Occasioni perdute.

Il successo enorme della manifestazione della Fiom dovrebbe far riflettere, di nuovo, i dirigenti del PD. Su loro stessi, sul loro partito.
Non so se sia corretto, giusto e opportuno che un partito come tale aderisca ad una manifestazione sindacale. Lascio in sospeso quest’aspetto che comunque affiderei alle circostanze “storiche” concrete piuttosto che a ragion di principio.
So che è significativo che i dirigenti PD , a partire dal loro segretario, a quella manifestazione non c’erano. Salvo Cofferati che invece c’era e che ha consegnato a “Il Fatto quotidiano” la sua critica a quell’assenza.
Ha aggiunto anche Cofferati – si presume con qualche cognizione di causa derivante da una lunga esperienza- che “se la piattaforma della Fiom peccava in qualcosa era nell’essere molto moderata.”

Su quella piattaforma comunque che riguarda diritti fondamentali costituzionalmente tutelati, sono confluiti a Roma i lavoratori d’Italia insieme a diversi gruppi sociali che secondo le logiche “riformiste” non ci sarebbero dovuti essere.

In sostanza la Fiom ha ottenuto un successo sul piano quantitativo che è andato persino al di là delle aspettative della vigilia, nonostante l’aperto sabotaggio del Ministro Maroni che preconizzava ogni sorta di disordini invitando la gente a starsene a casa.

Ma la Fiom ha fatto ben più di questo.
Ha rilanciato infatti una vera politica delle alleanze facendo perno non sulla mediazione ma sull’intransigenza. Con la quale, ultima, ha difeso diritti fondamentali dei lavoratori e di tutti i cittadini.

Su questo successo qualitativo dovrebbe riflettere il PD. Per arrivare a comprendere che , forze e gruppi sociali, singoli cittadini, gli operai e la parte maggioritaria di una classe media ormai largamente “proletarizzata” , attendono solo un riferimento certo e saldo per costituire un blocco sociale e politico elettoralmente vincente.

La Fiom , cari democratici, col suo crescente consenso nella società italiana dimostra quanto sia fuorviante e del tutto priva di fondamento reale la solita tiritera secondo cui bisogna proporre un riformismo moderato, in termini di programmi e contenuti, per conquistare il centro. Quel luogo mitico e ormai materialmente e culturalmente assai sfumato dove si decide della vittoria o della sconfitta.

Quest’approccio da almeno vent’anni  è sempre stato tipico di una subalternità alle altrui visioni del mondo  sommariamente e impropriamente definita come “riformismo”.
Chiunque ne individuava la intrinseca debolezza, consistente nel fare con maggiore gradualità e dolcezza le stesse riforme proposte dalla destra, veniva etichettato come radicale e come tale messo fuori gioco , a furor di popolo incazzato(giustamente) contro le facce impresentabili di varie piccole sinistre di rentiers.

Il successo della Fiom, dovrebbe adesso schiarir le idee, poche e confuse, di quanti ancora s’attardano in decrepite visioni di fine novecento allorquando sembrava assurdo, antistorico e conservatore opporsi con successo alle peggiori conseguenze della globalizzazione economica. Bisognava , allora, bere fino in fondo l’amara medicina che avrebbe fatto tanto bene , in futuro, a i nostri figli.

Beh, quel futuro è il nostro presente e nel PD ancor s’indugia ad un realismo politico che ha introiettato la sconfitta.

Non si va dalla Fiom anche per non scontentare la CISL, e Marchionne di cui furono vantate capacità e meriti a profusione da parte dei maggiori dirigenti del PD.

E così si continuano a perder le occasioni per rimboccarsi le maniche.

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13 Risposte to “Occasioni perdute.”

  1. mario bovina Says:

    Siccome l’analisi è semplicemente perfetta, e non c’è nulla da aggiungere, nemmeno una virgola, ciò che ora interesserebbe leggere, qui o altrove, sarebbe la risposta di qualche dirigente del PD che fornisse una giustificazione convincente di tanta miopia.

  2. gabriella Says:

    c’è voglia di politica! il punto è che non sanno dove e con chi farla!
    liquidare in maniera ” cinica e sciatta” la storia del più grande partito della sinistra italia ha comportato questo!

