza simboli di partiti. In cui si possano sentire rappresentate tutte le componenti attorno a pochi ma chiari punti di “attacco”. Altri sono molto dubbiosi e prudenti e privilegiano per ora l’idea di “laboratorio”. Io so solo che in un qualche modo un laboratorio deve infine produrre risultati utilizzabili se no è solo un circolo accademico gradevole ma che non mi interessa. Abbiamo poco tempo (max 1 mese) per capire la fattibilità.

    Ora serve catalizzare le decine di associazioni che nella singola specializzazione trovano sicuramente la loro ragione di esistere o di sopravvivere ma che disaggregate non hanno la massa critica per incidere più globalmente.

    Il clima di contestazione che sta crescendo apre qualche speranza, diamogli qualche energia in più e vediamo se riesce a mutare il cupo clima.

  8. Roberto Says:

    Pur non essendo in possesso di dati analitici, concordo pienamente con Giovanni: la “macchina” comunale, nella sua gestione amministrativa, è nell’esperienza quotidiana decisamente sprecona e per dimostrare il contrario potrebbe essere sufficiente una “due diligence” affidata ad una terza parte.
    Vendere partecipazioni e beni per destinare il ricavato alla spesa corrente nel giro di pochi anni rende vano l’impoverimento: è già successo con le Farmacie comunali, e succede a tutte le famiglie se ci si vende la casa per permettersi SUV e vacanze.
    A prescindere da considerazioni “politiche” di cui però è forse meglio tacere vedendo come sono state fin qui strumentalizzate. E’ pur vero che gli andamenti passati non garantiscono il futuro, ma direi che questo avvertimento, che vale per i prospetti di Borsa, avrebbe bisogno di adeguate condizioni al contorno, che non sono soltanto l’onestà del Sindaco.

  9. maurozani Says:

    Caro Giovanni,
    come faccio a spiegarti/mi?
    A parte il fatto che sarò pure un ex politico avveduto sono anche , contemporaneamente un ex ragazzo di campagna. Uno che ha sempre vissuto(per quanto non mi piaccia questo termine) la politica con molta tensione, senza riuscire mai a emanciparsi da un (a volte incongruo) senso del dovere. Insomma uno che ha sempre sentito il peso della responsabilità verso la “sua gente” e che quindi ha sempre fatto fatica a concepire rotture definitive. Anche in questo , appena accennato contesto, si può comprendere l’estremo tentativo corrispondente alla mia prima proposta. Tuttavia, hai ragione, mi è sempre stato ovvia la distanza tra questa e la realtà della politica bolognese . Ma la proposta di lista civica larga aveva un senso politico anche di tipo offensivo verso il PD e non solo. Sofisticata? Certo. Comunque adesso è superata dagli eventi. Il fatto che così “tempestivamente” io abbia dichiarato il non voto a Cevenini (che pure iscrissi di persona alla FGCI tanti anni addietro e che dunque sul piano meramente umano mi reca disagio e un certo malessere) stabilisce una linea di demarcazione. Mi obbliga ad una scelta per me impegnativa e, mi permetto di dire, onesta.
    Adesso verrà fuori una UNICA lista civica a sinistra e di sinistra? Ebbene la voterò, forse la sosterrò nei modi che mi sono consentiti, nel caso in cui mi convincano programmi e persone. Farò ciò tuttavia senza la “gioia” che giustamente Vanni invoca a indispensabile supporto di un’impresa difficile. Ci son scelte che a un certo punto si devono fare per coerenza politica e anche per rispetto verso sè stessi, ma ciò non abolisce la razionale consapevolezza che tali scelte non hanno molte possibilità di tradursi in forza politica effettiva (la massa critica di Vanni): io credo di conoscere Bologna e i bolognesi. Tanto cari questi ultimi, ma anche tanto predisposti ad un pragmatico conformismo di fronte ad una campagna mediatica che ha ormai rotto gli argini accreditando una candidatura come quella di Cevenini come libera e autonoma dai partiti, innovativa etc… Vedi anche le due docili presenze intellettuali che hanno dolcemente accompagnato e accreditato l’investitura al Parco Nord.

