Leghismi di ritorno.

Bersani ha voluto chiarire l’altra settimana da Fazio -al netto di espressioni sempre più suggestive- per cui “quando piove ,piove per tutti”e “bisogna sfondare il muro del suono” e infine, “non siamo qui a pettinar le bambole” che Berlusconi: “è un osso duro”.

Vero. Ce n’eravamo accorti.
Già da qualche tempo.

Ciò non toglie che sia già iniziata un’aspra lotta per la successione entro il blocco di consenso che il Cavaliere ha saputo cementare attorno alla sua persona dagli inizi degli anni ’90 fino ad oggi.

Sarebbe utile approfittarne.
Ma non è su questo che voglio intrattenermi.
E’ arcinoto come la penso al proposito.

Voglio soffermarmi , invece da profano (e quindi con tutta la modestia del caso), a segnalare un fenomeno in atto, che si svolge dentro un pezzo del sistema di potere berlusconiano non particolarmente esposto alla luce del sole e tuttavia nevralgico; poiché non solo Fini e a suo modo Casini, si preparano ai giorni che verranno dopo Berlusconi.

Noi bolognesi, intenti a guardarci il civico ombelico, tra primarie e drammaturgie locali in corso d’opera, non vi facciamo caso, ma forse il sintomo più eclatante dell’inizio della fine dell’attuale regime viene dalla Sicilia.

Laddove il centro destra diede clamoroso cappotto al centro sinistra quando ancora si votava nei collegi. Beh in quella terra meravigliosa , al netto della mafia , sta succedendo qualcosa che ci ricorda l’inizio degli anni ’90 .
Gli anni successivi alla fase stragista di Cosa Nostra capeggiata dalla “belva” di Corleone. Gli anni del grande “avvento” che videro la scesa in campo del presidente del Milan.

Pochi lo ricordano ma in quel periodo, mentre tangentopoli impazzava in Italia, e la Lega cresceva al nord, si verificò tutto un lavorìo, tra politici, massoni più o meno deviati, e mafiosi a ventiquattro carati, finalizzato a dar vita alle leghe del Sud.
A partire dalla Sicilia. Fu impegnato persino il Gran venerabile della loggia P2, insieme ad autorevoli rappresentanti dell’estrema destra e dell’eversione nera del calibro di Stefano delle Chiaie.

Per memoria , ancora nel 1999 Gianfranco Miglio cui è intestata la nota scuola di Adro, chiariva che : “Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta . Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il meridione al modello europeo. Sarebbe un’assurdità….. insomma bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate.”

E, non c’è dubbio che i movimenti leghisti che si vollero impiantare anche in forma di liste elettorali in tutte le regioni del Sud negli anni del grande cambio, dopo l’89 e tangentopoli, miravano a “costituzionalizzare” un’ area franca, e in particolare in Sicilia a costituire una sorta di “Singapore del mediterraneo”. (La definizione di trova in “La trattativa” di M. Torrealta Ed Bur) .

Poi , più realisticamente, ci s’aggiustò con il nuovo regime nascente.

Adesso, forse non è un caso se, ancora una volta in Sicilia, s’annusa l’aria e nascono movimenti e partiti autonomisti.

Qualche mese fa ero a Pantelleria dove, con un freddo cane, si votava per l’elezione del sindaco.

Da una parte tutti i partiti, (dal PD al PdL) di centro-destra e centro- sinistra uniti in un listone a sostenere il sindaco uscente proveniente dai DS (che peraltro conobbi a suo tempo); dall’altra parte una lista civica di cacciatori-ambientalisti(?) alleata a il “PdL Sicilia” di Gianfranco Miccichè.
Ha vinto, sia pure per pochi voti e contro ogni ragionevole previsione, il candidato dell’ex sottosegretario del governo Berlusconi.

Dopo qualche mese, è ormai chiaro che il Pdl nazionale, d’improvviso, conta assai meno in tutta la Sicilia da quando il Presidente autonomista Lombardo ha deciso di farne a meno nella nuova composizione della sua giunta di “tecnici”.