  3. Gianni Says:

    Dal manifesto del 19 10 2010 pag. 04
    ……..”….il segretario del Pd non c’era sabato perché, per poter «fare qualcosa per e con gli operai metalmeccanici», è necessario portare il loro interesse parziale all’interno di un programma generale in grado di raccogliere altri interessi parziali. A differenza di movimenti leaderistici ansiosi di superare la soglia elettorale del 5%, il Pd non può permettersi il lusso di lasciare ad altri il gravoso compito della costruzione dell’unità dei lavoratori. *Fassina responsabile economia e lavoro del Pd
    è un giovane dirigente del PD e cita pure Gramsci….. che si rivolterà nella tomba, penso.
    Certo che devono aver frequentato un facoltà molto rinomata di equilibrismo o non aver “percepito” i contenuti della manifestazione per giungere a tanto, ma questo passa il convento!
    Certo mi rendo conto che dovremo mettere insieme questo centro sinistra ma che fatica!
    Aggiungo: sono pessimista se prevedo l’ennesima sconfitta?
    Non mi rimane che fare gli scongiuri?
    Un saluto da sinistra……….

  4. marco da bologna Says:

    La ricetta per uscire dalla crisi e per rimanere sul mercato,non puo’essere sempre e solo agire sul costo del lavoro!Lo dicono la Fiom in primis la cgil e a sprazzi anche il PD.;ci sarebbe bisogno di un riconpattamento!Il problema grave e’anche che con tutti questi precari che per paura non hanno alcuna tessera sindacale,il sindacato potrebbe diventare veramente una cosa del secolo scorso.

  5. anna barbuti Says:

    caro Mauro, come sempre più spesso, sono completamente d’accordo con il tuo pensiero. Ma sono anche molto incazzata per questa miopia continua dei dirigenti PD. Cosa è rimasto delle idee e dei valori della sinistra? Come si fa a non rendersene conto? Anch’io mi aspetterei, e con molta curiosità, una risposta su questo sito da Bersani o da qualcun altro. Grazie comunque e ciao

  6. Links for 21/10/2010 | Giordani.org Says:

    […] perdute. « mauro zani https://maurozani.wordpress.com/2010/10/21/occasioni-perdute/ "La Fiom , cari democratici, col suo crescente consenso nella società italiana dimostra […]

  7. giovanni Says:

    Tribunale, giudici contro il Comune
    «Alt al trasloco, manca lo spazio»
    Scutellari: «E l’archivio? Pronti a bloccare tutto»

    I presidenti delle sezioni civili del Tribunale di Bologna minacciano di barricarsi in ufficio pur di non trasferirsi a Palazzo Pizzardi. Perché lì, nella splendida ma inadeguata nuova sede degli uffici giudiziari all’angolo tra via Farini e via D’Azeglio, mancano i metri quadri per l’archivio corrente, cioè per le carte delle cause che si discutono ogni giorno. La conseguenza è chiara: questi processi non si potranno fare. Così, due giorni fa, l’instancabile presidente del Tribunale Francesco Scutellari si è visto costretto a lanciare un ultimatum al Comune: «Non ci muoveremo da via Garibaldi fino a quando non avrete individuato una soluzione per l’archivio». Ritardare a data da destinarsi il trasloco del tribunale civile da via Garibaldi a via Farini significa che il Comune dovrà farsi carico più a lungo del canone di affitto del palazzo di vetro di piazza Trento e Trieste, dove ha sede la Procura, che dovrà a sua volta traslocare in via Garibaldi. D’altra parte non è immaginabile che i giudici delle due sezioni civili possano fare udienza senza avere a disposizione le carte, un migliaio di fascicoli alla settimana. A preoccuparsi è soprattutto il presidente della seconda sezione, Pasquale Liccardo, che ha da smaltire ben 13mila procedimenti: più della metà del totale (22mila) di tutte e quattro le sezioni. «Abbiamo chiesto al Comune di individuare una sede per l’archivio corrente esterna ma vicina a Palazzo Pizzardi, di trovare del personale in grado di portare i fascicoli avanti e indietro e di farsi carico di queste spese», spiega Scutellari. Ma due giorni fa, nel corso del comitato tecnico sul palazzo di giustizia, il Comune ha fatto spallucce. La sede non c’è ancora. E Scutellari ha annunciato: «Il trasloco è sospeso». La replica di Palazzo d’Accursio è affidata all’ingegnere Raffaela Bruni: «Abbiamo già risolto il problema dell’archivio storico, che avrà sede a Granarolo, e di quello dei fascicoli appena chiusi, che andranno nel deposito comunale di via dell’Industria. Ora stiamo cercando una sede anche per l’archivio corrente, valutando l’ipotesi di esternalizzare il servizio di trasporto dei fascicoli in via sperimentale e tenendo conto delle scarse risorse che abbiamo». Ma Bruni non ci sta ad addossarsi tutta la responsabilità: «Il tema degli archivi, in fase di progettazione, non aveva una rilevanza così drammatica, ecco perché ora ci troviamo in questa situazione». Fatto sta che l’operazione Palazzo Pizzardi è a un’impasse. La speranza è che si superi entro i primi di novembre, quando il comitato tornerà a riunirsi per discutere degli archivi e delle altre, tante, problematiche del nuovo palazzo di giustizia bolognese. Un progetto milionario che somiglia sempre più a un brutto pasticcio. Cosa accadrà quando (o a questo punto è meglio dire se) il civile si sposterà in via Farini? «Sarà il caos», prevede Scutellari, il quale non può certo essere accusato di aver sottovalutato le conseguenze di questa operazione. «Era il settembre 2008 quando, appena arrivato a Bologna, misi in guardia tutti sui problemi insuperabili della nuova sede», spiega. Per comprendere, dunque, quello che accadrà a trasloco ultimato basta una parola: pensilina. Già, la pensilina nel cortile di Palazzo Pizzardi spiega più di tante altre cose: è stata costruita prevedendo che gli utenti e gli avvocati del civile debbano fare anticamera fuori poiché dentro il palazzo non ci sono spazi sufficienti per contenere un flusso di 4mila persone al giorno. Sotto la pensilina, cittadini e avvocati almeno potranno ripararsi dalla pioggia. «I corridoi sono strettissimi e non ci sono sale d’attesa. Cosa accadrà quando si dovranno discutere le cause di separazione, 40 al giorno, con minimo 120 persone coinvolte fra coniugi e legali? Dove metteremo queste persone?». Staranno fuori, evidentemente. Oppure sarebbero guai: centinaia di persone stipate in corridoi larghi al massimo 1 metro e mezzo rischiano di farsi male. «Sì, ci potrebbero essere rischi per la sicurezza degli utenti», ammette Scutellari.

