Autoillusioni.(intermezzo)

Articolessa di Ulrich Beck apparsa su Repubblica.

Premetto che ho comprato quasi tutti i suoi libri.
Gallina beccami se son riuscito a finirne uno.
Mi consola appena la possibilità che anche quelli che dicono di averli letti fino all’ultima pagina, il più delle volte mentano.
Accademici e intellettuali di vaglia a parte, naturalmente.

Comunque il nostro descrive le cinque autoillusioni della politica nell’era globale. Una roba mica per tutti.

La prima.

L’autoillusione del mondo globalizzato, riassumibile per i profani nell’affermazione secondo cui nessuno può far nulla contro i mercati: “si tratta – in un doppio senso – di una favola dell’innocenza impolitica”.

Vabbè, vuol dire (credo) che i politici si autoassolvono e si giustificano per la presunta incapacità di agire dopo che, loro stessi, avevano fatto di tutto per aderire in ogni paese alle regole (di bilancio) imposte dai mercati globalizzati condannandosi così all’inazione.

Ma non è finita.
C’è anche un’altra faccia di quest’impotenza che s’autoassolve.
Per le vie brevi ,essa consiste nel far i furbi per non pagare il dazio alla propria incapacità d’agire.
Ciò avviene quando , ad esempio, il governo tedesco propone una tassa sulle transazioni finanziarie. Una proposta che secondo Beck serve solo a gettare polvere negli occhi considerando che chi la propone è il primo a “non credere, neppur lontanamente nella sua introduzione”.

Riassumendo la politica s’avvale del pretesto di “non poter fare”, salvo ridiventar improvvisamente forte quando si tratta di salvar banche e Stati dalla bancarotta.
In certi momenti il “plusvalore politico” , argomenta Beck, ridiventa centrale nei contesti statali -nazionali.

La seconda.

L’autoillusione nazionale.

Qui si può esser concisi. Tutti comprendiamo,al volo, (persino io) di che si tratta.
Comunque per Beck la premessa di questa auto illusione si raduna nella radicata credenza (otto-novecentesca, suppongo), che : “senza nazione,niente democrazia”.

La terza e la quarta .

Autoillusione neoliberista e neomarxista.

Qui andiamo su un terreno più coltivato dalle nostre (mie) parti.
Utopia neoliberista come miglior socialismo perché con il regime del mercato globale si combatte efficacemente emarginazione e povertà.
Quella neo marxista inutile descriverla, è semplicemente “la gemella nera come la pece” dell’autoillusione neoliberista.

La quinta.

La richiamo al netto dei virtuosismi lessicali.
Si tratta dell’autoillusione tecnocratica.
Mentre le prime quattro muovono da una “minimizzazione delle opzioni politiche” questa punta invece alla “massimizzazione dello spazio d’azione sotto la pressione dei pericoli per l’umanità”.

Beck parla dell’emergere- par di capire dallo scioglimento delle calotte polari- di una “espertocrazia dello stato d’emergenza”. E qui , francamente e profanamente simpatizzo assai.
Alla fine, saltando tutti i passaggi intermedi del sinuoso argomentare bekiano , l’autoillusione tecnocratica presuppone “lo Stato nazionale che interviene in modo eco dittatoriale”.

Come al solito, e come s’è capito, sto’ tedesco, per quanto a intermittenza, m’intriga.

Del resto noi autodidatti restiamo sempre ammaliati/impaniati nel surplus di fatica che dobbiamo fare per arrivare a penetrare ragionamenti complessi e sofisticate analisi.

Rimane però sempre in noi, un certo senso di diffidente e rozza riserva.

Infatti qual è nella fattispecie la pars construens di Beck?

Sempre quella.

Il superamento “dell’ontologia nazionale”; la cooperazione transnazionale; uno spazio europeo che dovrà inverare nuove forme di democrazia diverse da quelle dello Stato nazione; una politica interna mondiale, dato che non ha più alcun significato una distinzione tra politica estera e politica interna.

Insomma la nota prospettiva cosmopolitica che il grande sociologo individua come la sola via per governare il futuro.
Tutto ciò riassunto al grezzo.
Ma naturalmente la tesi è più fine e notevolmente arricchita .