    Vabbè. Quanto alla tua “mezza idea” mi piace. Mi sembra fondata. In particolare mi piace quella su Hera. Vedi anche un mio post precedente a proposito della manutenzione. Viviamo in una città sporca, anche rispetto alle altre città della regione. D’altro canto forse pochi sanno che giovanissimo io ho fatto anche lo spazzino, quando c’era da dare un aiuto immediato alla mia famiglia. Quindi ramazze altro che Pippo! Ma allora c’era un’idea del lavoro in una azienda del Comune secondo cui chi lavorava poco o male recava un danno a tutta la comunità (non semplicemente all’azienda) ed era letteralmente e spietatamente affrontato a muso duro proprio dai suoi compagni di lavoro. A volte si esagerava, perfino. Le municipalizzate a volte assomigliavano a caserme. Adesso contano gli azionisti ben più e ben prima del servizio alla comunità.
    Anche da qui il senso di ciò che ho definito “peana” a favore del pubblico.
    So bene che a certe condizioni il privato può esser utile, fattore propulsivo e innovativo. Ma adesso è ora di torcere il bastone dall’altra parte.

  10. sergio caserta Says:

    Salve. Ciò che mi lascia più di tutto perplesso è proprio questa corsa a consentire alla candidatura del (buon?) Cevenini da parte di personaggi insospettabili, non so se sia lucida perfidia ma come altro interpertare anche l’intervista quasi da supporter di Parise, oppure è senso d’opportunità di lasciar “scorrere il fiume verso il suo destino”;
    il problema è come è stato possibile che si raggiungesse in quella che comunque fu ancora non troppi anni fa la più forte organizzazione politica comunista italiana, come ci si è potuti ridurre ad aggrapparsi alle arguzie di un personaggio per quanto “pleasant and nice person”, rinunciando ( e ci sarebbe stato un anno di tempo) definitivamente ad ogni tentativo di ricostruire la trama lacerata dopo l’epilogo cofferatiano e “la parentesi” delboniana, una città la cui classe dirigente appare stremata, senza parole, mentre si addensano probabilmente rentiers e “cacciatori di testamenti”… eppure
    ci sono le possibilità perchè uno scatto di dignità civica e democratica metta insieme le energie residue che ancora esistono e non sono poche; ma non si può farlo se chi avrebbe i requisiti per fornire le dritte, si limita a fornire un consenso “virtuale”

  11. Andrea Says:

    Il Cev sarà il nostro Giovanni Goria.
    “Divenne celebre per il suo stile informale e la sua adattabilità alle trasmissioni televisive. Resta anche memorabile l’icona del suo volto vuoto, incorniciato da barba e capelli fluenti, reiterata dall’allora vignettista di Repubblica Giorgio Forattini” (da Wikipedia)

  12. giovanni Says:

    @ Sergio Caserta

    Mauro in questi mesi ha offerto a tutti noi l’opportunità di un’aperta e libera discussione pubblica, pur in presenza, a volte, di intemperanze di ogni genere, ascrivibili soprattutto al sottoscritto, al signor Gino e ad Andrea.
    Il suo approccio, i suoi bei modi, la sua gentilezza, la sua trasparenza, senza urlio di mercato, gli ha consentito di conquistare il rispetto di tutti. E non da oggi.
    Mauro, certo, è un valente uomo politico, uno stratega, ma prima di tutto è e resta un uomo.
    È importante per noi imparare ad ascoltare i suoi discorsi. Poi ognuno di noi farà la sua scelta su cosa fare e come farla …. liberamente.
    Per esempio, Sinistra Ecologia e Libertà a Bologna ha la preoccupazione di procurare a Milena Naldi un assessorato nella futura giunta. Legittima scelta, anche perché la brava compagna Milena non ha altra occupazione. Nessuno di noi, in questo blog, almeno credo, ha di queste preoccupazioni. Perciò nessuno è necessitato a fare una determinata scelta.
    Può darsi che la libera scelta compiuta da Sinistra Ecologia e Libertà non coincida al 100% con l’interesse del Partito che, peraltro, alcuni accusano di essere gestito in modo familistico. Ma, come si dice, in democrazia sceglie la maggioranza. E la maggioranza nel SEL di Bologna è nelle forti mani di Ugo Mazza, Milena Naldi e Gian Guido Naldi.
    Benvenuto nel mondo “virtuale” di Mauro Zani, compagno Sergio Caserta, certamente migliore di quello reale.

