Khyber Pass

“Era l’amara conclusione della disastrosa Prima guerra afghana. John Nicholson stava attraversando a cavallo il Khyber Pass verso l’India,in direzione della frontiera e della libertà. Giovane ufficiale subalterno, prestava servizio nell’esercito dell’India britannica e il suo reggimento era stato inviato in Afghanistan dopo l’invasione del 1839 e vi era rimasto mentre le fortune degli inglesi declinavano fino a crollare del tutto. Durante la terribile ritirata da Kabul nel gennaio 1842, quando il grosso dell’esercito britannico era stato completamente annientato, Nicholson e un pugno di altri erano stati catturati a Ghazni e avevano dovuto sopportare parecchi mesi di crudele prigionia nelle mani degli afghani . Poi una nuova forza britannica- nota come l’Armata punitiva- aveva compiuto una seconda invasione, vendicandosi duramente sulla popolazione afghana e lasciando Kabul in fiamme. Nicholson era stato liberato e , la mattina del 4 novembre 1842, doveva soltanto attraversare il Khyber Pass,- il leggendario passaggio in India- per trovarsi in territorio alleato.
La marcia da Kabul era stata lugubre e pericolosa. I morti di gennaio erano ancora disseminati lungo tutta la strada che portava dalla capitale afghana alla città di Jalalabad, a metà strada fra Kabul e il Khyber Pass: un esercito di oltre sedicimila soldati con civili al seguito era stato annientato in pochi giorni……”

E’ il prologo di Khyber Pass (Paddy Docherty, pubblicato in Italia da il Saggiatore).
Ed è anche l’epilogo, a mio avviso, dell’ennesima spedizione punitiva occidentale in corso tutt’ora.

Apprendo proprio ora da un tiggì che l’onorevole Marco Minniti (esperto, dal Kosovo in poi, di guerre moderne) spiega, a commento dei funerali dell’ufficiale del Col Moschin, che: “bisogna conquistare il cuore degli afghani.

Già.

Nelle more, una squadra della morte composta da soldati statunitensi s’è incaricata di macellare all’ingrosso civili afghani.
Conservando souvenir sotto forma di pezzi di umana anatomia.
Teschi, sembra.
Niente cuori.

E, in mezzo a questo granguignolesco mattatoio, che si chiama guerra moderna,(vedi Droni e altre diavolerie) in Italia si continua con la retorica dei soldati di pace.

Siamo differenti.

Noi vogliamo addirittura affetto. Ancora fermi al mito dell’italiano brava gente.
Stupida, criminale e cinica favola che già portò al massacro di Nassirya.
Laddove tutti ci volevano un gran bene. (vedere le cronache dell’epoca).

Nel frattempo il generale Petraeus, nominato da Obama al comando delle truppe in Afghanistan, corregge il Presidente spiegando che la guerra può durare ancora altri dieci anni.

No, generale. Finirà prima.

O con un compromesso più o meno onorevole, con i signori della guerra e i talebani, che vi consenta di salvar la faccia almeno un po’.

Oppure….. al Khyber Pass.

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2 Risposte to “Khyber Pass”

  1. Maurizio Cecconi Says:

    Finirà con una disfatta militare (quella morale e civile l’occidente se l’è guadagnata nel momento in cui ha attaccato l’Afghanistan) o con un compromesso, che non salverà l’occidente dalla suddetta disfatta morale e civile.

    Aggiungo una nota al tuo post, caro Mauro. Ieri Karzai ha formato la commissione interpartitica (tradotto: intertribale e in cui siedono i signori della guerra e i narcotrafficanti) che tratterà le condizioni dell’armistizio coi talebani. Ma queste cose in Italia non le riportano. Danno solo spazio ai guerrafondai di regime e di opposizione.

  2. maurozani Says:

    Sì, Maurizio, il Karzai è da un pò che cerca di trattare con i suoi simili,(suo fratello è stato un noto narcotrafficante) anche perchè sa bene quanta fatica e denari costino le elezioni ,per quanto regolarmente fasulle.

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