Ognuno ha le sue ragioni.

L’altra sera, finalmente, è comparso Antonio Pennacchi.
Su La 7.
Non ho perso l’occasione di spiare, live, il personaggio che con il suo “Canale Mussolini” ( grazie anche alla geometrica potenza dispiegata da Mondadori), ha vinto il premio Strega.

Ero curioso. Specie dopo che la rivista Limes gli ha dedicato un intero numero: “Stregati da Pennacchi”.
Curioso di capire se Pennacchi c’è, o ci fa.
In altre parole se si tratta di un personaggio autentico, ovvero autocostruito o quantomeno fortemente ritoccato, ad uso e consumo del mercato, sul filo di una biografia originale , per come la si evince dalla sua opera prima: “il fasciocomunista”.

Ebbene arriva Pennacchi.

Il mal di schiena del conduttore Piroso(solidarizzo, ahimé ) non consente aria condizionata. A maggior ragione lo studio televisivo dev’esser un forno.

Ma il nostro compare in completa tenuta da sommossa, anticonformista e politicamente scorretta.
Berretto alla Lenin in capo, occhialini alla Trotzkj, casacca vagamente maoista.
Su il tutto, una lunga e sgargiante sciarpa (di seta?) rossa.

Andiamo bene! Ho subito pensato. Ci fa, ci fa….

E, infatti , esordisce sfoggiando con evidente compiacimento un pesante, quasi grottesco, accento romanesco. E, subito spiega che parla in laziale e continua a sognare in veneto, la terra d’origine, dalla quale la sua famiglia, spinta dalla miseria, emigrò per andare a bonificare l’Agro Pontino.
La storia raccontata nel suo libro.
Dalla quale, per la verità, se ne trae che oltre alla miseria occorreva anche un’ineccepibile dotazione di fedeltà al regime per diventare coloni.

La faccio breve, o quasi.

Nel corso della comparsata televisiva non si capacita, Pennacchi , delle stroncature che ha subito (assieme a lodi sperticate ) il suo “Canale Mussolini”.
Ce l’ha su, in particolare con quelli de “il Manifesto” che non esita a definire fascisti.
Più in generale è incazzato con la “sinistra fighetta” che lo snobba. E qui la faccenda si complica, dato che mi par emergere il personaggio autentico.
Quello che preferisce ancora  “Marx ed Engels a… Realacci”.
E vai, Pennacchi!
Ben detto. Condivido.

Qui si rivela il Pennacchi che ha cominciato a lavorare a tredici anni e te lo ricorda. Quello che ha fatto l’operaio fino a cinquant’anni a turni di notte e lo rivendica a gran voce, sbattendotelo in faccia senza ritegno.

Mi è capitato di conoscerne altri come lui. Ad occhio e croce lo riconosco come autentico. Persino sotto lo spesso mantello di vaporosa demagogia in cui ama avvolgersi.

Per altro verso basta tastarlo/testarlo un pochino –come fa il buon conduttore- e si scopre il “democratico” Pennacchi che abbandona la veste dell’anticonformista per esprimere giudizi assai ponderati e politically correct tanto su Cofferati, che lo espulse dalla CGIL, quanto su Vattimo, col quale gli occorse di litigare, come infine su Saviano verso il quale adotta un affettuoso linguaggio diplomatico.

Nello stesso tempo però, non rinuncia ad esibire il suo personaggio: nuclearista e produttivista. Forse che le biciclette, tanto omaggiate dagli ecologisti, non si fanno con l’acciaio? E chi lo produce l’acciaio?

E via di questo passo.

Alla fine ne esce un personaggio autentico di cui fa intrinseca parte un coté (per dirla con un francesismo romanesco) paraculo.

A me sta simpatico. Anche nella sua, scoperta, furbizia.

La scaltrezza contadina ben  si staglia in tivvu, quando dice  :”io racconto storie”. Come dire, a proposito di “Canale Mussolini”che : ambasciator non porta pena.

Qui però Pennacchi esagera. Come quando fa dire, così spesso, al suo io narrante di Canale Mussolini che “ ognuno gà le so razon”. Traendosi così in salvo rispetto ad un giudizio storico non tanto  sul fascismo, quanto sui fascisti come persone, sulla loro mentalità e cultura e sulle loro azioni concrete.