  13. Andrea Says:

    @Giovanni

    Ma è la famiglia Addams!
    “Mauro, certo, è un valente uomo politico, uno stratega, ma prima di tutto è e resta un uomo.
    È importante per noi imparare ad ascoltare i suoi discorsi”.
    Mauro come Cugino Itt!
    Questo si che è raggiungere il climax in poche battute!

  14. Rudi Says:

    Questo salottino, che Zani ha messo a disposizione, è ormai compulsato da tanti “osservatori”.
    Scrutano fra le righe, cercano segni, a volte costruiscono trappole (come la candidatura di Zani a qualcosa).
    Da parte mia, trovo stimolanti certe sue riflessioni e mi piace la propensione autocritica (certo, rivendicare l’iscrizione del Cev. alla Fgci è un colpo basso; comunque, a iscrivermi fu Sandro Ramazza).

    La settimana scorsa, prima dell’apoteosi ceveniniana alla Festa dell’Unità, il settimanale “Carta” mi ha chiesto un intervento, ed è uscito oggi in edicola, insieme a un lungo servizio sulla Milano di Pisapia (e Boeri, e Onida).
    Più che per leggere le mie opinioni, spendete 3 euro per arrivare (credo) alla mia stessa conclusione: rispetto a Bologna, è più vitale la sinistra a Milano, è più vitale persino quel Pd…

    Di fronte a una chiusura così demoralizzante della frattura che si aprì con le dimissioni di Delbono, il gruppo che da 7 mesi si fa chiamare “Io ci sto” continua a chiedersi che fare.
    Molti si sentono di fronte a un’alternativa secca: fare la lista o non andare a votare.
    Altri temono (non hanno tutti i torti) si tratti di una scelta fatta per disperazione e destinata all’insuccesso.

    Certo, una lista così ha davanti due nemici invincibili: le elezioni anticipate in concomitanza con le comunali, e la pretesa di qualche partito di appoggiarci il suo simbolo.
    Non credo allo scioglimento delle Camere, e non so quanta irrazionalità possa ancora dominare chi si è reso prima extraparlamentare e poi ha disperso ventimila voti alle ultime comunali, ma è evidente che il tempo sta per scadere.

    Per fare una cosa seria servono tempi, risorse, organizzazione e molta democrazia.
    A me, il pronunciamento di Zani ha fatto piacere.
    Immagino che qualche “osservatore” lo sia molto meno.

  15. giovanni Says:

    @Andrea

    Tu coltivi l’illusione come arte Sei geniale Davvero Non comprendo del tutto, ma intuisco il Genio

  16. maurozani Says:

    Caro Sergio,
    Troppo onore, davvero. Nel caso,ovviamente, sia io quel tale che dovrebbe fornire le “dritte”. E’ come dire che senza di me non si può far nulla di buono. Grazie ma trovo la faccenda un pochino più complicata. Come al solito. Io sono impegnato a far quello cui accenna con lucidità Rudi: sono impegnato a scansar trappole. In questo modo ci sarebbe anche la possibilità di allargar spazi.
    Comunque sarò ancora più chiaro.
    Metti che un “bel giorno” io avessi deciso o decidessi di costituire una lista in prima persona, ebbene, quale sarebbe il risultato? E’ una domandina facile , facile, alla luce dei miei percorsi e trascorsi. Chiunque , dico chiunque, abbia ancora un pò di sale in zucca capisce che la controffensiva sarebbe persin troppo facile. Del tipo: il vecchio rancoroso che non si rassegna alla pensione (seppur anticipata), un tipaccio che, si sà, è sempre stato, vuoi autoritario, vuoi ingrugnato, uno che ha rifiutato a suo tempo le primarie, un supponente che si permetteva di dire ai suoi che “siete ignoranti come capre”, e molto altro ancora.
    Forse più di tutto conterebbe l’accusa di personalismo, assolutamente tipica di un partito che si è liberato di ogni zavorra e memoria fuorchè del lascito stalinista.
    Talchè dovrebbe esser a te e ai tuoi particolarmente presente la necessità assoluta di tenermi ben alla larga.
    Detto questo ,aggiungo che ciò che tu dipregi come “virtuale”, può aver effetti, non del tutto irrilevanti, nel reale. Se non fossi convinto di ciò, non avrei neppur iniziato a scribacchiare questo pseudo-blog. E comunque ci sono fior di riscontri. Ben al di là della stampa cittadina.