Arricchita per esempio da ciò che Beck chiama la “cosmopolitizzazione quotidiana” la quale comporta aprirsi al “mondo dell’Altro”, per percepire le differenze come arricchimento.

Beck avanza dunque una prospettiva affascinante, tuttavia continua a sottovalutare nettamente le controforze e le controtendenze che ribollono pericolosamente nel calderone della globalizzazione, come “potere anonimo” e irresponsabile.

Tra queste c’è  l’uso crescente della violenza (statale e privata) interna allo spazio nazionale globalizzato.

Guerre neo-coloniali in corso.

Un fondamentalismo religioso sempre più aggressivo.

Un evidente e clamoroso stallo del processo di costruzione di ciò che un tempo si definiva come l’Europa politica.

In tal contesto , che si potrebbe ulteriormente descrivere aggiungendo numerosi altri fattori, l’idea progressiva che stilla da tutto il linguaggio di Beck secondo la quale, innescato un processo questi è destinato a procedere, sia pur per vie diverse e inedite verso un solo possibile esito , mi sembra collidere, spesso e volentieri con molti e significativi eventi che si producono qui e ora.
In Europa e altrove nel mondo.

Torna quindi d’attualità il conflitto sociale(da ricostruire) come risorsa essenziale da rimettere in campo “al di qua e al di là della dimensione nazionale”- per usare il suo linguaggio.

Senza questo motore la dimensione cosmopolitica da imprimere allo sviluppo globale rischia di non contrastare esiti diversi e persino opposti rispetto a quelli preconizzati.

Al momento ,interessi potenti, rapaci, e sempre più indistinguibili da poteri criminali, fortemente e capillarmente radicati nello spazio globalizzato dei/dai mercati , dispiegano una volontà di potenza che non si ferma di fronte ad alcun altro potere, compreso quello ancor fragile e nascente di una società civile globale.

In questa concreta condizione storica  il volontarismo, insito nella visione di Beck ,rischia di divenire una sesta, non prevista, autoillusione.

Una profezia che non si autoavvera.

Annunci

9 Risposte to “Autoillusioni.(intermezzo)”

  1. Rudi Says:

    Non ho mai letto libri di Beck, dunque ti ringrazio per la sintesi che hai messo a disposizione.
    Ne ricavo l’idea che Beck abbia ancora voglia di interrogarsi sulla natura del Potere. Cosa che la sinistra ha smesso di fare.

    Nell’ultima fase in cui un pensiero critico ha provato a entrare in campo – diciamo fino a Genova o fino all’11 settembre – ci si continuava a interrogare sulle cause dello svuotamento della politica.
    Sulla tecnocrazia che dettava regole indiscutibili.
    Sull’economia che pretendeva di dirsi oggettiva e negava il senso del conflitto sociale.
    Sull’emergenza costante, che giustificava l’uso e l’abuso della forza, e portava alle “missioni di pace” e ai Patriot Act. Eccetera.

    La critica alla globalizzazione si è poi spenta, facendo rifluire anche quelle persone nella solitudine (politica).
    Ridotta a amministrazione dell’esistente, la politica ha perso ogni capacità di far apparire desiderabile il cambiamento.
    Sembra una bestemmia, ma è molto efficace quel che Zani sintetizza nel finale: “al momento, interessi potenti, rapaci, e sempre più indistinguibili da poteri criminali, fortemente e capillarmente radicati nello spazio globalizzato dei/dai mercati, dispiegano una volontà di potenza che non si ferma di fronte ad alcun altro potere, compreso quello ancor fragile e nascente di una società civile globale”.

    Mentre scrivo, chissà perché, mi torna in mente un dettaglio sulla locale geografia del potere: l’intervista di Cammelli su quello che le Fondazioni possono fare per Bologna…

  2. giovanni Says:

    @Mauro

    Davvero esiste un nascente potere della società civile globale?Non vorrei apparirti molesto e polemico,ma potresti darmi qualche indicazione su come rintracciarlo

  3. giovanni Says:

    Anzi,non dimenticarti di incantarmi con la new romance della società civile globale. Questa mi interessa ancor di più,,purché si discosti significativamente dalla “nuova narrazione”del Menestrello delle Puglie

  4. maurozani Says:

    @Giovanni , da come la metto giù io , non mi pare di far l’incantabisce, a proposito di società civile globale.
    Ho imparato fin da ragazzo che la biscia morde il ciarlatano.