    Amelia Esposito
    21 ottobre 2010

  8. paolo bologna Says:

    Aggiungo un punto a quanto detto da Mauro Zani. Come correttamente evidenziato la Fiom ha visto un successo qualitativo e quantitativo. È riuscita però anche in un altro intento: imporre una semantica alternativa a quella del potere. È tornata al significato delle parole. Tra i tanti messaggi lanciati dalla manifestazione uno mi sembra, da questo punti di vista, emblematico. La cocciutaggine, insieme disperata ed entusiasta, con cui si è ribadito che imporre le deroghe contrattuali in situazioni di crisi aziendali o a fronte di investimenti significa imporre sempre le deroghe e non esistono i diritti in un regime di deroghe. Attaccarsi con le unghie e con i denti innanzitutto al buon senso oggi è rivoluzionario.

  9. Atos Benaglia Says:

    La classe operaia é viva ma purtroppo conta davvero poco .
    Il 16 ottobre la classe operaia italiana ha dato vita ad una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni paragonabile soltanto a quella organizzata dalla CGIL di Cofferati in difesa dell’art.18 .
    Lavoro, diritti e democrazia sono state al centro della mobilitazione suscitata dagli attacchi anche sul piano morale che la destra al governo e la Confindustria hanno portato alla condizione salariale e giuridica dei lavoratori. Il retroterra della manifestazione è stato costituito da centinaia e centinaia di scioperi ed agitazioni legate ai licenziamenti nella scuola e nelle industria.
    I lavoratori sono stati tacciati dai lividi ministri del governo Berlusconi come “fannulloni” e la stessa signora Marcegaglia si è unita ai latrati ingiuriando a suo volta, assieme a Marchionne ed altri illustri capitani d’industria, i lavoratori.
    La “piazza” del 16 ottobre ha chiesto a gran voce lo sciopero generale.
    In ogni caso non sarà la scelta dello sciopero generale in sè che deciderà. Altri tre scioperi generali sono stati indetti e realizzati dalla CGIL durante gli ultimi due anni con richieste insignificanti al governo e nessuna al padronato italiano! Bisognerebbe che la CGIL decidesse di affrontare alcune fondamentali questioni con rivendicazioni precise. Abrogazione della legge Biagi, abrogazione delle leggi sulle pensioni a cominciare dalla legge Dini, restituzione alla scuola degli otto miliardi sottratti dalla Gelmini, aumento generalizzato dei salari, istituzione del Salario Minimo Garantito. Ma la CGIL se farà uno sciopero generale si limiterà a chiedere assieme alla Confindustria una politica economica più adatta a fronteggiare la crisi e la riforma fiscale .
    Tre giorni dopo il 16 ottobre una pesantissima randellata è stata data dal Parlamento ai lavoratori con il varo definitivo, dopo due anni di incubazione, del collegato lavoro, che introduce l’arbitrato e riduce i poteri del giudice in caso di licenziamento : il giudice dovrà tenere conto di una serie di cose che non hanno niente a che fare con la giusta causa e che praticamente lo guidano a riconoscere le ragioni del datore di lavoro….!! Dalla giusta causa dei lavoratori alla giusta causa dei padroni .
    Basta leggere la legge approvata per rendersi conto dell’odio di classe verso i lavoratori che la impregna dalla primo all’ultimo capoverso : sarà molto difficile per i lavoratori far valere i loro diritti e dovranno avere una assistenza legale che pochissimi si potranno permettere, basti pensare a quanto costerà la semplice redazione di un ricorsocontro un licenziamento da depositare in Tribunale .