    Naturalmente si può sempre continuar a far riunioni.
    Riunioni: da un buon quindicennio il sol termine mi dà l’orticaria. E’ un’altra accusa (scarsa collegialità) che mi verrebbe mossa.
    Stavolta con pienissima ragione.

  17. sergio caserta Says:

    Caro-issimo Mauro, sono ben consapevole dei rischi e delle trappole che implica qualunque proposta fuori dagli schemi predeterminati attraverso la pervicace azione dell’informazione ed il “senso comune” velenosamente instillato nell’opinione pubblica;

    per “dritta” non intendevo il capeggiare una lista tout court, eventualità certamente non deprecabile in altra situazione, anzi secondo me è proprio il rischio d’inseguire l’attuale modello di personalizzazione che ha rovinato il nostro sistema politico e distrutto la sinistra.

    Penso invece alla costruzione di una colltettività autonoma, civica e di sinistra, che possa contare sulle qualità di dirigenti della tua levatura in forma di movimento o di associazione, che provi a ritessere una trama politica e ad avvicinare forze ora anche lontane, in nome di un’idea e di un programma per la città;

    è quello che hanno fatto (tentato) in momenti diversi Unirsi durante l’esperienza Cofferati,il gruppo Fanti nella precedente campagna elettorale,ora in piccola parte io ci sto, certo con maggiori o minori qualità e nel complesso purtroppo con zero risultati, proprio perchè tutte queste esperienze hanno mancato di sostanza e tenuta politica di più lungo periodo, capacità organizzativa ed espansiva,

    io penso che la città ed il territorio più in generale offrano potenzialità e risorse umane per costruire una compagine che sia in grado di assumere un’iniziativa di questo tipo, il punto di caduta cui siamo giunti, rende questa necessità assoluta e lo si percepisce dall’atmosfera di vero e proprio smarrimento che si coglie nei discorsi di tutti;

    quale potrebbe essere il risultato concreto, non lo saprei dire ma certo se non si comincia….questa sera Fiorella Mannoia nel descrivere la situazione italiana ha usato la locuzione “siamo senza parole…” se non ora quando? Ciao

    ps virtuale non era inteso come una locuzione negativa, so anch’io che le idee camminano ma sai meglio di me che occorre che se c’è una realtà esse debba apparire anche nella sua materialità

  18. Bizantino Says:

    Anche nella capitale dell’Esarcato si vota nel 2011. L’attuale Sindaco è così certo dell’esito che ha già confermato alcune ordinanze in vigore per tutto il 2011. Questo, per capire di cosa parliamo.
    A me, che ho iniziato il mio impegno politico nella FGCI, prende un senso di vertigine a pensare cosa è oggi la politica locale eppure, storia familiare ed formazione politica, mi fanno dire che occorre sempre pensarsi come appartenenti ad una collettività. Ed oggi, ma quale riformismo, gli interessi che vengono tutelati e sostenuti sono ormai così indifendibili da essere palesi e sfacciati. Un certo problema è che la cosiddetta sinistra politica – al PD – è un coacervo di interessi personali in sedicesimo, di amici di vecchia data e di pratiche deteriori. Eppure, se è vero che braccianti semianalfabeti furono in grado a fine Ottocento di unirsi e costituirsi in cooperative è un curioso paradosso che oggi, persone più istruite e consapevoli non riescano ad aggregarsi intorno ad un progetto politico degno di questo nome.
    Qui in terra bizantina non ho ancora visto un dirigente del calibro di Mauro Zani esprimere argomentazioni politiche. Forse perché non c’è.