E dopo che Miccichè ha già annunciato la nascita “del partito del popolo dei siciliani”.

Può anche darsi che l’autonomismo degli anni ’10 del nuovo secolo, rappresentato dall’Mpa di Lombardo e dal nuovo partito di Miccichè, non abbia nulla in comune con il leghismo separatista (nero, mafioso e piduista) dei primi anni ’90.
E che , anzi, si tratti di un autonomismo “virtuoso”.
Anche se, su quest’ultima, è lecito assai dubitare.

In ogni caso quanto sta avvenendo in Sicilia è il sicuro sintomo di una “trattativa” che si già si preannuncia.

Infatti il Miccichè ha già chiarito di sognare “ un Berlusconi premier sostenuto dalla Lega Nord e dalla Lega Sud ..ho già accordi in Campania e in Puglia”.

Per il momento si può parlare solo della preparazione ad uno scambio politico con il “federalismo” leghista del Nord nell’ambito di un cambiamento politico nazionale, con Berlusconi o (al di là dei sogni di Miccichè) senza di Lui.
Ciò che farà (o sta facendo?) Cosa Nostra lo vedremo.

Come al solito con qualche ritardo.

Certo è da immaginare che , ora come allora, non starà – per dirlo con un’immagine in puro stile bersaniano- a “rigirarsi i pollici”.

Si profila la possibilità di un cambiamento.

Tutti i  poteri, a partire da quelli più forti che (checchè se ne dica) son quelli criminali, si mettono all’opera per influenzarlo.

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4 Risposte to “Leghismi di ritorno.”

  1. marco da bologna Says:

    Purtroppo la politica è anche mediazione con i poteri forti!Poi si potrebbe dire che L’Italia è lunga e quindi molto variegata!Io comunque vorrei parlare di noi a sinistra,sarebbe opportuno in questo momento un ricompattamento!Sento parlare il sindaco di Firenze che auspica un radicale ricambio generazionale,in parte si può cambiare,Veltroni ad esempio lo manderei a fare il sindaco in qualche città,le nostre radici sono a sinistra non dobbiamo dimenticare chi siamo e da dove veniamo!Marco da Bologna.

  2. giovanni Says:

    Caro Mauro,l’immaginifico linguaggio padano di Bersani,pur distante dal concreto espressionismo di Bertoldo ,ci ricorda, inesorabilmente ,che viviamo in un medioevo dove stenta ad emergere una lingua comune,un nuovo “romance”,in grado di creare relazioni sicure e stabili tra soggetti parlanti, cosi da poter veicolare idee, azioni e fatti
    Quanto alla Sicilia oso dire che ormai da tempo è dappertutto.L’Italia è sicilianizzata dalle Alpi a Mazzara , con tutte le implicazioni che ne discendono. Il discorso da fare in proposito sarebbe lungo e coplesso e si presterebbe anche a possibili gravi equivoci .Meglio lasciar perdere ,ci possono essere menti deboli che non reggono il discorso

  3. maurozani Says:

    Caro Giovanni , il senso del mio post , che stavolta può apparire alquanto oscuro o perlomeno tortuoso, risiede (Bersani a parte) nella preoccupazione relativa alla caduta di Berlusconi che , tenendo a mente ciò che avvenne in coincidenza con l’ascesa, potrebbe rivelarsi rovinosa per tutti. Ciò naturalmente non è una buona ragione per non accelerare il lieto evento. Solo che bisogna star in campana.

    PS. Quanto all’Italia “sicilianizzata”: se ben capisco, non nutro il minimo dubbio al proposito.

  4. giovanni Says:

    @Mauro
    Parliamo della stessa cosa. Sarà siciliano:il nucleo forte dell’economia,della finanza ,delle professioni,dello stato,della politica è siciliano. Anche se risiede a Milano,Roma,Napoli o Palermo. Stato,Mafia,Poteri forti

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