    Il collegato lavoro dà al governo una serie di deleghe che saranno usate contro gli impiegati pubblici ed il “riordino” degli enti previdenziali.
    Si andrà poi verso la privatizzazione di Inps ed Inail , enti che da tempo fanno gola alla imprenditoria italiana per le riserve finanziarie consistenti di cui dispongono .
    Contro questa terribile mazzata che spezza per sempre le reni dei lavoratori, La CGIL durante i due anni di incubazione del provvedimento si è limitata a qualche flebile lamento “dopo” l’approvazione nei vari passaggi camera-senato.
    Ha ritrovato voce dopo il blocco del Capo dello Stato e poi ha organizzato di malavoglia un paio di sit in davanti al Parlamento .
    La CGIL e la FIOM non potranno fare altro contro il collegato lavoro che ricorrere alla Corte Costituzionale .
    Ci dovevano pensare prima e organizzare una lotta adeguata.
    La Corte è sotto assedio da anni e non riesce più a difendere la Costituzione da assalti sempre più violenti e devastanti .
    La cessione di diritti indebolisce le classi lavoratrici moralmente e crea una situazione sociale di squilibrio non solo economico ma anche di cittadinanza : i “cittadini operai” conteranno molto meno e non potranno far valere le loro ragioni : non saranno più eguali a tutti gli altri.
    Se un giudice volesse intervenire in loro soccorso, la legge glielo impedirebbe..!! Non si è esitato a limitare i poteri della magistratura del lavoro .
    Se questo è quanto ci portiamo a casa dopo il 16 ottobre c’è davvero da disperare sul futuro a cominciare dai prossimi mesi .
    Dopo la grande manifestazione del 16, che la classe operaia é viva, ma conta davvero troppo poco .

  10. Elio Says:

    Concordo, la manifestazione della Fiom ha avuto un ottimo successo quantitativo e qualitativo! Una risposta forte non solo ai ripetuti attacchi ai diritti ed alle condizioni di lavoro nelle aziende, ma anche al tentativo di criminalizzare le lotte dei lavoratori da parte di Maroni, Sacconi e del Governo di destra!
    Affermare poi che la piattaforma della Fiom riscuote un largo consenso sociale credo che sia più una speranza che una realtà.
    Tali proposte le trovo conservatrici più che moderate come affermato da Cofferati, valutazioni che confermano che non sempre l’esperienza è di per sé segno di saggezza!
    L’unico aspetto sul quale vi sono critiche e posizioni diverse è la mancata partecipazione ufficiale del PD alla manifestazione, opportunità questa che anch’io come Zani sospendo il giudizio!
    Su tutto il resto rileggo le solite tiritere nei confronti del riformismo e della politica del PD che si contrasta più o meno apertamente e legittimamente da parte sia di Mauro ed altri da posizioni più tutte esterne al PD.
    Opinioni sulle quali, pur da posizioni diverse, il confronto e l’analisi sulla necessità per la sinistra, in Italia ed in Europa, di formulare un progetto politico alternativo al centro-destra!

  11. maurozani Says:

    @E.Bianchi.
    Confermo , io contrasto apertamente diversi aspetti della politica del PD. Non mi par una novità. Quanto alle tiritere le tue, legittimamente, non son seconde a nessuno.

  12. Elio Says:

    Lo so che “tiretere” non ti piace la prossima volta userò, cose già sentite, però occorre tollerare anche le umili battute che non applaudono……
    Buongiorno

  13. maurozani Says:

    Battute che non applaudono?E per di più umili?
    Buonanotte…ai suonatori

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