  19. Lucio Picci Says:

    Gentile Sig. Zani, non ci conosciamo, mi permetto di offrirle un motivo per cui l’operazione prometeica non è avvenuta. Semplice: perché i soggetti che avrebbero dovuto animarla sono, quando non cooptati, cointeressati a quel che c’è. Paradossalmente, Bologna ancora “si tiene”.

    Facciamo il caso dell’università. Si prenda il tempo di guardare l’elenco di chi pubblica con “Il Mulino”, che è la casa editrice che ha passato sotto silenzio il plagio Zamagni-Delbono di uno dei suoi libri (si, una delle famose “domande” di Cazzola. Si, più o meno aveva colpito nel segno. Più o meno). Abbiamo letto (sul Corriere) che, successivamente ai fatti, il Mulino ha pagato Delbono per consulenze (c’era un problema di tasse non pagate e poi condonate, se non ricordo male, ma è irrilevante ai fini del discorso). E il Mulino continua allegramente a pubblicare libri di Zamagni, cosa che una casa editrice seria mai farebbe (il plagio accademico rappresenta una grave rottura del rapporto fiduciario tra lo scrittore, i lettori, *e* l’editore). Conclusione, Il Mulino è impresentabile, e chi vi pubblica lo sa perfettamente. Ma hanno un interesse evidente a che il sistema continui cosi’ com’è. Se non altro perché molti di loro, altrimenti, non saprebbero proprio con chi pubblicare. In questo senso, questa parte di sistema (che non è tutto, ma converrà che, qui a Bologna, è ancora “abbastanza”), si tiene perfettamente.

    Questo, incidentalmente, è l’unico sistema culturale locale che è rappresentato pubblicamente (“sveglie”, interviste al mulinissimo Ignazi, ecc.). I tanti che, come il sottoscritto, hanno referenti altrove (all’estero, principalmente), non hanno tempo da perdere.

    Un saluto cordiale.

    Lucio Picci

  20. maurozani Says:

    Sì, signor Pucci. Lei coglie nel segno. Tuttavia quella parte di Bologna che “ancora si tiene” non ha molte divisioni da gettare nella battaglia elettorale. Al di fuori di un rinnovato patto di potere, attualmente problematico, le risorse “umane” e culturali in senso lato, a disposizione per influenzare e influire sugli eventi in corso scarseggiano alquanto.

  21. gabiella Says:

    il cev. è una persona educata! voglio enfatizzare questa caratteristica perchè essa è nè diffusa, nè scontata nella vecchia e nuova classe politica nazionale e locale.E’ educato e obbediente, zompetta da un’elezione all’altra (peraltro in buona e folta compagnia) e da un’amministrazione all’altra non perchè lui voglia ma perchè glielo chiedono e lui educatamente obbedisce. glielo chiede la gente, glielo chiedono moltissime donne (eppure un cev. femmina sarebbe costituzionalemnte impossibile) e lui è a disposizione…
    mi hanno fatto abbstanza riflettere le parole di rudi: nella nostra contemporaneità mi pare abbastanza stolto vagheggiare un governo dei “migliori”. capisco che siamo completamente intrisi di cultura classica ma, oggi, il “popolo” sembra prediligere l’uno di noi al migliore di tutti. a chi interessa quali letture hanno formato la coscienza di un sindaco, quale è la sua visione strategica, quali le competenze? interessa che sia simpatico, gentile, popolare e, soprattutto, distante dall’immagine tradizionale del politico di “carriera”. che sia giusto o sbagliato non saprei so che è l’oggi bellezza… Personalmente, in un paese ormai ridotto al feudalesimo e ai privilegi di casta, non so come regolarmi e mestamente mi rassegno al grigio (a volte nero) quotidiano.

  22. Cevenini, il Regno Oscuro e i nodi al pettine. | SALOTTO PRECARIO Says:

    […] in particolare coloro che l’hanno fatto sulla base di argomentazioni ponderate, come ad esempio Mauro Zani – non penso si stiano rallegrando più di tanto. E già, perché il ritiro di Cevenini fa venire […]

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