Non sono tra coloro che considerano il libro con il quale ha vinto l’ambito premio come apologia del fascismo. Non sono però neppure tra quelli che lo considerano un ottimo esempio di divulgazione storica. Eppure , grazie alla buona scrittura, all’accattivante poetica, e allo stile narrativo che ricorda il “far filò” della società contadina, il libro di Pennacchi proprio questo rischia di divenire, “arricchendo” quella fenomenologia già prodotta (con le peggior intenzioni, però) dai libri “revisionisti” di Giampaolo Pansa.

A maggior ragione bisogna dire a Pennacchi che quel continuo reiterare : “ognuno gà le so razon” e  “io racconto storie” assomiglia molto, decisamente troppo, al motto mussoliniano “qui non si parla di politica”.

Mi spiace dirlo ,per la naturale simpatia che m’ispira il personaggio, ma il bel libro di Pennacchi presta il fianco alla critica conclusiva di Giacomo Sartori che su Nazione Indiana http://www.nazioneindiana.com/ scrive così:
“Canale Mussolini ci mostra solo una faccia della medaglia. Non sovverte,come lo sanno fare i grandi romanzi, le mitologie convenzionali e le visioni precostituite. A differenza dei grandi romanzi, mente.”

Già.
E’ vero.
Epperò ,ognuno ha le sue ragioni.
A sessant’anni.
Anche per mentire. A sé stesso.

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11 Risposte to “Ognuno ha le sue ragioni.”

  1. Maurizio Cecconi Says:

    Io e alcuni amici amanti dei libri abbiamo fondato un sito – http://www.corpo12.it – dove raccogliamo le recensioni alle nostre letture.

    Pennacchi ce ne ha ispirate più d’una.

    Canale Mussolini #01 (mia)
    http://www.corpo12.it/?p=564

    Canale Mussolini #02 (di Viviana Rosi)
    http://www.corpo12.it/?p=663

    In un commento alla recensione di Viviana (che ha un’opinione simile alla tua), ho spiegato perché non mi convince né la sua la tua tesi su “Canale Mussolini”

    Lo riporto qui per farla breve:

    Sono contento che corpo12 abbia saputo produrre due recensioni a questo libro, una positiva, l’altra, questa, che ne traccia un’analisi densa di chiaroscuri. Il libro le merita entrambe, pur non convenendo io con la tua tesi principale, ovvero che raccontare “le ragioni di tutti” sia il passo precedente al revisionismo.

    La teoria del “piano inclinato” (si comincia qui, si finisce lì; classico esempio: comincio con le canne, finisco all’eroina, oppure comincio col riconoscere le coppie di fatto e finisco col rendere tutti froci, oppure racconto le imprese di chi ha convintamente sostenuto il fascismo per ragioni discutibilmente di sinistra e finisco col giustificare i crimini del Duce) non mi ha mai convinto. Troppo facile!

    Un narratore, a mio avviso (che non sono niente e nessuno, né un critico, né un letterato, né uno scrittore), si deve immergere nel pantano della storia, sporcarsi le mani, a maggior ragione se ciò che racconta è una parte del tutto, esaustiva e parziale come parziali eppur esaustive della Grande Storia sono le nostre vite.

    Se t’interessa, ho anche recensito Fascio e martello. Viaggio nelle città del Duce.

  2. maurozani Says:

    Vado a leggere le tue recensioni. Tieni presente che io non faccio recensioni però. In questo caso il mio interesse s’appunta anzitutto sul personaggio.
    Quanto( a caldo) al tuo commento, il problema è che Pennacchi non racconta affatto le “ragioni di tutti”. Ma solo quelle di una parte.
    Operazione legittima, naturalmente. Solo che espone il fianco ad una critica altrettanto legittima. Anzi, a mio avviso, doverosa. Per dirla all’ingrosso: una verità parziale è sempre una bugia totale.
    Il climax creato dalla narrazione di Pennacchi ci restituisce(al netto delle guerre) un fascismo mite e progettuale, dal volto umano che ci sarà pur parzialmente e a tratti stato, ma che resta pur sempre come scrive Sartori “una sola faccia della medaglia”. Ergo ne viene fuori una visione ingannevole, ben al di là delle intenzioni, dichiarate, dell’autore.

  3. maurozani Says:

    Ho letto intanto quanto scritto da Viviana Rosi. Beh, quella sì che è una recensione. Stavolta non siam d’accordo Maurizio: a me piace, un bel pò.