  5. maurozani Says:

    Dimenticavo anch’io: per la new romance rivolgiti direttamente a Beck.

  6. giovanni Says:

    @Mauro
    Grazie per la rassicurante informazione.Buona notte

  7. Ginger Says:

    Caro Mauro,
    Anch’io sono digiuno di Beck. Ma di tutte le “illusioni” che elenchi mi sembra che la più pericolosa e dannosa sia la prima.
    E devo dirti che, pur non essendo un grande esperto, sono d’accordo con l’autore. Mi trovo spesso a discutere di questo tema (lo strapotere della finanza sulla politica) con amici e quando elenco le soluzioni (di una semplicità sconcertante, ovviamente, ma impossibili in assenza di una volontà politica) la risposta che ne ricavo è quella universalmente accettata: “il problema è più complesso, ci vuole un accordo internazionale, etc etc”.
    La verità, a mio avviso, ovviamente, è che il potere politico, bisognoso di denaro per mantenere l’apparato clientelare, ben si accorda con il desiderio della finanza di continuare ad abdicare alla sua funzione di intermediazione creditizia a vantaggio di un capitalismo di rapina.
    Qualche esempio: ieri sera ho sentito Belpietro obiettare che una tassa sulla rendita finanziaria, con i corsi azionari depressi, non sarebbe foriera di particolari introiti. Questa ad esempio la si può raccontare a chi non è pratico di strumenti finanziari, e pensa che la ricchezza del settore finanziario si generi solo in periodi di espansione economica. Oppure l’altra bellissima di Marchionne che dice che può fare a meno dell’Italia, quando risale solo al 2005 l’ultima operazione in cui la FIAT deve un grande favore alle banche sue creditrici. Voglio vedere se vado io, con tre miliardi di debiti, a chiedere se me li convertono in azioni, cosa mi rispondono…
    Tutta l’imprenditoria è indebitata, e attualmente la politica si occupa di applicare il meccanismo della discrezionalità creditizia: un ruolo di mediazione, in un certo senso…
    A mio avviso le cose sono semplici: esistono alcune attività quale ad esempio l’intermediazione creditizia, che la legge riserva ad alcune specifiche categorie (le banche, ad esempio). Sulla scorta di questa eccezionalità basterebbe introdurre a livello legislativo obblighi.
    Ma chi ha interesse a farlo? La politica? Che siede nei Consigli di amministrazione delle fondazioni? La stessa politica che addirittura si finanzia anche attraverso l’evasione fiscale delle società che gestiscono il gioco d’azzardo in Italia?
    Qualche anno fa ricordo che qualcuno, un indiano mi sembra, aveva inventato una piattaforma online che raccoglieva soldi dei risparmiatori. I risparmi venivano utilizzati per micro-finanziare attività imprenditoriali, e il capitale veniva remunerato a un tasso di interesse più o meno alto a seconda del rischio che accettava il risparmiatore. Fu bloccata a livello legislativo. In un attimo. Non partì neanche.
    Siamo alla rapina finale, Mauro. Tutto qui. E Grillo ha ragione quando dice che i partiti non esistono più, con buona pace di noi sinistroidi benpensanti, che fatichiamo ad accettare questo nuovo paradigma di rapina.
    Il potere della società civile alternativo agli “interessi rapaci” di cui parli, altro non è che la fine delle risorse.
    Cambierà? Sì, certo che cambierà. Ma noi siamo quella generazione che vedrà le ceneri del vecchio, non i mattoni del nuovo.

  8. maurozani Says:

    @Ginger.
    Beh, sì, indubbiamente noi non vedremo ciò che tu chiami “i mattoni del nuovo”.
    Neppure una mattonella.

    Che i partiti non esistono più magari non è vero è però assolutamente vero che, da gran tempo, non assolvono più le loro funzioni Costituzionali. La loro esistenza in vita si trascina come un asino in mezzo ai suoni.
    Anche perciò m’acconcio e m’accanisco su questo blog.

  9. marco da bologna Says:

    Ci fu un premio Nobel per l’economia che quando gli consegnarono il Nobel disse nel suo discorso:è più disdicevole creare una banca che rapinare una banca!Marco da Bologna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: