Carta canta.

Ieri ,il dottor Edmondo Bruti Liberati capo della Procura milanese, ha chiarito che le procedure d’affido della minore segnalata da Berlusconi alla questura di Milano in una notte del maggio scorso sono state in tutto e per tutto corrette.

Le illazioni, indiscrezioni, e le informazioni circostanziate dei giorni scorsi sono spazzate via.
Evidentemente la stampa ci ha depistato.

Può accadere.

Adesso ,se il capo della procura dice che tutto si è svolto nell’ambito del più rigoroso rispetto della legge bisogna crederci.
Tanto più, (immagino pensi qualcuno), se a “sentenziare” in tale complessa materia è un uomo come Bruti Liberati, al di sopra di ogni sospetto. Come anche Ilda Bocassini.

Il ministro Maroni esulta. Con giusta ragione. Ci aveva messo la faccia.

Personalmente conservo qualche perplessità.

Mi domando se, anche in considerazione di una fattispecie, resa così delicata da un intervento diretto della Presidenza del Consiglio sulla questura milanese, i magistrati non debbano sentirsi in dovere- seppur non in in obbligo- di descrivere nel dettaglio tutti i passaggi che hanno portato a considerare perfettamente regolari le procedure adottate quella notte da parte degli organi di polizia e di quelli giudiziari.

Nessuno di noi, facenti parte del grande pubblico e privi di specifiche competenze, è in grado, evidentemente, di obiettare alcunché d’efficace sulla fulminea conclusione della procura.

A maggior ragione però può non bastare che magistrati di comprovata competenza e specchiata onestà si limitino a riferire, in tre parole, la mera conclusione della verifica svolta.

Le carte sono a posto.

Sia pure.

Ma non sarebbe tempo perso dar conto all’opinione pubblica del perché le carte sono a posto. Magari nel confronto puntuale con le norme di legge sull’affido di minori.

Ripeto non è certo un obbligo, dato che l’ignoranza della legge non è ammessa.

Ma sarebbe stata una cosa carina, gentile e apprezzabile di cui forse si sarebbe dovuto sentire persino il bisogno.

Perché?

Ma perché quelle carte in regola non hanno impedito che una minorenne, già segnalata in precedenza in relazione ad altra indagine, sia finita, non nella casa dell’affidataria, che la doveva tutelare, ma in quella di una cittadina brasiliana con la quale, a quanto pare, ha avuto luogo un manesco diverbio che ha condotto , nel breve giro di due giorni, la minore in questione al pronto soccorso dopo l’intervento della polizia.

Dunque è certo che l’affidataria non era affidabile avendo collocato la minore da tutelare presso terzi , non proprio adusi a svolgere un tal delicato compito.

Non lo si poteva presumere all’epoca?

Può darsi.

Può però anche darsi il caso che sotto la pressione della presidenza del consiglio e profilandosi un caso diplomatico di notevole spessore che coinvolgeva un capo di Stato estero, quanti dovevano verificare l’idoneità dell’affidatario lo abbiano fatto frettolosamente e male.

L’affidatario, com’è noto, deve provvedere al mantenimento, all’istruzione e assicurare le relazioni affettive al minore che gli viene affidato.
E mi pare che questa norma di condotta stabilita dalla legge valga anche nel caso di affido per ragioni di necessità ed urgenza.

Dunque nelle carte in regola dovrebbe includersi , in modo circostanziato anche il tasso d’affidabilità dell’affidatario.

Come ci si è mossi a tal proposito?

Resta il dubbio che l’idoneità del richiedente l’affido sia scaturita, semplicemente dalla sua qualifica di consigliere regionale per di più  incaricato dalla presidenza del consiglio.

Un’idoneità stabilita sui due piedi.

Se questo dubbio fosse fondato, la legge potrebbe non essere uguale per tutti.

A riprova , chi mi legge, provi a presentarsi una notte in questura a richiedere l’affidamento di un minore in difficoltà,  fermato dopo una denuncia per furto e magari segnalato  in un’altra indagine di polizia.

Penso che, giustamente, si troverebbe di fronte a verifiche di idoneità piuttosto lunghe e complesse.

E, son disposto a scommettere, che la sua richiesta d’affido non sarebbe risolta nel giro di poche ore.

Carta canta e villan dorme. Tale è la conclusione della Procura di Milano.

Nel caso di specie rimane il dubbio che, per il villan-cittadino comune, la carta non intonerebbe così facilmente il suo armonioso canto.

PS. Mi sarebbe piaciuto che “Il Fatto Quotidiano” che ieri, nell’editoriale di Travaglio, ha segnalato l’enorme quantità di falsi intorno alla notte milanese, avesse oggi sentito il bisogno di dir qualcosa di più sulla conclusione che ci ha offerto la procura di Milano. C’è per tutti , sempre , un problema di credibilità. Quest’ultima non s’acquisisce una volta per tutte.

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7 Risposte to “Carta canta.”

  1. Marco Capponi Says:

    Eh si, anche io sono rimasto colpito dal comunicato del mio concittadino (ma questo non c’entra) Brutiu Liberati che é stato, almeno in passato, unio dei bersagli nelòla campagna contro le toghe rosse e che non é certo uomo di destra. Forse il Fatto quotidiano ne sa in effetti qualcisa di ppiù, vedremo.