  4. Maurizio Cecconi Says:

    Le farà piacere Mauro 🙂

  5. maurozani Says:

    OK. Letto anche la tua. Molto ben scritta. Tra l’altro scopro che solo per me Pennacchi era un personaggio da scoprire.
    Capisco benissimo il tuo approccio riassumibile, al grezzo, nella verità sempre bastarda. Ma , occhio che proprio qui può esservi quel “piano inclinato”. Esempio ciò che tu definisci come “deviazione fasciocomunista” del fascismo delle origini non è nient’altro che il fascismo tout court. La sua vera faccia. Quella che altri poveri in canna han visto dall’altro lato della canna..del fucile, o del manganello. Ed era una faccia feroce. Questo punto non può esser perso….neppure in omaggio alla verità bastarda.

  6. Maurizio Cecconi Says:

    Faccio del meglio per non perderlo. Con tutti i miei limiti, naturalmente.

  7. maurozani Says:

    @Maurizio.
    Non avevo dubbi al proposito. Se ho dato diversa impressione, chiedo scusa. insomma si discute…

  8. Maurizio Cecconi Says:

    Non era una replica piccata la mia, quindi niente scuse. Ti volevo solo “rassicurare” (brutta espressione) che non sono un piccolo Pansa di provincia.

    Discutiamo! Un buon momento per farlo, anche pubblicamente, sarà quando il mio amico Pennacchi verrà a Bologna a presentare il suo romanzo. Se la Mondadori si degna di darmi una data disponibile, organizzerò la presentazione nella biblioteca in cui lavoro…

  9. M. Says:

    Un romanzo non è un saggio storico, non deve valutare o indagare il fascismo, il comunismo o altro, ma mostrare casomai la complessità della storia e i suoi molteplici aspetti, lo può fare bene, lo può fare male, dal punto di vista letterario intendo, quindi non capisco perchè ricercare nel romanzo di pennacchi la conferma di un giudizio storico sul fascismo che è già stato dato in massima parte.

    Non capisco le preoccupazioni per il revisionismo, non c apisco perchè ci si aspettava un romanzo che ribadisse la violenza fascista come non capisco perchè ci si debba scagliare sempre su Pansa, che a onore del vero è un po’ fissato con il triangolo della morte, ma che però rivela cose sapute dagli storici, non inventa nulla e allora è come se queste cose, quersti episodi doverssero rimanere nascosti, quasi l ‘antifascismo ne dovesse risultare lesionato o addirittura annullato.
    Ma ciò denota una debolezza dell’antifascismo, una forma di sclerosi che davvero può indebolirlo seriamente.

    Io ho cominciato a leggere Canale Mussolioni ma l’ho abbandonato alla ventesima pagina soprattutto perchè non riuscivo ad apprezzare la sua scrittura, la sua narrazione, a mio parere noiosa e prolissa ma non certamente per le sue idee di fondo.

    La narrativa svela, o mostra continuamente nuovi aspetti della materia che racconta , ecco perchè un bel romanzo non tramonta mai, ecco perchè francamente non capisco cosa voglia dire il verbo mentire applicato a un romanzo. Proprio non lo capisco.

  10. maurozani Says:

    @M.
    Come si vede Pennacchi divide. C’è chi come me, ne apprezza la scrittura e più ancora la capacità di raccontare “accanto al focolare” e chi invece lo considera “prolisso e noioso” e M non è il solo.
    Pennacchi divide anche per altro verso.
    A mio avviso quando si racconta una storia che ha a che fare con la Storia, inevitabilmente ci si espone ad un giudizio politico. Pennacchi lo sa. Per ciò mette più volte le mani avanti nel suo stesso romanzo.
    Ognuno gà le so razon. Appunto. Ma non basta.
    In ogni caso io ho solo voluto recare un modesto omaggio ad un personaggio parlando dell’opera della sua vita.
    Ognuno ha le sue ragioni anche quando tenta di riportare a coerenza un’intera esistenza. In ciò, a me pare consiste , anche , la storia di Canale Mussolini.

    Niente a che vedere con Pansa, comunque.

  11. M. Says:

    Non intendevo collegare Pansa e Pennacchi né tantomeno attribuire a te pensieri così banali, ma nei commenti che appaiono qua e là, in rete, qualcuno lo ha fatto

    Comunque essendo lettrice testarda non mi fido nemmeno della mia prima impressione e penso che riprenderò in mano il libro di Pennacchi per più motivi, incluso quelli storici che mi interessano molto.

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