  2. giovanni Says:

    Caro Mauro,
    non spetta al Procuratore accertare che le procedure di affido della minore, segnalata dal Banana alla Questura di Milano, siano state o meno del tutto e per tutto corrette.
    Questo, purtroppo, è la vera questione. Perciò, la domanda dovrebbe essere: perché il Procuratore ha esternato pubblicamente la sua opinione intorno alla notte in Questura?
    E sì, perché le sentenze le scrivono i Giudici, mentre i Procuratori promuovono obbligatoriamente soltanto l’azione penale.
    Si è forse voluto dare prova di imparzialità perché sta arrivando una grossa valanga sul Banana? Può essere.
    Ma giustamente, chi, come te, crede nello stato di diritto, chiede imparzialità e basta, fino in fondo.Perché se le carte non sono a posto, sempre e per tutti, l’idea di giustizia vacilla.
    Non puoi tuttavia trascurare che la privazione più grande di cui soffre oggi il nostro Paese è la giustizia, cioè la mancanza di uguaglianza ed equità.
    Bel tema Mauro.
    Proviamo a svolgerlo fino in fondo.

  3. maurozani Says:

    Giovanni sono due le questioni.

    La prima.
    Il capo della procura ha detto la sua.
    Immagino, ma non ne son certo, che adesso un giudice (il Gip) debba pronunciarsi. Anche se dopo cotanto pre-giudizio, la vedo dura dare un altro e diverso giudizio.

    La seconda.
    Esibizione d’imparzialità in vista di una possibile bufera.
    Come tu noti, non me ne può fregar di meno.
    Non ne ho neppur accennato poichè sarebbe semplicemente gravissimo un tale atteggiamento, ed io non voglio neppur pensare ad una “giustificazione” di tale smaccata strumentalità.
    O le carte son in regola o non lo sono.
    Non c’è Mubarak o Banana che tenga.

    Comunque insisto : ci provi qualcun altro, chiunque altro, a recarsi in questura nottetempo e a uscirsene con le carte a posto e il minore accusato di furto sottobraccio. E poi venga a spiegarmi come c’è riuscito.

  4. paolo galletti Says:

    Condivido in pieno la riflessione di Mauro Zani.
    Purtroppo la faziosità di oggi non ci aiuta ad essere imparziali e credibili: la magistratura non ha sempre ragione ,nè può essere immune da critiche severe solo perchè spesso è contro Berlusconi.
    Magistrati martiri ed eroici non sanano i limiti di una casta.
    Siamo ben lontani in Italia da una fiducia generale per il cittadino comune nella macchina della giustizia e per ben fondati motivi, che qui sarebbe lungo analizzare.
    Questa dichiarazione del PM mi sembra della serie ” cane non mangia cane”. Bella roba..

  5. giovanni Says:

    Mauro, in caserma e dintorni si può anche morire. Questo lo sanno tutti, persino i politici che fanno finta di ignorarlo.
    Tanto per fare il solito esempio, hai mai sentito il professor Romano Prodi intervenire nella vicenda della morte del giovane Federico Aldrovandi o in quella più recente di Stefano Cucchi?
    Il Professore, si dirà, si occupa solo di Economia (rectius, Baiuc), non certo di diritti civili. Ai diritti ci devono pensare le famiglie, gli amici, la società civile, non certo la politica, che deve restare estranea a queste “bagattelle”.
    Sarà, dico io, ma non ne sono del tutto convinto.
    Le “battone”, invece, sono sempre state a loro agio nelle caserme, sin dai gloriosi tempi della Buoncostume, perché portano sempre una folata di frizzante allegria in quei luoghi angusti e male illuminati.
    La bella Ruby, vista da vicino, farà certamente il suo effetto. Se poi pensiamo, che nel pieno della notte è stata raggiunta dalla giovane igienista del Banana, che avrà avuto sì e no il tempo di infilarsi un paio di mutandine, nella caserma milanese si doveva respirare un certo humus, carico di afrodisiache fragranze.
    Ciò nonostante è sicuro che in caserma non c’è stato né il bunga bunga , né la lap-dance, perché i poliziotti/e hanno trascorso l’intera nottata a mettere le carte a posto.
    Oh Mauro, nelle caserme si è in diretto contatto con l’anima dello Stato democratico nato dalla Resistenza, dove il dovere verso le istituzioni democratiche viene prima di tutto, a costo di gravi rinunce e sacrifici.
    Vorresti forse tu affermare che il Capo del Governo non è una istituzione dello Stato che va tutelata comunque e dovunque? Non penso che avrai l’ardire di infrangere una delle regole fondamentali della logica aristotelica.

  6. maurozani Says:

    Non sia mai.
    Il Presidente del Consiglio, com’è arcinoto, è un organo monocratico a rilevanza costituzionale.

    Nell’esercizio delle sue FUNZIONI , ( comprendendo, per estensione anche le eventuali disfunzioni) , tale ORGANO va sempre tutelato.

    Figurarsi!

  7. roberto Says:

    L’atteggiamento di certi politici nei confronti dei giudici (di blandizie: carriere automatiche e stipendi, o di aggressione) dipende dal fatto che sono gli unici che potrebbero mandarli in galera.
    Anche questo pare rispondere alla logica aristotelica

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